Ricerca bigmouthmedia su aziende e social network

February 17, 2010 by piero.babudro · 1 Comment
Filed under: marketing, web 2.0 

Nessuna novità di rilievo, ma la consapevolezza che qualcosa si sta muovendo. Le aziende e le agenzie di marketing, almeno quelle intervistate da bigmouthmedia, sono consce dell’importanza delle reti sociali per il loro business.

Due critiche prima di passare ai risultati:
1) il campione è esiguo, 1.100 intervistati tra agenzie di marketing e PR, e reponsabili della comunicazione in aziende in Europa e Nord America e
2) la fonte dice che circa 2/3 delle interviste sono state condotte nel Regno Unito, cosa che sballa non poco i valori, se consideriamo che in UK sono molto più avanti della media quanto a utilizzo dei social media per marketing e PR.

Comunque, alcune considerazioni sono interessanti:
“I vantaggi legati al miglioramento del brand sono considerati più significativi di quelli legati all’aumento della profittabilità. Una maggiore brand awareness è ritenuta il vantaggio principale offerto dai social media da circa tre quarti del campione intervistato (73%). Seguono l’incremento del coinvolgimento dei clienti (71%), il miglioramento della brand reputation (66%) e l’opportunità di aumentare la comunicazione con gli influenzatori (62%).”

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“Oltre un quarto degli intervistati si dice interessato, ma non del tutto convinto delle possibilità offerte alle aziende da parte dei social media, mentre il 12% identifica soprattutto rischi e sfide.”

“Nessuno degli intervistati considera i social media una moda destinata a scomparire in breve tempo.”

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Twitter e i microblog sono i social media più utilizzati per le strategie di comunicazione per il 78% delle aziende e il 74% delle agenzie intervistate, seguiti immediatamente dalla creazione e gestione di profili sui social network (65% delle aziende).”

“Particolarmente diffuso nel corso del 2009, l’utilizzo di video continua a riscuotere successi, con circa il 60% delle aziende e il 54% delle agenzie che crea e distribuisce contenuti di questo tipo.”

“Mentre circa i tre quarti delle agenzie intervistate (72%) dichiari che i propri clienti utilizzano blog aziendali, metà delle aziende (47%) sostiene la stessa cosa.”

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“Il segmento dei social media ha resistito bene alle turbolenze economiche del 2009: il 98% delle aziende e delle agenzie interpellate non ha ridotto gli investimenti rispetto all’anno precedente, il 64% delle aziende e l’81% dei clienti delle agenzie li ha addirittura aumentati.”

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Update 23 febbraio: tramite l’ufficio stampa, bigmouthmedia ha fatto sapere di non essere in grado di fornire i dati scorporati per singolo paese. Un peccato. Sarebbe stato molto interessante conoscere più da vicino la situazione vissuta dalle diverse realtà territoriali.

Alfisti.com – dal forum al keynote

January 4, 2010 by piero.babudro · Leave a Comment
Filed under: Work, marketing, web 2.0 

Dallo scorso settembre collaboro con HiBO, digital company di Bologna, lavorando per alcuni clienti. Tra questi, Alfa Romeo, che – anche in vista del Centenario – sta allestendo la propria community ufficiale, Alfisti.com.

Tra le varie attività, abbiamo organizzato un paio di incontri via forum con personaggi legati al mondo Alfa e ritenuti autorevoli dagli Alfisti stessi. Un modo, crediamo, per avvicinare l’azienda alla sua naturale community di riferimento e a Internet, aumentandone la capacità di ascolto e cominciando a farle fare pratica con tutta una serie di dinamiche tipiche del web.

L’ultimo incontro si è tenuto lo scorso dicembre, alla presenza di Maurizio Consalvo, Brand Technical Coordinator di Alfa Romeo. Abbiamo pensato di sintetizzare parte di quanto emerso durante la discussione in una presentazione, caricata in seguito su SlideShare.net.

Un buon modo, credo, per far conoscere la community e i suoi contenuti.

Wom Summit 2009 – L’intervento di Iaki

July 21, 2009 by piero.babudro · Leave a Comment
Filed under: Work, marketing, web 2.0 

Domani, come già detto altrove, seguirò i lavori del Word of Mouth Summit di Milano. Sono molto curioso di sentire cosa verrà detto riguardo a web 2.0, passaparola online e possibilità per le aziende di fare marketing in modo innovativo e trasparente, magari usando i blog, Twitter, Flickr ecc ecc.

