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	<title>SegnaleZero &#187; marketing</title>
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	<description>Blog a cura di Piero Babudro</description>
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		<title>Experience the Infinity: Asus alla Design Week Milano</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 07:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>SegnaleZero ha il piacere di ospitare Manuela Lavezzari, Marketing Manager di AsusTek per l&#8217;Italia. A lei il compito di descriverci la partecipazione dell&#8217;azienda alla Design Week di Milano, in programma da domani al 22 aprile. 


L&#8217;infinito è il tema con cui Asus ha scelto di essere presente nelle giornate della Design Week di Milano presso lo spazio QuattrocentoMQ in zona Tortona. Il concept deriva dal tema a cerchi concentrici delle cover degli ultrabook Zenbook, simbolo che è sintesi di perfezione e compiutezza, equilibrio e armonia tra gli elementi e che, ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/asus-design-week-milano/">Experience the Infinity: Asus alla Design Week Milano</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/asus-design-week-milano/' addthis:title='Experience the Infinity: Asus alla Design Week Milano '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><strong>SegnaleZero ha il piacere di ospitare Manuela Lavezzari, Marketing Manager di AsusTek per l&#8217;Italia. A lei il compito di descriverci la partecipazione dell&#8217;azienda alla Design Week di Milano, in programma da domani al 22 aprile. </strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p>L&#8217;infinito è il tema con cui <strong>Asus</strong> ha scelto di essere presente nelle giornate della <strong>Design Week</strong> di <strong>Milano</strong> presso lo <strong>spazio QuattrocentoMQ</strong> in zona Tortona. Il concept deriva dal tema a cerchi concentrici delle cover degli ultrabook <strong>Zenbook</strong>, simbolo che è sintesi di perfezione e compiutezza, equilibrio e armonia tra gli elementi e che, in una suggestiva ambientazione dai richiami Zen, sottolinea in maniera evocativa la bellezza, l’eleganza, la ricerca dei materiali e del design delle numerose proposte presentate.</p>
<p>Da sempre l’azienda percorre un cammino volto a perseguire la perfezione tecnologica ed estetica attraverso una costante attenzione all’innovazione e al design per creare una reale empatia con gli utenti. Il <strong>“Design thinking”</strong> di <strong>Asus</strong> parte dalle persone, ponendo gli individui al centro della progettazione, per sviluppare soluzioni che rispondano a esigenze sempre nuove, definendo scelte legate alla ricerca di nuovi valori, in linea con il proprio stile di vita e in grado di offrire al contempo infinite possibilità. La <strong>Design Week</strong> è per <strong>Asus</strong> il palcoscenico ideale per consentire al grande pubblico di toccare con mano il risultato del nostro impegno.</p>
<p>La location scelta da <strong>Asus</strong> per la presenza al <strong>Fuorisalone 2012</strong> si caratterizza per una scenografia di forte impatto emotivo. Il visitatore viene accolto in un’atmosfera dove l’infinito si manifesta in un concerto di elementi che delineano un’esperienza che intende coinvolgere i sensi e offrire una percezione di equilibrio e armonia, mentre lo spazio circostante si amplia, si dilata e diventa infinito. I visitatori avranno la possibilità di apprezzare una dimensione tecnologica inedita ed originale, sperimentando da vicino le novità di casa <strong>Asus</strong>. Dalla semioscurità affiorano e si palesano, come immagini evocative, le più recenti creazioni Asus, conferma e tangibile espressione dell’impegno dell’azienda sul fronte dell’innovazione. E da qui è breve il passo a un’atmosfera dai richiami Zen che, facendo da cornice e sfruttando la relazione tra spazio e infinito, consente di sottolineare la bellezza e l’eleganza che vestono la tecnologia più avanzata, evidenziando la scelta di materiali pregiati e la ricercatezza del design, elementi essenziali e distintivi dell’intera, vasta gamma dei prodotti firmati <strong>Asus</strong>.</p>
<p>Tutto questo si esprime e sintetizza negli <strong>Ultrabook</strong> della serie <strong>Asus Zenbook</strong>, capaci di fondere in un unico prodotto ricerca estetica, eccellenti prestazioni, rispetto per l’ambiente e superiore qualità audio, ma anche nella famiglia di tablet <strong>Asus Transformer Pad</strong>, che rinnova il fortunato concept dell’originario <strong>TF101</strong> e del successivo <strong>Prime</strong>, ampliando ulteriormente la gamma di proposte basate sull’innovativa filosofia di prodotto “2 in 1”, fino ad arrivare all’attesissimo <strong>Asus PadFone</strong>, sorprendente e avanzatissima soluzione tecnologica in grado di trasformarsi da smartphone a tablet e addirittura notebook in un istante, grazie all’impiego delle apposite <strong>PadFone Station</strong> e <strong>PadFone Station Dock</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Disclaimer: il contributo che avete appena letto NON è stato pubblicato in base ad accordi pay-per-post o simili. E&#8217; la libera scelta di ospitare una professionista che stimo. Trovo doveroso precisarlo, visto che si parla anche di prodotti consumer.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/asus-design-week-milano/">Experience the Infinity: Asus alla Design Week Milano</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Sms e marketing: non solo una questione di principio</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 12:19:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[telecomunicazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Prima arriva una telefonata dalla Tim. L&#8217;azienda propone questa nuova &#8220;promozione&#8221;, TimXTuttiMessaggi, che consiste in una settimana di sms gratis a 0 euro. Dato che non vengono fornite ulteriori informazioni e che la promozione sembra tutto sommato innocua, si finisce con l&#8217;accettare.
Passa una ventina di minuti. Arriva un Sms che informa dell&#8217;attivazione di TimXTuttiMessaggi. E qui la sorpresa: offrono, come detto al telefono, una settimana di Sms gratis. Poi però allo scadere dei sette giorni, l&#8217;offerta si rinnova automaticamente al costo di 1 euro a settimana. Chi vuole recedere deve ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/sms_marketing/">Sms e marketing: non solo una questione di principio</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/sms_marketing/' addthis:title='Sms e marketing: non solo una questione di principio '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
			instapaper_embed( "http://www.segnalezero.com/sms_marketing/", "Sms e marketing: non solo una questione di principio", "" );
		//--></script></span><p>Prima arriva una telefonata dalla <strong>Tim</strong>. L&#8217;azienda propone questa nuova &#8220;promozione&#8221;, <strong>TimXTuttiMessaggi</strong>, che consiste in una settimana di sms gratis a 0 euro. Dato che non vengono fornite ulteriori informazioni e che la promozione sembra tutto sommato innocua, si finisce con l&#8217;accettare.</p>
<p>Passa una ventina di minuti. Arriva un Sms che informa dell&#8217;attivazione di <strong>TimXTuttiMessaggi</strong>. E qui la sorpresa: offrono, come detto al telefono, una settimana di Sms gratis. Poi però allo scadere dei sette giorni, l&#8217;offerta <strong>si rinnova</strong> <strong>automaticamente</strong> al costo di 1 euro a settimana. Chi vuole recedere deve chiamare il 119, e quindi &#8211; aggiungo io &#8211; sorbirsi le lungaggini tipiche dei call center.</p>
<p>E&#8217; vero che 1 euro a settimana è una cifra irrisoria, soprattutto a fronte della possibilità di spedire un gran numero di Sms. E&#8217; anche vero che il cliente andrebbe informato in modo completo di tutte le caratteristiche dell&#8217;offerta prima di aderire e non in un secondo momento, con un Sms che sa tanto di mezzuccio.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/sms_marketing/">Sms e marketing: non solo una questione di principio</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Getty Images: accordo con Zazzle (e un DNA da media company)</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 13:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[web 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Getty Images e Zazzle assieme. L’annuncio dell’accordo tra l’agenzia e il portale che si occupa di vendita di prodotti personalizzati (tra cui t-shirt, calendari, adesivi) è di ieri e conferma la profonda transizione di Getty Images da azienda attiva nel campo della fotografia artistica e d’attualità a realtà tentacolare in profonda sinergia con i linguaggi del marketing e del digitale.

