31
Mar

Commiato

Non abbiamo avuto il tempo di conoscerci, né mai lo avremo più. Anche se io, tramite i racconti di chi ci è vicino, so di te quanto basta per pensarti come farebbe un amico. Mi sei venuto in mente diverse volte. Ho pensato a come sarebbe stata Parigi filtrata dal tuo occhio meccanico e vista attraverso le tue parole. Parigi di notte, quella piazzetta, mi pare vicino a Rue Lagrange. Il nome non me lo ricordo, perché la memoria tende a tradire quando si è emozionati: tu, invece, sai benissimo di cosa sto parlando.
Di quello slargo dove spesso i giovani si trovano a passare le loro serate. Un budello, poco più di una pausa dal traffico. Impermeabili al resto del mondo e alle sue brutture, ascoltano lo stereo. Le ragazze, le risate, i canti. La gioventù che fronteggia Parigi e il buio. Una vitalità che esplode all’imbrunire, consumandosi nei riti collettivi e nella ribellione di un’età che è stata la nostra.
Questa scena mi é tornata in mente appena ho saputo di te, e non so spiegarmi il motivo. Forse per quell’antico istinto che ci impone di combattere la morte con la vita. Mi dico che dovrei sforzarmi di più e pensare al rapporto tra queste due dimensioni non come a un duello, quanto piuttosto una naturale evoluzione.
È difficile farlo oggi. E so anche che, se solo ci fossimo conosciuti, avrei voluto chiederti tante cose. Scherzo del destino, l’emozione mi tradisce di nuovo: faccio fatica a continuare a scrivere. Strano, io che giostro le parole a mio piacimento, oggi non ne trovo di adatte. Mi si bloccano in gola. Vedo davanti a me l’insensato dolore del mondo e non posso nemmeno rifugiarmi in quell’atteggiamento fideistico che aiuta i più ad accettarlo.
Tu puoi farlo, invece. Puoi accettare, tu che sei già lontano da qui. Da questo mondo, dal suo cinismo. Dalle sue inadeguatezze, compresa la mia di oggi.
Ti auguro il Bene. Ancora una volta, tradito dall’emozione, non so cosa dire.
Tu, di nuovo, sai benissimo di cosa sto parlando.
Buon viaggio, amico. Non ti immagino in nessun luogo in particolare. Credo che ora tu sia là dove le parole non hanno bisogno di parole.

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