Proprio a proposito di trasparenza, colgo l’occasione per segnalare l’intervento di Sandro Marchetti di Iaki, agenzia attiva al confine tra wom, comunicazione, viral advertising e marketing esperienziale. Il titolo è “Wom ed etica. Un connubio possibile?

Proprio oggi pomeriggio ho avuto modo di fare una chiacchierata con Sandro in vista di un articolo che uscirà giovedì su Next, supplemento di Pubblicità Italia Today dedicato a comunicazione e nuovi media.

 
View more documents from sandro.marchetti.

L’idea di Sandro, che mi sento di condividere al 100%, è che mentre paesi come gli Stati Uniti o l’Inghilterra stanno regolamentando il settore (si vedano le recenti iniziative sanzionatorie della Federal Trade Commission americana) per evitare comportamenti scorretti, qui in Italia siamo ancora nel Far West della comunicazione online. Sandro ha denunciato l’esistenza nel nostro paese di un ‘atteggiamento omertoso’ per cui ormai tutti accettano il fatto che molte agenzie e aziende si comportino in modo scorretto, a danno di consumatori e dello stesso mezzo digitale.

Tra blogger prezzolati, conversazioni costruite ad arte, recensioni comprate, profili fasulli sui social network, strategie ben oltre il limite della pubblicità occulta, proliferare di figure professionali dubbie, è il momento di riflettere seriamente su quale volto dare all’advertising e al marketing online.

Sono molto curioso di vedere quale sarà la risposta all’intervento di Iaki. Purtroppo prevedo molti consensi di facciata, e poi di nuovo a giocare sporco.

Il packaging – una leva di marketing in evoluzione

July 6, 2009 by tiziano.tassi · Leave a Comment
Filed under: Tiziano Tassi, marketing 

Tutto nasce da una considerazione sul packaging dell’iPhone.

Simone Lovati fa alcune considerazioni sul packaging del prodotto oggi. E io non riesco a esimermi dal rispondere. :)

Ne esce una bella conversazione con alcune considerazioni che riporto qui di seguito (vai a leggere il suo post, prima, e poi torna qui).

Tiziano:

Un appunto: dovresti fare una distinzione delle diverse tipologie di beni che intendi nel post (se non ti riferivi solo all’iPhone, tra shopping goods, specialty o grocery). Il packaging in realtà già oggi è parte fattiva del marketing del prodotto. Il brand e gli attributi fisici (colore, forma, materiali, odori, sensazioni tattili) contribuiscono a distinguere il prodotto da quelli concorrenti proprio a livello visuale.

Parlando di prodotti grocery è dalla rivoluzione commerciale (in Italia anni ‘50) che il packaging fa parte delle leve di merchandising dell`Industria, ed è imprescindibile dalla manovra delle leve di visual merchandising del distributore. Diverso è il ragionamento per gli shopping goods, che non trovi in un supermercato qualunque, ma presso rivenditori specializzati. Infatti gli attributi che il packaging potrebbe secondo te avere sono interessanti (cito: -”sarà parte integrante del prodotto, potrà funzionare (un pò come per gli attuali packaging dei giochi per i bimbi) come piattaforma di demo direttamente sullo scaffale”-), e sicuramente la funzione che lo è di più è l’aggiornamento via wifi (ma a che pro, visto che tanto si deve attivare via iTunes, e quindi si aggiorna il firmware mentre lo si attiva?), però rimane il fatto che nei punti vendita in cui ci sono in vendita iPhone ci sono sempre uno o più modelli di prova su strada, in cui puoi provare un’esperienza che verrebbe limitata dal packaging stesso nella demo (leggi: la leggerezza, i colori dello schermo falsati dalla plastica protettiva,ecc.).

