19
Set

Berlino: pirati all’assalto del Parlamento cittadino

Una notizia storica. Un evento senza precedenti che non mancherà di avere importanti ripercussioni sull’agenda pubblica tedesca e non. Ieri, durante le elezioni amministrative della capitale Berlino, 2,4 milioni di elettori hanno deciso il nuovo assetto politico della città-Land, che ora passa da una coalizione Spd-Linke a una nuova alleanza tra il partito del sindaco Klaus Wowereit (Spd) e i Verdi.
Ma il vero colpo di scena è un altro: il 9% ottenuto dal PiratenPartei, costola tedesca del “Partito Pirata”, in una tornata elettorale che ha decretato la sconfitta della Merkel e il ridimensionameno dei socialdemocratici.

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I “pirati”, dal canto loro, si collocano al quinto posto assoluto per numero di preferenze, soprattutto grazie alla spinta dell’elettorato giovane. Un po’ quanto accaduto in Svezia, giugno 2009, quando un lusinghiero 7,4% aveva aperto al PiratPartiet locale le porte dell’Europarlamento.

Come già ieri ho avuto modo di scrivere sul mio profilo Facebook, nel 2009 mi trovavo a Berlino per lavoro, dove ho assistito a un meeting dei giovani militanti del PiratenPartei. Confrontandomi con loro, parlando di programma e loro temi forti – nuova definizione di copyright, filesharing, lotta alla censura digitale, protezione dei dati personali, tutela della privacy, opposizione ai brevetti indiscriminati – mi sono fatto l’idea di un movimento moderno, che ha fatto sue le esigenze di una società sempre più tecnologica e sempre più a rischio tecnocrazia. La corsa sfrenata delle nuove tecnologie sta portando alla costruzione di nuovi oligopoli della conoscenza e delle informazioni, oltre che a un digital divide intragenerazionale sempre più marcato.
Da qui l’interesse per una formazione che, come ha fatto notare Holger Lilijeberg dell’Info Polling Institute, punta tutto su libertà, liberalismo e autodeterminazione. Ma c’è di più: risultati come quello di Berlino, dove a cinque anni dalla nascita il PiratenPartei potrà sedersi al Bundesrat, fanno capire a tutti, e non solo in Germania, la necessità di affrontare tutta una serie di temi trascurati dalla politica tradizionale, finora non del tutto capace di confrontarsi con questo tipo di novità, vuoi per motivi generazionali, vuoi per motivi di comodo.

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