17
Nov

NoBigBanks.it

In un momento così delicato da un punto di vista politico ed economico, come quello attuale, ho sentito spesso dire che le persone sanno bene contro chi e cosa protestare, ma poi mancano di proposte concrete. Siccome so che non è vero, ma che – anzi – la Rete è piena di iniziative concrete volte a ragionare in maniera critica su globalizzazione e finanza, mi sono messo a cercare tra siti web e blog.

Parallelamente, ho chiesto lumi ad amici e colleghi più esperti di me nel campo. Tra le segnalazioni ricevute, una riguarda un progetto tutto italiano che mi permetto di suggerirvi a mia volta, raccomandandovi un’attenta lettura: NoBigBanks.it.
Si tratta di un blog, corredato da un manifesto programmatico molto chiaro: secondo me meriterebbe di arrivare sotto gli occhi di chi, oggi, è chiamato a dirimere una questione spinosa che riguarda il nostro paese, ma non solo.

NoBigBanks è un comitato che nasce (cito dal loro blog) “dall’impegno di un gruppo di amici appassionati di politica”, e propone qualcosa di molto semplice: ispirarsi alla Legge Glass-Steagall per porre un freno alla speculazione galoppante dei mercati.

Prendere quello che c’è di buono nel passato, per guardare al futuro: si potrebbe definire così la proposta di NoBigBanks. Infatti il Glass-Steagall Act non è una mirabolante soluzione avveniristica per bloccare la galoppata di una finanza ormai impazzita.
No. E’ una delle misure anti-speculazione poste in essere dal Congresso degli Stati Uniti all’indomani della grande crisi del 1929. Oltre a istituire la Federal Deposit Insurance, garanzia sui depositi che serviva a evitare panico e corse allo sportello bancario, la legge istituì la separazione netta tra attività bancaria tradizionale e di investimento.

Cosa vuol dire? Queste due attività non potevano essere esercitate dallo stesso intermediario: di fatto banche commerciali e investment bank erano destinate a restare soggetti diversi e distinti.

Le misure della Glass-Steagall ottennero un certo successo, finendo però con l’essere abrogate durante gli anni ‘90 da tutte le economie occidentali. Risultato, le banche hanno riunito di nuovo i servizi bancari ,assicurativi e di investimento. In seguito sono arrivate le operazioni in Borsa (alcune delle quali, come sappiamo, molto “libere”) e il conseguente incontro con titoli “tossici” e derivati di ogni tipo. Da qui all’esplosione dei mercati il passo è stato breve. Il resto è storia: o meglio, cronaca.

Ora, tra le strade da seguire per risanare la situazione, il sostegno all’economia reale a al credito mi pare sia una delle più intelligenti. Tale supporto vorrebbe dire risorse per progetti, infrastrutture (anche se poi bisognerebbe discutere di come gestire le priorità di tali infrastrutture, evitando strampalati quanto pericolosi Ponti sullo Stretto e linee TAV), sostegno alle imprese private. Specie a quella piccola e media impresa che è il cuore produttivo di paesi come il nostro.

Commenti (Facebook)

1 commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo non sarà pubblicato. I campi richiesti sono contrassegnati*