13
Mar

Italia 150: riflessione sull’incontro promosso dal quotidiano L’Unità

L’iniziativa di una diretta video accompagnata dalla discussione sui social network mi è sembrata molto interessante, soprattutto nella parte che ha riguardato il rapporto tra social media e impegno civile.

Sono dell’idea che le reti sociali possono fare da vettore di partecipazione in quei paesi emergenti dove le forme di potere democratico non sono ancora consolidate. Nei paesi come teoricamente è il nostro, ossia caratterizzati da forme mature (verrebbe da dire senescenti) di democrazia e da una fase tardo-consumistica o post-consumistica dell’economia, essi diventano uno dei fattori che spostano l’impegno civile e politico dal reale al network, virtualizzandolo. Da qui l’equivoco – o almeno la contraddizione che sento molto forte, specie tra i miei coetanei – di un attivismo virtuale che spesso assume forme diverse dalla tradizionale mobilitazione di piazza. Non credo che sempre questi due elementi debbano andare a braccetto: il primo può essere il catalizzatore del secondo, ma per mille motivi non si tratta di un meccanismo automatico.

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Tornando all’incontro di oggi, non sono d’accordo con chi parla di “autoreferenzialità trita” a opera di persone definite “sporadici blogger“. O meglio, se c’è stata, si è trattato di autoreferenzialità che non nasce oggi. Parliamoci chiaro: una consistente parte di giornalisti si sta rendendo conto dei dieci anni buoni di ritardo accumulati nei confronti di chi, tipo noi, vive concetti come Internet e Innovazione sulla propria pelle, 24 ore al giorno. E quindi prova a metterci delle pezze, anche organizzando incontri come quello odierno, dove non è difficile notare una certa approssimazione, a partire dallo streaming che viene e va, ma allo stesso tempo va riconosciuta la buona volontà e l’impegno.

Quanto all’autoreferenzialità, mi permetto di definirla una dimensione congenita della conversazione in Rete. Specie nel nostro paese, dove alcuni blogger e influencer della prima ondata si sono costruiti una reputazione parlandosi addosso, spesso del nulla. Impossibile pensare che non abbiano influenzato indirettamente lo stile di conversazione di molti tra quelli che sarebbero venuti dopo. Il mio modesto parere è che per capire nel suo complesso il fenomeno di una certa autoreferenzialità della blogosfera occorrerebbe ragionare di questo chiacchiericcio diffuso e delle innegabili piccole lobby virtuali che ha creato negli anni. Solo che questo è argomento tabù, inutile nasconderlo. Lo sa bene chi frequenta con una certa assiduità le discussioni apertesi nel tempo qua e là su alcuni social network.

Quella di oggi resta un’iniziativa molto buona, sia a livello di contenuti che di “peso specifico” delle persone ospiti.

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