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	<title>SegnaleZero &#187; Personale</title>
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	<description>Il blog di Piero Babudro</description>
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		<title>Pausa estiva &#8211; ci risentiamo a settembre</title>
		<link>http://www.segnalezero.com/2010/07/29/pausa-estiva-ci-risentiamo-a-settembre/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 13:20:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Attività un po&#8217; a rilento negli ultimi giorni per Segnalezero, che resterà in pausa per tutto Agosto.
Sarà un mese di (meritato) riposo, ma soprattutto occasione per raccogliere idee ed energie per il quadrimestre di chiusura 2010.
Le novità non mancano. In questi giorni che mi separano dalle ferie sto mettendo a posto il materiale per un corso universitario su Web Marketing e Comunicazione Multimediale, che terrò a partire dal prossimo autunno. Inoltre ci sono le collaborazioni giornalistiche da continuare a consolidare (con qualche novità all&#8217;orizzonte), assieme a un paio di importanti ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Attività un po&#8217; a rilento negli ultimi giorni per Segnalezero, che resterà in pausa per tutto Agosto.<br />
Sarà un mese di (meritato) riposo, ma soprattutto occasione per raccogliere idee ed energie per il quadrimestre di chiusura 2010.<br />
Le novità non mancano. In questi giorni che mi separano dalle ferie sto mettendo a posto il materiale per un corso universitario su Web Marketing e Comunicazione Multimediale, che terrò a partire dal prossimo autunno. Inoltre ci sono le collaborazioni giornalistiche da continuare a consolidare (con qualche novità all&#8217;orizzonte), assieme a un paio di importanti progetti tra Digital PR e Online Reputation su cui sto lavorando da qualche mese, a cavallo tra Bologna e Genova.</p>
<p>La carne al fuoco da qui a fine anno non manca, insomma, così come i progetti da continuare a coltivare.<br />
Ora però è tempo di staccare. Devo chiudere un paio di articoli, ma soprattutto fare le borse. A presto :)</p>
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		<title>Premio Web Italia: pronti a partire..</title>
		<link>http://www.segnalezero.com/2010/06/15/premio-web-italia-pronti-per-partire/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 10:40:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche quest&#8217;anno, farò parte della Giuria dei giornalisti del Premio Web Italia, giunto ormai all&#8217;ottava edizione.
Nel 2009 l&#8217;esperienza è stata veramente interessante, con una giuria di tutto rispetto (Luca De Biase, Anna Masera, Giorgio Panzeri, Pasquale Popolizio, solo per citare alcuni, mentre l&#8217;elenco completo è a questo link) e prodotti di grande qualità in concorso.
E quest&#8217;anno? Sono molto curioso. Inizio dei lavori previsto entro la fine di questa settimana :)
Update 22 giugno 2010: la lista dei finalisti http://www.premiowebitalia.it/inconcorso/finalisti/
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche quest&#8217;anno, farò parte della Giuria dei giornalisti del <a href="http://www.premiowebitalia.it"><strong>Premio Web Italia</strong></a>, giunto ormai all&#8217;ottava edizione.<br />
Nel 2009 l&#8217;esperienza è stata veramente interessante, con una giuria di tutto rispetto (Luca De Biase, Anna Masera, Giorgio Panzeri, Pasquale Popolizio, solo per citare alcuni, mentre l&#8217;elenco completo è a questo <a href="http://www.premiowebitalia.it/come-funziona/giuria/">link</a>) e prodotti di grande qualità in concorso.</p>
<p>E quest&#8217;anno? Sono molto curioso. Inizio dei lavori previsto entro la fine di questa settimana :)</p>
<p><strong>Update 22 giugno 2010</strong>: la lista dei finalisti http://www.premiowebitalia.it/inconcorso/finalisti/</p>
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		<title>Sudafrica 2010: i risvolti economici ed organizzativi dei Mondiali di calcio</title>
		<link>http://www.segnalezero.com/2010/06/09/sudafrica-2010-i-risvolti-economici-ed-organizzativi-dei-mondiali-di-calcio/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 13:35:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ottima iniziativa della società di consulenza StageUp, (qui una breve scheda), che ha reso disponibile per il download il report &#8220;Sudafrica 2010: i risvolti economici ed organizzativi dei mondiali di calcio&#8220;.
Questo il form da compilare per scaricare il report. 
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ottima iniziativa della società di consulenza <a href="http://www.stageup.com">StageUp</a>, (qui una breve <a href="http://www.stageup.com/azienda.html">scheda</a>), che ha reso disponibile per il download il report &#8220;<strong>Sudafrica 2010: i risvolti economici ed organizzativi dei mondiali di calcio</strong>&#8220;.</p>
<p>Questo il <a href="http://www.stageup.com/sudafrica/">form da compilare</a> per scaricare il report. </p>
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		<title>Piccole magie quotidiane..</title>
		<link>http://www.segnalezero.com/2010/05/30/piccole-magie-quotidiane/</link>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 21:14:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Oggi è successo qualcosa di importante. Nella Milano dell&#8217;arrivare per primi a tutti i costi, del correre senza una meta, del mostrarsi forti perché non è concesso un altrimenti. Nella Milano della materia, del soldo e della carriera. Nella Milano della tecnologia e delle chiacchiere cibernetiche.
