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	<description>Blog a cura di Piero Babudro</description>
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		<title>Il valore del silenzio (e del rispetto)</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 17:23:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Non sempre in Rete va tutto per il verso giusto. Anzi. Ci sono casi in cui ti chiedi seriamente il perché delle cose. Il Web 2.0: terreno di condivisione, partecipazione, analisi.
Confronto. Confronto informato, intendo, perché i contenuti su un qualsiasi argomento ci sono, e in abbondanza, quindi chiunque può spendere un poco del suo tempo e attingere a decine di fonti di informazione autorevoli.
Ora, di fronte alla tragedia della Costa Concordia abbiamo assistito all’esatto contrario. La Rete – o, meglio, parte di essa &#8211; si è lanciata in una gara ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/silenzio_rispetto/">Il valore del silenzio (e del rispetto)</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sempre in Rete va tutto per il verso giusto. Anzi. Ci sono casi in cui ti chiedi seriamente il perché delle cose. Il Web 2.0: terreno di condivisione, partecipazione, analisi.<br />
<strong>Confronto. Confronto informato, intendo, perché i contenuti su un qualsiasi argomento ci sono, e in abbondanza, quindi chiunque può spendere un poco del suo tempo e attingere a decine di fonti di informazione autorevoli.</strong><br />
Ora, di fronte alla tragedia della <strong>Costa Concordia</strong> abbiamo assistito all’esatto contrario. La Rete – o, meglio, parte di essa &#8211; si è lanciata in una gara collettiva a sciorinare opinioni, analisi, commenti e considerazioni dettate spesso più dalla voglia di inserirsi nel fiume della conversazione e, quindi, apparire. Vecchia pratica, peraltro ben nota a chi di blog e blogosfera se ne intende: si individua un tema forte che ha scosso l’opinione pubblica, e si produce uno o più articoli/post di commento, che aggiungono pochissimo (se non nulla) ai fatti, ma servono a guadagnare qualche visitatore in più e sistemarsi nelle nicchie giuste del motore di ricerca o dei social network.</p>
<p>Spiace molto notare che in questa trappola si sono infilati esperti del Web e blogger molto stimati, i quali avrebbero fatto meglio, a mio modo di vedere, ad aspettare qualche giorno in più prima di scrivere. Non sono così ingenuo da pensare che la cosa sia nata in modo più o meno inconsapevole. Il rapporto con trend di conversazione e motori di ricerca è una vecchia bestia di Internet. Ci si muove come si può, specie oggi che la visibilità è tutto.</p>
<p><strong>Ma cosa siamo disposti a fare per la visibilità? Di tutto, pare.</strong> I soccorsi non avevano ancora quantificato vittime e dispersi, i cadaveri stavano ancora in fondo al mare, che già qualche furbetto se ne usciva con le sue teorie sulla gestione della comunicazione online da parte di <strong>Costa Crociere</strong>. Certo, le case histories sono un tema importante che per noi addetti ai lavori costituisce parte integrante dell’aggiornamento professionale. Ma non sarebbe stato più corretto e decoroso aspettare eventuali sviluppi della situazione e, a bocce ferme, scriverne? Magari quando l’impatto emotivo della vicenda fosse scemato un po’?</p>
<p>E invece no, è proprio questo il trucco. <strong>In un Paese di commissari tecnici pare accettabile che, mentre le famiglie piangono le loro vittime, la magistratura cerca di fare il suo lavoro e i giornalisti e opinionisti della tv si danno danno alla tragedia un tocco &#8220;trash&#8221;, ci sia spazio anche per chi non ha meglio da fare che analizzare la risposta di Costa Crociere e la sua reattività in fatto di “crisis management”.</strong></p>
<p>C’è chi sosterrà: “<em>Beh, io l’ho fatto per informare i miei lettori e dare un servizio</em>”. Scusa debole, due volte. La prima perché lavoro in questo campo da troppo tempo per non conoscere i meccanismi tipici delle conversazioni online. Appunto, si individua un “tema forte” e lo si usa per promuovere il proprio blog, infilandosi in una conversazione online che in quel momento promette bene a livello di numeri e visibilità. La seconda perché basta notare la pochezza di informazioni fornite per rendersi conto dei veri fini dell’iniziativa.</p>
<p>Mi sono confrontato con alcuni amici e colleghi. Pare sia normale comportarsi così, anche se molti digrignano i denti come sto facendo io mentre scrivo. Bene, io a questa normalità, a questo paese di commissari tecnici e opinionisti improvvisati non mi arrendo. E preciso: scrivo questo post dopo giorni di riflessione. Avevo deciso di non toccare l’argomento, sebbene nauseato dal bla bla che è seguito alla tragedia dell&#8217;Isola del Giglio. Se ne scrivo è solo come forma di sfogo personale, orgoglioso di sapermi ancora indignare di fronte al cinismo e alla superficialità.</p>
<p>Tutto qui: è una questione di decenza. E a volte il silenzio è la miglior forma di rispetto.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/silenzio_rispetto/">Il valore del silenzio (e del rispetto)</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Scrittura Web @ IED Comunicazione</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 18:38:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ho iniziato una nuova esperienza nel ruolo di docente.  Si è tenuta infatti oggi la prima lezione del corso in Scrittura Web 1 presso l’Istituto Europeo di Design di Milano. Sette incontri da tre ore ciascuno, da qui fino ad aprile prossimo, per gli studenti che &#8220;da grandi&#8221; vogliono fare i Copywriter.

Mestiere affascinante. Ottimo per chi ama giocare (ma mai perdersi) tra le parole e muoversi in quel sottile territorio che accomuna narrazione, persuasione, creatività, informazione, comunicazione e marketing.
