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	<title>SegnaleZero &#187; web 2.0</title>
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	<description>Il blog di Piero Babudro</description>
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		<title>The Real Life Social Network (presentazione)</title>
		<link>http://www.segnalezero.com/2010/07/09/the-real-life-social-network-presentazione/</link>
		<comments>http://www.segnalezero.com/2010/07/09/the-real-life-social-network-presentazione/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 07:51:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Slide molto intelligenti che trattano il tema della gestione dell&#8217;identità sia da un punto di vista dell&#8217;esperienza online che da quello sociologico.
Tutte da leggere!
The Real Life Social Network v2
View more documents from Paul Adams.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Slide molto intelligenti che trattano il tema della gestione dell&#8217;identità sia da un punto di vista dell&#8217;esperienza online che da quello sociologico.<br />
Tutte da leggere!</p>
<div style="width:477px" id="__ss_4656436"><strong style="display:block;margin:12px 0 4px"><a href="http://www.slideshare.net/padday/the-real-life-social-network-v2" title="The Real Life Social Network v2">The Real Life Social Network v2</a></strong><object id="__sse4656436" width="477" height="510"><param name="movie" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/doc_player.swf?doc=vtm2010-100701010846-phpapp01&#038;stripped_title=the-real-life-social-network-v2" /><param name="allowFullScreen" value="true"/><param name="allowScriptAccess" value="always"/><embed name="__sse4656436" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/doc_player.swf?doc=vtm2010-100701010846-phpapp01&#038;stripped_title=the-real-life-social-network-v2" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="477" height="510"></embed></object>
<div style="padding:5px 0 12px">View more <a href="http://www.slideshare.net/">documents</a> from <a href="http://www.slideshare.net/padday">Paul Adams</a>.</div>
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		<title>Facebook: ci mancava solo il like al commento</title>
		<link>http://www.segnalezero.com/2010/06/20/like-al-commento/</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 16:53:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi giorni si è saputo che Facebook ha introdotto il Like per i commenti a un post.

L&#8217;esempio riportato dal blog di Facebook (vedi foto) secondo me regge fino a un certo punto. A una domanda seguono due affermazioni a loro modo argomentate. Ma di situazioni ben diverse, dove un eventuale like al commento non aggiunge nulla a livello informativo ne possiamo elencare decine.
Insomma, se vogliono azzerare ogni tipo di discussione e riflessione, sono sulla strada giusta. A quando l&#8217;introduzione del Like al Like? 
Update 22 giugno 2010: nei giorni ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni <a href="http://blog.facebook.com/blog.php?post=399440987130">si è saputo</a> che Facebook ha introdotto il Like per i commenti a un post.</p>
<p><img src="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2010/06/likelike.jpg" alt="likelike.jpg" border="0" width="566" height="235" align="left" /></p>
<p>L&#8217;esempio riportato dal blog di Facebook (vedi foto) secondo me regge fino a un certo punto. A una domanda seguono due affermazioni a loro modo argomentate. Ma di situazioni ben diverse, dove un eventuale like al commento non aggiunge nulla a livello informativo ne possiamo elencare decine.<br />
Insomma, se vogliono azzerare ogni tipo di discussione e riflessione, sono sulla strada giusta. A quando l&#8217;introduzione del Like al Like? </p>
<p><strong>Update 22 giugno 2010: nei giorni successivi a questo post, le riflessioni sul tema dei &#8216;Like a tutto spiano&#8217; non sono mancate. E c&#8217;è chi apre a interessanti scenari. Il blog dell&#8217;agenzia Dr O-One, <a href="http://dr.o-one.net/like-su-facebook-quali-implicazioni-per-la-privacy/">si chiede</a> giustamente se esistano implicazioni per la privacy, derivanti dal fatto che tramite apposite applicazioni è possibile visualizzare su blog e siti terzi i Like ricevuti su Facebook da un post o articolo. </strong> (vedi esempio qui sotto)</p>
<p><img src="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2010/06/like.jpg" alt="like.jpg" border="0" width="552" height="69" align="left" /></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Premio Web Italia: pronti a partire..</title>
		<link>http://www.segnalezero.com/2010/06/15/premio-web-italia-pronti-per-partire/</link>
		<comments>http://www.segnalezero.com/2010/06/15/premio-web-italia-pronti-per-partire/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 10:40:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Personale]]></category>
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		<description><![CDATA[Anche quest&#8217;anno, farò parte della Giuria dei giornalisti del Premio Web Italia, giunto ormai all&#8217;ottava edizione.
