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	<title>SegnaleZero &#187; economia</title>
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	<description>Blog a cura di Piero Babudro</description>
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		<title>NoBigBanks.it</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 15:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>In un momento così delicato da un punto di vista politico ed economico, come quello attuale, ho sentito spesso dire che le persone sanno bene contro chi e cosa protestare, ma poi mancano di proposte concrete. Siccome so che non è vero, ma che &#8211; anzi &#8211; la Rete è piena di iniziative concrete volte a ragionare in maniera critica su globalizzazione e finanza, mi sono messo a cercare tra siti web e blog.
Parallelamente, ho chiesto lumi ad amici e colleghi più esperti di me nel campo. Tra le segnalazioni ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/nobigbanks/">NoBigBanks.it</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/nobigbanks/' addthis:title='NoBigBanks.it '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>In un momento così delicato da un punto di vista politico ed economico, come quello attuale, ho sentito spesso dire che le persone sanno bene contro chi e cosa protestare, ma poi mancano di proposte concrete. Siccome so che non è vero, ma che &ndash; anzi &ndash; la Rete è piena di iniziative concrete volte a ragionare in maniera critica su globalizzazione e finanza, mi sono messo a cercare tra siti web e blog.</p>
<p>Parallelamente, ho chiesto lumi ad amici e colleghi più esperti di me nel campo. Tra le segnalazioni ricevute, una riguarda un progetto tutto italiano che mi permetto di suggerirvi a mia volta, raccomandandovi un&#8217;attenta lettura: <strong><a href="http://nobigbanks.it/">NoBigBanks.it.</a></strong><br />
Si tratta di un <strong><a href="http://nobigbanks.it/">blog</a></strong>, corredato da un <strong><a href="http://nobigbanks.it/2011/11/17/manifesto-nobigbanks-it/">manifesto programmatico</a></strong> molto chiaro: secondo me meriterebbe di arrivare sotto gli occhi di chi, oggi, è chiamato a dirimere una questione spinosa che riguarda il nostro paese, ma non solo. </p>
<p><strong>NoBigBanks</strong> è un comitato che nasce (cito dal loro blog) &ldquo;dall&#8217;impegno di un gruppo di amici appassionati di politica&rdquo;, e propone qualcosa di molto semplice: ispirarsi alla <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Glass-Steagall_Act">Legge Glass-Steagall</a></strong> per porre un freno alla speculazione galoppante dei mercati. </p>
<p>Prendere quello che c&#8217;è di buono nel passato, per guardare al futuro: si potrebbe definire così la proposta di </small><strong>NoBigBanks</strong>. Infatti il <strong>Glass-Steagall Act </strong>non è una mirabolante soluzione avveniristica per bloccare la galoppata di una finanza ormai impazzita.<br />
No. E&#8217; una delle misure anti-speculazione poste in essere dal <strong>Congresso degli Stati Uniti</strong> all&#8217;indomani della grande crisi del<strong> 1929</strong>. Oltre a istituire la <strong>Federal Deposit Insurance</strong>, garanzia sui depositi che serviva a evitare panico e corse allo sportello bancario, la legge istituì la <strong>separazione netta tra attività bancaria tradizionale e di investimento</strong>. </p>
<p>Cosa vuol dire? Queste due attività non potevano essere esercitate dallo stesso intermediario: di fatto banche commerciali e investment bank erano destinate a restare soggetti diversi e distinti.</p>
<p>Le misure della<strong> Glass-Steagall</strong> ottennero un certo successo, finendo però con l&#8217;essere abrogate durante gli anni &lsquo;90 da tutte le economie occidentali. Risultato, le banche hanno riunito di nuovo i <strong> servizi bancari </strong>,<strong>assicurativi</strong> e di <strong>investimento</strong>. In seguito sono arrivate le operazioni in Borsa (alcune delle quali, come sappiamo, molto &ldquo;libere&rdquo;) e il conseguente incontro con <strong>titoli &ldquo;tossici&rdquo; </strong> e <strong>derivati </strong>di ogni tipo. Da qui all&#8217;esplosione dei mercati il passo è stato breve. Il resto è storia: o meglio, cronaca. </p>
<p>Ora, tra le strade da seguire per risanare la situazione, il sostegno all&#8217;economia reale a al credito mi pare sia una delle più intelligenti. Tale supporto vorrebbe dire risorse per progetti, infrastrutture (anche se poi bisognerebbe discutere di come gestire le priorità di tali infrastrutture, evitando strampalati quanto pericolosi Ponti sullo Stretto e linee TAV), sostegno alle imprese private. Specie a quella piccola e media impresa che è il cuore produttivo di paesi come il nostro.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/nobigbanks/">NoBigBanks.it</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>15 ottobre &#8211; United for Global Change</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Oct 2011 10:40:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Oggi non è un sabato qualsiasi. Migliaia di persone nel mondo parteciperanno a manifestazioni, sit-in e marce ed esprimeranno la loro rabbia contro un establishment politico-economico che finora non si è dimostrato in grado di dare risposte efficaci a combattere la crisi globale.
