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Elezioni 2013: i perché di un’astensione

premonizione di guerra civile

salvador dalì – premonizione di guerra civile

Perché non voglio essere complice (in)volontario di una classe dirigente che ha messo in ginocchio questo paese dopo averne depredato per anni le ricchezze culturali, sociali, intellettuali, economiche. E che ora ci chiama alle elezioni per giustificare lo scempio con il nostro voto.

Perché non mi sento rappresentato dal paravento degli interessi delle cooperative, né dai fautori di un’insensata austerity di stampo greco. Perché non mi rassegno all’idea che Balotelli valga due punti nei sondaggi, mentre i cervelli in fuga, i precari e i disoccupati non spostano un voto.
Perché sono stanco delle prospettive antistoriche di chi ha bisogno di ricrearsi un passato mitico (quanto illusorio) per giustificare un presente all’insegna del “noi contro di loro”. Perché non credo nel “noi contro di loro”, ma voglio e pretendo il “noi al servizio di tutti”.
Perché la politica non si fa con il camper e il santino dell’Opus Dei in tasca, né chiudendo un occhio sulla Fiat che fugge dall’Italia in cambio di una poltrona.

Perché non ho mai creduto nei predicatori televisivi. E perché ora non voglio fidarmi di quelli digitali, i cui proclami mi preoccupavano già in tempi non sospetti.  Perché per vent’anni abbiamo avuto una concessionaria di pubblicità al governo, e i risultati sono davanti agli occhi di tutti. Ora un’agenzia di marketing online sta rendendo ingovernabile questo paese. I risultati si vedranno tra qualche mese: di nuovo urne, oppure troika o governissimo.

Il mio non è disfattismo o apatia civile. È la serena constatazione di vivere in un paese che ha perso ogni difesa immunitaria. Al quale auguro di ammalarsi, ma sul serio: arrivare al punto di rottura, per poi riscoprire il proprio spirito e la propria vocazione. Civile, sociale, economica, politica.

È la voglia di camminare a testa alta. Di non sporcarsi. Di non illudersi.

Commenti (Facebook)

14 commenti
  1. bruniverso 25/02/2013

    Capisco il tuo sdegno, non ho votato per anni per quello stesso sdegno e penso d’aver sbagliato. La maggioranza elettorale è una piccola fetta d’Italia, l’Italia migliore non vota e questo non fa che peggiorare le cose. Vorrei saltasse tutto per aria. Come te vorrei il virus che ti stronca e poi però reagisci. Non ho paura del cambiamento, non abbiamo davvero nulla da perdere, ho paura che questo teatrino continui ancora. Ho paura che tutto resti così com’è, nuovi protagonisti, stesse dinamiche, basta.

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    • piero.babudro 25/02/2013

      capisco.. sono convinto che l’Italia migliore saprà reagire quando il virus sarà scoppiato del tutto. e non ci saranno 5 stelle che tengano.

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  2. luga 25/02/2013

    mah,a me l’astensionismo mi fa cagare quanto un voto fatto senza pensarci,non ho nessuna voglia di arrivare a spaccare vetrine per il cibo ne di farmi uccidere sempre per la fame,il voto forse non cambierà tutto il marcio ma il non voto è un anonimato che non serve a niente non aiuta e forse peggiora le cose,a questo punto preferisco uno che se ne fotte completamente, sta sul divano a sbronzarsi giorno e notte e ne fa una ragione di vita. lo considero moralmente superiore ad una persona intelligente che si nega alla comunità per una sorta di arrendevolezza.

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    • piero.babudro 25/02/2013

      capisco la tua posizione e mi fa piacere che tu abbia deciso di condividerla. non pensare che la mia scelta sia stata facile: ci ho pensato per un bel po’. unica cosa: la mia non è arrendevolezza, ma semplice constatazione che se le cose devono andare in un certo modo, allora lo facciano fino in fondo..

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  3. Luca Bove 26/02/2013

    Però arrivi al corto circuito che NON votando dai una mano alla maggioranza.
    Non votando e senza azione diretta l’astensione è inutile.
    E’ la responsabilità di Pilato.

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    • piero.babudro 26/02/2013

      “Non votando e senza azione diretta l’astensione è inutile”. Perfettamente d’accordo: io nel mio piccolo provo da sempre a cambiare quello che mi circonda (altrimenti avrei evitato questo post). Credo sia la più grande rivoluzione possibile.

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  4. lacamys 26/02/2013

    mi sono fatta le stesse domande ad ogni tornata, e ad ogni tornata ho scelto di votare. ho anche in passato annullato la scheda, come segno di protesta. Ho scelto di esercitare un diritto, di cui sono fiera e orgogliosa. Ho scelto di restare in questo Paese e non di andarmene, lasciandolo in mano a chi c’è da 20 anni. Perchè spero che sarà chi resta sulla barca a salvarlo, non chi cerca un altro porto per salvare solo se stesso.

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    • piero.babudro 26/02/2013

      vero, ho scelto di restare più o meno per lo stesso ragionamento che fai tu. sempre che non trovino motivi più forti della mia convinzione per indurmi ad andare (anche se credo che qui o lì farebbe poca differenza).