Aggiungiamo anche il fatto che si sta parlando di un giochino da 600 € e tra cadute accidentali, ditate troppo “pesanti” che rovinano lo schermo e noncuranza per il packaging stesso in caso di mancato acquisto (lo rimetto “più o meno dove lo avevo preso”) abbiamo un indicatore di quanto possa essere sconveniente adottare questa soluzione (nonostante rimanga “romantica”). Del tutto d’accordo invece su quanto il packaging debba evolvere per diventare più verde sia per ragioni di marketing (la moda del “green” che c’è in questi tempi -per fortuna-) che per ragioni economiche. E in ogni caso, prima di vedere un iPhone su un semplice scaffale, ce ne passerà. :P

Simone:

Ok Tiziano, hai ragione…il mio era un discorso un pò più in generale sull’evoluzione che il packaging sta avendo un pò in tutti i settori…concordo, nei supermercati il packaging è già da tempo parte integrante del marketing, ma ci sono almeno tre aspetti che lo renderanno più strategico di quello che già oggi è:

1. Anche nel grocery, il packaging fa di tutto per il brand, ma non ti trasmette ancora veramente gli odori, i sapori di cosa compri;

2. Non ha un senso avere (packaging per spedizione + packaging prodotto + espositore)…uno dei tre scomparirà a mio avviso;

3. Il packaging è sempre + il primo touch point vero con un potenziale cliente, ergo deve divenire per forza interattivo e collegato in rete…(non dirmi che ha un senso oggi metterci sopra un link e pensare che uno torni a casa e a memoria ci vada sopra!)

Tiziano:

Beh, anche qui dipende dalla tipologia del bene. Rispondendo con ordine

1. Nel grocery esiste la prova assaggio nel caso dei sapori mentre per gli altri sensi si usano tattiche di ambient marketing a seconda del reparto che influenzano il tempo passato in pdv e il valore degli acquisti (per es. in quello dei Vini cambiano l’ambientazione e la musica). Inoltre il valore unitario dei prodotti è troppo basso per includere nel pack una demo; ce lo vedi in uno yogurt? O nel pane? A quello sopperiscono le promoter con le prove assaggio da appositi mini stand in pdv.

2. Sono assolutamente d’accordo con questa analisi, che vale in maniera trasversale per la maggior parte dei settori di consumo, anche se credo che il pack della spedizione si potrà riutilizzare (se già non si fa) e non scomparirà del tutto, mentre quello del prodotto e dell’espositore diventeranno unici razionalizzando i materiali usati, con risparmi dal punto di vista ecologico ed economico (per fortuna).

3. questo è vero. Il punto però è sempre il riferimento alla tipologia del bene. E’ vero che per un bene non banale e importante, come un iPhone ad esempio, l’interattività è necessaria a convincere il cliente a compiere l’atto di acquisto (insieme alle informazioni, all’assistenza di un venditore, alla pubblicità, alla brand reputation del bene, ecc.). In un bene banale (un pacco di pasta? Una bottiglia di vino?) è difficile trovare questa interattività. La rete non è strettamente necessaria perchè i beni sono banali. L’attività di shopping media nell’acquisto di un pacco di pasta (o di un sugo, o di patatine, o di una bibita) consiste nell’entrare in pdv, cercare la marca preferita (se non la trovi probabilmente cambi marca, cambiare pdv è troppo oneroso in termini di tempo) e metterla nel carrello. L’acquisto si decide nei 5 secondi in cui ci si trova davanti allo scaffale e la mano si dirige verso i prodotti della categoria (tant’è vero che P&G ha creato un divisione in USA specializzata sul marketing degli ultimi 5 secondi che impiega 35 persone).

Concludendo, secondo me è insensato mettere un link credendo che a casa ci si vada sopra per scoprire il bene sia nel caso dei beni grocery, sia nel caso degli shopping goods. I primi sono banali e le persone non perdono tempo per informarsi troppo approfonditamente, i secondi sono distribuiti in negozi specializzati e sono sempre affiancati da un promoter o un venditore che consiglia sull’acquisto, con modelli di prova o samples. In relazione al packaging, il web torna più utile nel caso di servizio post vendita (dall’assistenza a problemi del cliente ai consigli sui diversi utilizzi).

In quali direzioni evolverà il packaging?

… E tornare a viaggiare

June 18, 2009 by piero.babudro · 1 Comment
Filed under: marketing, web 2.0 

SegnaleZero è uno spazio aperto ad amici e professionisti che stimo. Oggi ho il piacere di ospitare Fabio Lazzerini, Amministratore delegato di Amadeus e autore di Tourismcafe, blog dedicato a turismo e nuove tecnologie. head tourismcafe

La tempistica di questo suo post è quanto mai perfetta: proprio stamattina ho avuto modo di seguire il suo intervento alla conferenza  “Estate 2009: chi parte e chi resta”, durante la quale sono stati presentati i dati dell’Osservatorio Integrato del Turismo di Amadeus.