In questa Milano, in questo presente che non può non stare stretto, mi sono trovato a meditare assieme a un gruppo di persone. 
E a condividere esperienza, senza barriere di sorta e senza maschere da mantenere attive con un enorme dispendio di energie.
Essere, non sembrare. ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2010/05/tao.jpeg" alt="tao.jpeg" border="0" width="299" height="450" align="right" /></p>
<p>Oggi è successo qualcosa di importante. Nella Milano dell&#8217;arrivare per primi a tutti i costi, del correre senza una meta, del mostrarsi forti perché non è concesso un altrimenti. Nella Milano della materia, del soldo e della carriera. Nella Milano della tecnologia e delle chiacchiere cibernetiche.<br />
In questa Milano, in questo presente che non può non stare stretto, mi sono trovato a meditare assieme a un gruppo di persone. </p>
<p>E a condividere esperienza, senza barriere di sorta e senza maschere da mantenere attive con un enorme dispendio di energie.</p>
<p>Essere, non sembrare. Una piccola lezione che spero di fare mia e di conservare nel tempo, riutilizzandola al bisogno. Sarà difficile, ma non demordo. Dopotutto, anche un viaggio di diecimila miglia inizia da un passo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La protesta delle Scuole di Giornalismo</title>
		<link>http://www.segnalezero.com/2010/05/12/la-protesta-delle-scuole-di-giornalismo/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 11:43:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avevo visto su Facebook un nuovo gruppo &#8211; &#8220;Gli studenti delle scuole di giornalismo che non hanno diritti&#8221; &#8211; e avevo letto della loro protesta. Oggi leggo qui la lettera che hanno spedito alla Federazione Nazionale della Stampa.
Riporto alcuni passi molto interessanti, anche se consiglio la lettura integrale della lettera, come pubblicata dal sito di Carta:
&#8220;In seguito alla comunicazione del segretario Fnsi Franco Siddi del 27 aprile u.s. alcune redazioni, con le quali erano stati presi accordi per lo svolgimento dei nostri stage, hanno comunicato in data 29 aprile – ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avevo visto su Facebook un nuovo gruppo &#8211; <strong>&#8220;Gli studenti delle scuole di giornalismo che non hanno diritti&#8221;</strong> &#8211; e avevo letto della loro protesta. Oggi leggo <a href="http://www.carta.org/campagne/editoria/19515">qui</a> la lettera che hanno spedito alla <a href="http://www.fnsi.it">Federazione Nazionale della Stampa</a>.</p>
<p>Riporto alcuni passi molto interessanti, anche se consiglio la lettura integrale della lettera, <a href="http://www.carta.org/campagne/editoria/19515">come pubblicata dal sito di Carta</a>:<br />
<em>&#8220;In seguito alla comunicazione del segretario Fnsi Franco Siddi del 27 aprile u.s. alcune redazioni, con le quali erano stati presi accordi per lo svolgimento dei nostri stage, hanno comunicato in data 29 aprile – dunque pochi giorni prima che iniziassero i tirocini – l’annullamento dei medesimi. Abbiamo deciso quindi di unirci per esporre la nostra posizione in merito e nel giro di pochi giorni abbiamo raccolto più di 300 adesioni (con il gruppo su Facebook http://snipurl.com/w07hl), coinvolgendo gli allievi di 9 scuole.<br />
Allo stato attuale decine di studenti hanno visto i propri stage sfumare all’ultimo minuto e devono quindi cercare in fretta altre destinazioni. Poiché tutto il settore dell’editoria è in difficoltà e le opzioni, se si escludono le aziende in stato di crisi, sono veramente poche, mancano le alternative. Altri ancora aspettano di capire se questo nodo si scioglierà e quando.&#8221;</p>
<p>&#8220;Di fatto, il comunicato dell’esecutivo del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti (prot. n. 1756 del 30.04.2010), sottolinea che l’allegato D del Contratto nazionale siglato dall’Fnsi parla di “borsisti allievi”, fattispecie che non tocca gli allievi delle Scuole di giornalismo, in quanto non titolari di borse di studio.<br />
Inoltre lo stesso Ordine dei giornalisti, al quale anche noi allievi siamo iscritti come praticanti, ha deliberato il 9 febbraio di quest’anno una deroga al divieto di stage nelle aziende in stato di crisi (presente nel quadro di indirizzi per le scuole riconosciute dall’Ordine), in ragione del massiccio uso che di quest’ultimo strumento è stato fatto da parte delle aziende editoriali italiane.&#8221;</em></p>
<p>ma soprattutto:<br />
