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	<title>SegnaleZero &#187; digital divide</title>
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	<description>Blog a cura di Piero Babudro</description>
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		<title>Akamai: Rapporto sullo Stato di Internet</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jan 2011 10:44:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ho appena ricevuto notizia della pubblicazione del Rapporto sullo Stato di Internet a cura di Akamai, azienda operante nel settore dell&#8217;ottimizzazione delle applicazioni in modalità cloud computing. Lo studio è relativo al terzo trimestre 2010 ed è consultabile nella sua interezza a questo indirizzo.
Si basa sui dati raccolti dalla rete Akamai per la distribuzione di contenuti digitali e applicazioni online (in tutto oltre 77mila server dislocati in 71 paesi), e tocca temi importanti legati a Internet, quali il tasso di adozione della banda larga, la connettività mobile, attacchi informatici, oltre ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/akamai-rapporto-sullo-stato-di-internet/">Akamai: Rapporto sullo Stato di Internet</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/akamai-rapporto-sullo-stato-di-internet/' addthis:title='Akamai: Rapporto sullo Stato di Internet '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Ho appena ricevuto notizia della pubblicazione del Rapporto sullo Stato di Internet a cura di <a href="http://www.akamai.com/">Akamai</a>, azienda operante nel settore dell&#8217;ottimizzazione delle applicazioni in modalità cloud computing. Lo studio è relativo al terzo trimestre 2010 ed è consultabile nella sua interezza a <a href="http://www.akamai.com/stateoftheinternet/">questo indirizzo</a>.</p>
<p>Si basa sui dati raccolti dalla rete Akamai per la distribuzione di contenuti digitali e applicazioni online (in tutto oltre 77mila server dislocati in 71 paesi), e tocca temi importanti legati a Internet, quali il tasso di adozione della banda larga, la connettività mobile, attacchi informatici, oltre che tracciare una prima stima delle principali tendenze in atto.<br />
Di seguito alcuni dei principali dati relativi al mercato europeo, sebbene convenga leggere tutto lo studio per avere una visione chiara e completa dei fenomeni descritti.</p>
<p><img src="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2011/01/akamai2.jpg" border="0" alt="akamai2.jpg" width="300" height="250" align="left" /></p>
<p><strong>Diffusione di Internet</strong><br />
&#8220;Nel terzo trimestre del 2010, si sono collegati alla rete di Akamai oltre 533 milioni di indirizzi IP unici da 235 paesi, con un incremento del 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I primi 10 Paesi per numero di indirizzi IP unici, responsabili del 70% degli indirizzi a livello globale, hanno mostrato ancora una volta una forte crescita su base annuale. La Spagna (decima posizione) ha registrato un aumento annuo del 15%, seguita dal Regno Unito (sesta posizione) con un incremento del 12%. La Germania e la Francia, rispettivamente in quarta e quinta posizione, hanno registrato un aumento del 5,9% e del 9,9% su base annua&#8221;.</p>
<p><strong>Velocità di connessione</strong><br />
In Europa si registra un aumento costante della velocità, specie al Nord (es: Olanda +14%) e nelle economie emergenti (Romania +12%, Lettonia addirittura + 27%, anche se bisognerebbe esaminare i valori di partenza). &#8220;Tra i sei paesi europei che compaiono nella Top Ten degli Stati con velocità media di connessione maggiore a livello globale, la Romania è ancora in testa con una connessione media di 7,0 Mbps, seguita da Paesi Bassi (6,3 Mbps), Lettonia (6,0 Mbps), Repubblica Ceca (5,4 Mbps), Svizzera (5,3 Mbps) e Danimarca (5,0 Mbps)&#8221;.<br />
Meno bene il nostro paese, dove la velocità media di connessione si attesta attorno ai 3,3 Mbps, con un aumento di 0,3 Mbps rispetto al secondo trimestre 2010.</p>
<p>Parlando invece di velocità massima di connessione, a parte paesi dove si viaggia anche a 30Mbps, in Italia siamo a valori prossimi ai 13 Mbps.<br />
Interessante anche il dato relativo alla distribuzione delle velocità di connessione nel nostro paese: &#8220;In Italia, il 7,7% delle connessioni supera la velocità di 5 Mbps, l’82% si colloca al di sopra dei 2 Mbps, mentre l’1,3% è al di sotto dei 256 Kbps&#8221;.</p>
<p><strong>Attacchi informatici</strong><br />
&#8220;Gli Stati Uniti rappresentano la principale fonte di traffico legato ad attacchi informatici, seguiti dalla Russia. Insieme, sono responsabili complessivamente di più del 20% del traffico legato agli attacchi. I dati aggregati a livello continentale mostrano tuttavia che l’Europa è ancora una volta responsabile della percentuale più alta di attacchi osservati nel terzo trimestre del 2010 (35%, in diminuzione rispetto al 39% del trimestre precedente). Il 3% del traffico legato agli attacchi informatici proviene dall’Italia, che si colloca al settimo posto a livello globale (era al sesto posto nel secondo trimestre 2010). L’Italia è ancora una volta la prima fonte al mondo di traffico legato ad attacchi da reti mobili (28%, in aumento rispetto al 25% del trimestre precedente), mentre l’incremento maggiore su base trimestrale del traffico su reti mobili legato ad attacchi è stato registrato nel Regno Unito (quasi l’80%)&#8221;.</p>
