29
Apr

"Il cambiamento che vuoi vedere nel mondo"

Ciao Simone, te l’avevo preannunciata al telefono ed eccola qua: la mia risposta al tuo post di qualche giorno fa, di cui consiglio fortemente la lettura. All’inizio sono stato tentato di commentare sul tuo blog, poi ho preferito una risposta più articolata.
Ci provo, perché al di là del tono forte, tocchi una serie di argomenti importanti, più complessi di quanto si possa immaginare e, a loro modo, stratificati.

In primo luogo: hai perfettamente ragione a chiamare Internet “la più grande rivoluzione della storia umana dopo la ruota” o “un paio d’ali che ha reso inutili le torri.” Perché é proprio così, punto! Ho l’umiltà di pensare che nemmeno io, a volte, mi rendo conto fino in fondo di quanto sia forte il cambiamento che la Rete ha introdotto nelle nostre vite. A un livello base, ha creato nuove forme di comunicazione e di diffusione del pensiero e della conoscenza. Molto più in profondità, ha gettato le basi per un nuovo modo di stare al mondo, di rapportarci al prossimo, di farci un opinione su un mondo sempre più complesso e frenetico. Insomma, un nuovo modo di “esserci” nel mondo. E contare qualcosa. Per capire la portata di questo fenomeno credo che ognuno di noi, addetto ai lavori o meno, debba fermarsi cinque minuti, guardare fuori dalla finestra e rifletterci bene. E se cinque minuti bastano, allora le conclusioni saranno sì rivoluzionarie, nel senso buono del termine.

Detto questo, io sviluppo un ragionamento parzialmente autonomo dal tuo. Prendendo per buono il riferimento ‘rivoluzionario’ a Internet, aggiungo che come ogni rivoluzione o cambiamento repentino abbia bisogno di alcune scosse di assestamento in corso d’opera. E queste scosse di assestamento, se vogliamo che il discorso sulla Rete non sia appannaggio esclusivo del marketing – voglio dire, quel marketing che di fatto mette a valore l’amicizia e che tu identifichi nell’immagine dei “tromboni” e dei “bocconiani” – devono provenire da chi Internet la vive sulla propria pelle, nel bene e nel male, ogni giorno. Come fai tu, come faccio io, come fanno milioni di persone che si sentono distanti anni luce dal negativo modello di pensiero che tu (con toni che non condivido del tutto… mai augurare di morire a qualcuno, manco al tuo peggior nemico) critichi.

E’ questa la grande sfida: cambiare. Cambiare questo cambiamento, se mi passi il gioco di parole. Cambiarlo per superarlo. Partiamo almeno dall’ambito degli addetti ai lavori, che almeno in Italia (e in questa Milano dell’apparire a tutti i costi) non vedo sempre contrapposti e divisi tra “vecchia guardia” e “nuove leve”. Qui leggo il passaggio più dolente del tuo messaggio: alcuni “nuovi” (molti? pochi? non lo so) si sono appiattiti su concetti e ragionamenti non necessariamente collegati alla Rete (Rete che, prima di diventare un fenomeno commerciale, ha vissuto e prosperato tranquillamente ignorando il concetto di Indice di redditività) ma al marketing e al soldo fine a se stesso. Peggio, hanno fatto loro una dimensione del 2.0 ‘salottiera’ e piena di ciance a vuoto, molto in voga almeno da un lustro. I soliti volti, le solite maschere, i soliti portavoce, i soliti intrallazzi, i soliti modi di fare.

Ritengo che il prossimo salto di qualità – il prossimo assestamento – sia trovare una qualche forma di equilibrio tra questi due approcci, il tuo/nostro e il loro, visto che la realtà dei fatti ci insegna che forma e sostanza non possono non coesistere. E’ un imperativo, questo, perché se è vero che la Rete ormai è business, e come tale ha bisogno di modelli per sostentare le realtà economiche nate grazie a essa, è anche vero che tutto il discorso relativo alle “pratiche di Internet” non può essere lasciato in mano solo a chi per dabbenaggine, furbizia o calcolo personale le sta trasformando nel surrogato di una sala da cocktail.