Nel dettaglio, la partnership prevede l’accesso tramite API da parte di Zazzle alle collezioni fotografiche di Getty Images e dei suoi content partner sportivi. Il tutto finalizzato alla realizzazione e stampa ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/getty_images_zazzle/">Getty Images: accordo con Zazzle (e un DNA da media company)</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/getty_images_zazzle/' addthis:title='Getty Images: accordo con Zazzle (e un DNA da media company) '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
			instapaper_embed( "http://www.segnalezero.com/getty_images_zazzle/", "Getty Images: accordo con Zazzle (e un DNA da media company)", "" );
		//--></script></span><p>Getty Images e Zazzle assieme. L’annuncio dell’accordo tra l’agenzia e il portale che si occupa di vendita di prodotti personalizzati (tra cui t-shirt, calendari, adesivi) è di ieri e conferma la profonda transizione di <strong>Getty Images</strong> da azienda attiva nel campo della fotografia artistica e d’attualità a realtà tentacolare in profonda sinergia con i linguaggi del marketing e del digitale.<br />
<a href="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2011/12/Getty_images-logo.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-1020" title="Getty_images-logo" src="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2011/12/Getty_images-logo.gif" alt="" width="200" height="200" /></a><br />
Nel dettaglio, la partnership prevede l’accesso tramite API da parte di <a href="http://www.zazzle.com/" target="_blank"><strong>Zazzle</strong></a> alle collezioni fotografiche di <a href="http://www.gettyimages.com/" target="_blank"><strong>Getty Images</strong></a> e dei suoi content partner sportivi. Il tutto finalizzato alla realizzazione e stampa di prodotti POD (print-on-demand). Si parla di più di 2.500 clienti nel mondo, oltre ad accordi con le principali federazioni sportive: Major League Baseball, Professional Golf Association, Ladies Professional Golf Association, Major League Lacrosse e altro ancora. E’ possibile visitare l’elenco all’indirizzo <a href="http://www.zazzle.com/prophoto" target="_blank"><strong>www.zazzle.com/prophoto</strong></a>.</p>
<p>Zazzle non ha un proprio sito italiano: ad ogni modo Getty non smentisce l’ipotesi di analoghe partnership nel nostro paese. Magari, ipotizzo io, più in sintonia con i gusti sportivi dei nostri connazionali.</p>
<p>Qualche settimana fa ho avuto modo di fare una chiacchierata con <strong>Stefano Fantoni</strong>, direttore vendite della sede italiana di Getty. Incuriosito dal cambiamento in atto, gli ho posto qualche domanda sul processo che ha portato Getty Images a diventare una media company.<br />
“La nostra evoluzione – ha spiegato Fantoni – è partita aggiungendo alla nostra offerta prodotti complementari eppure diversi dalla tradizionale fotografia. Ad esempio footage, musica, immagini di stile diverso provenienti dai nostri partner. Questo e altro ci ha portato a pensare come una media company. L’allargamento dell’offerta ha portato con sé una naturale espansione della base clienti, posto che ora la nostra mission non è più offrire solo fotografie, ma prodotti completi per coprire tutte le esigenze di chi lavora nel campo della comunicazione visiva”.</p>
<p>Fantoni ha fatto accenno a <a href="https://mm.gettyimages.com/mm/actions/login.do" target="_blank"><strong>Media Manager</strong></a>, la piattaforma web proprietaria che consente di archiviare file e materiale grafici a uso marketing. Oppure <a href="https://www.image.net/xads/actions/login.do" target="_blank"><strong>Image.net</strong></a>, strumento online che supporta le attività di comunicazione e ufficio stampa e viene utilizzato, tra gli altri, da case cinematografiche o di moda per condividere trailer, immagini di premiere, foto ad altissima risoluzione.</p>
<p>Per Getty Images il <strong>Web</strong> è un territorio conosciuto. “Siamo stati i primi in assoluto, nel nostro settore, ad andare online almeno una decina di anni fa – continua Fantoni. – E proprio il digitale è uno strumento in cui continuiamo a credere moltissimo: cerchiamo di sfruttare tutte le possibilità che ci vengono date e di seguire i trend”.<br />
Proprio per questo motivo i <strong>social media</strong> non vengono ignorati, anzi. Getty Images, tra le altre cose, ha all’attivo da due anni una partnerhsip con Flickr. “Un modo per valorizzare i fotografi e ampliare la collezione di contenuti di rilevanza locale, oltre che per entrare in contatto con i nuovi talenti che, come già accaduto, partendo dalla propria passione e dalla loro attività sui network digitali, possono iniziare a guadagnare e, magari, farsi conoscere”.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/getty_images_zazzle/">Getty Images: accordo con Zazzle (e un DNA da media company)</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Timu: bollino blu per siti e blog. A me non convince..</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 17:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Un bollino blu. Per i blog, per Facebook, per i social network. Un bollino per garantire fonti imparziali e qualità dell’informazione, sulla base dei cari vecchi principi del giornalismo anglosassone.