Nel 2009 l&#8217;esperienza è stata veramente interessante, con una giuria di tutto rispetto (Luca De Biase, Anna Masera, Giorgio Panzeri, Pasquale Popolizio, solo per citare alcuni, mentre l&#8217;elenco completo è a questo link) e prodotti di grande qualità in concorso.
E quest&#8217;anno? Sono molto curioso. Inizio dei lavori previsto entro la fine di questa settimana :)
Update 22 giugno 2010: la lista dei finalisti http://www.premiowebitalia.it/inconcorso/finalisti/
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche quest&#8217;anno, farò parte della Giuria dei giornalisti del <a href="http://www.premiowebitalia.it"><strong>Premio Web Italia</strong></a>, giunto ormai all&#8217;ottava edizione.<br />
Nel 2009 l&#8217;esperienza è stata veramente interessante, con una giuria di tutto rispetto (Luca De Biase, Anna Masera, Giorgio Panzeri, Pasquale Popolizio, solo per citare alcuni, mentre l&#8217;elenco completo è a questo <a href="http://www.premiowebitalia.it/come-funziona/giuria/">link</a>) e prodotti di grande qualità in concorso.</p>
<p>E quest&#8217;anno? Sono molto curioso. Inizio dei lavori previsto entro la fine di questa settimana :)</p>
<p><strong>Update 22 giugno 2010</strong>: la lista dei finalisti http://www.premiowebitalia.it/inconcorso/finalisti/</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Alma Whitten (Google): &#8220;Non tutto riesce al primo colpo&#8221;</title>
		<link>http://www.segnalezero.com/2010/06/08/alma-whitten-google-non-tutto-riesce-al-primo-colpo/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 16:53:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi ho partecipato all&#8217;incontro stampa con Alma Whitten, che attualmente rappresenta il team di engineering nel Privacy Council di Google ed é senior lead del team di engineering Applied Security di Mountain View.
Si è parlato di privacy, di sicurezza dei dati, nell&#8217;ambito di un mini-roadshow che la Whitten sta tenendo nel nostro paese per incontrare tutti quegli interlocutori &#8211; aziende, organizzazioni non governative, giornalisti, associazioni di consumatori e istituzioni &#8211; legittimamente preoccupati per le conseguenze della raccolta e gestione dei dati da parte del motore di ricerca.
Un ruolo per nulla ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi ho partecipato all&#8217;incontro stampa con <strong>Alma Whitten</strong>, che attualmente rappresenta il team di engineering nel <strong>Privacy Council</strong> di Google ed é senior lead del team di engineering <strong>Applied Security</strong> di <strong>Mountain View</strong>.<br />
Si è parlato di privacy, di sicurezza dei dati, nell&#8217;ambito di un mini-roadshow che la Whitten sta tenendo nel nostro paese per incontrare tutti quegli interlocutori &#8211; aziende, organizzazioni non governative, giornalisti, associazioni di consumatori e istituzioni &#8211; legittimamente preoccupati per le conseguenze della raccolta e gestione dei dati da parte del motore di ricerca.</p>
<p><img src="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2010/06/privacy.jpg" alt="privacy.jpg" border="0" width="358" height="297" align="right" />Un ruolo per nulla facile quello di stamattina della Whitten, più volte messa alle strette dalle nostre domande sulla raccolta di dati personali effettuati tramite la mappatura delle reti Wi-Fi effettuata dalle <strong>Google Cars</strong> (qui un <a href="http://punto-informatico.it/2906981/PI/News/google-tutti-contro-rete-strascico.aspx">link</a> alla notizia), passando per le polemiche su <strong>Google Buzz</strong>, ma anche sulla sentenza <a href="http://www.agenziaradicale.com/index.php?option=com_content&#038;task=view&#038;id=10483&#038;Itemid=86">ViviDown</a>. Un pronunciamento discutibile, poi utilizzato dal Governo per proporre un&#8217;autoregolamentazione della Rete.</p>
<p>Rispetto a Buzz, la risposta è stata la seguente:<br />
“Subito dopo il lancio abbiamo ricevuto molti feedback da parte degli utenti sul fatto che non erano chiari i termini della privacy perchè non si capiva bene quali informazioni venissero condivise e quindi rese note. Abbiamo preso molto sul serio queste richieste e abbiamo cambiato velocemente l’interfaccia. Ora gli utenti si sentono più tranquilli.”<br />
(fonte: <a href="http://www.primaonline.it/2010/06/08/81294/google-whitten-attenti-a-privacy-ma-ogni-paese-ha-norme-diverse/">Apcom</a>)</p>