***

Buongiorno a tutti!

Ringrazio Piero per questo giro-poltrone tra blogger e soprattutto per l’opportunità di condividere le mie riflessioni da un canale diverso, a un’audience diversa!

Come sempre parlerò di viaggi, settore che vivo da un punto di vista assolutamente privilegiato. L’occasione è offerta dalla conferenza stampa da poco terminata, cui ho partecipato in veste ufficiale invitato da Yahoo! Italia.

Tema: Tendenze estive dell’anno. Estate 2009: chi parte e chi resta.

Molti gli spunti di riflessione, grazie ai risultati di 2 survey di mercato: l’Osservatorio Amadeus Italia sulle imminenti vacanze estive, unito alla ricerca condotta a livello europeo da Yahoo! Travel.

Parliamo pur sempre di un fenomeno che – nonostante la crisi – anche nell’anno in corso interessa 32,4 milioni di connazionali, di cui la maggior parte (64%) dichiara di scegliere una meta – meglio se di mare – entro i confini.

Vorrei portare la vostra attenzione su una realtà importante: l’aumento di quello che in Amadeus abbiamo battezzato meta multi search. L’utente, prima di finalizzare una prenotazione, consulta sulla stessa destinazione almeno 3 agenzie di viaggio tradizionali e 3 OLTA.

L’ovvia necessità è di stimare la proposta più conveniente.

Adesso uniamo questo dato ai risultati secondo me principali tra i tanti stilati da Yahoo!:

1) La fiducia nel brand è il fattore più importante nella scelta di un sito web di viaggi.

2) La ricerca di offerte speciali (54%) e il confronto dei prezzi (44%) sono le attività più svolte sui portali di viaggi di riferimento

3) Passaparola tra amici, social network e user generated guide sono i punti di riferimento preferiti per prendere decisioni in merito a viaggi & vacanze.

Ci troviamo di fronte, quindi, ad un consumatore più attento, consapevole e propenso a selezionare le proprie scelte in base a un rapporto qualità-prezzo sempre più preminente.

Il settore deve prenderne atto!

Come?

Mettendosi in gioco sul Web, accettandone i requisiti di trasparenza, dialogo e feedback, considerando la cultura “dal basso” come lo strumento di promozione più potente.

Mentre Italia.it cede il posto a sfumature magiche di dubbio gusto e risultato, continuo a credere che un’efficace strategia nazionale nasca più dalla volontà condivisa di attori e – perché no – consumatori, che non dalla rigidità di strumenti istituzionali. Da qui l’idea, cullata da molti, che un portale di promozione del nostro Paese come destinazione turistica possa nascere molto più efficacemente dal basso, da chi conosce e vive il proprio territorio con passione.

Fabio Lazzerini

Anche in Italia il nuovo Yahoo! Mobile

June 16, 2009 by piero.babudro · Leave a Comment
Filed under: marketing, mobile, web 2.0 

Annunciato all’ultimo Mobile World Congress di Barcellona, è una creatura-ponte tra web e cellulare che vuole diventare il punto di partenza ‘open’ per l’Internet in mobilità, sia nella sua versione ottimizzata per gli schermi degli smartphone che come applicazione per iPhone.

La nuova piattaforma è stata introdotta ieri, a Milano, durante un incontro informale con la stampa tenuto dall’amministratore delegato per l’Italia Lorenzo Montagna e da Charles Sword, Head of Mobile Advertising di Yahoo! per l’Europa. 

La versione web è disponibile all’indirizzo http://new.m.yahoo.com e per tutti i tipi di telefonino dotati di browser, mentre sull’App Store da oggi è possibile scaricare l’applicazione. Attualmente queste due versioni sono disponibili in 17 paesi tra Asia, America ed Europa, anche se l’azienda fa sapere che altre release localizzate saranno lanciate già nei prossimi mesi.

Semplificando all’osso, Yahoo! Mobile interpreta tutti i trend fondamentali del 2.0 odierno: quindi, informazioni/search, comunicazione istantanea (email, instant messaging, social network), aggiornamento in tempo reale (canali Yahoo!, feed rss di terzi, status update).