A guidare idealmente, ispirandola, questa pluralità di soggetti sono le iniziative di Occupy Wall Street e il Movimiento 15-M (conosciuto anche come &#8220;Movimento degli Indignados&#8221;).
Il problema, almeno per chi come me seguirà la manifestazione da casa e su Internet, consiste nella difficoltà di seguire un insieme disomogeneo di ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/15-ottobre-united-for-global-change/">15 ottobre &#8211; United for Global Change</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/15-ottobre-united-for-global-change/' addthis:title='15 ottobre &#8211; United for Global Change '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Oggi non è un sabato qualsiasi. Migliaia di persone nel mondo parteciperanno a manifestazioni, sit-in e marce ed esprimeranno la loro rabbia contro un establishment politico-economico che finora non si è dimostrato in grado di dare risposte efficaci a combattere la crisi globale.<br />
A guidare idealmente, ispirandola, questa pluralità di soggetti sono le iniziative di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Occupy_Wall_Street"><strong>Occupy Wall Street</strong></a> e il <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Movimiento_15-M"><strong>Movimiento 15-M</strong></a> (conosciuto anche come &#8220;Movimento degli Indignados&#8221;).</p>
<p>Il problema, almeno per chi come me seguirà la manifestazione da casa e su Internet, consiste nella difficoltà di seguire un insieme disomogeneo di iniziative, nate senza una regia centrale e promosse principalmente attraverso le (macro)nicchie sparse qua e là lungo i <strong>social network</strong>. </p>
<p>Di seguito una serie di fonti da utilizzare oggi per tenersi aggiornati su quanto accadrà. </p>
<p>Il sito web di riferimento a livello mondiale è <a href="http://15october.net/"><strong>15october.net</strong></a>, con tanto di <a href="http://map.15october.net/">mappa interattiva</a> per seguire tutte le manifestazioni nel mondo.</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/4y3X2VFruLM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Pagine Facebook in italiano: <a href="http://www.facebook.com/15OTTOBRE"><strong>15OTTOBRE</strong></a> oppure <a href="http://it-it.facebook.com/pages/INDIGNADOS-ITALIA/150928878308556?sk=wall"><strong>Indignados Italia</strong></a>.</p>
<p>Hashtag Twitter a livello globale: <a href="http://twitter.com/#!/search?q=%2315O">#15O</a>, <a href="http://twitter.com/#!/search?q=%2315oct">#15oct</a>,<a href="http://twitter.com/#!/search/%23ows">#ows</a>, <a href="http://twitter.com/#!/search/%23globalchange">#globalchange</a>.</p>
<p>Questo invece il profilo ufficiale di <a href="http://twitter.com/#!/15octobernet">15october</a>. </p>
<p>Hashtag Twitter per seguire la manifestazione di Roma: <a href="http://twitter.com/#!/search?q=%23occupyrome">#occupyrome</a>; mentre per seguire gli Indignati a livello nazionale <a href="http://twitter.com/#!/search?q=%23indignati">#indignati</a>. I Draghi Ribelli sono qui: <a href="http://twitter.com/#!/search?q=%23draghi">#draghi</a>. C&#8217;è poi l&#8217;hashtag <a href="http://twitter.com/#!/search?q=%23occupiamobancaditalia">#occupiamobancaditalia</a>, ma conviene dare un&#8217;occhiata anche a <a href="http://twitter.com/#!/search?q=%23studenti">#studenti</a>.</p>
<p>Segnalo inoltre il profilo Twitter de <a href="http://www.linkiesta.it/"><strong>Linkiesta</strong></a> (<a href="http://twitter.com/#!/Linkiesta">twitter.com/#!/Linkiesta</a>), che ha organizzato una diretta per seguire le manifestazioni. <a href="http://www.facebook.com/linkiesta">Linkiesta</a> è presente inoltre anche su Facebook. </p>
<p>Per cortesia, se trovate altre fonti segnalatele nei commenti. Grazie!</p>