<p><strong>Connettività mobile</strong><br />
&#8220;Un operatore mobile russo si è collocato al primo posto per quanto riguarda le più alte velocità medie di connessione su reti mobili a livello globale, raggiungendo quasi i 6 Mbps. Ancora una volta, un operatore slovacco si trova in cima alla lista della media delle velocità massime con circa 23 Mbps, registrando un incremento di 2,5 Mbps rispetto al secondo trimestre. Nel corso del trimestre, le velocità medie di connessione degli operatori in Germania sono più che raddoppiate. Globalmente, l’utilizzo delle connessioni mobili è cresciuto nel corso del terzo trimestre del 2010. Gli utenti degli operatori in Slovacchia, Germania, Francia e Austria hanno utilizzato in media più di 1 GB al mese di contenuti attraverso la rete di Akamai. In Italia esiste un divario di 1,55 Mbps tra il provider che offre la velocità di connessione mobile media maggiore (2,84 Mbps) e quello che offre la velocità minore (1,29 Mbps). Le velocità di connessione massime offerte dagli operatori italiani vanno dagli 8,58 Mbps agli 11,17 Mbps&#8221;.</p>
<p>Come detto, vale la pena di leggere tutto il report, per esaminare i dati nella loro completezza. Intanto Akamai ha organizzato per domani, mercoledì 26 gennaio, alle ore 13 e alle 19, un webinar interattivo che avrà lo scopo di illustrare tutti i risultati del Rapporto sullo Stato di Internet. Maggiori informazioni a <a href="http://www.akamai.com/html/misc/soti_webinar.html">questo indirizzo</a>.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/akamai-rapporto-sullo-stato-di-internet/">Akamai: Rapporto sullo Stato di Internet</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>La spy story della banda larga</title>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2009 05:42:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>In Italia abbiamo l’innata capacità di trasformare i fatti in una fiction. A volte, in una spy story. Lo vediamo (per l’ennesima volta) in questi giorni, di fronte alla querelle riguardante lo stato della banda larga in Italia. I giornali sembrano confermare la genuinità del rapporto commissionato dal governo al super-manager consulente Francesco Caio. Una relazione tenuta segreta per troppo tempo e in queste ore comparsa in Rete, pare in due o tre versioni differenti. Tentativo di depistaggio? O miracolo della condivisione sul web di risorse remixate più volte?
Difficile poterlo ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/la-spy-story-della-banda-larga/">La spy story della banda larga</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/la-spy-story-della-banda-larga/' addthis:title='La spy story della banda larga '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>In Italia abbiamo l’innata capacità di trasformare i fatti in una fiction. A volte, in una spy story. Lo vediamo (per l’ennesima volta) in questi giorni, di fronte alla querelle riguardante lo stato della banda larga in Italia. I giornali sembrano confermare la genuinità del rapporto commissionato dal governo al super-manager consulente Francesco Caio. Una relazione tenuta segreta per troppo tempo e in queste ore <a href="http://wikileaks.org/wiki/Comparing_broadband_in_Italy_with_other_countries:_Francesco_Caio_report:_Portare_l%27Italia_verso_la_leadership_europea_nella_banda_larga:_Considerazioni_sulle_opzioni_di_politica_industriale%2C_12_Mar_2009 ">comparsa in Rete</a>, pare in due o tre versioni differenti. Tentativo di depistaggio? O miracolo della condivisione sul web di risorse remixate più volte?<br />
Difficile poterlo dire con certezza. Di sicuro c’è la gravità dei dati , che descrivono una realtà ben peggiore di quella resa nota negli anni da istituzioni e aziende del settore, Telecom Italia in testa. Sette milioni di persone, il 12% della popolazione, escluse dall’accesso alla banda larga. Un numero impressionante cui, per spirito di onestà, vanno inclusi tutti coloro che quotidianamente utilizzano Adsl spacciate per super-veloci (anche 20 Mb) eppure, nei fatti, ben lontane dai valori pubblicizzati. Oppure coloro che, stando a quanto dicono le varie Telecom Italia o Fastweb, non avrebbero nessun problema, salvo poi constatare che la propria Adsl semplicemente ha smesso di funzionare, si blocca nelle ‘ore di punta’ oppure funziona regolarmente, ma solo se si abbassa la banda portante a meno di un Mega. Tutti fatti che negli anni ho potuto constatare di persona, anche grazie alle testimonianze più volte portate alla mia attenzione da realtà come Aduc o AntiDigitalDivide.<br />
