Eba Forum 2009: secondo giorno
Del primo giorno di Eba Forum ho già scritto su questo blog. Oggi trovo il tempo per parlare per sommi capi della seconda giornata.
Senza voler togliere niente a nessuno, direi che l’intervento più bello (e utile) è stato quello di Giampaolo Colletti di AltraTv, in apertura della terza sessione, chiamata “Nuove Tendenze Digitali”.
Colletti è anche co-fondatore dell’Osservatorio sulle Business Tv dell’Università Bocconi e ha descritto in modo molto coinvolgente il panorama italiano, 88 realtà in tutto.
Degno di menzione anche l’intervento del mio conterraneo Enrico Marchetto di SWG, che ha parlato del progetto di ricerca “Diario Aperto”, quest’anno incentrato sui social network.
Devo essere sincero. Non mi convince molto la modalità di costruzione del campione (questionario online) ma è pur sempre vero che – come ha ricordato lo stesso Marchetto durante il suo intervento – l’importante era iniziare in qualche modo a scandagliare il mondo delle reti sociali digitali.
Poi, è ovvio che il compito dei ricercatori è proprio quello di ponderare i dati. Però dalle slide che ha mostrato Marchetto in sala già i dati sull’utilizzo di Twitter mi sembravano un po’ troppo ottimisti.
Dato il successo ottenuto e la mole di richieste pervenute, Wireless ha deciso di replicare. Il 7 luglio, sempre presso la Casa dell’Energia, Eba Focus-on.
Zanox Application Store
Dopo aver introdotto all’inizio di quest’anno la propria collezione di web service, Zanox – azienda operante nell’affiliate marketing online – torna alla carica con il nuovo Application Store. Il debutto della Beta è previsto per il 3 giugno.
Zanox Application Store sarà una piattaforma b2b aperta a publisher e advertiser che consentirà loro di studiare e realizzare nuove applicazioni e servizi online di performance-based marketing. Leggo in una nota riservata che è stata ideata per favorire la monetizzazione di widget, software e servizi sia per il web, diciamo così, ‘classico’ che per la Mobile Internet. Consentirà agli sviluppatori di distribuire applicazioni in tutto il network di partner Zanox: oltre un milione di publisher e 2mila advertiser in tutto il mondo.
Zanox – come già fatto con i suoi web services - ha in mente di dar vita a un contest che premierà il miglior modello di business utilizzando i suoi tool e sviluppando le migliori applicazioni. Montepremi: 2 milioni di dollari.
In un primo momento li sviluppatori potranno raggiungere tutta la customer base e monetizzare con un modello di traffic-sharing. Più in là il rapporto tra developer, publisher e advertiser sarà diretto e senza intermediari (anche nei pagamenti) e il modello di business potrà essere modificato dalle parti (revenue-sharing, sottoscrizione, one-time fees ecc).
Zanox Application Store sarà caratterizzato anche da un rigoroso ‘controllo qualità’, con un sistema interno di benchmark (chiamato AdRank) che indicherà in tempo reale le applicazioni più performanti.
Altre info:
Il nuovo Zanox Connect (l’interfaccia per connessioni sicure)
Arriva Bing, il “decision engine” di Microsoft
Microsoft ha annunciato l’arrivo di Bing. Stop, le cose da dire finiscono qui, almeno per il momento. Mi spiego meglio: pur avendo una teoria in testa, mi riservo di tornare sull’argomento con più calma. E soprattutto dopo aver testato il nuovo motore di ricerca di Redmond. Su YouTube c’è un video che lo descrive per sommi capi.
Intanto, per quello che può valere, alcuni stralci del comunicato stampa ricevuto ieri mostrano in controluce i primi tasselli della nuova strategia di Microsoft sulla search.
“Microsoft ha progettato Bing per aiutare le persone a trovare velocemente le informazioni di cui hanno bisogno nella loro quotidianità, per scegliere un prodotto da acquistare o
trovare un’azienda locale, in maniera più semplice e veloce.”