<p><img src="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2011/10/vendetta.jpg" alt="vendetta.jpg" border="0" width="194" height="259" align="center"/></p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/15-ottobre-united-for-global-change/">15 ottobre &#8211; United for Global Change</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Robert Reich a Prato il 19 giugno</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 20:25:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Robert Reich, l’ex ministro del Lavoro dell’amministrazione Clinton parteciperà a un incontro (Prato, ore 21.15, Teatro Metastasio) su economia, finanza, rischi connessi alla speculazione. A giudicare da quanto leggo nell’invito che mi è stato inviato dall&#8217;amico Nicola Oliva, la cosa si preannuncia molto interessante.
“Con Enrico Giardi, collega consigliere comunale, presenteremo il Manifesto di Prato e Robert Reich sarà il nostro autorevole testimonial per dare il via ad un processo in cui le città manifatturiere faranno far sentire la propria voce. Abbiamo scelto Reich per il carisma ed il coraggio dimostrati ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/robert-reich-a-prato-il-19-giugno/">Robert Reich a Prato il 19 giugno</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/robert-reich-a-prato-il-19-giugno/' addthis:title='Robert Reich a Prato il 19 giugno '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Reich"><strong>Robert Reich</strong></a>, l’ex ministro del Lavoro dell’amministrazione Clinton parteciperà a un incontro (Prato, ore 21.15, Teatro Metastasio) su economia, finanza, rischi connessi alla speculazione. A giudicare da quanto leggo nell’invito che mi è stato inviato dall&#8217;amico <a href="http://nicolaoliva.wordpress.com/"><strong>Nicola Oliva</strong></a>, la cosa si preannuncia molto interessante.</p>
<p><em>“Con <strong>Enrico Giardi</strong>, collega consigliere comunale, presenteremo il Manifesto di Prato e Robert Reich sarà il nostro autorevole testimonial per dare il via ad un processo in cui le città manifatturiere faranno far sentire la propria voce. Abbiamo scelto Reich per il carisma ed il coraggio dimostrati nel denunciare le vere cause della crisi economica e finanziaria, senza farsi condizionare dal dogma liberista sbandierato ad ogni piè sospinto in tutti gli ambienti economici.<br />
Si tratterà di sfidare chi blocca il cambiamento vero, sia in Italia che a livello europeo, dove le istituzioni dell&#8217;UE ora impongono la stessa politica attuata dal FMI da decenni nei confronti del Terzo mondo.<br />
E&#8217; ora di dirlo chiaro e forte: non è con l&#8217;austerità che cresce l&#8217;economia, servono investimenti e un sistema finanziario che promuova la produzione, non la speculazione!</p>
<p>Da anni ormai Reich denuncia la mancanza di coraggio nel fare le riforme urgenti che tutti aspettano. Come cittadini siamo preoccupati del fatto che la maggior parte dei lavori sono precari e i salari stagnanti, che c’è tanta disuguaglianza nella distribuzione del reddito, che le comunità si stanno disgregando, che i tagli imposti al bilancio pubblico riducono l’offerta di servizi essenziali. Tutto questo non è avvenuto per caso.<br />
Ed è per queste ragioni che monta la rabbia e il risentimento nella popolazione. Ma se non avremo la forza di batterci con gli interessi forti, ingaggiando riforme ampie e profonde, non si uscirà dalla crisi.</p>
<p>Reich non si fa intimidire da chi invoca il “mercato” come soluzione ipotetica a ogni male, e chiede invece interventi concreti e lungimiranti che ripristinino le basi di una società produttiva per lo sviluppo. In questi tempi di salvataggi bancari continui e perdita di sovranità economica da parte della politica e, soprattutto, della popolazione, quello di Reich è un messaggio scomodo, che pone i riflettori su quegli interessi che dietro le quinte riescono a guidare la politica di intere nazioni. </p>
<p>Occorre privilegiare le attività produttive, ritornando alla separazione tra le attività finanziarie ordinarie (conti correnti, mutui, prestiti alle imprese) e quelle speculative. Gli istituti di credito che aiutano l&#8217;economia reale abbiano le garanzie pubbliche, mentre coloro che partecipano alla bisca mondiale dei derivati – e poi chiedono i salvataggi pubblici appena le cose si mettono male – siano lasciati al loro destino.<br />