<p><img src="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2010/06/Privacy-2.jpg" alt="Privacy-2.jpg" border="0" width="250" height="350" align="left" />Sugli altri temi, la linea di difesa è: siamo attenti alla privacy, ma ogni paese ha regole diverse, per cui possiamo fino a un certo punto. E sono molte le domande cui la Whitten non ha potuto/voluto rispondere, visto che lei è un ingegnere e quindi non tocca argomenti che spettano agli altri dipartimenti (specie quello legale).<br />
Mi chiedo allora perché non organizzare una serie di incontri con la Whitten, ma accompagnata da un portavoce in grado di darci tutte le risposte del caso.</p>
<p>Nelle prime agenzie uscite sull&#8217;incontro di stamattina, non vedo una frase che secondo me descrive alla perfezione il vero problema di Google. &#8220;Stiamo lavorando su così tanti fronti che non possiamo azzeccare tutto al primo colpo&#8221;: lo ha detto la Whitten.<br />
A distanza di qualche ora, rileggo la frase come un&#8217;ammissione di impotenza di fronte allo stato attuale della Rete e all&#8217;esigenza di tutelare i diritti dei netizen. </p>
<p>Le cose sono andate più o meno così. Sulla base del motto &#8216;Don&#8217;t be evil&#8217; e del miraggio accarezzato dal trio Schmidt, Page e Brin di catalogare tutto lo scibile umano, Google &#8211; da simpatica startup anti-Microsoft (solita contrapposizione tra il Robin Hood di turno e l&#8217;Impero del Male) &#8211; è cresciuta in dimensioni e consenso fino a diventare una creatura imprigionata nel suo ruolo di Grande Intermediario di Internet e fagocitatore di dati. Solo che adesso ha raggiunto un&#8217;ampiezza di manovra difficilmente gestibile. E se ne sta accorgendo. Europa, Usa e Australia si sono già lamentate, oppure sono passate direttamente alle vie di fatto. </p>
<p>La privacy è poi argomento complesso. Fa senz&#8217;altro piacere sapere che Google in questi mesi abbia sponsorizzato l&#8217;iniziativa <strong>Data Liberation Front</strong>, il sistema di opt-out definitivo che consente di cancellare la propria scia digitale una volta disconnessi dai servizi di Big G. Così come fa piacere sapere che a ogni account Google sia associata una <strong>Dashboard</strong> che tiene conto di tutti i dati raccolti.<br />
Però la privacy non è solo parlare di cookie, di browser, di advertising contestuale basato sugli interessi (Interest-based Advertising). E&#8217; anche &#8211; se non soprattutto &#8211;  capire a quali scenari stiamo andando incontro. Da un lato Google è operativo su molti (troppi?) fronti, il che ne ha fatto un elefante in una cristalleria. Anche quando non vuole fare danni, e si muove sulla base di uno spirito a metà tra l&#8217;imprenditoriale e l&#8217;umanitario finisce per crearsi (e creare) problemi.<br />
Dall&#8217;altro, a minare la privacy non é solo l&#8217;uso scorretto di dati personali o sensibili, ma anche la possibilità di combinare a piacimento dati che di per sé non sono sensibili, ma lo diventano nell&#8217;interazione con altre informazioni. E Google di nostre informazioni ne gestisce parecchie: ricerche, dns, posta elettronica, comunicazione Mobile, foto, video, documenti personali e di lavoro, chat e social networking, advertising, notizie, mappe, blog ecc ecc ecc. Praticamente quasi tutto quello che si può fare in Rete prima o poi finisce sotto la lente di Google. Interessa poco se poi l&#8217;azienda fa un uso distorto o meno di tutti questi dati: il problema è già poterli controllare. Una diatriba lunga, questa, che coinvolge sia la privacy quanto questioni legate all&#8217;Antitrust.</p>
<p>Ecco. Queste sono le risposte che servono oggi, e non tanto sapere quanto a lungo viene conservato un cookie, o se un utente può cancellarsi in ogni momento dal programma di advertising di Mountain View.</p>
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		<title>The Guardian: il giornale diventa piattaforma</title>
		<link>http://www.segnalezero.com/2010/05/28/the-guardian-il-giornale-diventa-piattaforma/</link>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 10:09:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il primo annuncio è di un anno fa. Marzo 2009: l&#8217;inglese The Guardian segue le orme del New York Times e prova a seguire una strada tutto sommato nuova per l&#8217;editoria. Considerare la testata non più come un prodotto monolitico, ma cambiarne struttura, filiera produttiva e catena del valore, aprendo a contributi . Il giornale diventa così un qualcosa di simile a una piattaforma.
