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Mar

Il caso Aldrovandi e il paese delle ferite non sanate

Siamo un paese di versioni parziali, opinioni, preconcetti, piccoli striscianti razzismi che collidono con la ricerca di verità e giustizia. Anzi, quando possibile la ostacolano. Sono qui alla tastiera, tra una consegna di un progetto e una mail di lavoro, ma il mio pensiero non può non andare alla famiglia di Federico Aldrovandi, vittima di uno Stato che troppo spesso si volta dall’altra parte per non vedere i criminali annidati al suo interno.

La giustizia è uguale per tutti. E la verità?

Due giorni fa si è tenuto il presidio del sindacato Coisp in solidarietà ai quattro poliziotti condannati in via definitiva per l’omicidio di Federico, avvenuto il 25 settembre 2005. Fermato da una volante dopo una serata con amici, la sua pratica è stata sbrigata una volta per tutte a calci,  pugni e manganellate. Federico è solo l’ultimo nome di una lunga lista di persone che, loro malgrado, hanno avuto a che fare con il lato malato e violento della divisa. Quella faccia della medaglia che in Italia da sempre vuol dire verbali manomessi, omissioni, ritardi, indagini falsate, depistaggi. Calunnie. Muri di gomma. Silenzi.
Il lungo elenco della vergogna arriva fino al presidio del Coisp, tenutosi casualmente sotto le finestre dell’ufficio in cui lavora Patrizia Moretti, la mamma di Federico. Una manifestazione che è stata innanzitutto indizio raccapricciante di una diffusa mancanza di rispetto per la vita.

Non mi interessano le giustificazioni o il teorema delle “poche mele marce all’interno di un sistema sano”: perché contro quelle poche (o tante) mele marce non si è fatto abbastanza, e non sarà certo la mera statistica a cancellare la vergogna. Come ripeto da anni, l’onda lunga di Genova, quell’esteso senso di impunità, il silenzio complice dei colleghi si sono diffusi.
Le tragiche vicende di Uva, Aldrovandi, Sandri, Cucchi, Giuliani e molti altri sono la conseguenza di un unico fenomeno: l’aver abbassato la guardia. Alcuni apparati dello Stato sono stati ritenuti in grado di autoregolarsi e preservare quell’indispensabile coefficiente di democrazia interna che permette loro di funzionare senza errori all’interno del corpo sociale. Chiamatelo ingenuo o subdolo, il ragionamento non ha retto. Non sempre.

Ma oggi, forse più che mai, in attesa del doveroso e sacrosanto sit-in di solidarietà alla famiglia Aldrovandi che si svolgerà oggi a partire dalle 18.00 in Piazza Savonarola a Ferrara, il dato che emerge è un altro .
Siamo un paese di ferite non sanate, dicevo all’inizio del post. Un paese ormai preda di quella retorica del “noi contro di loro”, che ha inquinato gli ultimi vent’anni di vita politica, sociale, civile. Nel caso specifico, chiedere il licenziamento di agenti condannati in via definitiva viene letto automaticamente come una testimonianza di astio nei confronti di tutte le forze dell’ordine e dei loro rappresentanti. Pretendere maggiori tutele per i manifestanti (pensiamo ai numeri di riconoscimento sulle divise degli agenti antisommossa) è interpretato come un voler limitare la democrazia, quando invece è l’esatto contrario.
Il grado di libertà di un paese non si misura sulla forza del pugno che spegne il dissenso. Semmai si valuta da cose molto più semplici: come la libertà di andarsi a vedere una partita di calcio in santa pace. O anche la certezza che un controllo di documenti non si trasformi in una sequela di sputi, insulti e schiaffi (o peggio). Con l’aggravante morale dell’intimidatoria manifestazione di due giorni fa. Una carnevalata a sostegno di chi, invece di proteggere un cittadino, ha pensato bene di spegnerne la vita.

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Piero Babudro
Consulente per la comunicazione digitale e il Content marketing. Scrivo e aiuto i miei clienti a progettare narrazioni digitali che funzionano. Ho scritto per una decina di giornali digitali e non. Collaboro con aziende, professionisti, agenzie di marketing e comunicazione. Organizzo corsi di formazione in azienda e insegno presso l’Istituto Europeo di Design di Milano. Il mio libro "Manuale di scrittura digitale creativa e consapevole" illustra un metodo che prima non esisteva e che ti aiuterà a produrre contenuti di livello eccezionale. > bit.ly/scritturadigitale
2 commenti
  1. Velia 22/06/2013

    “Il grado di libertà di un paese non si misura sulla forza del pugno che spegne il dissenso”. Impossibile non condividere!
    Ciao!
    Velia

    ps: mi avevi consigliato altri due post ma, come vedi, poi ho spaziato 🙂

    Rispondi
    • piero.babudro 23/06/2013

      Eh eh ho visto 🙂 Buona lettura (ti avevo anche detto di non leggere nel weekend, ma di uscire e divertirti) 🙂

      Rispondi

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