1
Set

Essenziale

C’è un aereo che mi aspetta domani. Il primo del mio particolare anno che inizia il primo settembre e termina il primo agosto. Vedrò Linate svegliarsi a stento, con l’occhio mezzo spento e le rughe del cuscino ancora lì, appiccicate sulla guancia.
Poche valigie attorno e tante ventiquattrore, mentre si compie il ciclico rito del cappuccino consumato in piedi al bancone e un mare di mozziconi riempie il posacenere all’entrata delle Partenze. Viaggio. Il viaggio inizia e, con esso, il carosello di volti che incroci una volta ogni tanto e ti pare quasi di conoscere. Per lavoro. Archiviata una parentesi di spiagge da incanto, dolcezza infinita e chilometri, torno a percorrere geografie familiari, muovendomi acrobaticamente sul filo del rasoio del fare e della scadenza più o meno imminente. Il sole, almeno per oggi, ha deciso di splendere sulle nostre teste, inaugurando il mese delle ripartenze nel migliore dei modi, quasi se si sentisse in dovere di restituirci tutti i raggi tolti in estate tra un temporale e una coperta tirata fuori dall’armadio in fretta e furia alle tre del mattino.

L’immagine dell’aereo si incrocia e si incastra con un’altra, che risale a qualche giorno fa. Stavolta non sono in ufficio ma in mezzo alle montagne del comasco, gli occhi socchiusi, la concentrazione al massimo e l’immobilità della meditazione. La brezza si fa strada tra gli abeti ed è subito un fischio remoto che si pronuncia e racconta la storia della valle. Un verso sordo, forse un gallo cedrone, fa per rompere l’inerzia avvicinandosi a noi. Lo sento spostarsi verso destra, ripetersi ancora un paio di volte e poi, sempre da lontano, restare fisso in un punto, come in attesa. Nemmeno il gracchiare di un motorino riesce a distrarmi dall’ascolto: lo lascio passare attraverso come se provenisse dal vuoto in direzione di un altro vuoto. Gli ultimi borbottii del cielo ci ricordano del temporale che poche ore prima ha scosso la valle, movimentando una notte altrimenti iniziata con le chiacchiere da bar e poi costellata di sogni. Il rintocco di una campana sbatte contro la montagna, laggiù verso il luogo dove dovrebbe esserci un osservatorio astronomico. È il segnale che la sessione mattutina sta per concludersi, ma è anche il momento in cui d’un tratto sento la mia voce interiore sussurrarmi con naturalezza “Occupati solo dell’essenziale”. Così, secca, senza tanti preamboli né costruzioni mentali: come se provenisse da un vuoto diretta verso un altro vuoto. Lo prendo come un importante monito alla vigilia del mio particolare 31 dicembre, che per me cade il 31 agosto. Capire come affrontare un percorso, dopotutto, fa parte del cammino stesso. Da un vuoto verso un altro, con me l’essenziale e alle mie spalle tutto ciò che rallenta o non serve più.

 

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2 commenti
  1. Velia 01/09/2014

    mi sei mancato, segnalezero 🙂

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