Una situazione vergognosa, insomma, di fronte alla quale l’Ad di Telecom Italia <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/CyberNews/?id=3.0.3337594449">ha risposto</a> così: &#8220;L&#8217;Italia non è affatto indietro sull&#8217;accesso alla rete in banda larga nè per qualità del servizio nè per copertura, ma è indietro nell&#8217;utilizzo che ne fanno i consumatori, le imprese e le amministrazioni pubbliche&#8221;. Come dire, la tecnologia c’è: il problema, semmai, è l’uso elementare che la gente ne fa.<br />
Cosa vuol dire uso elementare? Francamente – se questo era il senso delle sue parole, Bernabè &#8211; è difficile pensare a un intero paese che si limita a posta elettronica, un po’ di browser e qualche visita fugace ai social network. Potrà essere così tra coloro che hanno scoperto il 2.0 di recente, ma certo non lo è tra migliaia di imprese – spesso artigiane – che per avere un servizio decente hanno da tempo abbandonato il rame e si sono rivolti a tecnologie satellitari o wireless. Questo spiega, tra le altre cose, il boom delle chiavette Umts tra le partite Iva. Ma anche parte del ritardo competitivo patito da gran parte del tessuto produttivo italiano. Un ritardo di cui chi, negli anni, ha evitato politiche di rilancio tecnologico è mandante e causa principale.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/la-spy-story-della-banda-larga/">La spy story della banda larga</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Internet: interessa veramente?</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2009 05:28:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Mancheranno anche gli investimenti in infrastrutture. Mancherà l’interesse degli operatori broadband a portare l’Internet veloce in alcune aree del paese. Tutto vero, però il digital divide è anche questione politica, sociale e culturale. E non solo tecnologica. L’indagine conoscitiva fatta dalla nona commissione della Camera – presentata durante il seminario “Il futuro della rete: banda larga e accesso alla rete come diritto universale” – dimostra ancora una volta che l’Italia è indietro due volte. La prima perché, di fatto, tecnologicamente è un paese risibile. La seconda perché non sono chiari ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/banda-larga-interessa-veramente/">Internet: interessa veramente?</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/banda-larga-interessa-veramente/' addthis:title='Internet: interessa veramente? '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Mancheranno anche gli investimenti in infrastrutture. Mancherà l’interesse degli operatori broadband a portare l’Internet veloce in alcune aree del paese. Tutto vero, però il digital divide è anche questione politica, sociale e culturale. E non solo tecnologica. L’indagine conoscitiva fatta dalla nona commissione della Camera – presentata durante il seminario “Il futuro della rete: banda larga e accesso alla rete come diritto universale” – dimostra ancora una volta che l’Italia è indietro due volte. La prima perché, di fatto, tecnologicamente è un paese risibile. La seconda perché non sono chiari i vantaggi dell’utilizzo delle tecnologie digitali, non si è dato vita a programmi di ‘educazione’ al web per i cittadini, né si è parlato abbastanza di servizi pubblici digitali per il cittadino. E non consola certo sapere che quando qualcuno ha preso l’iniziativa ed è sbarcato a suon di fanfare in questo territorio, spesso lo ha fatto a colpi di ecomostri: un nome su tutti, il contestatissimo Italia.it, megaportale da 30 milioni di euro che non è servito a nulla se non a generare la solita valanga di sprechi all’italiana che con Internet non ha/non dovrebbe avere nulla a che fare.<br />
I dati (riporto parte di quelli <a href="http://www.key4biz.it/News/2009/05/12/Tecnologie/PA_banda_larga_Mario_Valducci_IX_Commissione_Camera_Stefano_Lorenzi.html">pubblicati da Key4biz</a>) sono eloquenti. Provo a riportarli sinteticamente, aggiungendo alcuni punti cui sarebbe carino trovare risposta.<br />
Sette italiani su dieci hanno un computer, ma solo uno su due naviga in Rete tutti i giorni. Sarebbe interessante sapere che tipo di macchina possiede l’italiano medio, visto che una buona dotazione hardware è la porta per un’esperienza digitale decorosa.<br />
Si legge che la maggior parte di chi possiede un collegamento a banda larga, utilizza comunque servizi che non richiedono Internet veloce. Ecco, capire perché il nostro modo di utilizzare Internet è ancora così ‘basic’ mi sembrerebbe degno di una ricerca a parte. È la nostra scarsa conoscenza dell’inglese? È una questione generazionale? Entrambe?<br />
Pochissimi usano i servizi messi in piedi dalla Pubblica Amministrazione, principalmente perché non sono buoni. Non è una percentuale che si può ignorare: i poco/per nulla/abbastanza soddisfatti sono più del 75% degli intervistati. Ma d’altronde le priorità politiche oggi sono altre: imbavagliare la Rete e la blogosfera, togliere l’anonimato agli utenti del web, intercettare chi usa Skype, inventarsi reati di ogni tipo per chi usa i social network. Diciamolo chiaramente: lo sviluppo di questo paese non interessa.</p>
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