Sulle spalle del redattore pubblicitario (Copywriter fa più “cool”, ma in fondo di ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/scrittura_web_ied_comunicazione/">Scrittura Web @ IED Comunicazione</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho iniziato una nuova esperienza nel ruolo di docente.  Si è tenuta infatti oggi la prima lezione del corso in <strong>Scrittura Web 1</strong> presso l’<strong><a href="http://www.ied.it/" target="_blank">Istituto Europeo di Design</a> di <a href="http://www.ied.it/milano/home" target="_blank">Milano</a></strong>. Sette incontri da tre ore ciascuno, da qui fino ad aprile prossimo, per gli studenti che &#8220;da grandi&#8221; vogliono fare i <strong>Copywriter</strong>.<br />
<a href="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2012/01/words_copywriter.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-1047" title="copywriter" src="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2012/01/words_copywriter.gif" alt="" width="385" height="312" /></a><br />
Mestiere affascinante. Ottimo per chi ama giocare (ma mai perdersi) tra le parole e muoversi in quel sottile territorio che accomuna <strong>narrazione</strong>, <strong>persuasione</strong>, <strong>creatività</strong>, <strong>informazione</strong>, <strong>comunicazione</strong> e <strong>marketing</strong>.<br />
Sulle spalle del redattore pubblicitario (Copywriter fa più “<em>cool</em>”, ma in fondo di questo stiamo parlando) gravano non poche responsabilità. Lo dico non solo perché, da giornalista prima e da comunicatore poi, adoro il mondo della parola scritta e del messaggio che, da semplice intuizione, diviene una scintilla che serpeggia fino a palesarsi del tutto e, quindi, prendere forma. C’è di più: l’avvento delle nuove tecnologie digitali ha aperto a nuovi territori di comunicazione e relazione oggi in parte inesplorati. E quindi, al pari di altre professioni, il Copywriter si trova a vivere sulle proprie spalle il gioioso peso di questa rivoluzione tecnologica e sociale.</p>
<p>L’obiettivo di queste sette lezioni è fornire agli studenti tutta la formazione necessaria riguardante <strong>tecniche e strategie di produzione e condivisione di contenuti online e su social media</strong>.</p>
<p>Scrittura informativa, scrittura narrativa, scrittura creativa: tre mondi apparentemente lontani che si fonderanno nel più ampio recipiente della <strong>“scrittura digitale”</strong>.</p>
<p><strong>Scrittura Web</strong> parlerà di come ideare un blog, darsi una linea editoriale, ragionare sui contenuti. Quali tecniche di scrittura e quali suggerimenti mutuare da giornalismo, narrativa, pubblicità. Newsletter ed email marketing. Come scrivere un testo per un sito web. Cos’è un position paper e quali sono le buone norme per realizzarne uno efficace e fresco. E ancora: motori di ricerca, <strong>SEO Writing</strong> e <strong>SEO Copywriting</strong>. Come curare un profilo aziendale sui social network. Sms marketing e Mobile Communication.</p>
<p>Fondamentale per il buon esito del corso sarà iniziare a costruire un proprio stile di scrittura, malleabile eppure riconoscibile. Poca teoria, quella che basta per costruirsi le proprie mappe concettuali. Tanta pratica. Tanta, tanta pratica. Scrivere è un mestiere per chi ama sporcarsi le mani. Non è una novità, ma è buona norma ricordarlo.</p>
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		<title>Ford Credit: ovvero del Web e della gestione del cliente</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 16:36:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Non è una case history di quelle che entreranno nella storia. Non coinvolge milioni di consumatori, ma solo chi vi scrive. Tuttavia è interessante per capire cosa voglia dire attenzione al cliente e alle sue esigenze. Quelle esigenze che ci vengono sbandierate in spot, messaggi pubblicitari, telepromozioni e quant’altro ma che poi sono destinate a restare il più delle volte lettera morta.
Ad ogni modo riassumo i fatti.
Agosto 2011: decido di acquistare un’automobile. Riscatto di leasing, per essere precisi. Occorre sapere a quanto ammonta la cifra che il locatario deve alla ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/ford-credit/">Ford Credit: ovvero del Web e della gestione del cliente</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è una case history di quelle che entreranno nella storia. Non coinvolge milioni di consumatori, ma solo chi vi scrive. Tuttavia è interessante per capire cosa voglia dire attenzione al cliente e alle sue esigenze. Quelle esigenze che ci vengono sbandierate in spot, messaggi pubblicitari, telepromozioni e quant’altro ma che poi sono destinate a restare il più delle volte lettera morta.</p>
<p>Ad ogni modo riassumo i fatti.</p>
<p><strong>Agosto 2011:</strong> decido di acquistare un’automobile. <strong>Riscatto di leasing, per essere precisi.</strong> Occorre sapere a quanto ammonta la cifra che il locatario deve alla Casa e poi procedere con tutta la modulistica necessaria per effettuare il riscatto. Poi c’è un discorso di passaggio di proprietà, bollo e assicurazione: insomma, non mi voglio dilungare troppo, probabilmente è una procedura che conoscete molto meglio di me. Diciamo che i tempi fisiologici per gestire tutto quanto si aggirano attorno al mese.<br />
In realtà poi succede di tutto. Il locatario non si spiccia a passarmi le informazioni e i documenti necessari con i dovuti tempi. Quando li ricevo, sono già passati un paio di mesi e io sono già nervosissimo. Poi ci si mette pure una delle agenzie assicurative cui si appoggia <strong><a href="http://www.ford.it/Credit" target="_blank">Ford Credit</a></strong>, con tutta una serie di lungaggini di cui leggerete a fine articolo.<br />
Nel frattempo, potete capire che sono costretto a spostarmi in treno anche per la più piccola trasferta di lavoro. Non che sia un fanatico delle quattro ruote, anzi. Tuttavia, quando in ottobre, grazie a questi disguidi (e anche a Trenitalia, che non ci fa mai mancare i suoi simpatici disservizi), mi tocca passare una notte in sala d’aspetto alla Stazione di Bologna, ecco che scatta la rabbia.</p>
<p>Il giorno dopo, tornato in ufficio, scrivo un tweet dove critico pesantemente<strong> Ford Credit</strong> e il suo operato e gli prometto un post o un articolo di sputtanamento. Pochissimi minuti dopo vengo contattato dal loro account <strong><a href="http://twitter.com/#!/FordCredit" target="_blank">@FordCredit</a></strong>, che si scusa per l’inconveniente e mi comunica un indirizzo email dove poter indirizzare le mie lamentele.<br />
