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27 gennaio: tra Giornata della Memoria e memorie sepolte

Mi chiedo se dopo la Giornata della Memoria non ci sia bisogno di una Giornata di Compensazione. Giusto per scrollarsi di dosso un po’ di melassa retorica…
Si parla di memoria, ricordo, Shoah: parole e parole che rappresentano i tentativi dell’Europa di recuperare uno sguardo morale (e moralistico) su uno degli eventi più immondi della storia recente, l’Olocausto.
Il 27 gennaio, anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, dovrebbe rappresentare la commemorazione di tutte le vittime dell’Olocausto, ma “sta diventando il giorno della falsa coscienza della retorica”. Parole di Moni Ovadia, che riconosce (e non è difficile farlo) il grande equivoco sorto attorno alla Giornata della Memoria: limitarla al solo sterminio degli ebrei, dimenticando 500 mila rom e sinti, omosessuali, antifascisti, uomini di chiesa.
Si perde una grande occasione per il nostro continente e le sue traballanti istituzioni: riflettere collettivamente sugli stermini (e non sullo Sterminio), chiedendosi ad esempio se la Germania nazista è stata un isolato capriccio malefico della Storia o se la banalità del Male può replicarsi con altri tempi, altri contesti, altre facce e condizioni.

E poi perché parlare solo di Germania? Se dello sterminio di 11-13 milioni di persone ci colpisce soprattutto la gelida, meticolosa pianificazione e il gigantesco macchinario di morte allestito per portare a termine un compito osceno e aberrante, non vanno dimenticati altri compiti altrettanto osceni e aberranti. Dall’Africa coloniale occupata dagli italiani all’ex Jugoslavia, dal Ruanda ai gulag di Stalin, dai crimini delle dittature sudamericane sostenute da Kissinger a quelli della Cina partner d’affari dell’Occidente, dai “conflitti tribali” a tutto ciò che i media mondiali hanno declassato con etichette di vario tipo.

Il 27 gennaio va ripensato dalla testa ai piedi: deve diventare Giornata delle Memorie. Occorre che la scuola e le altre agenzie sociali diventino palestra per lavorare, seriamente, sui soggetti più giovani, in modo da far capire loro quali sono i germi da cui nascono razzismo, xenofobia, autoritarismo.
Occorre far capire che pace, diritti, dignità, uguaglianza non sono elementi che, una volta acquisiti, restano tali. Sono processi oggetto di continua mediazione. Va ribadito tutto ciò, perché chi pensa che l’Orrore sia stato fermato nel 1945 e che basti ricordarlo con un libro, un film, un mero minuto di silenzio commette un duplice errore: legge male il passato più oscuro e vergognoso e rischia di non riconoscerlo quando esso si ripresenta declinato al presente. E siccome si è già ripresentato più volte, è il momento di smetterla con le cerimonie e iniziare ad analizzare il presente e, con esso, tutti i piccoli olocausti che accadono. Oggi. Adesso. Dall’altra parte del mondo, sulla sponda opposta del Mediterraneo, oppure a pochi metri dalla porta di casa. Sarebbe un’operazione di un coraggio immenso. Siamo pronti? Cosa ci frena?

 

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2 commenti
  1. Velia 27/01/2014

    Condivido in pieno il tuo pensiero. Assistiamo ogni giorno a piccoli stermini; si pensi, ad esempio, alle donne sfigurate, mutilate, torturate, violentate, bruciate, uccise in Medio Oriente e in altri paesi asiatici (e non solo).

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    • piero.babudro 27/01/2014

      infatti, però quelli sono olocausti di serie B. e allora per loro nessuna giornata della memoria 🙁

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