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Milano: una notte di ordinaria follia (e l’appello di un padre)

Aggiornamento del 10 febbraio 2011:
stando a quanto dice il corriere.it i Carabinieri di Milano avrebbero arrestato quattro dei presunti aggressori. Le loro responsabilità sono ora al vaglio delle Forze dell’Ordine. Una buona notizia, insomma. La mia speranza è che il caso segnalatomi da Sergio (padre del ragazzo aggredito, cui rinnovo la mia solidarietà e vicinanza) ora non venga strumentalizzato in nessun modo. Che sia la base, questo l’augurio che rivolgo alle istituzioni, per studiare e capire da vicino le cause del disagio giovanile, specie a Milano, e che possa portare prima di tutto ad azioni di prevenzione.
Azioni che possono nascere solo se si parte dall’educazione alla tolleranza e al rispetto del prossimo. Sarebbe troppo comodo, come spesso si fa, sventolare lo spauracchio del ‘bullismo giovanile’ e nascondere tra le sue pieghe l’ennesimo giro di vite.

Le parole dello stesso corriere.it, contenute in un altro articolo, non vanno in questa direzione. Quando il collega parla dei giovani che fanno parte delle bande dicendo che “spesso sono sudamericani, altre volte italiani e immigrati insieme” pecca di superficialità. Non contestualizzando l’affermazione, e buttandola lì a uso e consumo dei lettori, lascia intendere una certa correlazione tra violenza, aggressioni e immigrazione. Niente di più falso, come tutti noi ben sappiamo. La violenza è figlia del disagio; il disagio non guarda in faccia nessuno. E, soprattutto, a differenza di pochi, non fa distinzione di colore o nazionalità.

Il post originale di S0:

Stamattina ho ricevuto la mail di un caro amico, Sergio Bonomi, con cui due anni fa ho avuto il piacere di lavorare.
Sergio mi chiede di aiutarlo a far conoscere la sua storia. Una storia terribile, un incubo iniziato poco più di 48 ore fa.

Un sabato sera come tanti altri. Uno dei suoi figli esce con gli amici. Sergio prova la classica apprensione del genitore. Qualche domanda sul programma della serata. “Dove vai?”, “Con chi ti vedi?”, e ovviamente l’immancabile “A che ora torni?”.
Tutto secondo copione, insomma. Il sabato sera di una delle tante famiglie milanesi e non alle prese con figli adolescenti. Poi le cose, purtroppo, prendono un’altra piega, inaspettata quanto indesiderata… Non mi sento di aggiungere altro, se non l’incondizionata solidarietà a Sergio, Giulia e a tutta la famiglia.
Quella che segue è la mail di Sergio. Coloro i quali vogliono mettersi in contatto con lui o dimostrargli solidarietà possono scrivere a: s.bonomi@bibop.com

Sabato 5 febbraio – Diario di un padre

Mi chiamo Sergio, ho un figlio di 17 anni, la mia compagna Giulia, ha due figli, uno di 16 e uno di 25 anni; le vite delle nostre famiglie sono unite da 10 anni e siamo una delle tante famiglie allargate di Milano.

Oggi è sabato, il 5 febbraio. Da un po’ di anni a questa parte, per noi padri di famiglia, non è più “il più bel giorno della settimana” bensì il peggiore. E’ il giorno del terrore, dell’impotenza, dell’attesa.

Il più piccolo dei tre figli, stasera andrà a una festa. Come ormai di prassi, incomincia l’interrogatorio mio e di Giulia: dov’è, chi c’è, come ci vai, a che ora torni, 1000 raccomandazioni etc. … Nell’era di Facebook e della geolocalizzazione sembra roba da guerra fredda, ma chi di noi genitori non vuole sapere qualcosa di più?

E’ mezzanotte e mezza, Giulia dice: “Sentiamo se va tutto bene”. Purtroppo le cose non vanno affatto bene, il più piccolo è incappato in un “branco”, (6 ragazzi e 2 ragazze), tutti più grandi di lui e del suo amico. L’amico riesce a scappare, lui no.

Nemmeno il tempo di una parola, uno del branco, il più grande, lo afferra per un braccio. L’animale sferra un pugno diretto alla faccia, la preda cade a terra, il resto del branco incomincia a picchiarlo a sangue, calci e pugni sul volto. Alla fine gli sfilano 5 euro dalle tasche e se ne vanno.

L’amico assiste, nascosto, alla scena agghiacciante, ammutolito, attonito, impotente.