Bisogna dar vita a progetti infrastrutturali e ricerca scientifica avanzati. La vera efficienza viene dagli investimenti lungimiranti nelle nuove tecnologie e nella forza lavoro.<br />
Infine, occorre garantire un flusso di credito agevolato diretto alle attività produttive”.</em></p>
<p>Questo il <a href="http://nicolaoliva.wordpress.com/2011/06/07/prato-al-metastasio-con-r-reich-ministro-del-lavoro-dell-amministrazione-clinton/">link all&#8217;evento</a>.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/robert-reich-a-prato-il-19-giugno/">Robert Reich a Prato il 19 giugno</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Economia italia e fattore Internet</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Apr 2011 07:59:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Pubblico alcuni stralci del comunicato stampa. La presentazione ufficiale dello studio si terrà oggi, a partire dalle ore 17.30, in streaming sul sito www.altratv.tv

&#8220;31,6 miliardi di euro: questo il valore dell’Internet Economy italiana nel 2010 secondo i risultati dello studio commissionato da Google a The Boston Consulting Group (BCG) presentato oggi. La cifra, equivalente al 2% del PIL nazionale, è in crescita del 10% rispetto ai 28,8 miliardi di euro del 2009. Lo studio non si limita ad esaminare l’impatto diretto di Internet sull’economia italiana, ma ne ha anche valutato ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/economia-italia-e-fattore-internet/">Economia italia e fattore Internet</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/economia-italia-e-fattore-internet/' addthis:title='Economia italia e fattore Internet '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><strong>Pubblico alcuni stralci del comunicato stampa. La presentazione ufficiale dello studio si terrà oggi, a partire dalle ore 17.30, in streaming sul sito <a href="http://www.altratv.tv/">www.altratv.tv</a><br />
</strong></p>
<p>&#8220;<em>31,6 miliardi di euro: questo il valore dell’Internet Economy italiana nel 2010 secondo i risultati dello studio commissionato da <strong>Google</strong> a <strong>The Boston Consulting Group</strong> (BCG) presentato oggi. La cifra, equivalente al <strong>2% del PIL nazionale</strong>, è <strong>in crescita del 10% rispetto ai 28,8 miliardi di euro del 2009</strong>. Lo studio non si limita ad esaminare l’impatto diretto di Internet sull’economia italiana, ma ne ha anche valutato gli impatti indiretti e il potenziale di crescita entro il 2015. Ne emerge che, calcolando anche il valore dell’e-procurement della Pubblica Amministrazione (7 miliardi di euro nel 2010) e il valore delle merci cercate online e poi acquistate offline (ROPO: Research Online Purchase Offline, pari a 17 miliardi di euro nel 2010), il totale dell’impatto diretto e indiretto di Internet sull’economia italiana raggiunge i 56 miliardi di euro nel 2010. </em></p>
<p><em>Lo studio BCG valuta anche il potenziale di crescita dell’Internet Economy italiana, indicando una <strong>crescita attesa compresa tra il 13% e il 18% dal 2009 al 2015</strong>, quando l’economia della rete dovrebbe arrivare a rappresentare tra <strong>il 3,3% e il 4,3% del PIL</strong>. Secondo uno scenario conservativo, che considera una crescita della penetrazione di Internet e della propensione all’e-commerce in linea con il passato, l’Internet economy varrà 59 miliardi di euro nel 2015. Secondo uno scenario che considera le peculiarità del nostro paese e prevede un forte sviluppo del mobile commerce, l’Internet economy potrà raggiungere i 77 miliardi di euro.</em></p>
<p><em><strong>Per ogni euro di crescita del PIL Italiano da qui al 2015, in media 15 centesimi saranno riconducibili all’espansione dell’Internet economy (12% o 18% a seconda dello scenario).<br />
</strong></p>