Quindi, oltre ad affidarsi alla solidità di oneSearch, il motore di ricerca Mobile di casa Yahoo!, sarà possibile rimanere informati sulle notizie scelte dai diversi team editoriali di Yahoo!, controllare la posta (anche Gmail , Aol e Hotmail), accedere attraverso la funzione Social Pulse alle proprie reti sociali (Bebo, Dopplr, Facebook, Flickr, MySpace, Friendster, Twitter, YouTube ecc ecc), utilizzare funzioni come il calendario, sincronizzare contatti e rubrica ecc. Yahoo! rimani in contatto_web

Dopotutto, Charles Sword in apertura ha sottolineato che in tutti i mercati evoluti (e anche noi ci stiamo arrivano) il lato ‘social’ del web è sempre più preponderante. In Gran Bretagna, per dire, ormai un quarto del traffico Internet via telefonino riguarda Facebook, social network e applicazioni simili.

Le cose che mi hanno colpito di più sono due (ieri ho provato entrambe le versioni, usando un iPhone e il mio fedele Nokia E71), l’una conseguenza dell’altra. 

La prima è che nell’apposita sezione “Miei interessi” puoi crearti un flusso di informazioni  e contenuti stile ‘digital lifestreaming’. Yahoo! Mobile La seconda è che, costruito questo enorme aggregatore Mobile, per Yahoo! estendere la propria Open Strategy dal pc al telefonino sarà quasi un dettaglio. Dobbiamo aspettarci anche uno Yahoo! Store per le applicazioni mobile? Non lo sappiamo, certo è che, tra le altre cose, la febbre da 2.0 in mobilità sta modificando fortemente i rapporti di forza tra Internet Company e operatori di telefonia mobile, con questi ultimi sempre più costretti a giocare di rincorsa.

C’è poi un terzo particolare. Come ha fatto notare Montagna, nel nostro paese si parla tanto di Mobile advertising, salvo poi vedere che si tratta principalmente di display statico o, peggio, di sms o mms “venduti un tanto al chilo”. E purtroppo ha ragione.

Sono convinto che soluzioni come queste possano contribuire allo sviluppo di un mercato che, da noi, nonostante tante parole e tante promesse, è ancora una nicchia.

Zanox Application Store

May 30, 2009 by piero.babudro · Leave a Comment
Filed under: marketing, web 2.0 

Dopo aver introdotto all’inizio di quest’anno la propria collezione di web service, Zanox – azienda operante nell’affiliate marketing online – torna alla carica con il nuovo Application Store. Il debutto della Beta è previsto per il 3 giugno.

Zanox Application Store sarà una piattaforma b2b aperta a publisher e advertiser che consentirà loro di studiare e realizzare nuove applicazioni e servizi online di performance-based marketing. Leggo in una nota riservata che è stata ideata per favorire la monetizzazione di widget, software e servizi sia per il web, diciamo così, ‘classico’ che per la Mobile Internet. Consentirà agli sviluppatori di distribuire applicazioni in tutto il network di partner Zanox: oltre un milione di publisher e 2mila advertiser in tutto il mondo.

 

Zanox – come già fatto con i suoi web services -  ha in mente di dar vita a un contest che premierà il miglior modello di business utilizzando i suoi tool e sviluppando le migliori applicazioni. Montepremi: 2 milioni di dollari.

zanox_logo In un primo momento li sviluppatori potranno raggiungere tutta la customer base e monetizzare con  un modello di traffic-sharing. Più in là il rapporto tra developer, publisher e advertiser sarà diretto e senza intermediari (anche nei pagamenti) e il modello di business potrà essere modificato dalle parti (revenue-sharing, sottoscrizione, one-time fees ecc).

Zanox Application Store sarà caratterizzato anche da un rigoroso ‘controllo qualità’, con un sistema interno di benchmark (chiamato AdRank) che indicherà in tempo reale le applicazioni più performanti.

Altre info:

Il wiki di Zanox

Il nuovo Zanox Connect (l’interfaccia per connessioni sicure)

Il blog italiano di Zanox

Twitter e CRM: sogno o realtà? (Parte 1 di 3)

April 27, 2009 by tiziano.tassi · 2 Comments
Filed under: Tiziano Tassi, marketing 

Twitter è un servizio di social networking e microblogging attivo da circa 3 anni.

