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Tra scrittura per il Web e comfort zone

Prendo a prestito alcune riflessioni sorte ieri sera, in occasione dell’incontro “Parole digitali. Viaggio nella scrittura per il Web”, tenutosi presso l’Istituto Europeo di Design di Milano. La scuola dove insegno da 5 anni e oggi tengo due corsi: Estetica dei New Media e Linguaggi Multimediali. La scuola dove poco più di 12 anni fai ho frequentato il Master in Giornalismo Audiovisivo e Multimediale, allora coordinato da un peso massimo dell’informazione e del panorama media italiano, Francesco Siliato.

La conferenza, che mi ha visto accompagnato da Alessio Beltrami, uno dei principali esperti di Content Marketing in Italia, e Davide Ferrari, regista teatrale, poeta affermato nonché docente di teatro e scrittura presso alcune strutture penitenziarie italiane, ha preso avvio da una citazione musicale: “Devo avere una casa per andare in giro per il mondo”. Una frase che in quel momento per me significava sottolineare il mio terzo ritorno allo IED. Nel 2004 come studente, nel 2011 come docente, nel 2017 come autore di un libro che parla di giornalismo, copywriting, scrittura creativa e forse molto altro ancora rivolgendosi a professionisti, consulenti, web editor, blogger e social media specialist. A loro propongo una cassetta degli attrezzi fatta di buone norme, tanto esercizio e un nuovo atteggiamento nei confronti del testo, del contesto e del rapporto autore/lettore.

Zona di comfort e magia

Ebbene, se metaforicamente la mia casa è lo IED, devo anche dire che la serata è servita per sviscerare tra le righe l’esistenza di una casa ulteriore e interiore. Ne è nata una piacevole discussione, continuata anche dopo la conclusione dell’evento. Si dice spesso che la condizione necessaria per recarsi “là dove la magia accade”, dove il talento si manifesta e la vita riserva le sue migliori opportunità sia l’abbandonare la propria zona di comfort. Bene, se ciò è vero da un punto di vista meramente esteriore, potrebbe non esserlo altrettanto se guardiamo al livello subatomico dell’individuo, là dove le regole della fisica del mondo abdicano di fronte a una geometria di simboli meno decifrabili delle parole.
E se ci fosse uno spazio interiore dove poter coltivare il proprio talento per la comunicazione? E se ritrovare questo spazio coincidesse con il dedicarsi a esso?

Coltivare il proprio talento nel mondo delle idee industriali

Non è banale questa intuizione, specie in un momento in cui ci tormentiamo chiedendoci dove stia la creatività e che ruolo abbia in un mondo di idee prese a prestito dall’intelligenza collettiva, industrializzate, codificate e messe a valore nella grande catena di montaggio della comunicazione e della pubblicità. Non lo è nemmeno se pensiamo che, anche grazie alla Rete, è cominciata una progressiva sovrapposizione tra ambito professionale e personale. Non è poco, soprattutto se pensiamo al “funzionamento” dell’uomo contemporaneo, sempre alla disperata ricerca di un punto d’appoggio da cui scaturisca chiarezza, pace, benessere emotivo e materiale; eppure sempre sotto il giogo del devo e del posso, delle convinzioni che lo animano e delle convenzioni che lo frenano.

Creatività e silenzio

E se allora, come abbiamo detto ieri e come sottolineo nel mio libro Manuale di scrittura digitale creativa e consapevole”, creatività e silenzio fossero sinonimi? Siamo delle antenne, dopotutto, quindi per captare le buone idee dobbiamo essere sintonizzati sulle frequenze giuste. Come poterlo fare se nel frattempo la “vocina interiore” di cui ieri ho parlato, facendo sorridere i circa 60 presenti, ci ricorda momento per momento chi non siamo stati ieri e cosa non vogliamo o abbiamo paura di diventare domani. Per essere davvero creativi, per conservare spazio nella nostra RAM interiore e usare le energie al meglio dobbiamo spegnere quella radiolina mentale che ci parla incessantemente. Come si fa? La scrittura può aiutare a vivere il momento presente? Certo! Questa è la risposta: perché è essa stessa presenza a ciò che c’è.

Scrittura, Content Marketing e ricerca quotidiana

Alessio e Davide, eccezionali nel loro parlare a una voce e nel loro impreziosire in modo impareggiabile le mie riflessioni embrionali e barbare con dati e suggestioni degni delle migliori occasioni, hanno implicitamente suggerito di partire (ripartire?) da una scrittura umile.
Perché non descrivere un bicchiere oppure una porta? Forse sarà possibile scoprire che dietro a oggetti quotidiani e monotoni che tu osservi ma non sei più abituato a vedere, si celano parole e mondi che non conoscevi o di cui ti eri dimenticato. Tirarli fuori, passarli in rassegna e ripulirli dalla patina del “già visto” forse ti aiuterà nel complesso viaggio che è il riscoprire il proprio stile e il proprio modo di avvicinarsi alle parole e alla comunicazione. O, magari, aiuterà a trovare quella casa che serve per andare in giro per il mondo.

Persone VS Aziende

Non è solo un percorso di tipo personale. Questa introspezione può fare benissimo alle aziende, che hanno necessità di comunicare in modo rapido, trasparente, sintetico, chiaro. Ma cos’è la trasparenza se non la capacità di osservare? Cos’è la sintesi se non la conoscenza della propria reazione fisica nei confronti delle informazioni che vogliamo trasmettere ai nostri interlocutori? Cos’è la chiarezza se non un atteggiamento fermo nei confronti di questa reazione?
Di nuovo, personale e professionale che si intersecano. E di nuovo, un evento che ha cercato di rispondere in modo creativo e schietto alle domande fondamentali che il mio libro pone:

Qual è il rapporto tra autore e lettore, tra azienda e audience?

Cos’è la creatività e come è possibile coltivarla?

Quali sono le caratteristiche di un testo online che funziona?

Esistono punti di contatto tra giornalismo, copywriting e scrittura creativa?

Qual è il ruolo delle storie e dello storytelling nella società dell’information overload?

Prossima tappa: Bologna 😉

Continuerò a interrogarmi su questi argomenti, anche perché voglio che siano il punto di partenza di quello che eventualmente sarà il seguito di “Manuale di scrittura digitale creativa e consapevole”. La prossima tappa è Bologna: l’11 febbraio non prendete impegni. Ci vediamo alle ore 11.00 presso la libreria Ubik di via Irnerio.

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Piero Babudro
Consulente per la comunicazione digitale e il Content marketing. Scrivo e aiuto i miei clienti a progettare narrazioni digitali che funzionano. Ho scritto per una decina di giornali digitali e non. Collaboro con aziende, professionisti, agenzie di marketing e comunicazione. Organizzo corsi di formazione in azienda e insegno presso l’Istituto Europeo di Design di Milano. Il mio libro "Manuale di scrittura digitale creativa e consapevole" illustra un metodo che prima non esisteva e che ti aiuterà a produrre contenuti di livello eccezionale. > bit.ly/scritturadigitale
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