All&#8217;inizio erano due i servizi offerti a sviluppatori e webmaster: The Content API, che permette di realizzare applicazione e servizi utilizzando contenuti (testuali e non) pubblicati dal ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo annuncio è di <a href="http://onlinejournalismblog.com/2009/03/10/guardian-joins-new-york-times-in-releasing-open-api/">un anno fa</a>. Marzo 2009: l&#8217;inglese The Guardian segue le orme del New York Times e prova a seguire una strada tutto sommato nuova per l&#8217;editoria. Considerare la testata non più come un prodotto monolitico, ma cambiarne struttura, filiera produttiva e catena del valore, aprendo a contributi . Il giornale diventa così un qualcosa di simile a una <a href="http://www.guardian.co.uk/open-platform">piattaforma</a>.</p>
<p>All&#8217;inizio erano due i servizi offerti a sviluppatori e webmaster: <strong>The Content API</strong>, che permette di realizzare applicazione e servizi utilizzando contenuti (testuali e non) pubblicati dal giornale, e <strong>DataStore</strong>, insieme di dati che possono essere integrati con altre fonti o inseriti in applicazioni ad hoc che ne consentono una rapida visualizzazione. (a <a href="http://www.guardian.co.uk/environment/datablog/2009/dec/07/copenhagen-climate-change-summit-carbon-emissions-data-country-world">questo link</a> alcune tabelle ottenute grazie ai dati sull&#8217;emissione di CO2). </p>
<p>Ora per il <a href="http://www.guardian.co.uk">The Guardian</a> è arrivata la seconda fase del progetto. <a href="http://punto-informatico.it/2890921/PI/News/una-piattaforma-aperta-guardian.aspx">Ne ha scritto</a>, tra gli altri, <a href="http://punto-informatico.it">Punto Informatico</a>.</p>
<p><cite>&#8220;Un&#8217;apposita API permetterà dunque ai vari prodotti editoriali di essere innanzitutto ricercati sul web, e successivamente scaricati per l&#8217;utilizzo da parte di risorse e applicazioni esterne. Tra i nuovi tool, una directory per dati e statistiche realizzate dagli editor del quotidiano britannico, sempre a disposizione di inserzionisti, marchi e partner commerciali&#8221;.</cite></p>
<p>Del lancio commerciale della piattaforma <a href="http://www.guardian.co.uk/media/pda/2010/may/20/guardian-open-platform">parla lo stesso Guardian</a>, che spiega ai lettori il progetto:<br />
<cite>&#8220;The Guardian today introduced the second phase of its Open Platform initiative, expanding the content-sharing service to commercial partners. A comprehensive set of developer tools and resources, the commercial launch of Open Platform makes Guardian content available for advertisers and brands to tailor to specific online campaigns&#8221;.<br />
</cite></p>
<p>I primi dati resi noti dal gruppo editoriale sono incoraggianti: 2.000 sviluppatori registrati, 200 le applicazioni realizzate. Qui sotto, invece, la presentazione del 20 maggio scorso.</p>
<div style="width:425px" id="__ss_4175971"><strong style="display:block;margin:12px 0 4px"><a href="http://www.slideshare.net/openplatform/op-commerciallaunchv2" title="The Guardian&#39;s Open Platform is open for business">The Guardian&#39;s Open Platform is open for business</a></strong><object id="__sse4175971" width="425" height="355"><param name="movie" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=op-commercial-launch-v2-100520071747-phpapp02&#038;stripped_title=op-commerciallaunchv2" /><param name="allowFullScreen" value="true"/><param name="allowScriptAccess" value="always"/><embed name="__sse4175971" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=op-commercial-launch-v2-100520071747-phpapp02&#038;stripped_title=op-commerciallaunchv2" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="355"></embed></object>
<div style="padding:5px 0 12px">View more <a href="http://www.slideshare.net/">presentations</a> from <a href="http://www.slideshare.net/openplatform">The Guardian Open Platform</a>.</div>
</div>
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		</item>
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		<title>2.0: an inconvenient truth</title>
		<link>http://www.segnalezero.com/2010/03/10/2-0-an-inconvenient-truth/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 19:26:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questo periodo sto prestando consulenza per un&#8217;azienda italiana operante sul web. Di più non posso dire per esplicita volontà del cliente, anche (immagino io) in conseguenza delle particolari dinamiche assunte dagli eventi negli ultimi mesi.
