25
Apr

Si vende di più con i social media?

Bella domanda. Sempre più spesso mi capita di parlare con aziende e interlocutori professionali (agenzie Pr, web agency ecc) molto interessati a quanto accade a livello di ecosistema 2.0. C’è molta curiosità da parte loro, questo è sicuro. Tuttavia, prima o poi capita di sentirsi fare domande tipo: “Quanto venderemo di più?”.

Viene da rispondere: “Probabilmente anche niente!”. Non è questione di supponenza, ma in un periodo come questo bisogna star contenti se un intervento mirato sulle diverse piattaforme web ci consente di mantenere inalterato il livello di vendite preesistente e la propria reputazione online.

Il discorso secondo me è più articolato: c’è una conversazione in atto, globale e a tutti i livelli della società. E’ nata, sta crescendo e continuerà a svilupparsi a prescindere dalla tua partecipazione. E parleranno anche di te, della tua azienda, dei tuoi prodotti o servizi, di come ti comporti e di che livello (e qualità) di interazione hai con i tuoi clienti, fornitori, partner, stakeholder in genere. Disintermediando e bypassando tutti i canali e i linguaggi (mass media, advertising) che di solito hanno detenuto l’esclusiva di questo racconto sociale.
Bene, molto meglio attrezzarsi, ascoltare, ascoltare di nuovo (non si sa mai! meglio farlo due volte) e scendere nell’arena. Magari dimenticandosi completamente di ogni approccio di tipo massmediatico, dove – seppure in presenza di un messaggio interattivo – è prevista la presenza di un palco e di una platea.

A metterla giù così, si rischia sempre di fare la figura dell’intransigente, anche se secondo me si dicono cose profondamente vere. Molto meglio partire ‘soft’, consigliando (come ho fatto più volte) fonti che ritengo autorevoli, e che spiegano in modo chiaro vantaggi e valore aggiunto del matrimonio tra marketing, aziende e media sociali.
Mercoledì sera, ad esempio, ho seguito con molto interesse questo seminario gratuito online organizzato da Hubspot. A questo indirizzo è possibile chiedere una copia del materiale divulgato nell’occasione.

Commenti (Facebook)

Piero Babudro
Consulente per la comunicazione digitale e il Content marketing. Scrivo e aiuto i miei clienti a progettare narrazioni digitali che funzionano. Ho scritto per una decina di giornali digitali e non. Collaboro con aziende, professionisti, agenzie di marketing e comunicazione. Organizzo corsi di formazione in azienda e insegno presso l’Istituto Europeo di Design di Milano. Il mio libro "Manuale di scrittura digitale creativa e consapevole" illustra un metodo che prima non esisteva e che ti aiuterà a produrre contenuti di livello eccezionale. > bit.ly/scritturadigitale
6 commenti
  1. Nicola D'Agostino 25/04/2009

    Diciamo che più che conversazione ci sono (numerose) sedi in cui si parla dei prodotti, delle aziende e delle persone. Ed è ormai imprescindibile quantomeno tenere d’occhio questi ambiti.
    Le mosse succesive dipendono dal contesto e dalla volontà o meno di fare tesoro di quanto c’è e continua ad esserci online.

    nda

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    • piero.babudro 25/04/2009

      Sicuro. Partecipare è imprescindibile per capire cosa sta accadendo. E poter avere un ruolo attivo in un processo collettivo di discussione/confronto/dialogo ecc ecc ormai maturo. 😉

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  2. Federico Mancin 25/04/2009

    Raccogliendo diverse interviste di esponenti delle agenzie di marketing e comunicazione ho notato che una delle problematiche alla quale si vuol trovare rimedio è la conoscenza approfondita di quello che nel settore chiamiamo solitamente “target di riferimento”. Ecco, credo che i social network possano davvero aiutare a capire i gusti delle persone. E’ anche vero che questi nuovi mezzi vengono utilizzati con leggerezza dagli utenti, nel senso che cliccare su un “diventa fan” in Facebook ad esempio, costa poco. Però se un prodotto (o servizio) trova disponibilità da parte degli utenti nel creare una pagina a lui dedicata, con fan che si scambiano informazioni e aneddoti, direi che monitorare questo tipo di fenomeno può portare le ricerche ad ottenere dati molto preziosi.

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  3. tiziano.tassi 28/04/2009

    Credo che alla fine sia una domanda più che lecita da parte delle aziende. Insomma, io investo tempo e denaro, sottraggo risorse ad altri settori aziendali, ma alla fine della fiera qual è il risultato netto?

    Forse la domanda corretta dovrebbe essere “Quale effetto avrà sulle vendite?” o meglio ancora “Quale effetto avrà sulla fedeltà dei miei clienti?”.
    Il desiderio di un mero aumento delle vendite è figlio di una visione di breve periodo che, per quanto imprescindibile per certi versi, mina le condizioni per creare un ambiente proficuo su cui investire all’interno dell’azienda.

    L’equazione è sempre quella: + investimenti = – guadagni a b/t

    Però: + investimenti = + fedeltà = + guadagni a m-l/t

    Il gioco sta tutto in questo: far capire al cliente che se tra una settimana vuole un aumento del 20% delle vendite allora deve far produrre un’adv in TV con una starlette seminuda che ammicca. E un mese dopo tutti si saranno dimenticati della pubblicità e del brand. Ma se vuole che gli effetti dei soldi che spende siano duraturi, allora può provare a usare un pò di sano web 2.0 (il quale, per la verità, se la deve “tirare” meno.) ;o)

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    • piero.babudro 28/04/2009

      Vero. La sfida è proprio far capire loro che si tratta di iniziative per il medio/lungo periodo, che vanno a lavorare sulla possibilità di ‘ingaggiare’ il consumatore in un rapporto di reciproca fiducia e, proprio per questo, più stabile del semplice soddisfare un proprio bisogno (reale o presunto) tramite l’acquisto.

      Poi, sul fatto che il web 2.0 (preciserei, dicendo ‘parte del web 2.0’) deve darsi una grossa calmata e stare con i piedi per terra, ti dò ragione su tutta la linea. 🙂

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