17
Set

Scozia a un bivio

Le bandiere di Scozia e Regno Unito

Domani è il gran giorno. 18 settembre 2014: se tutto va bene, Edimburgo mi fa un graditissimo regalo di compleanno. Sì, sto parlando del referendum per l’indipendenza della Scozia. Spero di cuore vincano i Sì, che oggi godono di un sostegno trasversale e vengono dati in leggerissimo svantaggio (49% contro il 51%, praticamente alla pari), ma per fortuna vostra e mia non ho intenzione di tirare fuori la solita cantilena di tradizioni ancestrali, celti, gaelico, tartan e William Wallace.
In questi ultimi mesi, alla notizia della storica consultazione, qualcuno si è sbizzarrito a togliere dalla naftalina tutto un armamentario culturale che, pur esercitando un innegabile fascino in molti di noi, non ha niente a che vedere con i motivi per cui domani si vota. In ballo c’è una partita completamente diversa, che s’inserisce nello scenario europeo e riguarda da vicino questioni molto più concrete della battaglia di Bannockburn, del discorso di Stirling o della più recente – ma non per questo meno accesa – rivalità tra i Bhoys dei Celtic e gli “unni” (nomignolo dato ai tifosi dei Rangers, la squadra protestante di Glasgow).
Domani chi voterà Sì lo farà perché pensa a un nuovo welfare più equo, a una migliore redistribuzione delle ricchezze, o perché è stufo del programma nucleare Trident. Perché è stanco delle politiche di austerity imposte da Londra, privatizzazioni a tappe forzate comprese, e perché probabilmente condivide con molti di noi un’idea diversa di Europa, meno centralizzata. Molti scozzesi, inoltre, non condividono le decisioni della Gran Bretagna in termini di politica estera, e l’opinione pubblica si è animata non poco su questi temi specialmente in concomitanza con le guerre in Afghanistan e Iraq, e tutto quello che ne è conseguito.
Il referendum di domani è stato definito il più grande attacco al potere britannico dai tempi della decolonizzazione. Probabilmente è così: di sicuro la sfida reale, al di là dei ridicoli proclami in gaelico, è continuare a sottostare alle politiche neo-liberiste di Westminster oppure provare a costruire un nuovo potere più rappresentativo e base per importanti riforme sociali. Provare, poi magari fallire (la recente politica scozzese non è esente da scandali finanziari, pur tuttavia le grandi banche d’affari sono tra quelli che temono di più un’eventuale indipendenza), ma con il gusto di aver dato un segnale importante, che parte dalla Scozia, ma potenzialmente si estende ben al di là dei confini nazionali.

Per chi volesse seguire sui social la giornata di domani, consiglio la pagina Facebook e l’account Twitter di Yes Scotland. Sempre su Twitter, gli hashtag sono #YesScotland e #indyref

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