Cosa è successo? Diciamo che il progetto cui sto lavorando è conseguenza operativa più o meno diretta di altre iniziative, a suo tempo affidate a uno dei grandi nomi della blogosfera italiana. Una persona che interviene in conferenze, seminari e dibattiti. Una persona che spesso i miei colleghi giornalisti fanno a gara per intervistare per ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questo periodo sto prestando consulenza per un&#8217;azienda italiana operante sul web. Di più non posso dire per esplicita volontà del cliente, anche (immagino io) in conseguenza delle particolari dinamiche assunte dagli eventi negli ultimi mesi.</p>
<p>Cosa è successo? Diciamo che il progetto cui sto lavorando è conseguenza operativa più o meno diretta di altre iniziative, a suo tempo affidate a uno dei grandi nomi della blogosfera italiana. Una persona che interviene in conferenze, seminari e dibattiti. Una persona che spesso i miei colleghi giornalisti fanno a gara per intervistare per parlare di blog, social media e affini. Una persona che secondo me non ha mai detto nulla di interessante, ma pazienza quello che penso io&#8230; Una persona che ho sentito spesso nominare a denti stretti da direttori marketing e responsabili aziendali perché avrebbe piantato qua e là discreti casini, quando le hanno dato modo di mettere mano a progetti &#8216;social&#8217; ben pagati e dagli scarsi risultati. <img src="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2010/03/cioccolata.jpg" alt="cioccolata.jpg" border="3" width="230" height="280" align="left" /><br />
Tutti a descrivermi lo stesso modello di comportamento: grandi proclami, paroloni buoni per infarinare un discorso con termini stranieri, un codazzo di ammiratori, un atteggiamento di sufficienza del tipo &#8220;Io ho capito il mondo, voi no&#8221; e poi&#8230; E poi progetti stitici che stentano a decollare, alla faccia dei paroloni e dei fatturoni staccati da questa persona, risultati mediocri, aziende che rimangono scottate e (comprensibilmente) incazzate.<br />
Ora, capita a tutti di sbagliare, nessuno escluso. Il fatto è che quella di oggi sarà la quarta-quinta volta che mi viene nominata questa persona. E allora non può essere un caso, e nemmeno sfiga.<br />
Dirò di più. E&#8217; una piccola, ma scomoda verità. </p>
<p>Le cause? Senza la pretesa di essere esaustivo, ritengo che queste situazioni siano il mix di tre fattori:<br />
1 &#8211; L&#8217;azienda-cliente sbaglia per poca perizia e si affida a chi vede dipinto dai media come esperto della Rete e della Conversazione Online;<br />
2 &#8211; Ciò accade probabilmente perché negli anni i media nazionali hanno dato spazio alle voci dei soliti, senza capire che la logica del &#8220;portavoce implicito&#8221; con il web partecipativo c&#8217;entra poco. E invece, tutti a riportare le considerazioni dei soliti tre-quattro &#8220;esperti&#8221;, avvalorando quello che oggi appare come un problema non solo di rappresentanza ma anche di qualità del comparto nel suo complesso;<br />
3 &#8211; Nonostante la pretesa di maggiore trasparenza e orizzontalità, alcune dinamiche che oserei definire di settore (mi riferisco ai soliti giri 2.0, divenuti negli ultimi anni iperprotettivi e, verrebbe da dire, talvolta corporativi) hanno di fatto consentito ad alcuni sedicenti esperti improvvisati di mantenersi in piedi nonostante una bella fila di pacchi rifilati qua e là al cliente di turno.</p>
<p>Dimentico qualcosa? E non intendo il classico &#8220;siamo il paese dei furbetti&#8221; con il quale questo ragionamento poteva interrompersi circa venti righe fa. :)</p>
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		<title>Workshop &#8216;Arduino e il riciclo elettronico&#8217; (27-28 febbraio 2010)</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 14:15:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un robot rotto riprende a muoversi grazie a sensori a infrarossi opportunamente adattati. Un cellulare d&#8217;annata viene modificato per rilevare la temperatura dell&#8217;ambiente circostante. Una macchina radiocomandata che sembra uscita da una pubblicità anni &#8217;90 resuscita grazie a un pannello solare che la rende &#8216;green&#8217; al 100%.