L’ipotesi circola in Rete e sui giornali da qualche giorno. La scopro sul blog di Vittorio Pasteris: la cosa mi incuriosisce. Inizio a spulciare e leggo altri post interessanti (due su tutti:  TagliaBlog o il blog di Rudy Bandiera), poi salvo sul mio Instapaper la notizia de Il Fatto Quotidiano. Rileggo con calma e quindi, dopo un primo momento in cui ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/timu_bollino_blog/">Timu: bollino blu per siti e blog. A me non convince..</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/timu_bollino_blog/' addthis:title='Timu: bollino blu per siti e blog. A me non convince.. '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p>Un bollino blu. Per i <strong>blog</strong>, per <strong>Facebook</strong>, per i <strong>social network</strong>. Un bollino per garantire fonti imparziali e qualità dell’informazione, sulla base dei cari vecchi principi del giornalismo anglosassone.<br />
L’ipotesi circola in Rete e sui giornali da qualche giorno. La scopro sul blog di <a href="http://www.pasteris.it/blog/2011/12/12/i-blog-e-i-siti-con-il-bollino-di-timu/" target="_blank"><strong>Vittorio Pasteris</strong></a>: la cosa mi incuriosisce. Inizio a spulciare e leggo altri post interessanti (due su tutti:  <a href="http://blog.tagliaerbe.com/2011/12/blog-bollino-blu.html" target="_blank"><strong>TagliaBlog</strong></a> o il blog di Rudy Bandiera), poi salvo sul mio Instapaper la notizia de <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/10/blogger-bollino-codice-timu-buona-informazione/176697/" target="_blank"><strong>Il Fatto Quotidiano</strong></a>. Rileggo con calma e quindi, dopo un primo momento in cui mi ero ripromesso il silenzio, decido di intervenire nella conversazione.</p>
<p>L’idea del bollino di autocertificazione viene da <a href="https://timu.ahref.eu/" target="_blank"><strong>Timu</strong></a>, canale curato dalla <a href="http://www.ahref.eu/it" target="_blank"><strong>Fondazione Ahref</strong></a>, realtà presieduta da Luca De Biase e promossa dalla Provincia di Trento tramite la <a href="http://www.fbk.eu/it" target="_blank"><strong>Fondazione Bruno Kessler</strong></a>, realtà quest’ultima che si occupa a vario titolo di <strong>ricerca scientifica</strong> e <strong>tecnologica</strong>, <strong>studi umanistici</strong> <strong>e religiosi</strong>. Per ottenere il “bollino blu”, l’autore sottoscrive una dichiarazione pubblica di responsabilità e si impegna a seguire i principi di <strong>accuratezza</strong> dell’informazione prodotta, <strong>imparzialità</strong> nella presentazione dei fatti, <strong>indipendenza</strong> da interessi nascosti e da conflitti di interessi. E poi di <strong>legalità</strong>, ossia il rispetto del diritto alla privacy e delle norme a tutela dei minori, la protezione delle fonti secondo quanto stabilito dalla Legge, il rispetto dei diritti e delle libertà della persona.</p>
<p>Tutto ok. Astrattamente condivido il motivo ispiratore, ma ho i miei seri dubbi che questo esperimento possa funzionare e sinteticamente cercherò di spiegare perché.</p>
<p>1)    <strong>Di per sé è irrealizzabile</strong>. In qualche modo arriva tardi, a blogosfera già matura, e pretende di riscrivere processi relazionali online consolidati da anni e anni di pratica sul campo. E di sbagli. Inoltre, per essere efficace, dovrebbe essere condivisa non da una nicchia più o meno grande di blog e fonti di informazione online, ma dalla grande maggioranza dei lettori. I quali, tolte alcune eccezioni, non hanno finora mai posto l’esigenza di una 2.0sfera  a misura di codice deontologico per giornalisti.<br />
2)    <strong>Non assicura ciò che si promette di garantire</strong>. Non essendo (e meno male) una certificazione, bensì un’autocertificazione, non ci dà nessuna certezza sul futuro operato di una fonte di informazione una volta ottenuto il “bollino blu”. E quindi a che serve?<br />
3)    Quanto alle <strong>certificazioni</strong> in senso lato, di solito chi li assegna, distribuisce o patrocina è un ente super-partes, riconosciuto ufficialmente in quanto tale e autorizzato a farlo. In questo caso, la posizione (rispettabilissima, ci mancherebbe!) di Timu è quella di una tra le tante voci possibili. Da questo punto di vista, messo in questi termini il bollino ha un valore prettamente “simbolico”: parola che nel campo della comunicazione di massa spesso è sinonimo di “fuorviante”.<br />
4)    Attenzione a non confondere piani diversi. O meglio, <strong>non è detto che un blog sia sempre fonte di informazione così come intesa da un punto di vista giornalistico</strong>. Secondo me si sbaglia a equiparare in tutto e per tutto blog e giornali: il rischio è quello di prendere sonore cantonate, come quando si propone l’iscrizione di un blog al Registro degli Operatori della Comunicazione, oppure si prevedono per i blogger gli stessi doveri e le stesse sanzioni (ma non gli stessi diritti) dei giornalisti. Guardando la questione sotto un’altra luce, un blog o una pagina Facebook può tranquillamente decidere di contribuire alla conversazione online senza “fare informazione” da un punto di vista giornalistico, eppure questo non lo rende meno autorevole di un&#8217;altra fonte analoga che magari si comporta in modo diverso.<br />
5)    <strong>Piano legale.</strong> Quando Timu sostiene la necessità di “proteggere sempre le fonti finché la Legge lo consente” si muove su un territorio spinoso, mettendo sullo stesso piano situazioni molto diverse. Perché è vero che l’articolo 10 della Convenzione Europea afferma in sintesi che ogni persona, avendo diritto alla libertà di espressione, può comunicare e ricevere informazioni senza ingerenza da parte delle autorità, ma è altrettanto vero che il cosiddetto “segreto professionale” vale solo per i giornalisti (professionisti), i quali possono rifiutarsi di  rivelare le proprie fonti persino davanti a un giudice (articolo 200 del Codice di Procedura Penale). Poi, che questa sia una stortura tutta italiana dovuta alla presenza dell’Ordine dei Giornalisti, può essere anche vero. Ma è di sicuro un errore indurre qualche autore a comportarsi come se in grado di godere di tutte le tutele assegnate per Legge a un giornalista, quando invece non lo é. Di fronte a uno scoop, o a una notizia in grado di far tremare Palazzi e Consigli di Amministrazione, il cittadino non ha la stessa assistenza offerta al professionista dell’informazione, nemmeno da un punto di vista legale.<br />
6)    <strong>Parliamo di codici di condotta e di regolamenti</strong>. Dal Codice Deontologico, alla Carta di Treviso, passando per una miriade di sentenze e aggiustamenti, finanche al Codice Penale, <strong>esiste già un pacco così di norme, Leggi e disposizioni che regolano il “fare informazione” sulla base di dettami etici, legali, professionali. Basterebbe applicarli</strong>, cosa che non è possibile nemmeno all’interno del mondo dell’informazione “ufficiale”, dati una serie di meccanismi propri dell’Ordine, dei sindacati, delle Authority e, se vogliamo, dello stesso mondo dell’informazione.<br />
7)    <strong>Gli strumenti per discriminare una fonte online autorevole ci sono già.</strong> Si chiamano commenti, like, condivisioni, tweet e retweet. Si chiamano lettori, internauti.<br />
8)    <strong>Cui prodest?</strong> A chi conviene l’istituzione di questo bollino blu? Serve a farci parlare di qualcuno? Serve a dare visibilità ai promotori? Agli aderenti? Serve a dar vita al gruppone dei blog “autorevoli”, qualunque cosa voglia dire? Magari per farci un barcamp domani o una serie di conferenze? O costruire una case history? Non lo so, le mie sono solo domande. Però la curiosità resta.</p>
