3
Ago

Social Media Fever

Ogni nuova frontiera ha la sua corsa all’oro. Così, da un po’ di tempo, i media partecipativi non sono solo occasione di socializzazione e business digitale, di scambio tra professionisti e addetti ai lavori. C’è molto entusiasmo, quasi superfluo ricordarlo: i mezzi di comunicazione mainstream riservano molto spazio alle novità provenienti dall’arcipelago 2.0. Si è creata una tensione collettiva verso questa naturale protesi del nostro ‘sistema emotivo’, che porta a vedere il web come naturale sbocco lavorativo, in toto oppure a fianco delle proprie attività – diciamo così – più tradizionali.

Non manca una certa improvvisazione, specie in un paese come l’Italia dove l’approccio creativo alla vita e ai problemi da affrontare spesso si trasformano in azzardo imprenditoriale.
A un livello più alto (nel senso di maggiore impegno e serietà del singolo professionista) saggi, volumi, ipse dixit e ricette per affrontare i social media in chiave di business non mancano. Anzi, gli scaffali delle librerie ne sono pieni, come ho avuto modo di constatare più volte.

Il mantra del momento è costruire (nel senso di dar vita a un artefatto) la conversazione tra azienda/brand e consumatori, passando per quei social network che oggi sono i grandi intermediari della Rete e veicolano gran parte del traffico. In questo senso, non si può prescindere da Facebook, vero e proprio fenomeno digitale come non se ne conoscevano dai tempi dell’exploit di Google da progetto interno a Stanford a motore di ricerca più usato al mondo.
Nonostante, per lavoro o semplicemente perché qualche professionista che stimo mi ha chiesto un parere, io abbia sempre sostenuto l’importanza di un simile aggregatore di intelligenza collettiva, non posso non pormi delle domande, che idealmente rilancio a tutti coloro che cantano le lodi del social network di Zuckerberg oltre ogni ragionevole dubbio.facebook12.jpg

1 – Una volta che su Facebook saranno arrivati tutti i marchi che contano, il fattore-novità sarà esaurito. Pertanto essere presenti su Facebook non costituirà più un elemento ‘di per sé’ innovativo negli ingranaggi del marketing aziendale, o comunque lo sarà con meno enfasi di oggi. Ebbene, è possibile quantificare – anche solo tramite una stima – il lasso di tempo che ci separa da quel giorno?

2 – Ogni fenomeno culturale e collettivo (e Facebook non può certo dirsi avulso da questa classificazione) è tale per cui quando la massa lo scopre, esso in realtà sta morendo o comunque è in fase calante. Ebbene, quanto tempo ci vorrà prima che Facebook arrivi a quel punto? Le aziende che iniziano oggi a muovere i primi passi sul social network (o che stanno prendendo in considerazione l’idea di farlo) quanto tempo hanno a disposizione prima di trovarsi tra le mani un giocattolo che non funziona più, o non funziona così bene come all’inizio?

3 – Quando la gran parte delle aziende si sarà fatta la propria fan page, quando ci avranno offerto le loro applicazioni e gli inviti ad eventi che, in quanto artefatti, non sono interessanti; quando ormai Facebook sarà stato trasformato in una piazza di mercanti, non credete che il pubblico potrebbe finire con lo stancarsi del gioco e finire per frammentarsi in altre piattaforme meno ‘commerciali’, diverse quindi per natura e scopi?

4 – Secondo il mantra del momento, un’azienda – per fare business – dovrebbe impegnare tempo, risorse ed energie portando traffico e utenti verso un portale terzo (Facebook), con cui non ha nessun contratto di partnership se non quanto stabilito dai TOS. Si può dire che questa sia una vera strategia di medio-lungo periodo? Se sì, chi ci guadagna veramente? L’azienda in questione, o Facebook, il quale ha la possibilità di profilare e monetizzare uno spettro di attività fatte dall’utente in questione molto maggiore rispetto a quello dell’azienda stessa e della sua fan page?

5 – Se l’azienda deve conversare in prima persona, che futuro è riservato alle cosiddette agenzie di social media marketing? Hanno ancora senso di esistere?

6 – Se il social media marketing non è marketing in senso stretto (ma conversazione, scambio, relazione … quindi forse non lo è del tutto) ha senso che a gestirne l’utilizzo in nome di aziende e clienti siano i ‘classici’ esperti di marketing e non piuttosto di processi comunicativi?

7 – Ammettiamo, entro una decina di anni o forse meno, l’instaurarsi di un sistema comunicativo di tipo post-mediatico. Qualcosa del tipo: le aziende, capite le potenzialità dei media sociali, contribuiscono in prima persona a produrre contenuti come fossero degli editori. Le figure professionali deputate alla mediazione e distribuzione di questi contenuti (giornalisti in primis) perdono il loro monopolio sul racconto della realtà, sparendo o comunque subendo una profonda metamorfosi. Al loro posto, si assiste all’emersione di tutta una serie di figure semi-giornalistiche, eppure connotate da forti legami e interessi con le aziende in questione, che tramite un complesso sistema di scambio (simbolico e non) ne influenzano le opinioni al di là di ogni evidente spirito di indipendenza professionale. Tutto ciò per il diritto dei cittadini a essere informati correttamente è un vantaggio rispetto a oggi?

Mi piacerebbe molto confrontarmi su questi temi con chi ritiene di arricchire la conversazione con i loro contributi. Un po’ per una questione caratteriale, un po’ per un senso di serietà e correttezza nei confronti dei miei clienti, cerco sempre di affrontare l’argomento da un punto di vista molto ‘laico’, non riconoscendomi né nella miopia di chi rifiuta in toto i nuovi media, né nella leggerezza di chi – vergando pagine e pagine sull’argomento – sta di fatto instaurando quello che da molti punti di vista mi pare essere un ‘pensiero unico digitale’.

Avvertenza: quanto espresso in questo post rappresenta solo ed esclusivamente il mio pensiero personale e non quello di aziende, agenzie di comunicazione, enti pubblici per cui lavoro o ho lavorato in passato.

Commenti (Facebook)

1 commento
  1. socing.net 10/08/2009

    My 2cents:

    1 – Difficile dare una risposta precisa; in ogni caso l’innovazione non è la sola leva del marketing.
    2 – Non è dette che con il passare del tempo Facebook funzioni meno bene; potrebbe anche funzionare meglio. Oggi AdWords funziona meglio rispetto all’inizio.
    3 – Credo che Facebook possa diventare un punti di riferimento, avulso dall’essere nuovo o di moda.
    4 – L’ideale è che ci possano guadagnare entrambi
    5 – Già oggi non avrebbero senso di esistere; trovano un senso solo nella mancanza di risorse del cliente
    6 – I processi comunicativi devono essere monetizzati
    7 – In parte è già così; molti blogger sono markettari per lavoro. Però a mio avviso ci sarà sempre spazio per l’informazione nuda e cruda

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