Quindi: 1) anche a Redmond pensano che le corrispondenze di keyword ormai non bastano più per produrre risultati apprezzabili. La domanda è: sapranno capire come muoversi in quello che é/sarà il web semantico. Voglio dire, Google e Yahoo restano comunque in vantaggio, quindi mi incuriosisce l’evoluzione di questa sfida a tre…
2) i riferimenti al prodotto da acquistare o alle aziende locali fanno ovviamente pensare anche all’advertising (americano, ben inteso). Advertising vuol dire anche “browser” (il nuovo IE8) e quindi “cookie” (leggi anche privacy).
“Contestualmente al lancio del nuovo motore di ricerca, inoltre, verrà intrapreso il primo passo per l’integrazione di Ciao (il sito leader in Europa per la comparazione dei prezzi e shopping online, acquisito da Microsoft nell’ottobre del 2008) all’interno di Bing e della
sezione shopping del portale MSN. Uno strumento in più, disponibile in 7 paesi (Olanda, Spagna, Germani, Francia, UK, Italia e Svezia), per sfogliare un catalogo impressionante di prodotti, compararne i prezzi ed aiutare gli utenti a scegliere la migliore risposta alle proprie esigenze.”
Quindi, maggiore integrazione tra le property Microsoft. Mi aspetto partnership di qualche tipo sul modello di quelle che hanno fatto da contorno al lancio di IE8. Altra domanda: sarà aperto anche ad altre piattaforme e-commerce ecc?
“Bing include numerose funzionalità per organizzare i risultati delle ricerche, tra cui il riquadro di esplorazione (un set dinamico di strumenti di esplorazione e ricerca visualizzato sulla parte sinistra della pagina), Web Groups (che raggruppa i risultati in maniera intuitiva sia nel riquadro di esplorazione che nella pagina dei risultati), le ricerche correlate e i Quick Tabs (una tabella di contenuti ordinati per differenti categorie di risultati).”
“Semplificazione delle attività. Le analisi di Microsoft hanno identificato lo shopping, i viaggi, le informazioni locali e le ricerche legate alla salute come le aree tematiche in cui le persone desiderano avere maggiore assistenza nel prendere decisioni. Mentre gli attuali servizi di ricerca online non sono ottimizzati per queste attività, il motore decisionale Bing è pensato proprio per questi scenari chiave.”
Questi sono i passaggi più interessanti. Ripeto, il motore va provato prima di produrre un’analisi ragionata. Sono d’accordo su tutta la linea con Simone e con la sua analisi:
“… fin dalla scelta delle aree mi sembra chiaro che Bing sia un prodotto sostanzialmente commerciale. Non sarà magari possibile scalarne le posizioni con accorgimenti SEO, ma il SEM sarà assolutamente centralizzato e gestito direttamente da Bing, secondo me. In questo modo più che un motore di ricerca sarà un personal advisor, con il sospetto che faccia più il beneficio delle aziende che acquistano spazi e affiliazioni piuttosto che dell’utente.” (link a Webgarden)
Why Not Contemporary Art
Ieri sera, su invito di Cris, ho avuto modo di partecipare a Why Not Contemporary Art: un live painting di Thomas Berra, tenutosi allo Studio White di via Lodovico il Moro.
Una performance artistica dal vivo su una tela di sei metri per due, accompagnata da buona musica e persone interessanti. Il tutto in una location molto bella.
Qui trovi un paio di foto fatte con l’E71 (spero rendano l’idea). C’è anche il link al sito di Thomas, dove c’è una frase che secondo me riassume perfettamente il senso della serata di ieri: “Non esistono regole fisse nel percorso dell’arte”.
Google Wave in anteprima
Oggi pomeriggio, dagli stand di EbaForum 2009, ho avuto modo di collegarmi con San Francisco per assistere alla conference call di presentazione di Google Wave. A quanto ho capito, dall’Italia eravamo io e Alberto.![]()
La notizia è di quelle destinate a modificare profondamente il 2.0. Google sbarca in forze nel lato social del web, con una nuova piattaforma di collaborazione e condivisione di informazioni online in tempo reale.
Il concetto di real-time web assomiglia a quello di FriendFeed, ma il video che ho potuto vedere in anteprima (lo caricheranno anche su YouTube, appena lo rintraccio metto il link giusto) mi ha fatto pensare a un superamento dello stesso modello.