<p>Azzardo una proposta, nella speranza che queste mie critiche siano viste come tali, ossia costruttive.  Come ho già scritto all’inizio, condivido i principi, non la forma. <strong>Perché invece di un generico bollino, non diamo vita a una prassi condivisa, per cui una testata (organo di informazione riconosciuto dalla Legge) è tenuta a chiedere (e rendere pubblici sulle proprie pagine) eventuali rapporti di lavoro subordinati, parasubordinati o di tipo consulenziale di quei blogger chiamati a scrivere in qualità di esperti o opinionisti?</strong> Il lettore ne sarebbe avantaggiato: potrebbe ad esempio leggere l’articolo X del blogger Y, dove si parla molto bene dell’azienda Z, e sapere subito che Y è o è stato consulente di Z, soppesando quindi le parole dell’autore. E’ una prassi che andrebbe a difendere l’autorevolezza della testata, renderebbe un ottimo servizio al lettore, garantirebbe indipendenza e serietà delle fonti. Certo, è una proposta buttata lì, tutta da verificare in modo da capire forme, modalità e applicazione. Ma potrebbe essere un ottimo antidoto contro tutti quegli articoli, a metà strada tra l’informazione e il marketing mascherato, talvolta ospitati da testate, quotidiani, periodici e supplementi. È un’idea.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Update (19 dicembre 2011, ore 19.59):  giustamente mi fanno notare che il bollino proposto da Timu non è blu. E che probabilmente il concetto di &#8220;bollino blu&#8221; nasce per l&#8217;associazione erronea con il marchio delle più famose banane Chiquita. Probabilmente il giornalista de Il Fatto Quotidiano è caduto in questo lapsus (e io con lui, e mezzo Web con me) perché inconsciamente non crede molto alla proposta.<br />
</strong></p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/timu_bollino_blog/">Timu: bollino blu per siti e blog. A me non convince..</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il caso Saatchi: tutta la verità</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 19:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>“Tutto ciò che c’è da dire è stato detto dal giudice”. A parlare così, Renato Soru. E’ il 22 aprile 2011 e il Tribunale di Cagliari lo ha appena assolto con formula piena dall’accusa di turbativa d’asta, per non aver commesso il fatto, e abuso di ufficio, perché il fatto non sussiste. Assieme a Soru, assolti con formula piena Fabrizio Caprara, amministratore delegato di Saatchi &#38; Saatchi, e i fratelli Sergio e Marco Benoni, responsabili del consorzio Sardinia Media Factory. Uscendo dall’edificio, il fondatore di Tiscali, ex presidente della Regione ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/saatchi/">Il caso Saatchi: tutta la verità</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/saatchi/' addthis:title='Il caso Saatchi: tutta la verità '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p>“<em>Tutto ciò che c’è da dire è stato detto dal giudice</em>”. A parlare così, Renato Soru. E’ il 22 aprile 2011 e il <strong>Tribunale di Cagliari</strong> lo ha appena assolto con formula piena dall’accusa di turbativa d’asta, per non aver commesso il fatto, e abuso di ufficio, perché il fatto non sussiste. Assieme a Soru, assolti con formula piena Fabrizio Caprara, amministratore delegato di <strong>Saatchi &amp; Saatchi</strong>, e i fratelli Sergio e Marco Benoni, responsabili del consorzio <strong>Sardinia Media Factory</strong>. Uscendo dall’edificio, il fondatore di Tiscali, ex presidente della Regione Sardegna e capo corrente del PD locale, chiude con questa frase una <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Renato_Soru#Il_caso_Saatchi_.26_Saatchi">vicenda nervosa</a>, pieni di lati oscuri, presentata al grande pubblico in modo frammentario e discontinuo. </p>
<p>Il caso è chiuso? La giustizia si è pronunciata e quindi ci si deve attenere al verdetto. Ma come in ogni giallo che si rispetti, la grande Trama ne nasconde altre. Più piccole, nascoste, ma non per questo meno interessanti. Ne è convinta <strong>Anna Tita Gallo</strong>, una giornalista che lavora nella provincia lontana dai riflettori, occupandosi di pubblicità e marketing. Si imbatte nel caso Saatchi &amp; Saatchi quando ancora il bubbone deve scoppiare del tutto. Inizia a seguirlo assiduamente. Raccoglie materiali, opinioni, punti di vista. Si documenta. E si convince che non è stato detto tutto. Sente uno dei protagonisti di questa vicenda: <strong>Aldo Brigaglia</strong>. Insieme danno vita a un libro. Due autori per due storie che si incontrano: la grande Trama che ha scosso la Sardegna e la piccola trama di chi, pur denunciando quello che sembrava all’inizio un caso di appalti truccati, alla fine si trova sotto processo.<br/></p>
<p>Ho tra le mani “<em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/caso-saatchi-tutta-verita-brigaglia/libro/9788895505114">Il caso Saatchi: tutta la verità</a></em>”, edito da Tema edizioni. Poco più di 120 pagine che ho sbranato in un pomeriggio. Un libro che non è una difesa postuma, ma un tentativo di delineare la questione nella sua complessità, in modo accorato, affidandosi alla voce di uno dei protagonisti.</p>
<p>Ma facciamo un passo indietro. Tutto nasce da una campagna pubblicitaria da 56 milioni di euro. La <strong>Regione Sardegna </strong>ha deciso di investire in comunicazione istituzionale, per raccontare al mondo potenzialità e risorse del territorio isolano. Indice una gara, sulla quale iniziano ad addensarsi nubi che sanno di favori, presunte irregolarità, appalti pilotati, conflitti di interesse. Pare che l’assegnatario, <strong>Saatchi &amp; Saatchi</strong>, voglia subappaltare una parte consistente dell’incarico a <strong>Sardinia Media Factory</strong>. Un gruppo di imprese regionali guidato da persone che in precedenza hanno ricoperto incarichi importanti in <strong>Tiscali</strong>. La stessa Saatchi &amp; Saatchi  si era occupata di alcune campagne per la telco di Sa Illetta. </p>
<p>Questo e altri particolari alimentano i dubbi, finché uno dei commissari, lo stesso Brigaglia, decide di denunciare quelle che a suo avviso sono pesanti irregolarità. Il resto è noto: il Consiglio Regionale della Sardegna istituisce una commissione speciale con il compito di indagare sui fatti. Le anomalie vengono accertate (almeno in prima istanza), la gara viene annullata. Parte l’inchiesta, che si conclude con avvisi di garanzia a raffica: abuso d’ufficio, falso, turbativa d’asta. Intanto la vicenda cresce e, come una valanga, va a colpire chiunque incontri sulla propria strada, fino a lambire le porte di Palazzo Chigi. </p>
<p>Si arriva alla fase dibattimentale: il Tribunale sorprende tutti e ribalta l’impianto accusatorio iniziale, assolvendo i principali imputati. Brigaglia, che aveva denunciato il fatto, finisce sul banco degli imputati anche a causa di una serie di vizi di forma e cavilli burocratici.</p>
<p>Il bubbone si sgonfia di colpo. Il caso è chiuso. <em>Tutto ciò che c’è da dire è stato detto dal giudice</em>. O forse no, e allora conviene leggere con molta attenzione “<em>Il caso Saatchi: tutta la verità</em>”.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/saatchi/">Il caso Saatchi: tutta la verità</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Web 2.0: il mercato italiano tra entusiasmo e bisogno di strategia</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 06:20:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Aziende, Web 2.0, social media, strategia. A che punto siamo? È sempre utile, ogni tanto, fermarsi un attimo, guardare alla situazione attuale e provare a tracciare un minimo bilancio, per quanto provvisorio. 
