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Giu

Da Jodorowsky alle Pubbliche Relazioni: intervista a LivingUp.it

Se avete adorato il libro “La trama della realtà” di David Deutsch o pensate che il detto “due cuori e una capanna” sia una grande stronzata (cit.) allora questo è il post che fa per voi.

Domani sarò a Milano per una giornata originale quanto intensa. Presso il Teatro San Babila, infatti, si terrà un seminario di psicomagia con il regista e scrittore Alejandro Jodorowsky. Un tipo di evento cui generalmente è abbastanza difficile partecipare dato che i biglietti vanno a ruba nel giro di poche ore. Invitato dagli organizzatori – l’agenzia milanese LivingUp, una startup delle Pubbliche Relazioni – ho avuto modo di porre un paio di domande a Diego Leone, curatore dell’evento, owner di LivingUp e ottimo conoscitore del maestro Jodorowsky.
In un’afosa mattinata di giugno, nella Milano che si aggroviglia dietro all’Arco della Pace e sfugge al caldo rifugiandosi in Parco Sempione, ho chiesto a Diego un paio di informazioni sul suo nuovo progetto.

Diego, qual è l’idea base che ti ha portato a fondare LivingUp?
Che la realtà dipende dal punto di vista dell’osservatore. L’osservazione e l’intenzione creano il mondo che ci circonda, e questo è particolarmente vero se pensiamo che questo mondo è sempre più spesso mediato dalla comunicazione. Per questo motivo ritengo che comunicare sia un mestiere in cui ci vuole una sana dose di “etica”, nella sua accezione più ampia, e perciò LivingUp ha fatto sua la filosofia del “dare per ricevere”. Come agenzia siamo nati da esperienze precedenti, tra cui Unconventional Project.

I vostri servizi?
Eventi, grafica, siti web, applicazioni Mobile, ufficio stampa, social media marketing. Abbiamo appena attivato un programma di formazione manageriale interno. Ci concentriamo di più su eventi e clienti collegati a un ampio concetto di “benessere” e di crescita spirituale. Tuttavia, non vogliamo dimenticare che viviamo in una realtà ben definita: che non è quella spesso propinata da alcuni seguaci delle filosofie orientali, ma il mondo occidentale così come lo conosciamo. Per questo motivo, ci avviciniamo al mondo del benessere non con un approccio “freak” ma con personalità e professionalità. Spesso le realtà che si occupano di benessere guardano solo al lavoro svolto a budget zero: non capiscono che la comunicazione è una professione che richiede professionisti preparati. Agire altrimenti significa glorificare il benessere come concetto astratto, mortificando le capacità del professionista in quanto persona.

Dalle tue affermazioni vedo che LivingUp è un progetto che si basa su valori molto sentiti, prima ancora che sull’idea di fare business…
Certo. Puoi citare questa frase: bisogna smettere di pensare che benessere sia sinonimo di fricchettone e iniziare a pensare che il detto “due cuori e una capanna” sia una grande stronzata. Spesso, purtroppo, eventi culturali di questo tipo sono trattati e comunicati senza tener conto della realtà in cui viviamo. Manca, diciamo, un approccio scientifico negli eventi che si vanno a raccontare. Faccio un esempio: noi stiamo lavorando a un progetto di Festival dedicato alla fisica quantistica che andrà ad abbracciare altre discipline, quali ingegneria, meccanica, scienza, spiritualità, arte. L’obiettivo è trovare punti di collegamento e sinergie tra le materie, spiegando che fanno parte di un unico grande sapere.

Benessere e comunicazione: è possibile coniugare questi due termini?
Sì, a patto che ci sia una comunicazione alla pari, tra adulti, e non la classica comunicazione “compra questo, leggi questo”, tipica del rapporto adulto-bambino. I media tradizionali si sono sempre comportati così, ecco perché oggi il loro modello funziona sempre meno.

“When we use normal language we can defend ourselves because our society is a linguistic society, a semantic society. But when you start to speak, not with words, but only with images, the people cannot defend themselves.”  (Alejandro Jodorowsky)

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