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Giu

Una voce al telefono…

Il mio ricordo personale di Margherita Hack si concentra in una serie di telefonate avvenute nella primavera del 2005. Stavo scrivendo un pezzo sul Centro di Identificazione ed Espulsione di Gradisca d’Isonzo, aberrante struttura di detenzione per migranti che tuttora si porta dietro uno strascico di polemiche su diritti umani, appalti e presunte associazioni a delinquere.
In quel periodo le manifestazioni davanti ai cancelli si susseguivano incessanti, così come le cariche della Polizia a manifestanti pressoché pacifici e inermi. Margherita Hack, oltre a condannare pubblicamente la presenza sul territorio di quello scempio umano e morale che è il Cie, aveva partecipato a diversi presidi di protesta contro la struttura, prima e unica – forse – tra gli intellettuali della regione Friuli Venezia Giulia.
Naturale quindi telefonarle per chiederle il classico virgolettato, che poi sarebbe finito nel mio articolo. Rispose lei direttamente, nessun centralino o segretaria. Rimasi stupito della cosa e feci un po’ fatica a spiegarle con ordine chi fossi.
“Bene, ho capito”, rispose senza tanti orpelli.
“Ok, allora quando è disponibile per l’intervista”.
“Subito no?”, con tono diretto, non scortese.

Le tre domande che avevo preparato divennero il pretesto per ulteriori chiacchierate sul Cie, sull’immigrazione, sul Nord Est, sul Friuli Venezia Giulia e sulla sua particolare situazione sociale e umana. Non un luogo, quanto un passaggio verso altri luoghi.
Avevo lasciato casa da meno di un anno: facile intuire come le sue parole mi siano rimaste incollate addosso. Lo sono anche adesso mentre scrivo di lei ricordandone con gratitudine l’umanità, l’impegno civile e politico e l’enorme contributo dato al progresso, alla scienza e alla collettività tutta; le sue lotte per la libertà, la legalità e l’uguaglianza delle persone; il suo convinto ateismo e la naturale avversione a ogni tipo di dogma mentale e spirituale.
Perdiamo uno scienziato unico, ma soprattutto una donna irripetibile. Animalista, vegetariana, anticapitalista… sono solo alcune delle parole con cui la stanno commemorando.
Io preferisco ricordarmi di lei anche come di una voce al telefono che, parlandomi di galassie, nazismi, repressione, diritti umani, emigrazione ha saputo scuotere le corde più nascoste di quella parte del mio animo che, ancora oggi, si sente un migrante.

 

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