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Giu

Mille foto su Instagram

Mille di questi giorni, si dice. No? Beh, dipende da quali giorni. Ci sono giorni che prima passano, meglio è. Comunque, oggi posso dire mille di queste foto. Sarà un’inezia, un particolare di quelli non troppo degni di finire agli onori delle cronache, ma sono arrivato a mille foto su Instagram. Da qui l’idea di un post “ad personas”, nel senso che è idealmente dedicato alle persone che più di tutte hanno condiviso con me questa passione.

Le foto, dicevo. Formato quadrato, colori vintage e filtri sparati al massimo per correggere la poca tecnica. Ma non è questo il punto. Ricordo ancora, luglio 2012, l’invito a partecipare al primo Instawalk tenutosi a Pavia, una passeggiata con amici, blogger e colleghi alla scoperta del centro storico.
Ricordo di aver scaricato Instagram il pomeriggio stesso. In realtà si trattava di un secondo approccio. Avevo fatto qualche prova l’estate precedente, ma non mi aveva convinto.
Non ero riuscito a trovare un mio modo per “dire” ciò che mi interessava dire attraverso la fotografia via iPhone. In realtà, non avevo ancora compreso il potenziale narrativo di questo social network, o almeno quel tipo particolare di potenziale narrativo che serviva a me.
Non ci misi molto a innamorarmi. L’Instawalk mi è servito come momento di confronto con gli altri e con le loro immagini (e non sto parlando di Instagram in senso stretto). Poi, nei giorni successivi, ho avuto modo di tornare a quei soggetti che erano stati la mia passione anni prima, quando per un po’ di tempo avevo adoperato una scassatissima compatta. Tralicci, nuvole, strutture geometriche, particolari, primi piani. Monumenti, specialmente chiese. Le asimmetrie. Alberi. E ancora alberi. Di nuovo, alberi e rami. Meglio se in controluce.

Dicevo, le immagini sono solo inquadratura e divertimento. Forse anche un modo per cristallizzare il pensiero e trasformarlo in un altrove degno di uscire dalla testa e dal cuore, così da smetterla di restare lì appollaiato e pesare. Il resto sono persone, sguardi, risate, silenzi, passeggiate, nuotate. Spigoli. Musica. Film. Frasi importanti. Persone, di nuovo, ancora. Tutte le persone che ho incontrato in questi mesi di Instagram, durante mille foto ordinate come mille capitoli di un’unica storia; persone che incidentalmente compongono la colonna portante degli scatti. Corfù, l’Appennino piacentino, il Ticino, l’Adriatico. Pavia, Milano, la Toscana, Monfalcone, Trieste. La Minerva, il Duomo, San Michele. I mondi mai abitati. Foto che più si guardano più belle diventano. E poi i dettagli. I gruppi che hanno gentilmente offerto i testi come accompagnamento di molte immagini: Tool, Depeche Mode, Alice in Chains, A Perfect Circle, Soundgarden, The Twilight Sad, Editors, Portishead, Filter, Bjork, Massimo Volume, Helmet, Paul Banks. PJ Harvey, quella di “Stories from the city, stories from the sea”: ottima da ascoltare la sera, tra un Brannan, un Earlybird, un Sutro.

È vero. Bisognerebbe recuperare la giusta distanza e trattare le cose per quello che sono. Sono mille foto, dopotutto, e solo questo. Ma il punto è che sono mille punti di partenza, o arrivo, da e verso i momenti e le persone. E allora forse sono qualcosa di più di mille foto. Sono mille respiri, mille battiti, mille perché. Ogni tanto mi capita di scorrere a ritroso il mio profilo Instagram. Scopro immagini che non ricordavo nemmeno di aver scattato, ma appena le vedo ricordo esattamente la circostanza, il contesto. Leggo i commenti e vedo che dietro alla copia digitale della Polaroid ci sono rapporti umani. Cose vere, altro che foto digitali. E allora tutto torna vivo, pulsante, vitale, nuovamente interpretabile. Sincero, di quella sincerità che per sua natura schiva la quotidianità e le sue gabbie.
Una volta, durante un corso di scrittura, si diceva che se qualcosa o qualcuno ci obbliga alla memoria (si stava parlando del 25 aprile, non chiedetemi perché), occorre fare molta attenzione: perché è quello il momento in cui l’oblio rischia di diventare un lusso. Dico ciò perché forse le foto, le “pictures of you”, sono un modo per coniugare – in maniera indiretta – ricordo e oblio. Guardare alla giusta distanza, dicevo, recuperarla. Anche attraverso una banale immagine, se questa serve a ravvivare, tenere traccia, lasciar scorrere il tutto pur trattenendo solo ciò che serve. A ricordarsi di come siamo, com’eravamo e di come crediamo di meritare di essere. A sentire Casa, che non è un luogo.
Ricordare per non accorgersi troppo tardi di aver dimenticato, complice la fretta e le corse in mille tracciati ondivaghi e sbilenchi, presi dalle solite cose.
Potessi conferire alle mie foto il dono della parola, vorrei far dire loro qualcosa a proposito di questo ‘quasi anno’ trascorso su Instagram. E direbbero: “Già, non lo dimenticheremo mai”.

L’ho scritto dappertutto. Ho disseminato le parole in mille pezzi di canzoni e libri. In mille foto e mille sorrisi. E forse anche nei tag che più sento appartenervi: #igersitalia #igerspavia #igersmilano #igerstrieste #igersfvg #igerssicilia #tuscanygram

E ancora:
#instamood #friends #life #love

Commenti (Facebook)

Piero Babudro
Consulente per la comunicazione digitale e il Content marketing. Scrivo e aiuto i miei clienti a progettare narrazioni digitali che funzionano. Ho scritto per una decina di giornali digitali e non. Collaboro con aziende, professionisti, agenzie di marketing e comunicazione. Organizzo corsi di formazione in azienda e insegno presso l’Istituto Europeo di Design di Milano. Il mio libro "Manuale di scrittura digitale creativa e consapevole" illustra un metodo che prima non esisteva e che ti aiuterà a produrre contenuti di livello eccezionale. > bit.ly/scritturadigitale
17 commenti
  1. c4antonio 24/06/2013

    se a cornice di questo ottimo post mettevi una foto realizzata con instagram allora ti meritavi la “lode” 😀

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  2. @elisacortello 24/06/2013

    Sono felice di questo post, sono felice dell’Instawalk di Pavia a cui entrambi abbiamo partecipato e sono felice di aver conosciuto un gruppo come il nostro.
    Splendido post.

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  3. Guido 18/07/2013

    Bellissimo post <3

    Rispondi
  4. Pingback: Social Media Downsize. Capitolo 2: Instagram

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