<p>Uno scenario dalle grandissime potenzialità, dunque, in buona parte ancora tutte da esplorare. Soprattutto da parte delle piccole e medie imprese, la spina dorsale della nostra economia. Secondo BCG – che nell’ambito del rapporto ha effettuato uno studio su un campione di 1000 &#8211; le PMI che usano attivamente Internet crescono più in fretta, raggiungono una clientela più internazionale, assumono più persone e sono più produttive rispetto alle aziende che non sfruttano ancora appieno il potenziale del web o che non sono nemmeno online.<br />
<strong><br />
Le PMI online-attive (che usano cioè la rete a supporto del marketing o per la vendita) hanno registrato una crescita media dell’1,2% dei ricavi negli ultimi tre anni, rispetto ad un calo del 2,4% di quelle online-passive (che hanno solo un sito Web tipo vetrina) e del 4,5% di quelle offline (senza nemmeno un sito Web). Inoltre, le PMI online-attive hanno registrato un’incidenza di vendite all’estero del 15% rispetto all’8% delle online-passive e al 4% delle offline. Il 65% delle PMI online-attive ha inoltre affermato di aver ottenuto vantaggi di produttività grazie a Internet, rispetto al 28% delle online-passive e al 25% delle offline. Infine, Internet ha portato a un incremento del personale per il 34% delle aziende online-attive.</strong></p>
<p></em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Secondo lo studio di BCG, un ruolo significativo per l’ulteriore sviluppo della Internet Economy all’italiana può essere giocato dai dispositivi mobili quali smartphone e tablet. L’Italia è leader in Europa per numero di smartphone: li possiedono 15 milioni di persone e 10 milioni li usano per navigare. Il 3% dei possessori di smartphone già utilizza il proprio telefonino per effettuare acquisti online (un dato in linea con i paesi europei maggiormente sviluppati quali Svezia e UK e superiore a Germania, Olanda e Francia) e il 10% dichiara che intende utilizzarlo in futuro (un dato in arrivato a livello europeo; anche Svezia e UK si fermano al 5%)</em>&#8220;.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/economia-italia-e-fattore-internet/">Economia italia e fattore Internet</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Sudafrica 2010: i risvolti economici ed organizzativi dei Mondiali di calcio</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 13:35:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ottima iniziativa della società di consulenza StageUp, (qui una breve scheda), che ha reso disponibile per il download il report &#8220;Sudafrica 2010: i risvolti economici ed organizzativi dei mondiali di calcio&#8220;.
Questo il form da compilare per scaricare il report.
</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/sudafrica-2010-i-risvolti-economici-ed-organizzativi-dei-mondiali-di-calcio/">Sudafrica 2010: i risvolti economici ed organizzativi dei Mondiali di calcio</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/sudafrica-2010-i-risvolti-economici-ed-organizzativi-dei-mondiali-di-calcio/' addthis:title='Sudafrica 2010: i risvolti economici ed organizzativi dei Mondiali di calcio '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Ottima iniziativa della società di consulenza <a href="http://www.stageup.com">StageUp</a>, (qui una breve <a href="http://www.stageup.com/azienda.html">scheda</a>), che ha reso disponibile per il download il report &#8220;<strong>Sudafrica 2010: i risvolti economici ed organizzativi dei mondiali di calcio</strong>&#8220;.</p>
<p>Questo il <a href="http://www.stageup.com/sudafrica/">form da compilare</a> per scaricare il report.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/sudafrica-2010-i-risvolti-economici-ed-organizzativi-dei-mondiali-di-calcio/">Sudafrica 2010: i risvolti economici ed organizzativi dei Mondiali di calcio</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;incognita Reed Business</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 12:17:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[economia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Molto difficile commentare questo momento. Venerdì sembra sia arrivata la conferma ufficiale della prossima chiusura di molte testate edite da Reed Business. 