Scrivo la mail, mi rispondono con una mail di scuse. Ma la cosa non si ferma lì. Noto infatti che la mia pratica subisce una sensibile accelerazione e finalmente, in pochissimi giorni, riesco ad avere in mano tutti i documenti necessari per poter assicurare il veicolo e andarlo a ritirare presso il concessionario.</p>
<p><strong>Il 29 dicembre</strong>, a faccenda ampiamente conclusa, ricevo una raccomandata dal loro <strong>Ufficio Clienti</strong>, che ricostruisce tutta la vicenda (con qualche imprecisione) e attribuisce il disagio al ritardo con cui il locatario si è mosso.</p>
<p>Sono d’accordo, purtroppo ho avuto a che fare con una persona tanto simpatica quanto disordinata, e il resto è venuto da sé. Resta il fatto che, una volta effettuato il bonifico, e in attesa di ricevere informazioni da parte di <strong>Ford Credit</strong>, quasi nessuno dei suoi operatori ha saputo spiegarmi quali sarebbero stati i passi successivi. E’ stato solo grazie allo zelo di Alessandra che ho potuto essere aggiornato in modo puntuale sull’avanzamento della mia pratica (è la prima auto che acquisto, evidentemente non posso sapere tutto). Per non parlare dell’agenzia di assicurazioni di Roma, talmente professionale da cadere dalle nuvole a ogni mia richiesta, salvo poi girarmi parte dei documenti (attestato di proprietà) solo dopo le mie invettive, e comunque usando una email personale di uno dei dipendenti. Non ho capito se sono sprovvisti di email aziendale, a dire il vero ormai mi interessa poco.</p>
<p>Ad ogni modo, ho apprezzato molto lo sforzo dell’<strong>Ufficio Clienti</strong> (che ringrazio). Un ufficio in grado di monitorare in tempo reale la conversazione su <strong>Twitter</strong> e di intervenire tempestivamente risolvendo il mio caso. Occupandomi anche di Web Reputation, il professionista che è in me nota che hanno fatto un buon lavoro.</p>
<p>Insomma: pari e patta, diciamo.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/ford-credit/">Ford Credit: ovvero del Web e della gestione del cliente</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>The End of the Beginning</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 09:06:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Cari Maya,
non avendo un Babbo Natale cui scrivere (sono troppo grande), né un Santo in calendario cui affidare le mie parole (hanno smesso di ascoltarci molto tempo fa), metto nero su bianco e indirizzo a voi alcune riflessioni a celebrazione dell’anno che va a concludersi.
Secondo i vostri calcoli ci restano 52 settimane, o giù di lì. Poco meno di un anno per sorseggiare a dosi da cavallo quel gusto di stantio, precario, muffoso, vecchio e terminale che il mondo odierno si porta dietro. Sapete, c’è un che di parassitario in ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/maya_20112012/">The End of the Beginning</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari Maya,</p>
<p>non avendo un Babbo Natale cui scrivere (sono troppo grande), né un Santo in calendario cui affidare le mie parole (hanno smesso di ascoltarci molto tempo fa), metto nero su bianco e indirizzo a voi alcune riflessioni a celebrazione dell’anno che va a concludersi.<br />
Secondo i vostri calcoli ci restano 52 settimane, o giù di lì. Poco meno di un anno per sorseggiare a dosi da cavallo quel gusto di stantio, precario, muffoso, vecchio e terminale che il mondo odierno si porta dietro. Sapete, c’è un che di parassitario in quello che abbiamo davanti agli occhi: pochi individui privilegiati, tra cui l’umile mano che adesso vi sta scrivendo, i quali vivono (spesso loro malgrado) sulle spalle dell’80-90% della popolazione mondiale, drenando risorse materiali, energetiche, cognitive e spirituali per alimentare un sistema malato.</p>
<p>Un sistema che – ce lo dite voi, ma ce lo insegna anche l’attualità – sta esalando gli ultimi respiri. Fortunatamente. Ciò che verrà dopo probabilmente sarà migliore. Non è difficile fare meglio di così, diciamocelo, per cui partiamo pure avvantaggiati.</p>
<p>No no, niente fine del mondo e millenarismi vari. Siamo alla vigilia di un importante cambiamento che investirà la nostra vita in tutti i suoi aspetti. Anche perché il canto del cigno della nostra civiltà è già risuonato da tempo in tutto il suo struggente vigore. Ora è il momento di spulciare tra le macerie di questa modernità, guardare quello che di buono è stato fatto (e ce n’è molto), scartare tutto ciò che sa di spregevole. Poi, con il coraggio di sempre e quel pizzico di spregiudicatezza che non guasta mai, andare avanti senza zavorre.</p>
<p>Occorre però operare una sintesi di quanto siamo e siamo diventati. E per sintesi intendo il portarci dietro solo quello che serve veramente. Per questo motivo, vi prometto su ciò che ho più caro che farò di tutto per trattenere (a mo’ di promemoria permanente) la semplicità, la fermezza, il senso critico e l’altruismo. E anche quell’avventatezza che mi ha portato a fare determinate scelte in vita mia. Io sono il prodotto di ciò che ho deciso: ne sono conscio, e lo sapete bene anche voi.</p>
<p>Cari Maya, l’unico omaggio che vi chiedo è il seguente: fate in modo che io porti sempre con me questi doni. Sono essenziali per essere quello che voglio diventare, per essere prima di tutto io il cambiamento che voglio vedere nel mondo. Sono fondamentali per continuare a condividere frammenti di tempo con tutte le persone splendide che, con la loro presenza, rendono ancora più speciale il viaggio.</p>
<p>Ci risentiamo tra poco meno di 52 settimane. Mi troverete allo stesso posto: a scrivere, al computer, alla lavagna, in classe, in mezzo a milioni di byte che mediano lo sbocciare di relazioni umane nuove. Nel mio mondo virtuale, trasparente. Come sempre.<br />
Quel giorno, ne ho certezza, ci faremo una sana risata. I bruchi l’hanno scambiata per fine del mondo. Ma è farfalla, si sa.</p>
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		<title>Getty Images: accordo con Zazzle (e un DNA da media company)</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 13:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Getty Images e Zazzle assieme. L’annuncio dell’accordo tra l’agenzia e il portale che si occupa di vendita di prodotti personalizzati (tra cui t-shirt, calendari, adesivi) è di ieri e conferma la profonda transizione di Getty Images da azienda attiva nel campo della fotografia artistica e d’attualità a realtà tentacolare in profonda sinergia con i linguaggi del marketing e del digitale.