In mezzo mondo si usa la Rete per bucare l’indifferenza dei media tradizionali, per costruire rapporti sociali ex novo o per rafforzare quelli esistenti. Per fare web-radio o web-tv che parlano del territorio e delle sue contraddizioni. In Italia, paese dei più immobili, la sacrosanta aspirazione a una qualche forma di mobilità sociale ha portato all’assalto alla prateria digitale.
Tanti anni fa, quando c’era poco più di niente, questa prateria è stata intasata e negli anni ho visto costruire dal nulla una mini-intellighenzia digitale, famosa più per i party esclusivi e le blog-dinner cui ha partecipato che per meriti evidenti. Anche questo è un segno dei tempi: siamo una civiltà in piena decadenza, dopotutto, sono normali queste derive.
Però il vento sta cambiando, lo sai anche tu. E comunque con tutta questa parte “trendy” di Internet siamo giocoforza costretti a convivere nel migliore dei modi possibile, consci del fatto che alla prossima bolla sul piatto rimarranno i nostri contenuti e non le loro chiacchiere.

L’unico punto in cui non sono d’accordo é quando tu punti il dito su chi fino all’altro giorno non aveva l’Adsl. Mi spiego: non è un discorso di chi è arrivato prima e chi è arrivato dopo, sennò finiamo con l’assomigliare a quei tizi quarantenni sedicenti esperti di musica che quando gli fai ascoltare Amon Tobin ti ricordano che loro c’erano già prima di te e che il concetto di bossanova ce l’hanno chiaro in testa. Ricordati, il “potere” dell’essere “arrivato prima in Rete” è proprio uno dei motori che, invece di indebolire certa parte salottiera e markettara, la sta rafforzando. O almeno l’ha rafforzata in questi anni. Quante di queste persone conosciamo? Quante sono diventate famose tra virgolette solo per meriti anagrafici? Ecco, io ti dico: attento a questo ragionamento, perché ti potrebbe portare a difendere paradossalmente proprio parte di coloro che vuoi (passami il termine) attaccare.

Anzi, forse c’è un altro punto su cui ho i miei dubbi. Non fare l’errore di pensare (magari ho capito male io questo passaggio) che dentro ai colossi milionari del marketing ci sia il marcio e fuori le piccole realtà aziendali dell’innocenza e della purezza. Se c’è una cosa che ho capito di questo mondo, è che le qualità positive e negative sono distribuite in maniera diseguale. L’unico comune denominatore è che, nel bene e nel male, ci incappi sempre quando meno te l’aspetti. I peggiori squali che ho incontrato negli anni sono sempre stati i conigli cui qualcuno aveva messo in bocca i denti da squalo. Insomma, come dice un mio amico filosofo: “Sempre meglio avere a che fare con i cattivi, che con gli stolti.”

Detto questo, chiudo dicendo che ho apprezzato molto il tuo ragionamento o provocazione che dir si voglia. Perché? Perchè ho riso di gusto, perché é seria nel suo essere incazzata, oppure pare incazzata ma è stata scritta ridendo. Chi lo sa? Di certo mi ha fatto riflettere in modo nuovo su concetti su cui rimuginavo da tempo.
Che dirti ancora? Che ti auguro sinceramente di poter diventare il cambiamento che vuoi veder avvenire nel mondo. Per molti motivi: te lo meriti e forse ce lo meritiamo tutti.
Non sono parole mie, come sai, le prendo a prestito. Al momento non ne trovo di più adatte. Ciao! 🙂

Commenti (Facebook)

2 commenti
  1. Mushin 29/04/2010

    Come sempre ti ringrazio per aver condiviso il tuo ragionamento 🙂

    In realtà l’oggetto della mia provocazione non è il ‘vecchio’. Che brucerei testé senza tentativo di salvezza (come ho scritto con toni forti :D). Ma il destinatario della mia provocazione è proprio il ‘nuovo’. Il vecchio fa il suo ruolo, è il nuovo ad essere in difetto, troppo spesso appiattito sull’imitazione del vecchio o poco audace e radicale nell’esprimere la sua carica di rottura.

    Fra qualche tempo anche il nuovo sarà vecchio e cederà il passo a qualcos’altro, ma è dal rapporto dialettico fra i due che scaturisce una qualche utilità per tutti, non dall’affermazione di uno dei due sull’altro.

    Sono quindi molto contento del discorso che hai sviluppato e che ho letto con attenzione: lo scopo era proprio quello di stimolare alternative, solo la presenza di alternative ci rende ricchi, a mio avviso.

    Un abbraccio.

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    • piero.babudro 12/05/2010

      sono d’accordo con te. speriamo che questa alternativa al ‘vecchio’ (ormai stantio) modo di fare arrivi presto, grazie anche all’impegno che – nel nostro piccolo – ci mettiamo. ricambio l’abbraccio!

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