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  5. Mousse 26/02/2013

    Il fatto è che ha vinto la comunicazione e non il contenuto.
    Uno ha parlato di cosa voleva fare (campato per aria o meno non ci interessa al momento).
    L’altro di quel che voleva disfare.
    Il terzo s’è limitato a dire che non andava bene niente di quello che dicevano gli altri.

    Due di queste scelte, comunicativamente, funzionano. La terza no.

    Il peggio è che nessuno ha pensato ai contenuti: la strada mal comunicata era probabilmente la meno campata per aria.

    No, non votando non dai una mano alla maggioranza. Se annulli la scheda o non vai è uguale. Il voto non conta.

    Ma tranquilli, tra due mesi rivoteremo.

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    • piero.babudro 26/02/2013

      perfettamente d’accordo. oramai votare è una scelta fatta totalmente di pancia: motivo per cui un italiano su tre oggi crede in una non-sinistra, uno su tre in un imbonitore televisivo, uno su quattro in un comico e nell’agenzia che gli dà da vivere.

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  6. andreacreativo 26/02/2013

    Ciao Piero,
    mi dispiace leggere questo post dopo le elezioni…
    Personalmente, pur rispettando la scelta di ognuno, ritengo profondamente sbagliata l’astensione.
    Il voto è un diritto ma anche un dovere finché si fa parte di una comunità, di un popolo, di una nazione, fin quando chi sarà al governo del Paese prenderà decisioni che influiranno profondamente anche sulla tua vita. Non voglio usare frasi fatte e luoghi comuni ma tant’è.

    Sinceramente non riesco a credere che, chi fa questa scelta, non sia consapevole del fatto che la sua azione ha un peso uguale se non maggiore di un voto che si possa ritenere dato alla “parte sbagliata”.

    A mio avviso chi non vota esprime un voto preciso e più “grave”. Non è affatto un (non) voto di protesta ma un (non) voto che implica una importante responsabilità nel risultato elettorale.

    Non colpevolizzo nessuno anche perchè viviamo in un momento di confusione e di mancanza di prospettive positive, se non altro a breve termine, ma spero vivamente che la prossima volta farai una scelta diversa, la tua, anche se forse non la riterrai la scelta perfetta ma comunque la migliore…

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    • piero.babudro 26/02/2013

      dispiace anche a me essere stato portato a questa scelta, su cui ho meditato un bel po’. il punto è che non mi sono concessi diritti, non almeno tutti quelli tipici di un qualsiasi paese normale del XXI secolo. questo paese annaspa a i partiti, tutti, sono diventati dei comitati d’affari. quindi non mi sento in dovere verso nessuno. se un giorno qualcosa o qualcuno avrà la forza di farmi cambiare idea, sarò il primo a festeggiare 🙂

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      • Fabio 27/02/2013

        Caro Piero, comprendo e condivido pienamente la tua astensione. Per gli stessi motivi, anche io mi sono astenuto dal voto negli ultimi anni, considerando il mio voto come una sorta di verginità. Ritengo il voto un dovere ma anche (e soprattutto) un diritto: dopo tutto ci sarà un motivo se lo chiamano “diritto di voto” e non “dovere di voto”?! Dove sta scritto che DEVO partecipare alla vita di una comunità perchè le decisioni prese in quella comunità ricadranno pure su di me? Non sta scritto da nessuna parte che devo per forza dare il mio voto. In alcuni casi potrebbe trattarsi anche di prostituzione intellettuale! Il giorno in cui, forse, incontrerò (ma ne dubito) una rappresentanza partitica che rispecchi a 360 gradi le mie idee politiche allora quel giorno sarò lieto di lasciarmi andare in un’orgia elettorale. Questa è e rimarrà una mia opinione.
        Alla luce di quanto detto e di questo astensionismo per nulla menefreghista non possiamo fare altro che accettare il voto del popolo. Soprattutto di quello lombardo, che pare abbia una capacità eccezionale nel dimenticare facilmente gli sfaceli recenti del malgoverno ciellino e leghista (collusioni con ‘ndrangheta, voto di scambio, casi di corruzione nell’eccellenza della sanità lombarda, ecc…).
        Più passa il tempo e più mi convinco che forse la politica non è una scienza esatta, almeno in un paese come il nostro. Mi spiace, ma devo ammettere che Berlusconi (che davo ahimè erroneamente per politicamente morto) è stato ancora una volta più bravo di tutti in un aspetto preciso: leggere i bisogni immediati della gente comune e regalare sogni sottoforma di promesse elettorali (per quanto irrealizzabili). E’ sempre mancata una visione politica lungimirante in questo paese. Ed è forse il motivo per cui il populismo da noi attecchisce così facilmente.
        In sostanza mi sembra di vivere in un romanzo di Murakami. L’altra sera, accendendo la tv per seguire la diretta per le elezioni, devo essere precipitato nell’anno 2Q13. Una dimensione dove il confine tra sogno e realtà diventa sempre più effimero.

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        • piero.babudro 27/02/2013

          Trovo molto vera questa tua analisi. L’italiano medio dimostra di avere la memoria molto corta e di affidarsi ai caporioni, anche quando collusi con la peggiore malavita. Io con quell’italiano medio non ho niente da spartire.

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