23
Mar

Geometrie

Prima c’è stato il Ticino. Instagram, diametri di vite opposte che hanno trovato inspiegabili punti di contatto. Gli scatti, i tag. IgersPavia che stava nascendo. Poi le sfide. I contest geometrici e io che intasavo di blu le foto. Il fiume continuava a lavare le nostre storie e, in mezzo alle parole, cominciava a intravedersi un frammento di futuro.
Le serate al Pozzo e ancora foto e tag, tag e foto, foto e tag. Ci siamo persi di vista perché l’autunno delle finanziarie e degli amori che esplodono ci ha costretto a correre ai ripari, arginando, tirando fiato. Arginando. Tirando fiato. Ringraziando per quello che c’è, desiderando quello che ci manca. E poi via, di nuovo nella bufera.

Rivedersi è stato come fare la conta degli edifici abbattuti dalla deflagrazione. Di nuovo sul Ticino, 2 marzo, a fotografare tralicci in bianco e nero. Poi due traslochi in contemporanea. Tu lasci il fiume per il lago, io svuoto casa e fotografo mazzi di chiavi che non mi serviranno più. Ci salutiamo, inizio a cucinare nelle tue pentole. L’estate passa tra telefonate interminabili e i consigli di chi c’è passato. Di chi sa di cosa parla. Di chi misura le parole e non si lascia mai contagiare dalla brama del consiglio gratuito, dall’eccedenza, dall’indulgenza, dall’euforia del già detto.

Poi arriva ottobre. E con esso la tregua da noi stessi. Le passeggiate in una Pavia umida e desolata. Guardare una pazza lanciare acqua ai passanti. La scacchiera ungherese. Si sacrificano re e regine come abiti troppo stretti, maciullati nell’armadio. Parlo al telefono, in tre mosse ti metto all’angolo. Ridiamo dell’angolo in cui siamo confinati. Pavia è un interregno, una pausa momentanea. “… e fuori, fuori la peste”.
Musica. Un posto dove seppellire gli stranieri. Hanno tutti la barba lunga da hipster, i decibel non ci danno tregua, io mi dimentico di dire che faccio il giornalista, monto sul palco, rubo il foglio con la scaletta dei pezzi. Il giorno dopo, sui Navigli, sordi. Si buca una ruota. In due, al parcheggio di Famagosta, a tirare madonne sul servizio clienti della Ford. Un vero schifo.

Il tempo passa. Si chiude il 2013 delle rivoluzioni. Mi consigli un maglione, mi presti una sciarpa perché la mia non si può vedere. Vado a cena da lei, agitato che nemmeno a quattordici anni. Resti sveglio per chiedermi com’è andata. Si ride e si pensa.
C’è il sole quando, camminando in riva al Lago di Garda, fotografiamo ogni angolo possibile e parliamo di due vite diametralmente opposte che hanno trovato – oramai è conclamato – fortissimi punti di contatto. Compro un profumo perché voglio farmi bello per la zita, mi faccio spennare. La casa di Maria Callas. Le Grotte di Catullo, rovine che paiono lontani aneddoti di macerie dimenticate. Tonnellate di aneddoti sconci. Ebbasta arginare e tirare il fiato, ora si sta ricostruendo. Dai!

Passa un anno, lo rincorre un altro. Tutto accelera, strisciano via i serpenti. A casa mia sono un turista. Ci passo solo il tempo necessario a progettare spostamenti, weekend, viaggi. Cavalli al galoppo. La primavera ci raggiunge presto trovandoci impreparati. Cambia tutto, come quando sul lago si fa vivo il vento delle sette di sera a trasformare un torrido pomeriggio nella freschezza di un tramonto blu.  Le speranze, le chiacchierate, i reciproci in bocca al lupo. Il treno della scorsa settimana. L’ennesimo in bocca al lupo, gli occhi lucidi. I mille e mille grazie che ti ho detto, tutti quelli che ancora non ho pronunciato. Abbiamo una vita davanti che ci attende. E abbiamo una vita per dirci grazie, districandosi tra diametri opposti e geometrie, fotografiche e di vita.

“Così una pagina lentamente si volta, si distende dalla parte opposta, aggiungendosi alle altre già finite, per ora è solamente uno strato sottile, quelle che rimangono da leggere sono in confronto un mucchio inesauribile. Ma è pur sempre un’altra pagina consumata, signor tenente, una porzione di vita.” (Dino Buzzati)

Commenti (Facebook)

Piero Babudro
Consulente per la comunicazione digitale e il Content marketing. Scrivo e aiuto i miei clienti a progettare narrazioni digitali che funzionano. Ho scritto per una decina di giornali digitali e non. Collaboro con aziende, professionisti, agenzie di marketing e comunicazione. Organizzo corsi di formazione in azienda e insegno presso l’Istituto Europeo di Design di Milano. Il mio libro "Manuale di scrittura digitale creativa e consapevole" illustra un metodo che prima non esisteva e che ti aiuterà a produrre contenuti di livello eccezionale. > bit.ly/scritturadigitale
1 commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo non sarà pubblicato. I campi richiesti sono contrassegnati*