Dunque, dal mio punto di vista la situazione è la seguente. L’Italia vive un periodo di fermento, che coincide con la presa di coscienza del fatto che Internet e social media vivono una fase di maturità e sono pienamente inseriti in tutta una serie di pratiche sociali individuali e collettive. Sempre più persone gestiscono in modo consapevole parte ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/marketing-online-aziende-socialmedia/">Web 2.0: il mercato italiano tra entusiasmo e bisogno di strategia</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/marketing-online-aziende-socialmedia/' addthis:title='Web 2.0: il mercato italiano tra entusiasmo e bisogno di strategia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p>Aziende, Web 2.0, social media, strategia. A che punto siamo? È sempre utile, ogni tanto, fermarsi un attimo, guardare alla situazione attuale e provare a tracciare un minimo bilancio, per quanto provvisorio. </p>
<p>Dunque, dal mio punto di vista la situazione è la seguente. L’Italia vive un periodo di fermento, che coincide con la presa di coscienza del fatto che <strong>Internet</strong> e <strong>social media</strong> vivono una fase di maturità e sono pienamente inseriti in tutta una serie di pratiche sociali individuali e collettive. Sempre più persone gestiscono in modo consapevole parte della loro identità, socializzano, si informano, organizzano il proprio tempo libero, effettuano acquisti, fanno politica o, più semplicemente, prendono posizione. Questo è il primo dato di fatto: siamo definitivamente usciti dalla fase iniziale, quando parlare dei vari <strong>Facebook</strong>, <strong>Twitter</strong>, <strong>YouTube, Foursquare</strong> era essenzialmente dettato dalla moda e dal senso di novità.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2011/11/social-media2.jpg"><img src="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2011/11/social-media2-300x280.jpg" alt="" title="social-media2" width="300" height="280" class="alignleft size-medium wp-image-898" /></a></p>
<p>Guardiamo alle aziende. Come ricorda un <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-10-14/fare-affari-facebook-184033.shtml?uuid=AaRw41CE%20">articolo di Giampaolo Colletti </a>sul Sole 24 Ore di qualche giorno fa, le imprese italiane fanno business grazie alle reti sociali digitali. Sempre secondo quanto suggerito dalla ricerca citata nell’articolo (realizzata dall’<strong><a href="http://www.sdabocconi.it/it/ricerca/osservatori/osservatorio_sulla_business_intelligence/">Osservatorio business intelligence dell’Università Bocconi</a></strong>) vendite e processi aziendali vengono  “modulati” dall’impatto dei media sociali, “oggi vengono considerati alleati per ingrossare il portafoglio clienti”. </p>
<p>Su più di mille aziende intervistate, il <strong>76%</strong> <strong>considera i media sociali “strategici” per ricevere feedback</strong>. </p>
<p><strong>Solo il 4% afferma di cambiare strategia commerciale a seguito di commenti ricevuti su Facebook</strong>. </p>
<p>Dato interessante, questo, perché ci consente di capire due cose: innanzitutto che il gap tra quanti hanno capito la reale importanza dei social network (quel 76% di cui sopra) e chi fa tesoro delle esperienze condivise in Rete (il 4%) è altissimo. Secondariamente, la comunicazione online è ancora troppo schiacciata su Facebook: la creatura di Zuckerberg è e rimane il fenomeno del momento, a differenza di quanto accade in altri paesi dove fortunatamente si è superata la fase per cui “fare social media” significa essenzialmente stare su Facebook.</p>
<p>Gli autori dello studio commentano quel 4% come “un cambiamento epocale”: e lo è, per certi versi. A me continua a preoccupare quel delta del 72%. Uno spartiacque troppo ingombrante per poter dire che le aziende hanno saputo far pienamente tesoro di questo periodo di maturità.</p>
<p>Ciò che manca al momento (lo riconoscono le imprese, lo diciamo noi professionisti del settore da un bel po’) sono <strong>strategie</strong> e <strong>budget</strong>. Li potremmo chiamare i grandi assenti di questa partita. Altri numeri per inquadrare il fenomeno: sempre dalla ricerca dell’Osservatorio business intelligence dell’Università Bocconi, emerge che <strong>il 24% delle aziende perde per strada le opportunità di interagire con i potenziali clienti, il 43% “non fa screening sui social network”, il 35% monitora i dati a mano.</strong> Parafrasando: un’azienda su quattro non risponde ai commenti, quasi una su due non si occupa della propria <a href="http://www.segnalezero.com/si-vende-di-piu-con-i-social-media/%20">reputazione online</a>, più di una su tre si affida a soluzioni artigianali che difficilmente possono portare a risultati degni di nota.</p>
<p>La mia ipotesi è che per capire questi ultimi dati, occorra guardare complessivamente al mercato italiano del digitale e analizzare il ruolo dei soggetti coinvolti.<br />
Le aziende, capito il potenziale dei media sociali, si stanno muovendo con un coraggio che fino a due-tre anni fa non avevano, ma stentano ancora a capire che spesso non si tratta di investimenti “low budget” o di iniziative legate a obiettivi di breve termine.</p>
<p>Il problema nasce dal modo in cui queste strategie e questi investimenti sono stati venduti negli ultimi anni. E qui arriviamo al secondo attore di questa filiera: agenzie e simili. Prevale ancora un approccio ai media sociali che chiamerei “di massa”. Si punta ancora troppo al numero fine a se stesso, mentre la scarsa conoscenza tecnologica e degli strumenti porta a ragionare in termini di canali, finendo col rivolgersi a quelli, diciamo così, “mainstream”: da qui il fatto di puntare su Facebook come se il social network blu fosse “i social media”.<br />
Budget risicati (che nascono anche dall’equivoco di aver venduto per anni i social media come strumento “a basso investimento”) portano a ogni sorta di escamotage per ridurre i costi interni, a scapito spesso della professionalità.<br />
Il tutto si traduce in campagne assolutamente tradizionali declinate sui social media, nella mancata opportunità di coinvolgere l’utente nella co-creazione di valore, o di produrre contenuti e relazioni di valore. Contenuti e relazioni che nascono in un ambito <a href="http://www.segnalezero.com/social-media-marketing-social-reputation/%20">extra-marketing</a> (lo definirei “antropologico”) e solo poi, in via incidentale, rientrano nella sfera del “business as usual”.</p>
<p>Al di là di tutto, è un modello che non può rivelarsi sostenibile a lungo. Soprattutto nel momento in cui cominciano a imporsi nuove figure professionali del digitale (parlo di un generico insieme di freelance del digitale, a spanne dai 28 ai 40 anni) che, con il loro lavoro quotidiano, stanno dimostrando a tutti valore, capacità, visione. E portano risultati veri. È una questione di etica professionale, di budget, di saper stare sul mercato, di una politica migliore sul fronte dei costi. E, perché no?, di efficienza, aggiornamento, formazione. Le realtà più snelle e aggiornate dimostrano di interpretare al meglio il paradigma di questi tempi, le altre arrancano e dovrebbero seriamente cominciare a ripensarsi. La si potrebbe definire una Legge di natura.</p>
<p>I veri dati di cui abbiamo bisogno – senza voler criticare la ricerca dell’Osservatorio business intelligence dell’Università Bocconi, che rappresenta comunque un ottimo punto di partenza – riguardano da vicino la genesi dei processi decisionali aziendali. Servirebbe capire come mai un mercato così attivo e curioso non riesce ancora a fare quel salto di qualità che molti auspicano, cosa lo frena e perché. </p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/marketing-online-aziende-socialmedia/">Web 2.0: il mercato italiano tra entusiasmo e bisogno di strategia</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>#sucate: una grande lezione politica (e di comunicazione)</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 20:13:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Abitando a Sucate, noto quartiere immaginario di Milano, si imparano diverse cose che riguardano la quotidianità, il vivere civile ma soprattutto le regole di comunicazione in vigore sul Web. Regole non scritte che oggi dovrebbero far riflettere (e in fretta) il mondo della politica e le cosiddette &#8220;celebrities&#8221; desiderose di approcciarsi a questo ecosistema.
Ecco le cinque principali verità che si imparano vivendo a Sucate (qui c&#8217;è la storia del quartiere).