Tre idee molto diverse, un unico comune denominatore. Essere realizzate con materiale elettronico di scarto e utilizzare la scheda Arduino, progetto hardware open source che da un po&#8217; di tempo si è ritagliato un ruolo di primo piano nel panorama tecnologico internazionale. Al punto ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un robot rotto riprende a muoversi grazie a sensori a infrarossi opportunamente adattati. Un cellulare d&#8217;annata viene modificato per rilevare la temperatura dell&#8217;ambiente circostante. Una macchina radiocomandata che sembra uscita da una pubblicità anni &#8217;90 resuscita grazie a un pannello solare che la rende &#8216;green&#8217; al 100%.<br />
<img src="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2010/03/Arduino_logo1.png" alt="Arduino_logo.png" border="0" width="512" height="512" align="left" /><br />
Tre idee molto diverse, un unico comune denominatore. Essere realizzate con materiale elettronico di scarto e utilizzare la scheda Arduino, progetto hardware open source che da un po&#8217; di tempo si è ritagliato un ruolo di primo piano nel panorama tecnologico internazionale. Al punto da finire nella lista &#8216;Top 10 Internet of Things products 2009&#8242; stilata dal New York Times.<br />
Cornice di questi e altri progetti è stata la due giorni &#8216;Arduino e il riciclo elettronico&#8217;, workshop   tenutosi a Milano lo scorso weekend con il patrocinio di Tinker.it e LBi IconMedialab. Un momento di incontro e formazione, di aggiornamento e condivisione del know-how che ha coinvolto un pubblico variegato formato da artisti digitali, designer, sfegatati dell&#8217;elettronica, professori universitari, studenti, semplici appassionati e neofiti provenienti da tutto il paese. Ma anche l&#8217;occasione per fare il punto su Arduino &#8211; nato ormai cinque anni fa in seno all&#8217;Interaction Design Institute di Ivrea &#8211; e il suo sogno di un hardware libero, privo di brevetti e lontano anni luce da logiche commerciali e di profitto.<br />
“Innanzitutto occorre sfatare un mito – spiega Massimo Banzi, Chief Technology Officer di Tinker.it, cofondatore di Arduino e docente del worskhop. &#8211; Arduino spesso viene associato al mondo degli artisti multimediali, e invece non è sempre così. In molti ambienti il pregiudizio è nato perché la scheda ha saputo rendere l&#8217;elettronica e la programmazione accessibili a tutti, rompendo il monopolio di ingegneri e aziende.”<br />
E infatti non si tratta solo di roba per hobbysti e smanettoni. A partire dallo starter kit di Arduino, distribuito in una quarantina di paesi e acquistabile online a &#8216;prezzi politici&#8217;, sono nate molte idee innovative. C&#8217;è chi ha inventato la carta da parati interattiva, chi un tavolo touch-screen che consente a 20 persone di lavorare insieme a un progetto. Chi ha costruito radiosveglie interattive, prototipi di lampada poi commercializzati da aziende del settore, macchine del caffè, interfacce alternative per iPod Touch e iPhone. E ancora, lettori mp3, sistemi per la domotica o la cura delle piante d&#8217;appartamento. Fino ad arrivare a Chris Anderson, direttore di Wired Usa, che in piena sintonia con la filosofia del &#8216;Do It Yourself&#8217;, ha messo a punto un sistema elettronico di guida automatica per aerei radiocomandati, aprendo di fatto a una nuova generazione di droni fatti in casa, fortunatamente per scopi ludici e non per la guerra hi-tech.<br />
Intanto gli incontri pubblici vanno avanti, e Arduino continua a fare proseliti, intrecciando esperienze e intelligenze. Tutto è cominciato cinque anni fa a Madrid, sede del primo incontro di questo tipo. Poi è venuta la volta di Londra, dove tuttora i meeting si tengono a cadenza regolare ogni due settimane. In Italia l&#8217;interesse per l&#8217;hardware libero sta crescendo a ritmi record: siamo il secondo paese più attivo sul forum ufficiale di Arduino. Inoltre, le idee più belle e originali realizzate durante il workshop verranno esposte fuori salone presso il Milano Green Festival 2010, manifestazione prevista per il prossimo aprile e dedicata ai nuovi stili di vita ecosostenibili.<br />
Ma al di là dell&#8217;hype mediatico e del fascino concettuale per l&#8217;iniziativa, Arduino può rappresentare una concreta possibilità di guardare alla globalizzazione dei saperi, localizzando il baricentro economico e di know-how. Banzi ne è convinto. “Pensiamo a tutte le piccole e medie imprese italiane che non possono investire in ricerca e sviluppo”, ci dice a margine della due giorni. “Potrebbero consorziarsi e costruirsi l&#8217;hardware di cui hanno bisogno, a prezzi bassissimi e mantenendo nel nostro paese la ricchezza economica prodotta. Un modo per affrontare il tema dell&#8217;innovazione, problema che in Italia è più politico che tecnologico, e di cui spesso si parla male e a sproposito.” Insomma, partire da una macchina radiocomandata per modificare assetti produttivi, catene del valore e filiere. Dopotutto, anche un viaggio di mille miglia inizia da un piccolo passo. </p>
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		<title>State of the Internet</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 11:17:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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JESS3 / The State of The Internet from Jesse Thomas on Vimeo.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="400" height="300"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="movie" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=9641036&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=1&amp;color=ffffff&amp;fullscreen=1" /><embed src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=9641036&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=1&amp;color=ffffff&amp;fullscreen=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="400" height="300"></embed></object>
<p><a href="http://vimeo.com/9641036">JESS3 / The State of The Internet</a> from <a href="http://vimeo.com/jessesaves">Jesse Thomas</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
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		<title>Il limite tra critica e diffamazione online</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 14:20:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggo proprio ora dalla Provincia Pavese la notizia di una dipendente dell&#8217;Agenzia delle Entrate, Rosa Grazia Arcifa, licenziata per aver espresso delle critiche sul sistema fiscale attraverso un forum. 