Nel dettaglio, la partnership prevede l’accesso tramite API da parte di Zazzle alle collezioni fotografiche di Getty Images e dei suoi content partner sportivi. Il tutto finalizzato alla realizzazione e stampa ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/getty_images_zazzle/">Getty Images: accordo con Zazzle (e un DNA da media company)</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Getty Images e Zazzle assieme. L’annuncio dell’accordo tra l’agenzia e il portale che si occupa di vendita di prodotti personalizzati (tra cui t-shirt, calendari, adesivi) è di ieri e conferma la profonda transizione di <strong>Getty Images</strong> da azienda attiva nel campo della fotografia artistica e d’attualità a realtà tentacolare in profonda sinergia con i linguaggi del marketing e del digitale.<br />
<a href="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2011/12/Getty_images-logo.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-1020" title="Getty_images-logo" src="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2011/12/Getty_images-logo.gif" alt="" width="200" height="200" /></a><br />
Nel dettaglio, la partnership prevede l’accesso tramite API da parte di <a href="http://www.zazzle.com/" target="_blank"><strong>Zazzle</strong></a> alle collezioni fotografiche di <a href="http://www.gettyimages.com/" target="_blank"><strong>Getty Images</strong></a> e dei suoi content partner sportivi. Il tutto finalizzato alla realizzazione e stampa di prodotti POD (print-on-demand). Si parla di più di 2.500 clienti nel mondo, oltre ad accordi con le principali federazioni sportive: Major League Baseball, Professional Golf Association, Ladies Professional Golf Association, Major League Lacrosse e altro ancora. E’ possibile visitare l’elenco all’indirizzo <a href="http://www.zazzle.com/prophoto" target="_blank"><strong>www.zazzle.com/prophoto</strong></a>.</p>
<p>Zazzle non ha un proprio sito italiano: ad ogni modo Getty non smentisce l’ipotesi di analoghe partnership nel nostro paese. Magari, ipotizzo io, più in sintonia con i gusti sportivi dei nostri connazionali.</p>
<p>Qualche settimana fa ho avuto modo di fare una chiacchierata con <strong>Stefano Fantoni</strong>, direttore vendite della sede italiana di Getty. Incuriosito dal cambiamento in atto, gli ho posto qualche domanda sul processo che ha portato Getty Images a diventare una media company.<br />
“La nostra evoluzione – ha spiegato Fantoni – è partita aggiungendo alla nostra offerta prodotti complementari eppure diversi dalla tradizionale fotografia. Ad esempio footage, musica, immagini di stile diverso provenienti dai nostri partner. Questo e altro ci ha portato a pensare come una media company. L’allargamento dell’offerta ha portato con sé una naturale espansione della base clienti, posto che ora la nostra mission non è più offrire solo fotografie, ma prodotti completi per coprire tutte le esigenze di chi lavora nel campo della comunicazione visiva”.</p>
<p>Fantoni ha fatto accenno a <a href="https://mm.gettyimages.com/mm/actions/login.do" target="_blank"><strong>Media Manager</strong></a>, la piattaforma web proprietaria che consente di archiviare file e materiale grafici a uso marketing. Oppure <a href="https://www.image.net/xads/actions/login.do" target="_blank"><strong>Image.net</strong></a>, strumento online che supporta le attività di comunicazione e ufficio stampa e viene utilizzato, tra gli altri, da case cinematografiche o di moda per condividere trailer, immagini di premiere, foto ad altissima risoluzione.</p>
<p>Per Getty Images il <strong>Web</strong> è un territorio conosciuto. “Siamo stati i primi in assoluto, nel nostro settore, ad andare online almeno una decina di anni fa – continua Fantoni. – E proprio il digitale è uno strumento in cui continuiamo a credere moltissimo: cerchiamo di sfruttare tutte le possibilità che ci vengono date e di seguire i trend”.<br />
Proprio per questo motivo i <strong>social media</strong> non vengono ignorati, anzi. Getty Images, tra le altre cose, ha all’attivo da due anni una partnerhsip con Flickr. “Un modo per valorizzare i fotografi e ampliare la collezione di contenuti di rilevanza locale, oltre che per entrare in contatto con i nuovi talenti che, come già accaduto, partendo dalla propria passione e dalla loro attività sui network digitali, possono iniziare a guadagnare e, magari, farsi conoscere”.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/getty_images_zazzle/">Getty Images: accordo con Zazzle (e un DNA da media company)</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Wazzap: il Web 2.0 incontra la televisione</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 14:06:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Che Web e Tv siano sempre più interconnesse non è una novità. Pensiamo alle dirette Twitter dei mondiali sudafricani, giusto per fare un esempio, ma anche a tutte le nuove tecnologie e alle ‘smart tv’ che oggi consentono un uso intelligente della televisione.