Niente più timeline collettive (e per questo incasinate), ma tante ‘wave’, onde (o flussi di informazione) che ben si adattano a una community di amici o colleghi piuttosto ampia ma che, secondo me, sono perfette per i piccoli gruppetti.
Una redazione online (sto pensando proprio a MyTech – Mondadori Digital Publishing, per conto della quale ho seguito la conference) potrebbe aprirsi una propria ‘onda’ condividendo feed rss, micromessaggi, blog, foto, video, documenti. Poi – lasciamo lavorare gli sviluppatori di Big G – arriveranno il VoIP, la videochat oppure l’embedding di servizi terzi (penso a SlideShare, Twitter, UpComing ecc.. se non altro per una questione di gusti personali). Insomma, staremo a vedere!
Facebook e la questione investimenti
La domanda non è banale. Quanto vale Facebook? E perché si dovrebbe investire nel social network di Zuckerberg quando non ha mai dato prova concreta di questo suo valore economico? A porsi il quesito non è uno scettico qualsiasi – cosa che peraltro non toglierebbe legittimità alla domanda – ma il Financial Times.
Che rincara la dose, affermando: “Non ci sono i numeri per poter ricostruire il quadro finanziario del social network.” Martedì, i russi di Digital Sky Technologies hanno reso noto di aver pagato 200 milioni di dollari in cambio di un pacchetto azionario pari al 2%. Dato che nel 2007 Microsoft ha messo sul piatto 240 milioni per la stessa quota, si può dire che due anni fa Facebook valeva 15 miliardi di dollari e oggi ‘solo’ 10. Intanto, altri 100 milioni di dollari dovrebbero arrivare – dalla stessa Digital Sky Technologies – tra qualche mese.
Prima domanda: da cosa dipende questo calo nella valutazione complessiva del social network? Non lo sappiamo.
Allo stesso tempo, però, Ft.com si lamenta del fatto che Facebook si rifiuta di divulgare le proprie performance finanziarie. I ricavi, a quanto pare, sono cresciuti del 70% lo scorso anno e lo stesso Zuckerberg si aspetta un cashflow positivo anche nel 2010.
Seconda domanda: perché allora Facebook ha bisogno di finanziamenti extra? Digital Sky Technologies possiede quote di svariate aziende online, in Russia ma anche nell’est Europa, tra cui alcuni social network. Forse sono stati allettati dalla promessa (eterna) di monetizzare l’asset Facebook. Una sfida, questa, non ancora raggiunta pienamente.
Due fondi americani per Privalia
Privalia, uno dei maggiori player di riferimento per il mercato dell’e-commerce nella vendita online di marchi moda e sport, ha appena siglato un accordo con Insight Venture Partners e Highland Capital Partner per un investimento pari a 8 milioni di euro destinati ad accelerare lo sviluppo del mercato italiano e di quello brasiliano.
Questo quarto round di aumento di capitale proviene da due grandi investitori americani specializzati nell’e-commerce, Insight (che è il fondo che guida questo round, e dietro al quale c’è Robert Rubin, ex ministro del Tesoro di Clinton) e Highland, insieme al fondo spagnolo Nauta Capital, attuale investitore che ha partecipato anche a questa operazione finanziaria.
Il potenziale del mercato Italiano e il boom internazionale dell’e-commerce di moda hanno favorito l’operazione. I nuovi fondi saranno destinati principalmente a finanziare la crescita nel mercato italiano e brasiliano, essendo già consolidata l’attività dell’azienda in Spagna, con risultati già positivi dall’inizio dell’anno. La compagnia, che ha chiuso il 2008 con 22 milioni di euro, prevede di fatturare nel 2009 oltre 55 milioni.
"Dal 2007 seguiamo da vicino i principali player che guidano lo sviluppo di vendita privata online”, commenta Larry Handen, Managing Director di Insight. "Privalia ci ha convinto più degli altri principalmente per i mercati nei quali opera, per l’eccellente relazione che ha sviluppato con i marchi leader di ogni categoria che viene venduta sul sito e per il grande valore professionale e la capacità di esecuzione del management team ", conclude Handen.