<em>&#8220;Come giornalisti e come universitari crediamo che l’attuale fase di profonda crisi dell’editoria non possa sfociare in un gioco al massacro tra precari attuali e futuri e tra colleghi costretti al pre-pensionamento. Una divisione forse funzionale agli interessi degli editori, ma che certo non è accettabile per la dignità della nostra categoria professionale.&#8221;</em></p>
<p>E ora qualche ragionamento che, a mio modesto parere, sento di dover fare. Parto da qui: massima solidarietà ai colleghi delle Scuole di Giornalismo, che scontano sulla propria pelle le incertezze del settore editoriale, ma soprattutto quelle di un&#8217;istituzione &#8211; le Scuole stesse &#8211; su cui restano, e mi dispiace, diversi punti interrogativi.<br />
Il primo punto di domanda é la reale capacità di imparare la professione giornalistica sui libri. Certo, c&#8217;era bisogno di professionalizzare il settore, dopo anni in cui bastava un diploma e &#8220;saper scrivere&#8221; (qualunque cosa voglia dire) per iniziare a muovere i primi passi tra redazioni e conferenze stampa. Tuttavia &#8211; e mi ricordo di aver denunciato più volte pubblicamente questa stortura, ancora studente all&#8217;Università e collaboratore di Undicom, la rivista di ateneo &#8211; ne sono state aperte tante, troppe. Troppe per un paese come l&#8217;Italia, troppe per la reale capacità di giornali e testate di accogliere giornalisti professionisti che, ricordiamolo, sono molto onerosi per il datore di lavoro.</p>
<p>Secondo punto: faccio questo mestiere da abbastanza tempo per aver visto &#8220;caporedattori di fatto&#8221; assunti con contratto grafico, direttori che poi sono consulenti a P.Iva, intere pagine affidate a service giornalistici esterni, contratti di ogni tipo. E spesso si lavora senza nemmeno uno straccio di mail o lettera di incarico. Per dire che, forse, prima di buttare nel mercato una valanga di praticanti, bisognava sanare quella situazione. Noi di Undicom lo dicevamo ormai sette anni fa, e non eravamo i soli a manifestare questo disagio. Nel senso che c&#8217;era gente molto più autorevole di noi a pensarla allo stesso modo. Ormai è passata una vita: la professione del giornalista è cambiata (e sta cambiando ancora) sotto l&#8217;impatto delle nuove tecnologie e di un mondo del lavoro sempre più incerto e confuso. Una rivoluzione (o involuzione?) contro la quale non basta certo far valere un diploma patrocinato dall&#8217;Ordine per emergere, professionalmente e umanamente.</p>
<p>Ci sono altri due punti su cui abbozzo una riflessione, fermo restando che bisognerebbe avere altri spazi e altri tempi. Il primo: i praticanti delle Scuole di Giornalismo stanno scoprendo che a volte sono considerati &#8220;giornalisti di serie B&#8221;. Che sia vero o no, non spetta a me giudicare. So solo che il problema non nasce nel 2010: so per certo che già nel 2004-2005, qui a Milano, diversi uffici Risorse Umane alla ricerca di giornalisti (per sostituzioni maternità, stage o per l&#8217;ufficio stampa aziendale) scartavano a priori i diplomati nelle scuole? Non guardavano nemmeno il CV.<br />
Perché? Curioso, chiesi a chi di dovere il motivo di quelle scelte.<br />
Gli interlocutori in questione mi dissero che non avevano certezza sui meccanismi di selezione delle scuole (misero in discussione i criteri di merito, giusto per essere chiari), né sui programmi svolti, né sulle reali capacità di chi il giornalismo lo ha &#8220;studiato&#8221; e non praticato correntemente.</p>
<p>Insomma, la questione non nasce oggi per degli stage negati ai praticanti delle Scuole. Quello che si verifica oggi è solo l&#8217;ultimo anello di una catena fatta di tarli irrisolti e di quella &#8216;malizia&#8217;, tipicamente italiana, di chi vi ha detto che le Scuole sarebbero dovute diventare il canale principale di accesso al mestiere. Non è così, come vedete.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Il cambiamento che vuoi vedere nel mondo&#8221;</title>
		<link>http://www.segnalezero.com/2010/04/29/il-cambiamento-che-vuoi-vedere-nel-mondo/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 11:23:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ciao Simone, te l&#8217;avevo preannunciata al telefono ed eccola qua: la mia risposta al tuo post di qualche giorno fa, di cui consiglio fortemente la lettura. All&#8217;inizio sono stato tentato di commentare sul tuo blog, poi ho preferito una risposta più articolata.
Ci provo, perché al di là del tono forte, tocchi una serie di argomenti importanti, più complessi di quanto si possa immaginare e, a loro modo, stratificati.
