20
Gen

Il valore del silenzio (e del rispetto)

Non sempre in Rete va tutto per il verso giusto. Anzi. Ci sono casi in cui ti chiedi seriamente il perché delle cose. Il Web 2.0: terreno di condivisione, partecipazione, analisi.
Confronto. Confronto informato, intendo, perché i contenuti su un qualsiasi argomento ci sono, e in abbondanza, quindi chiunque può spendere un poco del suo tempo e attingere a decine di fonti di informazione autorevoli.
Ora, di fronte alla tragedia della Costa Concordia abbiamo assistito all’esatto contrario. La Rete – o, meglio, parte di essa – si è lanciata in una gara collettiva a sciorinare opinioni, analisi, commenti e considerazioni dettate spesso più dalla voglia di inserirsi nel fiume della conversazione e, quindi, apparire. Vecchia pratica, peraltro ben nota a chi di blog e blogosfera se ne intende: si individua un tema forte che ha scosso l’opinione pubblica, e si produce uno o più articoli/post di commento, che aggiungono pochissimo (se non nulla) ai fatti, ma servono a guadagnare qualche visitatore in più e sistemarsi nelle nicchie giuste del motore di ricerca o dei social network.

Spiace molto notare che in questa trappola si sono infilati esperti del Web e blogger molto stimati, i quali avrebbero fatto meglio, a mio modo di vedere, ad aspettare qualche giorno in più prima di scrivere. Non sono così ingenuo da pensare che la cosa sia nata in modo più o meno inconsapevole. Il rapporto con trend di conversazione e motori di ricerca è una vecchia bestia di Internet. Ci si muove come si può, specie oggi che la visibilità è tutto.

Ma cosa siamo disposti a fare per la visibilità? Di tutto, pare. I soccorsi non avevano ancora quantificato vittime e dispersi, i cadaveri stavano ancora in fondo al mare, che già qualche furbetto se ne usciva con le sue teorie sulla gestione della comunicazione online da parte di Costa Crociere. Certo, le case histories sono un tema importante che per noi addetti ai lavori costituisce parte integrante dell’aggiornamento professionale. Ma non sarebbe stato più corretto e decoroso aspettare eventuali sviluppi della situazione e, a bocce ferme, scriverne? Magari quando l’impatto emotivo della vicenda fosse scemato un po’?

E invece no, è proprio questo il trucco. In un Paese di commissari tecnici pare accettabile che, mentre le famiglie piangono le loro vittime, la magistratura cerca di fare il suo lavoro e i giornalisti e opinionisti della tv si danno danno alla tragedia un tocco “trash”, ci sia spazio anche per chi non ha meglio da fare che analizzare la risposta di Costa Crociere e la sua reattività in fatto di “crisis management”.

C’è chi sosterrà: “Beh, io l’ho fatto per informare i miei lettori e dare un servizio”. Scusa debole, due volte. La prima perché lavoro in questo campo da troppo tempo per non conoscere i meccanismi tipici delle conversazioni online. Appunto, si individua un “tema forte” e lo si usa per promuovere il proprio blog, infilandosi in una conversazione online che in quel momento promette bene a livello di numeri e visibilità. La seconda perché basta notare la pochezza di informazioni fornite per rendersi conto dei veri fini dell’iniziativa.

Mi sono confrontato con alcuni amici e colleghi. Pare sia normale comportarsi così, anche se molti digrignano i denti come sto facendo io mentre scrivo. Bene, io a questa normalità, a questo paese di commissari tecnici e opinionisti improvvisati non mi arrendo. E preciso: scrivo questo post dopo giorni di riflessione. Avevo deciso di non toccare l’argomento, sebbene nauseato dal bla bla che è seguito alla tragedia dell’Isola del Giglio. Se ne scrivo è solo come forma di sfogo personale, orgoglioso di sapermi ancora indignare di fronte al cinismo e alla superficialità.

Tutto qui: è una questione di decenza. E a volte il silenzio è la miglior forma di rispetto.

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Piero Babudro
Consulente per la comunicazione digitale e il Content marketing. Scrivo e aiuto i miei clienti a progettare narrazioni digitali che funzionano. Ho scritto per una decina di giornali digitali e non. Collaboro con aziende, professionisti, agenzie di marketing e comunicazione. Organizzo corsi di formazione in azienda e insegno presso l’Istituto Europeo di Design di Milano. Il mio libro "Manuale di scrittura digitale creativa e consapevole" illustra un metodo che prima non esisteva e che ti aiuterà a produrre contenuti di livello eccezionale. > bit.ly/scritturadigitale
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