In questi ultimi tempi se ne sta parlando davvero tanto, per l’esplosione degli utenti (vedi poco più sotto), per eventi che hanno riscosso una certa rilevanza nel mondo del marketing e del business, per le opportunità che offre al CRM o per fatti di cronaca passati e recenti.

Twitter Domino's Pizza

Parlo del caso Domino’s Pizza, scatenato da un video postate su YouTube che ha danneggiato per milioni di dollari la società americana leader nel settore della vendita di pizza e alimenti d’asporto e la pronta reazione del concorrente, Pizza Hut, tesa a sfruttare l’attenzione mediatica posta intorno alla vicenda.

Il Customer Relationship Management (o CRM) è l’attività tramite la quale l’impresa semina e coltiva un rapporto duraturo con il proprio cliente, aumentandone la fedeltà, e di conseguenza la redditività nel lungo periodo. E’ infatti più facile (e meno costoso per l’impresa) coltivare la fedeltà dei propri clienti del dover attirarne di nuovi, sottraendoli ai concorrenti, con strumenti più costosi.

I punti interrogativi tra Twitter e CRM

Twitter può essere davvero lo strumento “perfetto” per fare CRM nel mondo del web?

Io credo che vi sia necessità di avere almeno tre condizioni rilevanti:

  1. Una larga base di utenti fruitori del servizio
  2. Un approccio aziendale aperto e trasparente
  3. Un software adatto al CRM via Twitter interfacciato con il gestionale dell’impresa

Svisceriamo più a fondo le tre questioni.

1. Una larga base di utenti

Secondo uno studio ComScore, gli utenti Twitter hanno compiuto un’accelerazione improvvisa con il 2009. Questo sembra dovuto al fatto che molte star americane abbiamo cominciato ad utilizzare Twitter per curare la propria immagine personalmente (chi più, chi meno). Un esempio è Shaquille O’neal che ha creato personalmente il proprio account e ne cura gli aggiornamenti (dateci un occhiata), mentre un altro è Oprah Winfrey, considerata la donna nera più potente d’america. E potremmo continuare.

Focalizzandoci sui dati, balza lampante l’aumento improvviso dei visitatori che raddoppiano nel giro di 2-3 mesi da circa 5 milioni a 10. C’è chi sostiene che si arriverà a 30 nell’estate.

Gli utenti twitter esplodono

Tuttavia queste sono cifre che riguardano il mondo. Quanti sono, quindi, gli utenti italiani di Twitter?

Se esattamente un anno fa si stimavano in circa 2.800 iscritti. Due mesi fa un articolo su Wired.it stimava un numero compreso tra 5 e 10 mila (intorno agli 8.000, per la precisione). Naturalmente i numeri possono essere cambiati, ma ora come ora, in Italia, non c’è probabilmente una base di utenti abbastanza larga per fare CRM via Twitter (almeno non per le PMI). Importante è invece aprire un account e cominciare a prendere parte alla Conversazione, magari segnalando in modo chiaro il link al servizio di assistenza o risoluzione problemi in caso di segnalazioni da parte degli utenti-clienti, e comunicando le proprie novità in maniera informale.

Un altro motivo che invece potrebbe indurre un’azienda ad aprire un account (per iniziare a “tastare” il terreno) potrebbe essere quello del posizionamento della pagina Twitter su Google. Viene posta, infatti, tra le prime posizioni nella SERP (e la mossa successiva a questa è creare una pagina pubblica su Facebook, che gode dello stesso vantaggio) di Google.

La conclusione del ragionamento è questa: per ora il CRM avanzato via Twitter è troppo impegnativo e non ha una base di utenti tale da renderlo necessario (in Italia), ma è importante esserci per seguire lo sviluppo del servizio e avere un rapporto diretto con l’utenza.

Banalmente, il mouth to mouth è amplificato dalle possibilità offerte alla comunicazione da internet. Se prima un’azienda (o un brand) poteva entrare nella conversazione tra me e il mio amico Paolo solo con la pubblicità, ma senza nessuna possibilità di sentire cosa dicessimo, oggi può non solo sentire, ma anche influire e intervenire.

La cosa più stupefacente per l’impresa, forse, è che io e Paolo ci aspettiamo che quella risposta ci venga data.

NB Nei prossimi post approfondirò le condizioni 2 e 3.

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