In primo luogo: hai perfettamente ragione a chiamare Internet &#8220;la più grande rivoluzione della storia umana dopo la ruota&#8221; o &#8220;un paio d&#8217;ali ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao <a href="http://mushin.it/blog/">Simone</a>, te l&#8217;avevo preannunciata al telefono ed eccola qua: la mia risposta al tuo <a href="http://mushin.it/blog/uncategorized/meritate-di-morire-con-le-tartine-in-bocca-mentre-parlate-di-roi/">post</a> di qualche giorno fa, di cui consiglio fortemente la lettura. All&#8217;inizio sono stato tentato di commentare sul tuo blog, poi ho preferito una risposta più articolata.<br />
Ci provo, perché al di là del tono forte, tocchi una serie di argomenti importanti, più complessi di quanto si possa immaginare e, a loro modo, stratificati.</p>
<p>In primo luogo: hai perfettamente ragione a chiamare Internet &#8220;la più grande rivoluzione della storia umana dopo la ruota&#8221; o &#8220;un paio d&#8217;ali che ha reso inutili le torri.&#8221; Perché é proprio così, punto! Ho l&#8217;umiltà di pensare che nemmeno io, a volte, mi rendo conto fino in fondo di quanto sia forte il cambiamento che la Rete ha introdotto nelle nostre vite. A un livello base, ha creato nuove forme di comunicazione e di diffusione del pensiero e della conoscenza. Molto più in profondità, ha gettato le basi per un nuovo modo di stare al mondo, di rapportarci al prossimo, di farci un opinione su un mondo sempre più complesso e frenetico. Insomma, un nuovo modo di &#8220;esserci&#8221; nel mondo. E contare qualcosa. Per capire la portata di questo fenomeno credo che ognuno di noi, addetto ai lavori o meno, debba fermarsi cinque minuti, guardare fuori dalla finestra e rifletterci bene. E se cinque minuti bastano, allora le conclusioni saranno sì rivoluzionarie, nel senso buono del termine.</p>
<p>Detto questo, io sviluppo un ragionamento parzialmente autonomo dal tuo. Prendendo per buono il riferimento &#8216;rivoluzionario&#8217; a Internet, aggiungo che come ogni rivoluzione o cambiamento repentino abbia bisogno di alcune scosse di assestamento in corso d&#8217;opera. E queste scosse di assestamento, se vogliamo che il discorso sulla Rete non sia appannaggio esclusivo del marketing &#8211; voglio dire, quel marketing che di fatto mette a valore l&#8217;amicizia e che tu identifichi nell&#8217;immagine dei &#8220;tromboni&#8221; e dei &#8220;bocconiani&#8221; &#8211; devono provenire da chi Internet la vive sulla propria pelle, nel bene e nel male, ogni giorno. Come fai tu, come faccio io, come fanno milioni di persone che si sentono distanti anni luce dal negativo modello di pensiero che tu (con toni che non condivido del tutto&#8230; mai augurare di morire a qualcuno, manco al tuo peggior nemico) critichi.</p>
<p>E&#8217; questa la grande sfida: cambiare. Cambiare questo cambiamento, se mi passi il gioco di parole. Cambiarlo per superarlo. Partiamo almeno dall&#8217;ambito degli addetti ai lavori, che almeno in Italia (e in questa Milano dell&#8217;apparire a tutti i costi) non vedo sempre contrapposti e divisi tra &#8220;vecchia guardia&#8221; e &#8220;nuove leve&#8221;. Qui leggo il passaggio più dolente del tuo messaggio: alcuni &#8220;nuovi&#8221; (molti? pochi? non lo so) si sono appiattiti su concetti e ragionamenti non necessariamente collegati alla Rete (Rete che, prima di diventare un fenomeno commerciale, ha vissuto e prosperato tranquillamente ignorando il concetto di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Return_on_investment">Indice di redditività</a>) ma al marketing e al soldo fine a se stesso. Peggio, hanno fatto loro una dimensione del 2.0 &#8216;salottiera&#8217; e piena di ciance a vuoto, molto in voga almeno da un lustro. I soliti volti, le solite maschere, i soliti portavoce, i soliti intrallazzi, i soliti modi di fare.</p>
<p>Ritengo che il prossimo salto di qualità &#8211; il prossimo assestamento &#8211; sia trovare una qualche forma di equilibrio tra questi due approcci, il tuo/nostro e il loro, visto che la realtà dei fatti ci insegna che forma e sostanza non possono non coesistere. E&#8217; un imperativo, questo, perché se è vero che la Rete ormai è business, e come tale ha bisogno di modelli per sostentare le realtà economiche nate grazie a essa, è anche vero che tutto il discorso relativo alle &#8220;pratiche di Internet&#8221; non può essere lasciato in mano solo a chi per dabbenaggine, furbizia o calcolo personale le sta trasformando nel surrogato di una sala da cocktail.</p>
<p>In mezzo mondo si usa la Rete per bucare l&#8217;indifferenza dei media tradizionali, per costruire rapporti sociali ex novo o per rafforzare quelli esistenti. Per fare web-radio o web-tv che parlano del territorio e delle sue contraddizioni. In Italia, paese dei più immobili, la sacrosanta aspirazione a una qualche forma di mobilità sociale ha portato all&#8217;assalto alla prateria digitale.<br />
Tanti anni fa, quando c&#8217;era poco più di niente, questa prateria è stata intasata e negli anni ho visto costruire dal nulla una mini-intellighenzia digitale, famosa più per i party esclusivi e le blog-dinner cui ha partecipato che per meriti evidenti. Anche questo è un segno dei tempi: siamo una civiltà in piena decadenza, dopotutto, sono normali queste derive.<br />