Il suo amico giace a terra in strada, è una maschera di sangue, non si muove … oddio è morto? Non sa cosa fare, è troppo sconvolto per ragionare freddamente, non chiama l’ambulanza, troppo impaurito dal branco e da quello che ha appena visto per chiamare le forze dell’ordine, corre dagli amici e racconta terrorizzato ciò che ha visto.

Sono le 2 di notte siamo all’ospedale, dopo una TAC scopriamo che ha la mandibola frantumata, una massa non ben definita nel cranio e qualche dente rotto e che bisogna operarlo per rimettergli a posto la testa e la faccia. Né avrà per più di 3 mesi.

Sono sveglio da quasi due giorni, incredulo per ciò che è accaduto, e continuo a sentirmi dire che “è andata bene, poteva andare molto peggio!”. Dovrei sentirmi felice per il fatto che mio figlio non è morto nemmeno questo sabato sera … dovrei essere felice di vedere mio figlio nel letto che piange pensando a ciò che a vissuto e ciò che hanno vissuto tutte le altre vittime di queste aggressioni.

BASTA!!!! Io dico che “poteva andare meglio”, io dico che nessuno di noi dovrebbe rischiare la vita per così poco.

Per quanto tempo dovremo andare avanti ad assistere a questi atti di violenza gratuita e stupida? Quanti padri ancora dovremo vedere piangere i figli morti su un marciapiede massacrati dal “branco” del sabato sera?

Mi rivolgo a lei Sig. Sindaco di Milano, a Lei Sig. Prefetto, a Lei Sig. Ministro dell’Interno, per porgervi una domanda:

Dove siete?
I Vostri figli muoiono per strada;
I Vostri figli non hanno più ideali;
I Vostri figli si sono arresi.

Commenti (Facebook)

Piero Babudro
Consulente per la comunicazione digitale e il Content marketing. Scrivo e aiuto i miei clienti a progettare narrazioni digitali che funzionano. Ho scritto per una decina di giornali digitali e non. Collaboro con aziende, professionisti, agenzie di marketing e comunicazione. Organizzo corsi di formazione in azienda e insegno presso l’Istituto Europeo di Design di Milano. Il mio libro "Manuale di scrittura digitale creativa e consapevole" illustra un metodo che prima non esisteva e che ti aiuterà a produrre contenuti di livello eccezionale. > bit.ly/scritturadigitale
3 commenti
  1. niky 07/02/2011

    leggo tra le lacrime quanto hai scritto… quello che è accaduto a voi, a tuo figlio, incarna le paure di ogni genitore quando la sera ci si trova a domandarsi se andrà tutto bene. A volte penso di essere esagerata io a preoccuparmi, e invece purtroppo. Mi spiace moltissimo e dico anche io BASTA a tutto questo schifo e faccio le stesse domande tue. un abbraccio

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  2. Viviana 07/02/2011

    Ho figli troppo piccoli per aver di queste paure, ma le ho lo stesso. La speranza è che quando saranno cresciuti, ci saremo lasciati alle spalle questa realtà. La verità è che ho il terribile sospetto che sarà anche peggio.
    Diciamo basta, ma come si fa davvero a far cambiare queste cose?
    Un abbraccio a te e alla tua famiglia,
    Viviana

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  3. stefi 12/02/2011

    E’ giorni che penso se scrivere qui sotto oppure no
    Non mi capita spesso di commentare qualcosa, se non tra amici intorno ad un tavolo
    Tristezza…l’unica parola che riesco a legare a tutto questo.
    Mai stata brava a scrivere, mai stata brava ad esprire il mio pensiero sulla tastiera, perdonatemi.
    Temo davvero che andrà peggiorando.
    Temo che finchè non cambierà nulla sopra di noi, tutto sotto di noi e tutto accanto a noi rimarrà immutato.
    L’unica certezza che ho è che la massoneria esiste davvero e che solo quando qualcuno deciderà che qualcosa deve cambiare allora e solo allora seguirà un lungo percorso che passerà sui tavoli dei portaborse di chi fa la differenza e, solo dopo, sotto gli occhi di chi può fare qualcosa davvero.
    C’è ancora una cosa di cui sono certa: l’uomo è in grado di fare cose strazianti che nessun altro animale è in grado di fare e questo mi rattrista ancora di più.
    Tommaso è piccolo ma crescerà.E io rimarrò come ora impotente.

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