Il problema, semmai, è sapersi muovere in modo preciso in mezzo all&#8217;offerta di contenuti. Operazione non sempre facile, nemmeno per i più esperti. In questi giorni ho ricevuto notizia del lancio di Wazzap, portale che si propone come telecomando in chiave “social” (o guida elettronica 2.0, se vogliamo) ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/wazzap_web_televisione/">Wazzap: il Web 2.0 incontra la televisione</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che Web e Tv siano sempre più interconnesse non è una novità. Pensiamo alle <strong>dirette Twitter</strong> dei mondiali sudafricani, giusto per fare un esempio, ma anche a tutte le nuove tecnologie e alle ‘smart tv’ che oggi consentono un uso intelligente della televisione.</p>
<p>Il problema, semmai, è sapersi <a href="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2011/12/logo-wazzap_260x90.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1009" title="logo-wazzap " src="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2011/12/logo-wazzap_260x90.jpg" alt="" width="260" height="86" /></a>muovere in modo preciso in mezzo all&#8217;offerta di contenuti. Operazione non sempre facile, nemmeno per i più esperti. In questi giorni ho ricevuto notizia del lancio di <a href="http://www.wazzap.tv/" target="_blank"><strong>Wazzap</strong></a>, portale che si propone come <strong>telecomando in chiave “social”</strong> (o guida elettronica 2.0, se vogliamo) volto a riordinare tutta la programmazione delle <strong>Tv in streaming</strong> e <strong>video-on-demand</strong>. Film, sport, reality, fiction: tutto a portata di mano sul portale <a href="http://www.wazzap.tv/" target="_blank">wazzap.tv</a>.</p>
<p>Un ottimo servizio, che aiuta telespettatori e internauti a trovare i loro contenuti video preferiti, mettendo ordine in quella che è diventata un’offerta sempre più ricca ma confusa e frammentata. L’integrazione con <strong>Facebook</strong>, presente già al momento del login, permette non solo di consultare la programmazione web e le novità in arrivo, ma apre anche a tutta una serie di pratiche tipicamente “internettiane”: suggerire agli amici programmi ed eventi televisivi ritenuti interessanti, spulciare tra le loro ultime visioni, fare check-in, commentare film, serial e programmi.</p>
<p>Il progetto è supportato da <a href="http://digitalmagics.com/" target="_blank"><strong>Digital Magics Lab</strong></a> e <a href="http://www.gruppoespresso.it/" target="_blank"><strong>Gruppo Editoriale L’Espresso</strong></a> e coinvolge importanti retailer quali <strong>TvZap</strong>, <strong>Acetrax-Movies</strong>,<strong> iTunes</strong>, <strong>Rai</strong>, <strong>Pop-Corn</strong>, <strong>Movie on Demand</strong>, <strong>Streamit</strong>, cui presto si aggiungeranno altri nomi.</p>
<p>In attesa dei primi risultati dell’iniziativa, a <a href="http://www.linkedin.com/in/gioni" target="_blank"><strong>Luigi Gioni</strong></a>, co-fondatore e CEO di Wazzap.tv, va il mio personale e sentito ‘in bocca al lupo’.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/wazzap_web_televisione/">Wazzap: il Web 2.0 incontra la televisione</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;La fine del TG1. Da Veltroni a Minzolini&#8221;.</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 07:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;ho appena iniziato, ma già lo trovo molto interessante. Sto parlando di &#8220;La fine del TG1. Da Veltroni a Minzolini&#8220;, e-book a cura di Francesco Siliato, pubblicato in questi giorni sul sito del quotidiano Europa (questo il link per il download).
Un lavoro scorrevole e preciso, che racconta la storia del telegiornale dell&#8217;ammiraglia Rai e analizza i motivi per cui esso, nel mese di novembre, ha toccato il punto più basso della sua storia, parlando di share (e forse non solo..). Una débâcle annunciata, che per certi versi ha radici lontane. ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/minzolini-tg1-rai/">&#8220;La fine del TG1. Da Veltroni a Minzolini&#8221;.</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ho appena iniziato, ma già lo trovo molto interessante. Sto parlando di &#8220;<strong>La fine del TG1. Da Veltroni a Minzolini</strong>&#8220;, e-book a cura di <a href="http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/131427/la_fine_del_tg1_da_veltroni_a_minzolini" target="_blank">Francesco Siliato</a>, pubblicato in questi giorni sul sito del quotidiano <a href="http://www.europaquotidiano.it/   " target="_blank">Europa</a> (questo il link per il <a href="www.europaquotidiano.it/allegatidef/libroTG1131427.pdf?utm_source=europaquotidiano.it&amp;utm_medium=link-scarica&amp;utm_campaign=ebook-minzolini-14122011" target="_blank">download</a>).</p>
<p>Un lavoro scorrevole e preciso, che racconta la storia del telegiornale dell&#8217;ammiraglia Rai e analizza i motivi per cui esso, nel mese di novembre, ha toccato il punto più basso della sua storia, parlando di share (e forse non solo..). Una <em>débâcle </em>annunciata, che per certi versi ha radici lontane. In quel tempo, all&#8217;alba della modernità post-bellica, in cui televisione e politica iniziarono ad andare a braccetto, segnando l&#8217;ascesa di una sinergia a tratti pericolosa e di un potere catodico che nel berlusconismo ha avuto il momento clou.</p>
<p>&#8220;La fine del TG1. Da Veltroni a Minzolini&#8221; non fa mancare dati e cifre, che molto meglio dei miei commenti rendono lo spessore del libro. La fonte è poi autorevole: ricordiamo infatti che <strong>Francesco Siliato</strong> tra le altre cose è stato partner e socio fondatore di <strong>Studio Frasi</strong>, una delle principali realtà italiane operanti nel settore delle ricerche sui mezzi di comunicazione di massa e dello studio dell&#8217;audience televisiva e dei nuovi media.</p>
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<p><a href="http://www.segnalezero.com/minzolini-tg1-rai/">&#8220;La fine del TG1. Da Veltroni a Minzolini&#8221;.</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Timu: bollino blu per siti e blog. A me non convince..</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 17:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Un bollino blu. Per i blog, per Facebook, per i social network. Un bollino per garantire fonti imparziali e qualità dell’informazione, sulla base dei cari vecchi principi del giornalismo anglosassone.