Però il vento sta cambiando, lo sai anche tu. E comunque con tutta questa parte &#8220;trendy&#8221; di Internet siamo giocoforza costretti a convivere nel migliore dei modi possibile, consci del fatto che alla prossima bolla sul piatto rimarranno i nostri contenuti e non le loro chiacchiere.</p>
<p>L&#8217;unico punto in cui non sono d&#8217;accordo é quando tu punti il dito su chi fino all&#8217;altro giorno non aveva l&#8217;Adsl. Mi spiego: non è un discorso di chi è arrivato prima e chi è arrivato dopo, sennò finiamo con l&#8217;assomigliare a quei tizi quarantenni sedicenti esperti di musica che quando gli fai ascoltare Amon Tobin ti ricordano che loro c&#8217;erano già prima di te e che il concetto di bossanova ce l&#8217;hanno chiaro in testa. Ricordati, il &#8220;potere&#8221; dell&#8217;essere &#8220;arrivato prima in Rete&#8221; è proprio uno dei motori che, invece di indebolire certa parte salottiera e markettara, la sta rafforzando. O almeno l&#8217;ha rafforzata in questi anni. Quante di queste persone conosciamo? Quante sono diventate famose tra virgolette solo per meriti anagrafici? Ecco, io ti dico: attento a questo ragionamento, perché ti potrebbe portare a difendere paradossalmente proprio parte di coloro che vuoi (passami il termine) attaccare.</p>
<p>Anzi, forse c&#8217;è un altro punto su cui ho i miei dubbi. Non fare l&#8217;errore di pensare (magari ho capito male io questo passaggio) che dentro ai colossi milionari del marketing ci sia il marcio e fuori le piccole realtà aziendali dell&#8217;innocenza e della purezza. Se c&#8217;è una cosa che ho capito di questo mondo, è che le qualità positive e negative sono distribuite in maniera diseguale. L&#8217;unico comune denominatore è che, nel bene e nel male, ci incappi sempre quando meno te l&#8217;aspetti. I peggiori squali che ho incontrato negli anni sono sempre stati i conigli cui qualcuno aveva messo in bocca i denti da squalo. Insomma, come dice un mio amico filosofo: &#8220;Sempre meglio avere a che fare con i cattivi, che con gli stolti.&#8221;</p>
<p>Detto questo, chiudo dicendo che ho apprezzato molto il tuo ragionamento o provocazione che dir si voglia. Perché? Perchè ho riso di gusto, perché é seria nel suo essere incazzata, oppure pare incazzata ma è stata scritta ridendo. Chi lo sa? Di certo mi ha fatto riflettere in modo nuovo su concetti su cui rimuginavo da tempo.<br />
Che dirti ancora? Che ti auguro sinceramente di poter diventare il cambiamento che vuoi veder avvenire nel mondo. Per molti motivi: te lo meriti e forse ce lo meritiamo tutti.<br />
Non sono parole mie, come sai, le prendo a prestito. Al momento non ne trovo di più adatte. Ciao! :)</p>
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		<title>Workshop &#8216;Arduino e il riciclo elettronico&#8217; (27-28 febbraio 2010)</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 14:15:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un robot rotto riprende a muoversi grazie a sensori a infrarossi opportunamente adattati. Un cellulare d&#8217;annata viene modificato per rilevare la temperatura dell&#8217;ambiente circostante. Una macchina radiocomandata che sembra uscita da una pubblicità anni &#8217;90 resuscita grazie a un pannello solare che la rende &#8216;green&#8217; al 100%.

Tre idee molto diverse, un unico comune denominatore. Essere realizzate con materiale elettronico di scarto e utilizzare la scheda Arduino, progetto hardware open source che da un po&#8217; di tempo si è ritagliato un ruolo di primo piano nel panorama tecnologico internazionale. Al punto ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un robot rotto riprende a muoversi grazie a sensori a infrarossi opportunamente adattati. Un cellulare d&#8217;annata viene modificato per rilevare la temperatura dell&#8217;ambiente circostante. Una macchina radiocomandata che sembra uscita da una pubblicità anni &#8217;90 resuscita grazie a un pannello solare che la rende &#8216;green&#8217; al 100%.<br />
<img src="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2010/03/Arduino_logo1.png" alt="Arduino_logo.png" border="0" width="512" height="512" align="left" /><br />
Tre idee molto diverse, un unico comune denominatore. Essere realizzate con materiale elettronico di scarto e utilizzare la scheda Arduino, progetto hardware open source che da un po&#8217; di tempo si è ritagliato un ruolo di primo piano nel panorama tecnologico internazionale. Al punto da finire nella lista &#8216;Top 10 Internet of Things products 2009&#8242; stilata dal New York Times.<br />
Cornice di questi e altri progetti è stata la due giorni &#8216;Arduino e il riciclo elettronico&#8217;, workshop   tenutosi a Milano lo scorso weekend con il patrocinio di Tinker.it e LBi IconMedialab. Un momento di incontro e formazione, di aggiornamento e condivisione del know-how che ha coinvolto un pubblico variegato formato da artisti digitali, designer, sfegatati dell&#8217;elettronica, professori universitari, studenti, semplici appassionati e neofiti provenienti da tutto il paese. Ma anche l&#8217;occasione per fare il punto su Arduino &#8211; nato ormai cinque anni fa in seno all&#8217;Interaction Design Institute di Ivrea &#8211; e il suo sogno di un hardware libero, privo di brevetti e lontano anni luce da logiche commerciali e di profitto.<br />
