21
Ott

Scuola di Fumetto: intervista a Laura Scarpa

a lezione presso la Scuola di Fumetto

“L’Ippogrifo è affascinante. A mio avviso, si confonde un po’ all’interno del corpus narrativo dell’Ariosto, ma resta l’elemento narrativo più forte nel comunicare l’idea della leggerezza”. Così Laura Scarpa, autrice di fumetti, fondatrice dell’Associazione culturale ComicOut e della Scuola di Fumetto, che ho sentito nei giorni scorsi nell’ambito della mia attività a supporto dell’ufficio stampa e della comunicazione online del Festival dell’Illustrazione di Pavia.

L’autrice animerà “A testa in giù”, workshop di fumetto che mira a decostruire storie antiche e (ri)costruire storie nuove, accompagnando i partecipanti in un viaggio lungo le geografie della tecnica illustrativa e, soprattutto, della fantasia.
“Più di altri animali fantastici, l’Ippogrifo è la concretizzazione della possibilità delle parole di creare ciò che manca nella realtà. Desideri, ideali, concetti filosofici: l’Ippogrifo è la possibilità data all’uomo di raccontarli e viverli, anche grazie a immagini dotate di un valore più forte del semplice dato fotografico”.

scuola di fumetto

L’autrice pone l’accento sul forte legame tra il Festival dell’Illustrazione e la Scuola di Fumetto. “Dopo molti anni trascorsi nell’insegnamento tradizionale, ho avuto l’idea di una scuola dedicata al fumetto e all’illustrazione, una scuola in grado di raggiungere e coinvolgere anche le persone che abitano nelle province o che, per motivi di lavoro, non possono frequentarne una convenzionale. Una scuola in grado di colmare alle lacune dell’offerta formativa tradizionale, che invece non insegna a usare la matita come mezzo per liberarsi, esprimersi, raccontarsi”.
Oggi la Scuola di Fumetto è frequentata da un nutrito e composito gruppo di allievi: accanto agli adolescenti e ai più giovani, infatti, non mancano le persone che, alla soglia della cinquantina, decidono di rispolverare la loro passione. Tra di essi molti professionisti: grafici o disegnatori che sentono l’esigenza di usare il mezzo per raccontare e raccontarsi, ma non manca chi parte da zero e, in molti casi, ha l’unico desiderio di coltivare la propria passione.
“Questa è una cosa molto importante – sottolinea Laura. – Non tutti diventeranno professionisti del fumetto, anche se è capitato che qualcuno dei nostri allievi poi abia intrapreso questo mestiere. Ciò che conta, tuttavia, è realizzare un sogno nel cassetto, coltivato magari sin dall’infanzia”.

associazione culturale comicoutGiunta al quarto anno di attività, la Scuola del Fumetto ha organizzato i propri allievi in classi che vanno da 8 a 15 persone. L’offerta comprende un corso biennale di fumetto, uno di sceneggiatura, un corso di fumetto per ragazzi e un corso di illustrazione, che prende in esame sia l’illustrazione pura sia quella di taglio editoriale. Completano la proposta didattica un corso di Photoshop e uno dedicato alla pubblicazione dei libri.
“Come Scuola di Fumetto ci sentiamo molto affini al Festival dell’Illustrazione, da sempre in grado di creare connessioni tra temi diversi, quali la storia, la letteratura, l’illustrazione, l’arte e l’immaginario. Crea uno spazio di discussione sul disegno e sa comunicare al di fuori del consueto ambito di appassionati. Analizzare un’immagine non è semplice, e la critica italiana è sempre stata carente su questo fronte, nonostante le ottime basi teoriche a disposizione. Ma sono lieta di vedere che qualcosa sta cambiando anche nel nostro paese, che ha relegato la Storia dell’Arte a un ruolo marginale”. Ne è un esempio la manifestazione Critical Comics, meeting tenutosi a Roma lo scorso settembre alla presenza di ospiti internazionali, docenti, critici, giornalisti e blogger impegnati a ragionare assieme, al di là delle barriere culturali e metodologiche, sulla situazione della critica del fumetto.

Quanto al workshop, “è diverso dalle attività online perché si svolge in una sola giornata e non ha la stessa durata di uno dei nostri corsi. Tuttavia, cosa molto più importante, è perfettamente in linea con le attività della Scuola e con lo spirito del Festival che lo ospita. La presenza in aula del docente favorirà l’adattamento alle esigenze del singolo studente. L’importante è dare stimoli. Poi, da questi, arrivano le esigenze e i linguaggi per esprimerle”.

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