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Ott

Milano tra 10 anni, oggi.

 

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02.11.13

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“Devo darti le chiavi di casa. Vediamoci in Cadorna!”. Occhi meticolosi controllano la cartina di Atm alla ricerca del percorso ottimale per raggiungere Piazzale Cadorna partendo dal Portello, semi-periferia Nord Ovest. Una terra di nessuno, con il trolley ancora da sfare, una signora messicana che ieri mi ha prestato un aspirapolvere che avrà l’età di mia madre, l’ascensore sulla sinistra in fondo al corridoio e la porta a soffietto di legno marrone scuro. La finestra di camera dà a nord: ogni tanto mi fermo a guardare le montagne, nelle rare giornate in cui il cielo terso annuncia l’arco alpino e la sua appartata meraviglia tinteggia di rosa l’orizzonte.
Via Cenisio sembra un nastro infinito. Un sospiro di sollievo quando si incrociano le guglie rigorose del Cimitero Monumentale e poi via dritti nel budello della China Town milanese, due vie perpendicolari entro cui si schiude un mondo stretto in un altro mondo.
Parco Sempione: c’è gente che corre bardata come se dovesse prepararsi per l’Iron Man, invece tra venti metri sputerà i polmoni. Ancora non lo so, ma nei prossimi dieci anni ci verrò qui a prendere il gelato, a rilassarmi dopo una visita in Triennale, a fare foto, a litigare, a chiudere storie dentro scatole chiuse dentro altre scatole, a conoscere persone nuove, ad ascoltare i tipi che suonano i bonghi.
L’ago di Piazzale Cadorna è il punto di ritrovo: a dirla tutta non so nemmeno dove sia bene l’ago, ma trovarlo non è difficile. Basta cercare un pugno nell’occhio di dieci metri abbondanti e color rosso, verde, giallo. Non puoi sbagliare.
“Ciao! Ecco le chiavi! Le ho recuperate prima, ora sei indipendente”. Bene, posso iniziare a godermi la mia Milano senza orari da rispettare, senza incastri, con la mappa di Atm in tasca e un giubbotto beige che fortunatamente mesi dopo farò sparire. In realtà questo non è che un primo tentativo. A fine mese tornerò dai miei per sistemare un paio di cose, poi mi ritufferò nella città che galoppa per iniziare il Master. È un anno di prova, quasi una specie di Erasmus fuori orario. Un anno che servirà a migliorarmi e a crescere. Qualcosa tipo: “E’ un’esperienza. Vediamo come va!”.
Seguirà un anno esaltante e difficile, tra sfide e dubbi di ogni tipo, le telefonate della domenica a mio padre, le incazzature, la morte di un Papa, il fantastico orologio a casa di Camilla, le “cape di pezza”, Giacomo che odia Milano perché non c’è acqua e la gente per strada non ti saluta. E poi, nemmeno il tempo di tirare fiato succede tutto all’improvviso…  la grande redazione la multinazionale via Piranesi partire in due da Rogoredo e schiantarsi in riva al Ticino il trasloco sulla neve con la Polo gialla senza le catene la prima casetta di Pavia talmente piccola da sembrare quella di una fiaba il primo articolo l’edicolante che aveva conosciuto mio nonno i service editoriali e le agenzie di stampa il basket con i ragazzi del quartiere. Le collaborazioni i pezzi scritti alle tre di notte e le interviste che, no, non devo arrivare all’ultimo minuto e poi sono qui a pensare alle domande tra una sigaretta e uno sguardo all’orologio. Domani sveglia presto e poi l’aereo per Messina, Cagliari, Roma, Catania, Berlino, Dusseldorf, Edimburgo, Parigi, Lisbona, Londra, Valencia, Oporto, Barcellona. I colli della Maremma e Orbetello spiaccicata in mezzo a due lagune. I corridoi degli alberghi e il loro quieto conformismo. Le chiacchiere con i colleghi e le cazzate simpatiche che strappano un po’ di tempo alla scrittura. Il primo ufficio tutto mio praticamente quasi a Sesto San Giovanni. Faccio amicizia con Simone Matteo Barbara Luca Tiziano Filippo Marco Carlo tuttora tra le più belle persone che abbia mai conosciuto. Sì non le vedo praticamente mai ma non importa la vita è la strada si dice e ognuno sta rincorrendo sogni sparpagliati sul proprio asfalto. Un giorno perdo il lavoro perché al mio capo viene un colpo (tranquilli, sta bene). Il mese dopo senza un’idea per venirne fuori mi trovo per caso fortuna e passaparola a Bologna. Iniziano quattro anni talmente belli che ancora mi emoziono al solo pensarci infatti non ne voglio parlare oltre perché chi c’èra sa cos’è accaduto e forse capisce il valore di quello che ci siamo insegnati alla faccia dell’engagement e degli spacciatori di fuffa e di olè.
Esco da questo periodo senza un saluto. Per la terza volta ricaccio le carte sul tavolo e faccio per ricostruire un percorso. L’ultimo quasi anno è stato il migliore degli ultimi dieci. Torno a Parco Sempione, stavolta sulla Torre Branca. Non ci sono mai salito anni fa avevo un invito per un aperitivo ma ho evitato. Guardo Milano mi sembra così piccola eppure così grande. Un sole autunnale rinfresca il pomeriggio e mi tornano in mente quei giorni rosa passati dalle parti del Portello a immaginare un’esperienza di un anno, quella persona seduta sul 14 che guarda China Town scorrere sui vetri del tram. Ancora non sa che oggi, dieci anni dopo, ripensando a tutte le sfide e alle gioie di questo complesso decennio, a tutta la fatica e le soddisfazioni, davanti ai suoi occhi sboccerà tutto lo stupore, la meraviglia, l’amore feroce che zampilla tra le pieghe del vivere i giorni. Non può sapere tutto questo, non ancora. Perché oggi è il 10 ottobre 2004 e deve andare “in” Cadorna a ritirare le chiavi dell’appartamento. Domani c’è da pulire casa; un aspirapolvere vintage color nocciola lo aspetta, assiso in un soggiorno distante 26 anni e 390 chilometri.

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Piero Babudro
Consulente per la comunicazione digitale e il Content marketing. Scrivo e aiuto i miei clienti a progettare narrazioni digitali che funzionano. Ho scritto per una decina di giornali digitali e non. Collaboro con aziende, professionisti, agenzie di marketing e comunicazione. Organizzo corsi di formazione in azienda e insegno presso l’Istituto Europeo di Design di Milano. Il mio libro "Manuale di scrittura digitale creativa e consapevole" illustra un metodo che prima non esisteva e che ti aiuterà a produrre contenuti di livello eccezionale. > bit.ly/scritturadigitale
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