L’ipotesi circola in Rete e sui giornali da qualche giorno. La scopro sul blog di Vittorio Pasteris: la cosa mi incuriosisce. Inizio a spulciare e leggo altri post interessanti (due su tutti:  TagliaBlog o il blog di Rudy Bandiera), poi salvo sul mio Instapaper la notizia de Il Fatto Quotidiano. Rileggo con calma e quindi, dopo un primo momento in cui ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/timu_bollino_blog/">Timu: bollino blu per siti e blog. A me non convince..</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un bollino blu. Per i <strong>blog</strong>, per <strong>Facebook</strong>, per i <strong>social network</strong>. Un bollino per garantire fonti imparziali e qualità dell’informazione, sulla base dei cari vecchi principi del giornalismo anglosassone.<br />
L’ipotesi circola in Rete e sui giornali da qualche giorno. La scopro sul blog di <a href="http://www.pasteris.it/blog/2011/12/12/i-blog-e-i-siti-con-il-bollino-di-timu/" target="_blank"><strong>Vittorio Pasteris</strong></a>: la cosa mi incuriosisce. Inizio a spulciare e leggo altri post interessanti (due su tutti:  <a href="http://blog.tagliaerbe.com/2011/12/blog-bollino-blu.html" target="_blank"><strong>TagliaBlog</strong></a> o il blog di Rudy Bandiera), poi salvo sul mio Instapaper la notizia de <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/10/blogger-bollino-codice-timu-buona-informazione/176697/" target="_blank"><strong>Il Fatto Quotidiano</strong></a>. Rileggo con calma e quindi, dopo un primo momento in cui mi ero ripromesso il silenzio, decido di intervenire nella conversazione.</p>
<p>L’idea del bollino di autocertificazione viene da <a href="https://timu.ahref.eu/" target="_blank"><strong>Timu</strong></a>, canale curato dalla <a href="http://www.ahref.eu/it" target="_blank"><strong>Fondazione Ahref</strong></a>, realtà presieduta da Luca De Biase e promossa dalla Provincia di Trento tramite la <a href="http://www.fbk.eu/it" target="_blank"><strong>Fondazione Bruno Kessler</strong></a>, realtà quest’ultima che si occupa a vario titolo di <strong>ricerca scientifica</strong> e <strong>tecnologica</strong>, <strong>studi umanistici</strong> <strong>e religiosi</strong>. Per ottenere il “bollino blu”, l’autore sottoscrive una dichiarazione pubblica di responsabilità e si impegna a seguire i principi di <strong>accuratezza</strong> dell’informazione prodotta, <strong>imparzialità</strong> nella presentazione dei fatti, <strong>indipendenza</strong> da interessi nascosti e da conflitti di interessi. E poi di <strong>legalità</strong>, ossia il rispetto del diritto alla privacy e delle norme a tutela dei minori, la protezione delle fonti secondo quanto stabilito dalla Legge, il rispetto dei diritti e delle libertà della persona.</p>
<p>Tutto ok. Astrattamente condivido il motivo ispiratore, ma ho i miei seri dubbi che questo esperimento possa funzionare e sinteticamente cercherò di spiegare perché.</p>
<p>1)    <strong>Di per sé è irrealizzabile</strong>. In qualche modo arriva tardi, a blogosfera già matura, e pretende di riscrivere processi relazionali online consolidati da anni e anni di pratica sul campo. E di sbagli. Inoltre, per essere efficace, dovrebbe essere condivisa non da una nicchia più o meno grande di blog e fonti di informazione online, ma dalla grande maggioranza dei lettori. I quali, tolte alcune eccezioni, non hanno finora mai posto l’esigenza di una 2.0sfera  a misura di codice deontologico per giornalisti.<br />
2)    <strong>Non assicura ciò che si promette di garantire</strong>. Non essendo (e meno male) una certificazione, bensì un’autocertificazione, non ci dà nessuna certezza sul futuro operato di una fonte di informazione una volta ottenuto il “bollino blu”. E quindi a che serve?<br />
3)    Quanto alle <strong>certificazioni</strong> in senso lato, di solito chi li assegna, distribuisce o patrocina è un ente super-partes, riconosciuto ufficialmente in quanto tale e autorizzato a farlo. In questo caso, la posizione (rispettabilissima, ci mancherebbe!) di Timu è quella di una tra le tante voci possibili. Da questo punto di vista, messo in questi termini il bollino ha un valore prettamente “simbolico”: parola che nel campo della comunicazione di massa spesso è sinonimo di “fuorviante”.<br />
4)    Attenzione a non confondere piani diversi. O meglio, <strong>non è detto che un blog sia sempre fonte di informazione così come intesa da un punto di vista giornalistico</strong>. Secondo me si sbaglia a equiparare in tutto e per tutto blog e giornali: il rischio è quello di prendere sonore cantonate, come quando si propone l’iscrizione di un blog al Registro degli Operatori della Comunicazione, oppure si prevedono per i blogger gli stessi doveri e le stesse sanzioni (ma non gli stessi diritti) dei giornalisti. Guardando la questione sotto un’altra luce, un blog o una pagina Facebook può tranquillamente decidere di contribuire alla conversazione online senza “fare informazione” da un punto di vista giornalistico, eppure questo non lo rende meno autorevole di un&#8217;altra fonte analoga che magari si comporta in modo diverso.<br />
5)    <strong>Piano legale.</strong> Quando Timu sostiene la necessità di “proteggere sempre le fonti finché la Legge lo consente” si muove su un territorio spinoso, mettendo sullo stesso piano situazioni molto diverse. Perché è vero che l’articolo 10 della Convenzione Europea afferma in sintesi che ogni persona, avendo diritto alla libertà di espressione, può comunicare e ricevere informazioni senza ingerenza da parte delle autorità, ma è altrettanto vero che il cosiddetto “segreto professionale” vale solo per i giornalisti (professionisti), i quali possono rifiutarsi di  rivelare le proprie fonti persino davanti a un giudice (articolo 200 del Codice di Procedura Penale). Poi, che questa sia una stortura tutta italiana dovuta alla presenza dell’Ordine dei Giornalisti, può essere anche vero. Ma è di sicuro un errore indurre qualche autore a comportarsi come se in grado di godere di tutte le tutele assegnate per Legge a un giornalista, quando invece non lo é. Di fronte a uno scoop, o a una notizia in grado di far tremare Palazzi e Consigli di Amministrazione, il cittadino non ha la stessa assistenza offerta al professionista dell’informazione, nemmeno da un punto di vista legale.<br />