“Innanzitutto occorre sfatare un mito – spiega Massimo Banzi, Chief Technology Officer di Tinker.it, cofondatore di Arduino e docente del worskhop. &#8211; Arduino spesso viene associato al mondo degli artisti multimediali, e invece non è sempre così. In molti ambienti il pregiudizio è nato perché la scheda ha saputo rendere l&#8217;elettronica e la programmazione accessibili a tutti, rompendo il monopolio di ingegneri e aziende.”<br />
E infatti non si tratta solo di roba per hobbysti e smanettoni. A partire dallo starter kit di Arduino, distribuito in una quarantina di paesi e acquistabile online a &#8216;prezzi politici&#8217;, sono nate molte idee innovative. C&#8217;è chi ha inventato la carta da parati interattiva, chi un tavolo touch-screen che consente a 20 persone di lavorare insieme a un progetto. Chi ha costruito radiosveglie interattive, prototipi di lampada poi commercializzati da aziende del settore, macchine del caffè, interfacce alternative per iPod Touch e iPhone. E ancora, lettori mp3, sistemi per la domotica o la cura delle piante d&#8217;appartamento. Fino ad arrivare a Chris Anderson, direttore di Wired Usa, che in piena sintonia con la filosofia del &#8216;Do It Yourself&#8217;, ha messo a punto un sistema elettronico di guida automatica per aerei radiocomandati, aprendo di fatto a una nuova generazione di droni fatti in casa, fortunatamente per scopi ludici e non per la guerra hi-tech.<br />
Intanto gli incontri pubblici vanno avanti, e Arduino continua a fare proseliti, intrecciando esperienze e intelligenze. Tutto è cominciato cinque anni fa a Madrid, sede del primo incontro di questo tipo. Poi è venuta la volta di Londra, dove tuttora i meeting si tengono a cadenza regolare ogni due settimane. In Italia l&#8217;interesse per l&#8217;hardware libero sta crescendo a ritmi record: siamo il secondo paese più attivo sul forum ufficiale di Arduino. Inoltre, le idee più belle e originali realizzate durante il workshop verranno esposte fuori salone presso il Milano Green Festival 2010, manifestazione prevista per il prossimo aprile e dedicata ai nuovi stili di vita ecosostenibili.<br />
Ma al di là dell&#8217;hype mediatico e del fascino concettuale per l&#8217;iniziativa, Arduino può rappresentare una concreta possibilità di guardare alla globalizzazione dei saperi, localizzando il baricentro economico e di know-how. Banzi ne è convinto. “Pensiamo a tutte le piccole e medie imprese italiane che non possono investire in ricerca e sviluppo”, ci dice a margine della due giorni. “Potrebbero consorziarsi e costruirsi l&#8217;hardware di cui hanno bisogno, a prezzi bassissimi e mantenendo nel nostro paese la ricchezza economica prodotta. Un modo per affrontare il tema dell&#8217;innovazione, problema che in Italia è più politico che tecnologico, e di cui spesso si parla male e a sproposito.” Insomma, partire da una macchina radiocomandata per modificare assetti produttivi, catene del valore e filiere. Dopotutto, anche un viaggio di mille miglia inizia da un piccolo passo. </p>
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		<title>Le vite degli altri</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 11:51:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi SegnaleZero ospita una persona speciale. Definirlo solo collega è riduttivo, perché Nuccio Barletta é innanzitutto un amico e uno che – quanto a mestiere giornalistico &#8211; sa il fatto suo. Ed è uno dei pochi che questa sua esperienza non l’ha tenuta per sé gelosamente, ma ne ha sempre fatto occasione di condivisione e di scambio personale e professionale con i colleghi più giovani.
Avrei voluto ospitarlo in un’altra occasione, con altri temi e altre cose da dire. Purtroppo i tempi che corrono sono questi. Credo però che più delle ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi SegnaleZero ospita una persona speciale. Definirlo solo collega è riduttivo, perché Nuccio Barletta é innanzitutto un amico e uno che – quanto a mestiere giornalistico &#8211; sa il fatto suo. Ed è uno dei pochi che questa sua esperienza non l’ha tenuta per sé gelosamente, ma ne ha sempre fatto occasione di condivisione e di scambio personale e professionale con i colleghi più giovani.</p>
<p>Avrei voluto ospitarlo in un’altra occasione, con altri temi e altre cose da dire. Purtroppo i tempi che corrono sono questi. Credo però che più delle mie frasi di circostanza, valga il contributo di Nuccio, il quale scrive parole che hanno l’effetto di un calcio nei denti. Parole orgogliose, parole di coraggio, parole di chi si vuole scuotere da quel torpore collettivo che ci vede tutti sempre più ingranaggi e sempre meno esseri umani. </p>