1. il Web è il luogo della trasparenza. Il politico nostrano, evidentemente abituato a interfacciarsi con schiere di fedeli e giornalisti ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/sucate-una-grande-lezione-politica-e-di-comunicazione/">#sucate: una grande lezione politica (e di comunicazione)</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/sucate-una-grande-lezione-politica-e-di-comunicazione/' addthis:title='#sucate: una grande lezione politica (e di comunicazione) '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p>Abitando a <a href="http://search.twitter.com/search?q=%23sucate">Sucate</a>, <a href="http://www.oneweb20.it/23/05/2011/la-moschea-di-sucate-il-web-e-i-tranelli-del-ballottaggio/">noto quartiere immaginario di Milano</a>, si imparano diverse cose che riguardano la quotidianità, il vivere civile ma soprattutto le regole di comunicazione in vigore sul Web. Regole non scritte che oggi dovrebbero far riflettere (e in fretta) il mondo della politica e le cosiddette &#8220;celebrities&#8221; desiderose di approcciarsi a questo ecosistema.</p>
<p>Ecco le cinque principali verità che si imparano vivendo a Sucate (qui c&#8217;è la <a href="http://www.ilpost.it/2011/05/23/letizia-moratti-twitter-sucate/">storia del quartiere</a>).</p>
<p>1. <strong>il Web è il luogo della trasparenza</strong>. Il politico nostrano, evidentemente abituato a interfacciarsi con schiere di fedeli e giornalisti supini, deve capire alla svelta che il suo interlocutore, forse per la prima volta nella storia, è diventato la gente. Un &#8220;noi&#8221; collettivo che non risparmia domande secche, battute sarcastiche, veleni e umori di ogni tipo. Un interlocutore che sa incanalare il proprio sentire collettivo in modo creativo, dando vita a processi comunicativi di difficile mappatura, spesso estemporanei, che non tollerano bugie o verità precostituite;</p>
<p>2. <strong>il Web non ammette intermediari</strong>. Non vorremo essere nei panni di chi deve curare l&#8217;immagine Web di chi è abituato a parlare per slogan, frasi fatte, promesse. Perchè l&#8217;esistenza di questo tipo di intermediari spesso comporta blackout comunicativi evidenti. Spesso, purtroppo, si tratta di soggetti nati e svezzati in un ambiente comunicativo tipicamente 1.0, se non offline tout court, per cui non sanno approcciarsi correttamente a un <a href="http://www.unita.it/italia/letizia-star-di-sucate-il-quartiere-che-non-c-e-1.296362">tweet sospetto</a>. Di fronte a un messaggio in cui l&#8217;autore si lamenta della moschea abusiva sorta nel quartiere di Sucate, Milano, forse prima di rispondere si sarebbe potuto controllare Google Maps per capire se effettivamente esiste una mitica &#8220;via Giandomenico Puppa&#8221; a Sucate. Questo dimostra che la scelta dell&#8217;intermediario che si deve occupare di comunicazione Web è decisiva, così come peraltro potrebbe esserlo la scelta di fare <a href="http://www.segnalezero.com/2011/05/06/patrizia-pepe-e-il-web-ad-alzo-zero/">tutto in proprio</a>;</p>
<p>3. <strong>il Web è allergico alle verità precostituite</strong>. Questo vale per chi, come lo staff di <a href="http://friendfeed.com/pierferdinandocasini">Pierferdinando Casini</a>, ha deciso di sbarcare su <a href="http://friendfeed.com/pierferdinandocasini">FriendFeed</a> con un profilo che se non altro è divertente da seguire per la sequela di sproloqui che fanno da commento alle improbabili affermazioni dell&#8217;autore: guardare per credere; </p>
<p>4. <strong>il Web è allergico ai sotterfugi</strong>. Quando Red Ronnie si scaglia contro Pisapia, che da non eletto avrebbe il potere di cancellare il <a href="http://www.livemi.it/">LiveMi</a>, è facile scoprire che lo stesso Ronnie è guarda caso <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/maggio/21/Red_Ronnie_attacca_sfidante_assedio_co_8_110521004.shtml">consulente</a> di Letizia Moratti. E quindi questo &#8216;endorsement del tutto disinteressato&#8217; potrebbe non andare a genio all&#8217;internauta medio. Il quale, tra le altre cose, ha a disposizione diversi strumenti di protesta (non è come nella vita reale dove la maggior parte delle volte bisogna starsene zitti e rassegnarsi all&#8217;evidenza): tra cui <a href="http://www.facebook.com/pages/Red-Ronnie/37645125946">intasarti la pagina Facebook</a> (quella stessa pagina Facebook per gestire la quale immaginiamo che i tuoi consulenti abbiano guadagnato una discreta cifretta..) fino a renderla una barzelletta;</p>
<p>5. <strong>il Web è il luogo della costanza</strong>. Pertanto, se decidi di essere presente, fallo con costanza e nel tempo. Nella <a href="http://www.baroncelli.eu/politici_italiani/">maggior parte dei casi</a>, invece, si assiste a iniziative estemporanee, che iniziano qualche mese prima delle elezioni e si concludono a voto ottenuto, ossia quando l&#8217;elettore torna a essere cittadino, e quindi per altri 4-5 anni si deve limitare a stare zitto e a pagare le tasse. </p>
<p>Sono verità semplici; alcuni le considereranno banalità o peggio corbellerie. Ma è così che si sta sul Web, almeno se si vuole farlo in modo credibile e sincero. E&#8217; falso l&#8217;assioma per cui qualsiasi contenuto, se pubblicato online, avrà un successo enorme. </p>
<p>Il Web non è cassa di risonanza, quelli sono i giornali. Il Web si limita ad amplificare quello che c&#8217;è, sempre se c&#8217;è qualcosa. Pertanto, se nei vostri programmi ci sono solo slogan e belle parole, allora il Web non farà che amplificare il nulla. <strong>Zero volte infinito, uguale a zero.</strong></p>
<p>Invece, chiunque si faccia portatore di veri valori di cambiamento, innovazione e <strong>REALE</strong> condivisione di punti di vista, troverà nel Web la sua casa, e ci vivrà senza imbarazzi. Come se ci abitasse da sempre.<br />
Piccolezze, direte. E invece sono proprio queste le &#8220;piccolezze importanti&#8221; che la vita ti insegna quando vivi a Sucate.<br />
Un luogo in bilico tra situazionismo digitale e volontà di cambiamento reale.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/sucate-una-grande-lezione-politica-e-di-comunicazione/">#sucate: una grande lezione politica (e di comunicazione)</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Politecnico di Milano: &#8220;Comprendere il proprio DNA digitale&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 14:56:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Sono stati comunicati i risultati del convegno “New Media &#38; Tv: tante novità, ma quali strategie?”, tenutosi presso l&#8217;Aula Carlo de Carli del Politecnico di Milano con la presentazione dei risultati dell’Osservatorio su New Media &#38; Tv, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con il Cefriel.