Per una panoramica completa colgo l’occasione per segnalare l’intervista di Salvatore Sagone ad Alessandro Cederle, amministratore delegato del gruppo (AdvExpress, solo su abbonamento).
Non commento la scelta di rivolgersi a una testata concorrente per descrivere il momento di crisi che ha colpito anche il proprio gruppo editoriale. I ‘panni’ si lavano in casa, da che mondo è mondo, ma evidentemente ci sono meccanismi imprenditoriali che sfuggono anche a chi, ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/lincognita-reed-business/">L&#8217;incognita Reed Business</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/lincognita-reed-business/' addthis:title='L&#8217;incognita Reed Business '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Molto difficile commentare questo momento. Venerdì sembra sia arrivata la conferma ufficiale della prossima chiusura di molte testate edite da <a href="http://www.reedbusiness.it" target="_blank">Reed Business</a>. </p>
<p>Per una panoramica completa colgo l’occasione per segnalare l’intervista di Salvatore Sagone ad Alessandro Cederle, amministratore delegato del gruppo (<a href="http://www.advexpress.it" target="_blank">AdvExpress</a>, solo su abbonamento).</p>
<p>Non commento la scelta di rivolgersi a una testata concorrente per descrivere il momento di crisi che ha colpito anche il proprio gruppo editoriale. I ‘panni’ si lavano in casa, da che mondo è mondo, ma evidentemente ci sono meccanismi imprenditoriali che sfuggono anche a chi, come me, opera nel settore da un po’.</p>
<p>A supporto di questa notizia, in Rete ho trovato solo <strong><a href="http://tradecommunication.blogspot.com/2009/11/reed-addio-core-business.html" target="_blank">il post</a></strong> di <a href="http://tradecommunication.blogspot.com" target="_blank">Trade Communication</a>, su cui però merita fare una doverosa precisazione.</p>
<p>Nel post si dice che verranno dismesse tutte le riviste che non portano utili. Non è esatto: o almeno, tra i nomi fatti ci sono testate in utile, con una buona raccolta pubblicitaria e che hanno sofferto della crisi economica né più né meno di altre, appartenenti a gruppi editoriali che oggi si reggono in piedi a suon di stagisti o affidandosi ai comunicati stampa per riempire le pagine. </p>
<p>Stamattina ho ricevuto una decina di telefonate di colleghi che mi hanno chiesto se so qualcosa in più rispetto all’articolo di AdvExpress o al post in questione. Posso solo dire che quasi tutti mi hanno posto la seguente domanda: “Se siete in difficoltà voi, come possono reggersi in piedi i vostri concorrenti?”</p>
<p>Bella domanda! Non ho risposte e per ora non le cerco. Se le avessi non le esporrei pubblicamente, anche come forma di rispetto per gli ottimi colleghi di altre riviste che incontro spessissimo durante conferenze stampa o eventi in genere.</p>
<p>Quello che mi preme dire, tornando all’affaire Reed Business, è che c’è stata troppa fretta nel comunicare una notizia peraltro tutta da definire (il Cdr è stato sentito? si sono cercati potenziali acquirenti? cosa vuol dire investire sull’online? c’è un piano di business?), mettendo sullo stesso piano riviste definite ‘fuori perimetro’ eppure molto diverse quanto a situazione economica, ad ‘appeal’, a storia, a interesse da parte del mercato e degli addetti ai lavori. </p>
<p>Il che mi porta a pensare – e non solo sulla scorta della speranza verso testate a cui sono legato da un vincolo emotivo prima ancora che personale – che questa strana storia sia ancora in parte (o tutta) da scrivere.</p>
<p><em>Avvertenze: scrivo dalla fine del 2007 per il gruppo editoriale Reed Business, prima come collaboratore della testata Pubblicità Italia e della newsletter Today, poi di Adv. In questo post esprimo opinioni del tutto personali, alle quali posso solo aggiungere la stima e il rispetto professionale e personale per tutte le persone con cui ho lavorato finora.</em></p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/lincognita-reed-business/">L&#8217;incognita Reed Business</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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