<p><b>Mi chiamo Nuccio Barletta, sono un giornalista professionista, sono iscritto all’Ordine Professionale dal 7 giugno del 1977. Scrivo, anzi scrivevo, per due testate della Reed Business Italia, il mensile ADV e , ogni martedì, per il quotidiano on line Pubblicità Italia Today, curavo l’allegato Web Marketing Tools. Dico scrivevo, perché come probabilmente già saprete, l’amministratore delegato del gruppo, nel corso di un’intervista, ad un giornale della concorrenza</b>, <b>ha annunciato la chiusura delle testate.</b> <b>Ora, accade sovente, che un’intervista, soprattutto quando è concessa al tramonto di&#160; un&#160; venerdì di novembre, mese tra i più mesti dell’anno, sotto l’azione di tensioni emotive determinate dalla crisi della raccolta pubblicitaria, perde i suoi connotati giornalistici e assume quelli di un transfert psicoanalitico</b>. <b>L’amministratore delegato della Reed Business, presumibilmente, aveva ‘somatizzato’ , non da ora, ma da tempo, l’ansia legata alla gestione delle riviste, della linea Comunicazione, perché avvertite come estranee rispetto alle tradizioni editoriali della Reed. E pensare che, al tempo della loro acquisizione, la casa editrice di via Richard 1 aveva annunciato la costituzione di un grande ‘polo’ della Comunicazione. Ieri, dunque, grandi progetti e ambiziosi programmi, oggi l’annuncio della disfatta. Ora, per carità, può anche darsi che dietro l’intervista si celi una diabolica strategia. D’altronde, in Italia, i nipotini di Machiavelli costituiscono&#160; una genia prolifica. E, al cospetto di una grande strategia, secondo voi ci si può soffermare a pensare agli aspetti umani? Ovvero, ai tanti collaboratori che, in questi anni, hanno portato avanti le riviste, alle risorse che vi hanno dedicato, superando difficoltà di ogni tipo? Ma, suvvia i collaboratori sono ‘strumenti’ – anzi il management&#160; della Reed che se ne intende direbbe ‘tools’ fa più fine ed è, diciamolo, più Reed – beni strumentali come la carta e l’inchiostro delle stampanti. Non a caso, quando hanno acquisito ADV, non ci hanno voluto conoscere, nemmeno i curriculum hanno voluto e letto. D’altronde, scusate, voi al ‘toner’ della stampante chiedete il curriculum? I beni strumentali non mangiano, non hanno figli, non pensano ( perché a pensare ci sono&#160; loro,&#160; quelli della Reed)&#160; non hanno sentimenti, non hanno dignità umana e professionale. Insomma, come nella trama di quel bellissimo film, uscito qualche tempo fa, ambientato a Berlino Est, al tempo della Cortina di Ferro: <i>Le vite degli</i> <i>altri</i>, non persone, esseri umani, ma soggetti destinatari di intromissioni dure, implacabili e disumane in ogni attimo della loro vita esistenziale ed&#160; affettiva. Poi ci sono altri aspetti, magari economici. Ad esempio, da gennaio, venivamo pagati ogni 60 giorni. E ci è andata bene, perché la proposta era di 90 giorni, come con i fornitori di cancelleria. Un’altra mossa strategica anche questa, finanza aziendale creativa. Non saprei dirvi che fine faranno le riviste ADV e Pubblicità Italia e i loro siti. So per certo che si poteva e si doveva elaborare una strategia integrata e non è stata fatta. L’on line offriva altre possibilità e sono state colpevolmente ignorate. Ma, gli errori della Reed Business sono stati minuziosamente elencati nella sacrosanta nota del Comitato di Redazione, uscita oggi 24 novembre. La mia è un’iniziativa personale, ho portato, spero, una testimonianza di verità e mi auguro di coraggio, perché <u>il vile muore sempre due volte</u>. </b></p>
<p><b>Grazie</b></p>
<p><b>Nuccio Barletta </b></p>
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		<title>Nobel per la pace: Internet???</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 13:43:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non mi convince. Internet for Peace, iniziativa di Wired per candidare il web al premio Nobel per la Pace 2010, mi sembra più una mossa comunicativa furba che una proposta concreta.
Non sono le motivazioni a lasciarmi perplesso.&#160; Sono convinto (sfido chiunque a sostenere il contrario) che la Rete abbia contribuito non poco all’abbattimento di barriere culturali e politiche, ricoperto un ruolo fondamentale per aumentare la coscienza civile di nazioni intere. Nel nostro paese, ad esempio, sembra essere l’unico antidoto a un potere che mischia in soluzione di continuità (e spesso ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Non mi convince. <a href="http://www.wired.it/news/archivio/2009-11/19/internet-for-peace.aspx" target="_blank">Internet for Peace</a>, iniziativa di <strong>Wired</strong> per candidare il web al premio Nobel per la Pace 2010, mi sembra più una mossa comunicativa furba che una proposta concreta.</p>
<p align="justify">Non sono le motivazioni a lasciarmi perplesso.&#160; Sono convinto (sfido chiunque a sostenere il contrario) che la Rete abbia contribuito non poco all’abbattimento di barriere culturali e politiche, ricoperto un ruolo fondamentale per aumentare la coscienza civile di nazioni intere. Nel nostro paese, ad esempio, sembra essere l’unico antidoto a un potere che mischia in soluzione di continuità (e spesso senza ritegno) <em>res publica</em> e <em>res catodica</em>.</p>
<p align="justify">Guardando a situazioni tutto sommato ben più gravi, ha sorretto le rivolte di <strong>Teheran</strong> con il passaparola online – giusto per citare eventi recenti – così come ha dato modo di esprimersi a <strong>Yoani Sanchez</strong> e agli altri blogger anticastristi. Se oggi noi conosciamo molti degli orrori che quotidianamente avvengono in Cina o nei paesi arabi, lo dobbiamo a chi cura clandestinamente blog e riviste online, rischiando di essere torturato o di morire in qualche prigione segreta.</p>
<p align="justify">Tutto vero. Ma allora sono queste persone a meritarsi il Nobel!! </p>
<p align="justify">L’errore di fondo oggi è confondere il semplice mezzo con chi invece anima l’azione di pace. </p>