L’istantanea scattata al settore è positiva. Nel 2010 il settore italiano dei Media (stampa, radio, tv, Internet e Mobile) è cresciuto di oltre il 3%, sfiorando quota 17 miliardi di Euro. Il ‘digital’, aumentato circa del 10%, vale nel 2010 ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/politecnico-di-milano-comprendere-il-proprio-dna-digitale/">Politecnico di Milano: &#8220;Comprendere il proprio DNA digitale&#8221;</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
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		//--></script></span><p>Sono stati comunicati i risultati del convegno “New Media &amp; Tv: tante novità, ma quali strategie?”, tenutosi presso l&#8217;Aula Carlo de Carli del Politecnico di Milano con la presentazione dei risultati dell’Osservatorio su New Media &amp; Tv, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con il Cefriel.<br />
L’istantanea scattata al settore è positiva. Nel 2010 il settore italiano dei Media (stampa, radio, tv, Internet e Mobile) è cresciuto di oltre il 3%, sfiorando quota 17 miliardi di Euro. Il ‘digital’, aumentato circa del 10%, vale nel 2010 quasi 5 miliardi di euro, pari al 29% del mercato complessivo dei Media.</p>
<p>Buona anche la crescita della pubblicità su tutti i mezzi digitali &#8211; Internet +13%, Sofa TV digitali +26%, Mobile +15%. Il Pay continua a crescere (+5%), ma a tassi inferiori rispetto all’anno precedente.<br />
Al di là dei numeri, sono emersi i principali trend e le novità in corso nel settore. iPad su tutti, che ha inventato una nuova categoria di dispositivi per la fruizione di contenuti online, ma anche Application Store sono le parole d’ordine del momento. Ora la palla passa agli editori, i quali sono chiamati (e non per la prima volta, a dire il vero) a un “cambiamento culturale, che faccia interpretare loro in modo corretto la propria vera identità all’interno del nuovo mondo digitale. Rifuggire dall’effetto moda, cercare la propria identità digitale dentro se stessi, innovare value proposition e fonti di ricavi, puntare su una strategia multicanale, costruire un’organizzazione flessibile fondata sulla sperimentazione e sull’apprendimento”.<br />
Saranno pronti a farlo?<br />
“Siamo convinti che non sia sufficiente cercare di interpretare in modo corretto le molteplici potenzialità offerte da tutte queste novità, ma che occorra qualcosa di più. Di più complesso e di più profondo, che va al di là delle “mode” e delle innovazioni del momento &#8211; afferma Andrea Rangone, Coordinatore degli Osservatori ICT &amp; Management della School of Management del Politecnico di Milano. &#8211; Innanzitutto, occorre saper scoprire la propria vera identità digitale, comprendere il proprio DNA in termini di risorse e competenze core (testate, posizionamento, capacità di produzione di contenuti, base utenti e così via) e, coerentemente, inventare una propria strategia digitale, capace di identificare nuove proposizioni di valore e nuove fonti di ricavi. In secondo luogo, occorre creare un’organizzazione flessibile, capace, in questo scenario digitale così imprevedibile, di sperimentare velocemente e di apprendere criticamente dalle esperienze e anche dai fallimenti per mettere a punto continuamente nuove azioni”.</p>
<p>In chiusura, la nota del Politecnico sui tre segmenti digitali analizzati:<br />
<em><br />
1) Sofa-Media: basati sulle piattaforme televisive digitali (Sat Tv, DTT, IpTv e Connected Tv) e fruiti mediante schermo televisivo “tradizionale”;<br />
2) Internet-Media: fruibili da un qualsiasi PC (Laptop, Desktop o Netbook, che costituiscono il cosiddetto mondo PC-centrico) e dai nuovi Tablet; escludendo quindi i Media fruiti attraverso telefoni cellulari, Smartphone e Connected Tv anche se basati su protocollo IP;<br />
3) Mobile-Media: fruibili tramite Telefoni cellulari o Smartphone.</em></p>
<p><em>Tra i Media digitali, i Sofa-Media rimangono dominanti, con un peso pari al 73% circa, mentre gli Internet-Media arrivano al 22% e i Mobile-Media coprono il 5%.</em></p>
<p><em> <strong> 1) Sofa-Media: un’offerta sempre più ricca</strong></em></p>
<p><em>Subisce un’accelerazione la diffusione del Digitale Terrestre (Dtt) che, a fine anno, ha raggiunto il 64% della popolazione italiana. In parallelo i broadcaster hanno aumentato significativamente la propria offerta sul Dtt, passata in un anno da 53 a 92 canali unici nazionali. Cresce anche l’offerta di Sky sulla piattaforma satellitare, che punta soprattutto sull’Alta Definizione: sono ben 36 i canali in HD sul satellite, contro i 7 che può vantare &#8211; a causa dei limiti di banda &#8211; il digitale terrestre [1]. Continua sul mercato dei contenuti premium la “iper-competizione” fra Sky e Mediaset che si manifesta sia con una forte battaglia sul prezzo sia con il continuo arricchimento dell’offerta.<br />
Il 2010 ha visto anche l’evolversi di due fenomeni particolarmente innovativi: l’introduzione delle televisioni 3D e la diffusione delle Connected Tv, cioè quelle televisioni che consentono di fruire di contenuti multimediali provenienti dal mondo Internet. Per quanto riguarda il 3D, nonostante la notevole portata innovativa del fenomeno, ad oggi due importanti restrizioni lo limitano: l’esigenza di indossare appositi occhiali e il numero limitato di contenuti 3D disponibili.<br />
Il 2010 ha, invece, visto una buona diffusione, quasi inconsapevole agli occhi del consumatore, delle Tv intrinsecamente connettibili a Internet: a fine 2010 sono, infatti, circa 2,7 milioni i televisori con questa possibilità nelle case degli Italiani, ma in realtà un numero limitato è effettivamente connesso.<br />
Per ora comunque entrambi questi fenomeni, anche se hanno contribuito a spingere le vendite di nuovi televisori e decoder, hanno avuto una ripercussione marginale sul mercato dei Media. </em></p>
<p><em><strong> 2) Internet-Media: la rivoluzione è in atto</strong></em></p>
<p><em>Sono quattro i trend principali che hanno caratterizzato il mondo Internet nel 2010: due all’insegna dell’evoluzione rispetto al 2009 e due portatori invece di un’importante discontinuità paradigmatica.<br />
I due trend di natura evolutiva sono la diffusione dei Social Media e la proliferazione dei contenuti Video.<br />
Nel 2010 si è assistito ad un notevole sviluppo dei Social Media anche in Italia. Sono circa 21 milioni gli utenti registrati ad almeno un Social Network, pari ad oltre l’80% di tutti gli utenti Internet attivi italiani. Il ruolo dominante è svolto ovviamente da Facebook che, a fine 2010, ha sfiorato i 18 milioni di utenti. Significativo anche il tempo speso sui Social Media mensilmente dall’utente medio italiano, pari a poco più di 7 ore ed è secondo &#8211; a livello mondiale &#8211; solo all’utente australiano.<br />
Il secondo fenomeno di natura evolutiva che ha caratterizzato il Web nel 2010 è la proliferazione dei Video, oramai utilizzati da qualsiasi Editore presente online per arricchire la propria offerta. Gli utenti unici mensili che fruiscono in Italia di Video online erano a fine 2010 quasi 15 milioni, pari al 60% degli utenti Internet attivi in Italia.<br />
Nel 2010 si sono però innescate anche due dinamiche completamente innovative e dalla portata rivoluzionaria: il lancio dell’iPad, che “inventa” una nuova famiglia di terminali pensati per l’accesso ai contenuti Internet, e &#8211; strettamente connessa &#8211; la trasmigrazione repentina del concetto di Application Store dal mondo degli Smatphone al mondo dei Pc. Questi due fenomeni &#8211; insieme &#8211; stanno portando ad un cambiamento paradigmatico del concetto stesso di Internet, che si allontana non poco da quello a cui siamo stati abituati fino ad oggi, portando l’utente ad una nuova user experience, abilitata da una nuova architettura (Application-based e non più Browser-based) e da una nuova infrastruttura (Tablet-based e non più Pc-based).</em></p>
<p><em>Tutti e quattro i trend hanno avuto per ora effetti molto limitati sui numeri del mercato 2010. I ricavi pubblicitari derivanti, infatti, dai due fenomeni “evolutivi” principali &#8211; diffusione dei Social Media e proliferazione dei Video &#8211; pari ad alcune decine di milioni di euro in tutto, rimangono ad oggi una componente abbastanza contenuta del complessivo mercato pubblicitario online, anche se in forte crescita.<br />
Relativamente ai due fenomeni più discontinui &#8211; l’introduzione dei nuovi Tablet e del paradigma delle Applicazioni &#8211; è evidente che i ricavi da essi generati sono marginali nel 2010, essendo entrambi i fenomeni avviatisi solo nella seconda parte dell’anno.</em></p>
<p><em> <strong>3) Mobile-Media: la parola d’ordine è sperimentazione</strong></em></p>
<p><em>Il mercato dei contenuti Media sulle piattaforme Mobile è stato caratterizzato nel 2010 da due significativi fenomeni di segno opposto.<br />
Da un lato, continuano a soffrire i contenuti più tradizionali (servizi informativi via Sms, video e musica in streaming, Mobile Tv, ecc.) che calano, complessivamente, del 4%. Dall’altro lato, cresce in maniera significativa l’offerta di contenuti Media sui nuovi canali legati alla piattaforma cellulare – il Mobile Web, ma soprattutto gli Application Store &#8211; che fanno registrare un incremento dei ricavi del 191% ma che, in valore assoluto, rimangono ancora abbastanza contenuti e non in grado di controbilanciare la contrazione dei ricavi generati dai servizi più tradizionali.<br />
Si registra comunque una forte propensione alla sperimentazione da parte degli Editori tradizionali soprattutto nell’ambito delle Applicazioni, ritenuto particolarmente adatto alla fruizione di contenuti editoriali arricchiti.<br />
Da ultimo, la crescente diffusione di Smartphone e lo sviluppo dei nuovi canali (Mobile Web e Application Store) hanno finalmente creato i presupposti anche per una reale ed efficace esperienza utente nella fruizione Mobile di contenuti Video. A distanza di quasi 5 anni dal lancio della Mobile-Tv si stanno, quindi, finalmente, gettando le basi &#8211; tecnologiche e di business &#8211; per la nascita di un ecosistema che farà del cellulare un’importante porta d’accesso ai contenuti Video.</em></p>
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		<title>Online Reputation (non convenzionale)</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 08:58:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
				<category><![CDATA[marketing]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[nathan deal]]></category>
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		<category><![CDATA[orm]]></category>
		<category><![CDATA[penn multimedia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Penn Multimedia, agenzia impegnata tra Sem, marketing digitale e gestione della Reputazione Online per i propri clienti, decide di indire una campagna online contro il candidato repubblicano a governatore della Georgia, Nathan Deal, dopo che questi aveva rilasciato dichiarazioni molto dure contro l&#8217;associazione non-profit YouthPride.