6)    <strong>Parliamo di codici di condotta e di regolamenti</strong>. Dal Codice Deontologico, alla Carta di Treviso, passando per una miriade di sentenze e aggiustamenti, finanche al Codice Penale, <strong>esiste già un pacco così di norme, Leggi e disposizioni che regolano il “fare informazione” sulla base di dettami etici, legali, professionali. Basterebbe applicarli</strong>, cosa che non è possibile nemmeno all’interno del mondo dell’informazione “ufficiale”, dati una serie di meccanismi propri dell’Ordine, dei sindacati, delle Authority e, se vogliamo, dello stesso mondo dell’informazione.<br />
7)    <strong>Gli strumenti per discriminare una fonte online autorevole ci sono già.</strong> Si chiamano commenti, like, condivisioni, tweet e retweet. Si chiamano lettori, internauti.<br />
8)    <strong>Cui prodest?</strong> A chi conviene l’istituzione di questo bollino blu? Serve a farci parlare di qualcuno? Serve a dare visibilità ai promotori? Agli aderenti? Serve a dar vita al gruppone dei blog “autorevoli”, qualunque cosa voglia dire? Magari per farci un barcamp domani o una serie di conferenze? O costruire una case history? Non lo so, le mie sono solo domande. Però la curiosità resta.</p>
<p>Azzardo una proposta, nella speranza che queste mie critiche siano viste come tali, ossia costruttive.  Come ho già scritto all’inizio, condivido i principi, non la forma. <strong>Perché invece di un generico bollino, non diamo vita a una prassi condivisa, per cui una testata (organo di informazione riconosciuto dalla Legge) è tenuta a chiedere (e rendere pubblici sulle proprie pagine) eventuali rapporti di lavoro subordinati, parasubordinati o di tipo consulenziale di quei blogger chiamati a scrivere in qualità di esperti o opinionisti?</strong> Il lettore ne sarebbe avantaggiato: potrebbe ad esempio leggere l’articolo X del blogger Y, dove si parla molto bene dell’azienda Z, e sapere subito che Y è o è stato consulente di Z, soppesando quindi le parole dell’autore. E’ una prassi che andrebbe a difendere l’autorevolezza della testata, renderebbe un ottimo servizio al lettore, garantirebbe indipendenza e serietà delle fonti. Certo, è una proposta buttata lì, tutta da verificare in modo da capire forme, modalità e applicazione. Ma potrebbe essere un ottimo antidoto contro tutti quegli articoli, a metà strada tra l’informazione e il marketing mascherato, talvolta ospitati da testate, quotidiani, periodici e supplementi. È un’idea.</p>
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<p><strong>Update (19 dicembre 2011, ore 19.59):  giustamente mi fanno notare che il bollino proposto da Timu non è blu. E che probabilmente il concetto di &#8220;bollino blu&#8221; nasce per l&#8217;associazione erronea con il marchio delle più famose banane Chiquita. Probabilmente il giornalista de Il Fatto Quotidiano è caduto in questo lapsus (e io con lui, e mezzo Web con me) perché inconsciamente non crede molto alla proposta.<br />
</strong></p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/timu_bollino_blog/">Timu: bollino blu per siti e blog. A me non convince..</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Web Marketing e Communication @ Stogea</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 11:10:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>E&#8217; stato un mese di dicembre intenso, in cui ho avuto poco tempo per scrivere qualcosa qui su SegnaleZero. Ricomincio oggi la produzione di post, raccontandovi della mia esperienza di ieri come docente presso l&#8217;Executive Master di Stogea in Web Marketing &#38; Communication.
Invitato a parlare dal collega e amico Rudy Bandiera, tra le varie cose insegnante presso questo stesso Master, ho tenuto una lezione divisa in due parti. La mattinata è volata parlando di progettazione di architetture web e relativi documenti. Dall&#8217;idea al prototipo di sito (o portale, o blog, ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/web-marketing-comunicazione-stogea/">Web Marketing e Communication @ Stogea</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; stato un mese di dicembre intenso, in cui ho avuto poco tempo per scrivere qualcosa qui su SegnaleZero. Ricomincio oggi la produzione di post, raccontandovi della mia esperienza di ieri come docente presso l&#8217;<strong>Executive Master</strong> di <strong><a href="http://www.stogea.com/" target="_blank">Stogea</a></strong> in <strong>Web Marketing &amp; Communication</strong>.</p>
<p>Invitato a parlare dal collega e amico <a href="http://twitter.com/#!/RudyBandiera" target="_blank">Rudy Bandiera</a>, tra le varie cose insegnante presso questo stesso Master, ho tenuto una lezione divisa in due parti. La mattinata è volata parlando di <strong>progettazione di architetture web e relativi documenti</strong>. Dall&#8217;idea al prototipo di sito (o portale, o blog, o un web-video, o altro) abbiamo esaminato tutte le fasi che accompagnano la realizzazione di un progetto che risponda non solo al brief del cliente, ma ai bisogni reali del committente e degli utenti finali.</p>
<p>Quindi abbiamo visto assieme quali sono i &#8220;ferri del mestiere&#8221;, identificato e classificato servizi. Parlato di analisi competitiva. Spiegato in profondità l&#8217;importanza delle mappe concettuali. Analizzato l&#8217;importanza delle mappe (mentali e reali), dei Wireframe, dei Process Flow, dei documenti che servono a sintetizzare comportamenti e caratteristiche principali dell&#8217;utenza. E poi storyboard, storytelling, narrative report, scenari&#8230; fino alla presentazione finale del progetto.</p>
<p>Conclusa la mattinata, di per sé già bella impegnativa, dopo una pausa pranzo in cui non sono mancate domande, dubbi, curiosità e occasioni di confronto con gli studenti, siamo tornati in aula per parlare di <strong>Blog, Comunicazione e Pubbliche Relazioni</strong>, tracciando uno scenario (si potrebbe dire) &#8220;storico&#8221; di quanto accaduto nel nostro paese dall&#8217;avvento dei primi blog a oggi.</p>