Privalia è riuscita ad entrare e a sviluppare tre differenti mercati: spagnolo innanzitutto, italiano e brasiliano. In particolare in Italia, con meno di un anno e mezzo di vita, Privalia è diventata in poco tempo un player di riferimento e prevede di raggiungere 10 miloni di fatturato nel 2009, questo suppone una crescita del 500%
Mushin.it/blog
Come sempre, tutto si risolve una questione di dettagli. Il rispetto (almeno il mio) te lo conquisti a partire dalle cose più piccole. Non mi interessa niente dei grandi proclami, delle frasi a effetto, dei manifesti e del bla-bla che ci circonda e ci opprime.
Riprendo pari pari il disclaimer di Mushin, blog di Simone, carissimo amico e compagno di Tai Ch’i (stili diversi: Chen lui, Yang e Chang io), per farti capire quello che intendo quando parlo di ‘rispetto’.
I grassetti sono miei.
Questo è un blog personale. Questo vuol dire che qui scrivo principalmente per me. Niente qui è ottimizzato per essere seguito o indicizzato, né monetizzato. Tutto quello che scrivo esprime la mia personalissima e libera prospettiva che in nessun caso riterrei opportuno fosse egemone. La mia è solo una delle prospettive fra le tante, come un fiore su un ramo di ciliegio: la bellezza non è nel singolo fiore ma nell’armonia fra le parti dell’albero. Ma un’albero ha poi delle parti? E allora forse sarebbe più corretto dire che la bellezza è l’armonia dello scoprirsi senza separazione dal tutto. Forse che un fiore può dirsi migliore di un altro? Ognuno ha un posto differente, ciascuno è albero in un modo diverso, ma insieme a tutti gli altri. Ecco dove etica ed estetica si fondono come cielo e terra. Ecco per dove passa la millenaria strada del taiji: nessuna linea di separazione, ma solo di contatto. Ecco la profonda verità colta da chi scrisse "tanto più penetra e scava in voi il dolore, tanta più gioia potrete contenere". Non hai capito cosa intendo? Non fa nulla, non ho nulla da insegnarti. Hai capito cosa ho detto? Stai attento: una tazza già piena non può riempirsi un’altra volta.
Grazie, Simone, per le tue parole! Questo lo aggiungo io.
Eba Forum 2009: primo giorno
Caldo a parte, l’incontro organizzato da Wireless è stato molto interessante.
Anche perché dedicato alle piccole e medie imprese non ancora troppo sintonizzate sui linguaggi del web 2.0.
Mi sono piaciuti molto l’intervento di Pepe Moder, che ha avuto modo di spiegare (again!) il progetto di ascolto ‘Nel Mulino che vorrei’ e quello di Maurizio Benzi, di Casaleggio & Associati, che ha commentato questi dati sull’e-commerce in Italia
Domani seguirò con molta curiosità il panel “Bufale 2.0”.
Intanto, una ‘critica costruttiva’ all’organizzazione, che avrebbe potuto pensare non dico a una sala stampa (troppo?) ma almeno predisporre due tavoli due con la connessione. In fin dei conti sono strumenti minimi per farci lavorare al meglio. O sbaglio? :)
E la long tail?
Quasi per caso, negli ultimi giorni mi sono imbattuto in una serie di documenti (articoli, slide, ecc) fortemente critici nei confronti del concetto di ‘coda lunga’ elaborato da Chris Anderson nel 2004.
L’articolo di Andrew Orlowski su Newstatesman è quello che mi ha colpito di più. L’autore ci va giù pesante. Specie nei confronti di Wired, rivista accusata di propinare una visione della Rete che, stringi stringi, fa comodo solo a Google.
“So, perhaps the Wired era is over, departing like a snake-oil salesman at a medicine show who – having poisoned the town – can’t leave quickly enough.”
Torniamo alla coda lunga. Per il momento mi limito a mettere da parte questa presentazione di WordStream, relativa a un webinar tenutosi pochi giorni fa.
Ma sull’argomento voglio tornarci, magari coinvolgendo qualche esperto per un’intervista o qualcosa di simile.