Anche se l&#8217;articolo non riporta le frasi &#8216;incriminate&#8217;, si dice che sono bastate per far scattare un provvedimento di licenziamento senza preavviso e per giusta causa.
In un primo momento ho letto la notizia come una delle tante che ultimamente mi passano sotto gli occhi e riguardano licenziamenti o altri provvedimenti disciplinari nei confronti di dipendenti, dovuti ad affermazioni o comportamenti considerati ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggo proprio ora dalla Provincia Pavese <a href="http://laprovinciapavese.gelocal.it/dettaglio/pavia-critica-sul-web-il-sistema-fiscale-e-viene-licenziata/1867757">la notizia</a> di una dipendente dell&#8217;Agenzia delle Entrate, Rosa Grazia Arcifa, licenziata per aver espresso delle critiche sul sistema fiscale attraverso un forum. </p>
<p>Anche se l&#8217;articolo non riporta le frasi &#8216;incriminate&#8217;, si dice che sono bastate per far scattare un provvedimento di licenziamento senza preavviso e per giusta causa.<br />
In un primo momento ho letto la notizia come una delle tante che ultimamente mi passano sotto gli occhi e riguardano licenziamenti o altri provvedimenti disciplinari nei confronti di dipendenti, dovuti ad affermazioni o comportamenti considerati lesivi dell&#8217;azienda o dell&#8217;istituzione cui fanno riferimento.<br />
Ma a colpirmi ancor di più è stato il fatto che la Arcifa, presentando il dovuto ricorso, ha fatto sapere che quelle affermazioni erano sì critiche, ma nell&#8217;ottica di stimolare un dibattito.</p>
<p>Infatti avrebbe pubblicato online sei interventi relativi ai problemi dell&#8217;amministrazione della giustizia in Italia, con riferimenti alla normativa tributaria e all&#8217;amministrazione finanziaria. Sei interventi, non proprio un semplice status update simile a quel &#8220;Il mio lavoro è noioso&#8221;, che un anno fa costò il licenziamento all&#8217;inglese Kimberley Swann, all&#8217;epoca dipendente della Ivell Marketing and Logistics.</p>
<p>Uso il paragone perché ho seguito quella vicenda da vicino. Messe assieme mi paiono due storie molto diverse.. Da un lato una nota su Facebook che si limita a parlar male del proprio posto di lavoro senza motivare, dall&#8217;altro una critica quantomeno ragionata, se è vero che per esprimerla tutta ci sono voluti sei post su di una bacheca. (Lo dico senza nulla togliere al potenziale diffamatorio delle note in questione, non avendole rintracciate online).</p>
<p>Resto in attesa di ulteriori sviluppi, con un dubbio. Non è che facendosi scudo di concetti come l&#8217;online reputation si arriva al punto da cercare di ridurre ai minimi termini il legittimo diritto alla critica e all&#8217;espressione del proprio pensiero? E, nel caso, qual è per un dipendente il limite tra diritto di critica e diffamazione? Voglio dire, la Arcifa ha parlato di temi che ci riguardano tutti: norme, tributi, amministrazione finanziaria, tasse. Mi chiedo se l&#8217;interesse insito nella collettività rispetto a un dato argomento può avere un suo certo peso nel determinare cosa è critica costruttiva e cosa invece un&#8217;azione che va a danneggiare l&#8217;immagine dell&#8217;ente per cui si lavora.</p>
<p>Ma soprattutto quale dei due diritti è predominante? Se un domani il ricorso della Arcifa venisse rigettato, si potrebbe creare una situazione alquanto strana&#8230; Non vorrei che a passare fosse il concetto di sostanziale equiparazione tra critica all&#8217;istituzione per cui si lavora e diffamazione a mezzo web, stampa ecc. Le conseguenti ripercussioni sulle attività sindacali o su tutti quei momenti che consentono ai lavoratori (magari quelli non sindacalizzati) di confrontarsi, dibattere, trovare soluzioni sono facilmente immaginabili &#8230;</p>
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		<title>Ricerca bigmouthmedia su aziende e social network</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 11:12:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nessuna novità di rilievo, ma la consapevolezza che qualcosa si sta muovendo. Le aziende e le agenzie di marketing, almeno quelle intervistate da bigmouthmedia, sono consce dell’importanza delle reti sociali per il loro business.