<p align="justify">Oggi Internet è un luogo sociale e di condivisione. C’è chi lotta ogni giorno in difesa della libertà di espressione, chi invece la utilizza per altri fini molto meno nobili. Ma di per sé rimane uno strumento neutro: lo puoi usare per fare del bene, per comunicare all’esterno, oppure per una profilazione di massa dell’audience online, o ancora per mettere il bavaglio alla stampa di opposizione. </p>
<p align="justify"><strong>L’importante è avere ben chiaro il concetto: qualcuno sta mitizzando lo strumento Internet oltre ogni ragionevole dubbio.</strong> Probabilmente ci sono anche dei fini economici dietro alla proposta, se è vero che a sostenere l’iniziativa ci sono aziende le cui politiche ‘internettiane’ sono discutibili sotto molti punti di vista.</p>
<p align="justify">I nomi li sappiamo: sono in calce all’articolo di Wired. In mezzo a loro troviamo chi alimenta una rete fatta di ‘<em>walled garden</em>’ a danno della libertà dell’utente e del diritto di una navigazione libera, chi sui suoi telefonini blocca Skype, chi invece in Italia predica bene mentre in passato è stato complice di quelle stesse autorità cinesi che vedono Internet come fumo negli occhi, chi non muove un dito contro il digital divide. </p>
<p align="justify">David Rowan, direttore Wired Uk, ha detto che la Rete “ha dato a tutti noi la possibilità di riprenderci il potere dei governi e delle multinazionali.” Non è del tutto vero. Lo sta disintermediando, e ha spostato i centri di potere altrove dai luoghi tradizionali. Ma non per questo siamo più liberi.</p>
<p align="justify">Quello che un tempo avveniva nei palazzi della politica, oggi viene deciso in altre sedi. Ma non per questo le multinazionali o i governi sono meno potenti. Sono più sfuggenti, tutto qua.</p>
<p align="justify">&#160;</p>
<p align="justify">(Intendiamoci, sempre meglio Internet di Henry Kissinger, Nobel per la pace nell’anno del golpe cileno.)&#160;&#160; </p>
<p align="justify">&#160;</p>
<p align="justify">&#160;</p>
<p align="justify">&#160;</p>
<p align="justify">
]]></content:encoded>
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		<title>Unpacking Smau 2009</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 07:36:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scrivo di ritorno da Unpacking Smau 2009, l&#8217;evento per blogger e giornalisti online organizzato alla vigilia della consueta fiera dell&#8217;elettronica di Milano.
L&#8217;intento degli organizzatori è stato aprire le porte degli stand ai blogger, mostrando loro  &#8211; in anteprima &#8211; le novità di quest&#8217;anno. Ma soprattutto accreditarsi presso la platea digitale italiana come &#8216;piattaforma&#8217; (progettuale, comunicativa) di riferimento per le nuove tecnologie, per chi le vive quotidianamente, per chi ne scrive sul proprio blog o sui giornali per cui collabora. 
Questo in un momento in cui il mercato Ict nazionale ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scrivo di ritorno da Unpacking Smau 2009, l&#8217;evento per blogger e giornalisti online organizzato alla vigilia della consueta fiera dell&#8217;elettronica di Milano.</p>
<p>L&#8217;intento degli organizzatori è stato aprire le porte degli stand ai blogger, mostrando loro  &#8211; in anteprima &#8211; le novità di quest&#8217;anno. Ma soprattutto accreditarsi presso la platea digitale italiana come &#8216;piattaforma&#8217; (progettuale, comunicativa) di riferimento per le nuove tecnologie, per chi le vive quotidianamente, per chi ne scrive sul proprio blog o sui giornali per cui collabora. </p>
<p>Questo in un momento in cui il mercato Ict nazionale sta ai minimi storici.  I dati presentati dalla School of Management parlano chiaro: il comparto è in flessione per il 7,5% anno su anno, mentre oltre un terzo delle aziende ha rinunciato a investire in progetti Ict ritenuti rilevanti: Nel 2008 la stima era del 55%, nel 2009 solo del 38%. </p>
<p>Tornando all&#8217;evento, va apprezzato il tentativo degli organizzatori, che lavorano a un incontro interessante e ben organizzata ma forse troppo uguale al classico &#8216;format conferenza&#8217; cui sono abituato per lavoro.</p>
<p>Anche gli argomenti e i termini usati mi sono parsi poco in target con la platea cui si voleva parlare, eccezion fatta forse per il nuovo blog di Smau. </p>
<p>Mettendo assieme questi elementi a quelli raccolti in altre occasioni, mi è sembrato di notare che il tanto decantato rapporto blogger-aziende si sia un po&#8217; sgonfiato. C&#8217;è una fase di stanchezza, insomma, i cui motivi vanno analizzati nella più generale stanchezza di un mezzo espressivo che, almeno nel nostro paese, ha perso gran parte della spinta propulsiva degli inizi. </p>
<p>Detto questo, va ringraziato allo stremo il sempre valido Flavio dell&#8217;ufficio stampa Smau. Oltre a fare in modo ottimo il suo lavoro, se oggi non ci fosse stato diversi tra noi non avrebbero mai trovato la location della conferenza, perdendosi tra stand ancora da costruire e indicazioni fuorvianti date dal personale della Fiera.</p>
<p>Secondo punto: mi sono girato quasi tutta la fiera senza pass, il che la dice lunga sui controlli all&#8217;entrata ;) </p>
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