Mi sembra una notizia interessante, se non altro perché dimostra che business e impegno civile e sociale possono coesistere. Inoltre rappresenta un caso interessante all&#8217;interno del mondo del marketing e della comunicazione digitale.
A questo link potete leggere la presa di posizione di Penn Multimedia. Leggetela, se ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/online-reputation-non-convenzionale/">Online Reputation (non convenzionale)</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://www.pennmultimedia.com/">Penn Multimedia</a>, agenzia impegnata tra Sem, marketing digitale e gestione della Reputazione Online per i propri clienti, decide di indire una campagna online contro il candidato repubblicano a governatore della Georgia, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Nathan_Deal">Nathan Deal</a>, dopo che questi aveva rilasciato dichiarazioni molto dure contro l&#8217;associazione non-profit <a href="http://www.youthpride.org/">YouthPride</a>.</p>
<p>Mi sembra una notizia interessante, se non altro perché dimostra che business e impegno civile e sociale possono coesistere. Inoltre rappresenta un caso interessante all&#8217;interno del mondo del marketing e della comunicazione digitale.<br />
<a href="http://www.pennmultimedia.com/nathan-deal.html">A questo link</a> potete leggere la presa di posizione di Penn Multimedia. Leggetela, se potete: merita farci una riflessione.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/online-reputation-non-convenzionale/">Online Reputation (non convenzionale)</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>La dura vita dello steward (secondo Bavaria)</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 17:18:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
				<category><![CDATA[marketing]]></category>
		<category><![CDATA[bavaria]]></category>
		<category><![CDATA[budweiser]]></category>
		<category><![CDATA[flashmob]]></category>
		<category><![CDATA[guerrilla]]></category>
		<category><![CDATA[olanda]]></category>
		<category><![CDATA[sudafrica 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>
Tutto comincia da qui. Da uno spot dell&#8217;olandese Bavaria, che racconta la triste esistenza di uno steward, costretto nell&#8217;arco di 40 anni a perdersi tutti di gol più importanti della sua nazionale perché perennemente voltato (è il suo lavoro) verso i tifosi.
Ma nel 2010 qualcosa cambia. Ci sono delle belle tifose a rendere senz&#8217;altro più gradevole il suo panorama. Lo spot finisce così, almeno per il momento, in un mix di arancio e belle donne.
Dalla tv si passa al mondo reale (anche se il confine tra questi due territori é ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/la-dura-vita-dello-steward-secondo-bavaria/">La dura vita dello steward (secondo Bavaria)</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/la-dura-vita-dello-steward-secondo-bavaria/' addthis:title='La dura vita dello steward (secondo Bavaria) '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><object width="640" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/cq2zDpRn0bU&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/cq2zDpRn0bU&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="640" height="385"></embed></object></p>
<p>Tutto comincia da qui. Da uno spot dell&#8217;olandese <strong>Bavaria</strong>, che racconta la triste esistenza di uno steward, costretto nell&#8217;arco di 40 anni a perdersi tutti di gol più importanti della sua nazionale perché perennemente voltato (è il suo lavoro) verso i tifosi.<br />
Ma nel 2010 qualcosa cambia. Ci sono delle belle tifose a rendere senz&#8217;altro più gradevole il suo panorama. Lo spot finisce così, almeno per il momento, in un mix di arancio e belle donne.<br />
Dalla tv si passa al mondo reale (anche se il confine tra questi due territori é sempre più labile).</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/U7Ih7hPTn4w&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/U7Ih7hPTn4w&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
<p>Mondiali in Sudafrica. Quelli veri. La partita è Olanda-Danimarca. Si vedono delle ragazze (le cronache riporteranno il numero di 36) che entrano nello stadio si potrebbe dire &#8216;in borghese&#8217;, e poi cambiano abito, sfoggiando le loro divise arancioni, molto simili a quelle dello spot di prima. Aggirano così la sicurezza posta ai tornelli ma soprattutto le ferree regole del marketing calcistico, che ha stabilito che la manifestazione sudafricane è territorio esclusivo di un&#8217;altra birra, la <strong>Budweiser</strong>.<br />
In alcuni filmati (non ho sottomano il link) sembra di vedere anche dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/QR_Code">Qr Code</a> stampati sulle magliette.<br />
Parte l&#8217;accusa di pubblicità occulta. La Fifa caccia le ragazze dallo stadio (<a href="http://www.repubblica.it/speciali/mondiali/sudafrica2010/2010/06/15/news/pillole-4851677/">qui</a> la notizia) e annuncia il pugno di ferro contro il marketing illegale. Uno dei responsabili di Bavaria risponde in modo azzeccatissimo: &#8220;<em>Non esiste copyright sull&#8217;arancione</em>&#8220;.<br />
La Federazione intanto ha smentito: non ci sono stati né arresti nè interrogatori, in un primo tempo ipotizzati dalla stampa internazionale.<br />
Intanto il caso-marketing da manuale è servito, per la gioia di tutti gli appassionati di Guerrilla, FlashMob e disobbedienza.</p>
<p>E proprio il copyright è una delle grandi battaglie di questo mondiale. La Federazione, si apprende, avrebbe già effettuato un bel po&#8217; di sequestri di materiale e merchandise non ufficiale, proprio per tutelare gli interessi dei propri partner, dai quali riceve circa il 30% delle sue entrate complessive (fonte: <a href="http://www.datasport.it/news/2010/giugno/15/29465/marketing-fifa-contro-merchandise-illegale.html">Datasport</a>).</p>
<p>Un caso, quello delle Bavaria Babes, che merita molta attenzione.<br />
1 &#8211; crea un interessante precedente in termini di comunicazione e marketing;<br />
2 &#8211; pone l&#8217;accento sul tema dell&#8217;estensione del copyright anche a elementi di norma da esso estranei;<br />
3 &#8211; mette in difficoltà il complesso sistema delle sponsorship e dell&#8217;evento sportivo. Un ingranaggio debole, che può essere bucato in modo molto semplice, come dimostra il secondo video.</p>
<p>Come uscire da questo empasse? Sono sicuro che nemmeno la Fifa ha una risposta. Intanto mezzo mondo ne sta parlando. Ergo, viralità all&#8217;ennesima potenza.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/la-dura-vita-dello-steward-secondo-bavaria/">La dura vita dello steward (secondo Bavaria)</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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