12
Apr

La risposta di Report

Su questo blog, ho parlato di opposti estremismi. Da un lato la superficialità della puntata di Report sul Web 2.0, dall’altro una serie di prese di posizione esagerate e faziose di cui francamente condivido poco o nulla.

La telenovela sembra non fermarsi qui, soprattutto dopo una risposta che non fa che esacerbare gli animi. La classica risposta di chi, incapace evidentemente di ammettere un proprio sbaglio, elenca quelli degli altri. Le parole della collega Stefania Rimini (che trovate qui e che incollo in fondo al post) continuano a non promuovere nessun tipo di dialogo o confronto.
In più, rifiuto categoricamente questo tipo di velata accusa di “fancazzismo”, che rispedisco volentieri al mittente. Un mittente cui fino a ieri riconoscevo un 50% di buona fede ma che ora, a questo punto e dopo queste affermazioni, ha perso oltre al mio credito una buona occasione per tacere.

“In seguito alla nostra puntata del 10 aprile “Il prodotto sei tu” (dedicata ai social network e alla privacy, sicurezza e libertà in rete) ci saremmo aspettati una mobilitazione del “popolo della Rete” italiano in difesa della libertà d’espressione su Internet, visto che l’Autorità garante delle comunicazioni sta ancora conducendo audizioni al riguardo e il momento giusto per farsi sentire è adesso. Invece, nessuno ha mosso un dito per digitare una mail di protesta. Ci saremmo aspettati ancora di più una mobilitazione in difesa del soldato Bradley Manning, che sta rischiando la vita accusato di tradimento, in nome della libera circolazione delle informazioni – qualsiasi informazione – in Rete. Invece no, la mobilitazione non è “salvate il soldato Manning”, ma “salvate il soldato Zuckerberg”. Potenza della Rete. Ci torneremo su, come di consueto, nel prossimo aggiornamento”.

Commenti (Facebook)

2 commenti
  1. claud bohm 12/04/2011

    Una risposta sensata (intendo quella di Stefnia Rimini).
    Non capisco questa levata di scudi contro una puntata di Report che ripeteva cose già dette e ridette da molti sulla rete.
    Forse sentire le stesse cose in tv fa un effetto diverso…

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  2. piero.babudro 12/04/2011

    Sulla levata di scudi ho avuto da ridire pure io sul primo post 😉
    La risposta della collega sa tanto di: “Ci avete deluso, vi credevamo al servizio dell’informazione libera e invece state con le multinazionali”.

    A parte che questo impianto, pro o contro le multinazionali, è manicheo e quindi lo rifiuto in quanto tale, la Rimini dimostra di non sapere – ad esempio – che molti tra quelli che hanno criticato la puntata di Report sono molto attivi sui fronti da lei citati. E questo è un primo punto: poi, che io possa provare tutta la solidarietà umana possibile nei confronti del soldato Manning, ma allo stesso tempo avere le mie sane riserve su Wikileaks e sul suo metodo, questo è un altro discorso che ci porterebbe lontano.

    Le risposte sensate non si fanno, ma questa è di nuovo una mia opinione, insultando velatamente l’interlocutore.

    Tornando a Report, la mia posizione è espressa nel primo post: puntata dedicata a un pubblico ampio e generalista, e quindi superficiale per forza di cosa e non in un’accezione negativa. Costruita sulla base dell’assunto “fare soldi sul Web é sconveniente”, e qui già siamo nel campo dell’intellettualmente scorretto. Poi, reazioni a catena spropositate e in parte ingiustificate da parte di certa blogosfera. E una risposta (e un tono) che francamente la collega e la redazione si potevano risparmiare. Non é lavorare a Report che ti rende depositario della verità ultima. Anzi.

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