<p>La conclusione di una splendida giornata, trascorsa assieme a una classe compatta, propositiva e preparatissima, è stata affidata ai <strong>cinque vecchi trucchi del mestiere</strong> (frutto di studio e di dieci anni di giornalismo) che spiego sempre a chi vuole comunicare, online come offline, in modo chiaro, conciso e persuasivo.</p>
<p>Si tratta di <strong>cinque &#8220;pilastri&#8221;</strong>, cui seguono degli esercizi fatti eseguire apposta concedendo allo studente pochissimo tempo a disposizione e strategicamente inseriti a fine giornata, quando &#8211; dopo 6-7 ore di lezione &#8211; uno tende a essere leggermente provato.</p>
<p>Sono rimasto impressionato positivamente dalla capacità degli studenti di trovare &#8220;una propria via&#8221; all&#8217;interpretazione di questi pilastri, volutamente astratti. <strong>Lungi da me, infatti, imporre i miei pattern mentali e operativi a chi mi ascolta: molto meglio spiegare le quattro-cinque &#8220;mosse&#8221; principali e lasciare che il resto venga da sé, frutto di impegno, tempo e dedizione.</strong> C&#8217;è molto di orientale in quest&#8217;ultima frase, me ne rendo conto: comunque questo è l&#8217;unico modo per consentire a uno studente (che prima di tutto è una persona) di migliorare rispettando le regole della buona comunicazione. Eppure, entro quelle regole, capirsi e capire qual è il proprio stile.</p>
<p>Che dire per concludere? Un&#8217;esperienza eccezionale. Un bel percorso collettivo di una giornata, che mi ha consegnato ottimi riscontri e spunti di riflessione.</p>
<p>E domani pomeriggio, sempre in tema di insegnamento (e di giornate intense..), concluderò il mio corso in &#8220;<a href="http://www.segnalezero.com/comunicazione-fondazione-milano/" target="_blank">Comunicazione e Web 2.0</a>&#8221; presso il <a href="http://www.fondazionemilano.eu/lingue/corsi/2011/master-lingue-e-relazioni-internazionali" target="_blank"><strong>Master in Lingue e Relazioni Internazionali</strong> </a>della <strong>Fondazione Milano</strong>.</p>
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<p><a href="http://www.segnalezero.com/web-marketing-comunicazione-stogea/">Web Marketing e Communication @ Stogea</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>SOS Tariffe: Adsl italiane &#8220;a due velocità&#8221;</title>
		<link>http://www.segnalezero.com/sos-tariffe-adsl/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 10:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Le Adsl italiane sono molto più lente di quanto dichiarato dagli operatori. Lo conferma SOS Tariffe, sito per la comparazioni di servizi Internet, telefonia mobile, energia e conti correnti nato nel 2008, che ha appena raggiunto le 200 mila rilevazioni totali con il suo tool Speed Test Adsl. I dati (c’era da aspettarselo) non sono incoraggianti: la maggioranza degli italiani che navigano in Rete si deve accontentare di velocità molto inferiori a quelle scritte nella bolletta.

Le offerte da 7 Mega non vanno oltre a un 3,75 Mbps di media. Quelle ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/sos-tariffe-adsl/">SOS Tariffe: Adsl italiane &#8220;a due velocità&#8221;</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le Adsl italiane sono molto più lente di quanto dichiarato dagli operatori. Lo conferma <strong><a href="http://www.sostariffe.it">SOS Tariffe</a></strong>, sito per la comparazioni di servizi Internet, telefonia mobile, energia e conti correnti nato nel 2008, che ha appena raggiunto le <strong>200 mila rilevazioni </strong>totali con il suo tool <strong><a href="http://www.sostariffe.it/adsl/test-velocita/">Speed Test Adsl</a></strong>. I dati (c’era da aspettarselo) non sono incoraggianti: la maggioranza degli italiani che navigano in Rete si deve accontentare di velocità molto inferiori a quelle scritte nella bolletta.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Le offerte da 7 Mega non vanno oltre a un 3,75 Mbps di media. Quelle da 20 Mega non superano i 7 Mbps.</strong> In sintesi è questo lo scenario descritto da SOS Tariffe. Poi, scorrendo i dati, emerge l’immagine di un paese in cui la qualità della connessione a Internet è distribuita a macchia di leopardo. Ecco i dati di alcune province (tra parentesi la velocità media): Trieste (4,684 Mbps), Genova (4,348 Mbps), Cagliari (4,484 Mbps), Livorno (4,453 Mbps), Aosta (4,294 Mbps), le prime della classe. Maglia nera invece per Crotone (2,725), Ragusa (3,125 Mbps), Teramo (3,184 Mbps), Rieti (3,098 Mbps) e Asti (3,132 Mbps).</p>
<p>“Per le connessioni a 7 Mega – spiega <strong>Alberto Mazzetti</strong>, amministratore delegato di SOS Tariffe – le velocità effettive di navigazione si attestano intorno ai 3.75 Mbps, con un andamento di lieve crescita rispetto all&#8217;inizio dell&#8217;anno, ma con una performance complessiva peggiore rispetto al 2010, anno in cui la velocità media si attestava intorno ai 4.08 Mbps”.</p>
<p><strong>Ma i dati peggiori arrivano dai servizi a 20 Mega</strong>, decisamente al di sotto delle promesse fatte da un marketing asfissiante. Le migliori perfomance nazionali si concentrano nelle province di Imperia (8,299 Mbps), Verona (7,939 Mbps), Massa (8,823 Mbps), Arezzo (8,589 Mbps), Carbonia (8,462 Mbps) e Torino (7,904 Mbps). Dati negativi invece per quanto riguarda Ferrara (5,760 Mbps), Macerata (5,451 Mbps), Mantova (4,558 Mbps), Ragusa (5,464 Mbps), e Perugia (5,028 Mbps).</p>
<p>Le medie regionali di conseguenza sono in linea con i risultati provinciali. Il dato migliore è quello della Toscana, con 7,278 Mbps, mentre quello peggiore si rileva in Umbria con 5,479 Mbps.</p>
<p>A migliorare, nel frattempo, sono le offerte commerciali. “Molti operatori – continua Mazzetti – si sono orientati verso offerte spalmate su due anni”, mentre vanno ricordate quelle One day, “promozioni molto competitive, sottoscrivibili nell’arco di 24 ore”.</p>
<p><strong>Va ricordato che l’analisi (appunto, 200 mila test effettuati su base volontaria dai residenti in 6.412 comuni) non è condotta su un campione statistico. Tuttavia i risultati sono comunque indicativi per una valutazione di scenario.</strong></p>
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