Due critiche prima di passare ai risultati:
1) il campione è esiguo, 1.100 intervistati tra agenzie di marketing e PR, e reponsabili della comunicazione in aziende in Europa e Nord America e
2) la fonte dice che circa 2/3 delle interviste sono state condotte nel Regno Unito, cosa che sballa non poco i valori, se consideriamo che in UK ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nessuna novità di rilievo, ma la consapevolezza che qualcosa si sta muovendo. Le aziende e le agenzie di marketing, almeno quelle intervistate da <a href="http://www.bigmouthmedia.com/">bigmouthmedia</a>, sono consce dell’importanza delle reti sociali per il loro business.</p>
<p><strong>Due critiche prima di passare ai risultati:<br />
1) il campione è esiguo, 1.100 intervistati tra agenzie di marketing e PR, e reponsabili della comunicazione in aziende in Europa e Nord America e<br />
2) la fonte dice che circa 2/3 delle interviste sono state condotte nel Regno Unito, cosa che sballa non poco i valori, se consideriamo che in UK sono molto più avanti della media quanto a utilizzo dei social media per marketing e PR.</strong></p>
<p>Comunque, alcune considerazioni sono interessanti:<br />
“I <strong>vantaggi legati al miglioramento del brand</strong> sono considerati più significativi di quelli legati all’aumento della profittabilità. Una maggiore <strong>brand awareness</strong> è ritenuta il vantaggio principale offerto dai <strong>social media</strong> da circa tre quarti del campione intervistato (73%). Seguono l’incremento del coinvolgimento dei clienti (71%), il miglioramento della brand reputation (66%) e l’opportunità di aumentare la comunicazione con gli influenzatori (62%).”</p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2010/02/Immagine-1.jpg" alt="Immagine 1.jpg" border="0" width="647" height="513" /></div>
<p><strong>“Oltre un quarto degli intervistati si dice interessato, ma non del tutto convinto delle possibilità offerte alle aziende da parte dei social media, mentre il 12% identifica soprattutto rischi e sfide.” </strong></p>
<p>“Nessuno degli intervistati considera i social media una moda destinata a scomparire in breve tempo.”</p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2010/02/Immagine-2.jpg" alt="Immagine 2.jpg" border="0" width="647" height="537" /></div>
<p>“<strong>Twitter</strong> e i <strong>microblog</strong> sono i social media più utilizzati per le strategie di comunicazione per il 78% delle aziende e il 74% delle agenzie intervistate, seguiti immediatamente dalla creazione e gestione di profili sui social network (65% delle aziende).”</p>
<p>“Particolarmente diffuso nel corso del 2009, <strong>l’utilizzo di video continua a riscuotere successi</strong>, con circa il 60% delle aziende e il 54% delle agenzie che crea e distribuisce contenuti di questo tipo.”</p>
<p>“Mentre circa i tre quarti delle agenzie intervistate (72%) dichiari che i propri clienti utilizzano blog aziendali, metà delle aziende (47%) sostiene la stessa cosa.”</p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2010/02/Immagine-3.jpg" alt="Immagine 3.jpg" border="0" width="605" height="447" /></div>
<p>“Il segmento dei social media ha resistito bene alle turbolenze economiche del 2009: <strong>il 98% delle aziende e delle agenzie interpellate non ha ridotto gli investimenti rispetto all’anno precedente</strong>, il 64% delle aziende e l’81% dei clienti delle agenzie li ha addirittura aumentati.”</p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2010/02/Immagine-4.jpg" alt="Immagine 4.jpg" border="0" width="484" height="466" /></div>
<p><strong>Update 23 febbraio: tramite l&#8217;ufficio stampa, bigmouthmedia ha fatto sapere di non essere in grado di fornire i dati scorporati per singolo paese. Un peccato. Sarebbe stato molto interessante conoscere più da vicino la situazione vissuta dalle diverse realtà territoriali. </strong></p>
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