Le vite degli altri

November 24, 2009 by piero.babudro · 1 Comment
Filed under: Personale, Work 

Oggi SegnaleZero ospita una persona speciale. Definirlo solo collega è riduttivo, perché Nuccio Barletta é innanzitutto un amico e uno che – quanto a mestiere giornalistico – sa il fatto suo. Ed è uno dei pochi che questa sua esperienza non l’ha tenuta per sé gelosamente, ma ne ha sempre fatto occasione di condivisione e di scambio personale e professionale con i colleghi più giovani.

Avrei voluto ospitarlo in un’altra occasione, con altri temi e altre cose da dire. Purtroppo i tempi che corrono sono questi. Credo però che più delle mie frasi di circostanza, valga il contributo di Nuccio, il quale scrive parole che hanno l’effetto di un calcio nei denti. Parole orgogliose, parole di coraggio, parole di chi si vuole scuotere da quel torpore collettivo che ci vede tutti sempre più ingranaggi e sempre meno esseri umani.

Mi chiamo Nuccio Barletta, sono un giornalista professionista, sono iscritto all’Ordine Professionale dal 7 giugno del 1977. Scrivo, anzi scrivevo, per due testate della Reed Business Italia, il mensile ADV e , ogni martedì, per il quotidiano on line Pubblicità Italia Today, curavo l’allegato Web Marketing Tools. Dico scrivevo, perché come probabilmente già saprete, l’amministratore delegato del gruppo, nel corso di un’intervista, ad un giornale della concorrenza, ha annunciato la chiusura delle testate. Ora, accade sovente, che un’intervista, soprattutto quando è concessa al tramonto di  un  venerdì di novembre, mese tra i più mesti dell’anno, sotto l’azione di tensioni emotive determinate dalla crisi della raccolta pubblicitaria, perde i suoi connotati giornalistici e assume quelli di un transfert psicoanalitico. L’amministratore delegato della Reed Business, presumibilmente, aveva ‘somatizzato’ , non da ora, ma da tempo, l’ansia legata alla gestione delle riviste, della linea Comunicazione, perché avvertite come estranee rispetto alle tradizioni editoriali della Reed. E pensare che, al tempo della loro acquisizione, la casa editrice di via Richard 1 aveva annunciato la costituzione di un grande ‘polo’ della Comunicazione. Ieri, dunque, grandi progetti e ambiziosi programmi, oggi l’annuncio della disfatta. Ora, per carità, può anche darsi che dietro l’intervista si celi una diabolica strategia. D’altronde, in Italia, i nipotini di Machiavelli costituiscono  una genia prolifica. E, al cospetto di una grande strategia, secondo voi ci si può soffermare a pensare agli aspetti umani? Ovvero, ai tanti collaboratori che, in questi anni, hanno portato avanti le riviste, alle risorse che vi hanno dedicato, superando difficoltà di ogni tipo? Ma, suvvia i collaboratori sono ‘strumenti’ – anzi il management  della Reed che se ne intende direbbe ‘tools’ fa più fine ed è, diciamolo, più Reed – beni strumentali come la carta e l’inchiostro delle stampanti. Non a caso, quando hanno acquisito ADV, non ci hanno voluto conoscere, nemmeno i curriculum hanno voluto e letto. D’altronde, scusate, voi al ‘toner’ della stampante chiedete il curriculum? I beni strumentali non mangiano, non hanno figli, non pensano ( perché a pensare ci sono  loro,  quelli della Reed)  non hanno sentimenti, non hanno dignità umana e professionale. Insomma, come nella trama di quel bellissimo film, uscito qualche tempo fa, ambientato a Berlino Est, al tempo della Cortina di Ferro: Le vite degli altri, non persone, esseri umani, ma soggetti destinatari di intromissioni dure, implacabili e disumane in ogni attimo della loro vita esistenziale ed  affettiva. Poi ci sono altri aspetti, magari economici. Ad esempio, da gennaio, venivamo pagati ogni 60 giorni. E ci è andata bene, perché la proposta era di 90 giorni, come con i fornitori di cancelleria. Un’altra mossa strategica anche questa, finanza aziendale creativa. Non saprei dirvi che fine faranno le riviste ADV e Pubblicità Italia e i loro siti. So per certo che si poteva e si doveva elaborare una strategia integrata e non è stata fatta. L’on line offriva altre possibilità e sono state colpevolmente ignorate. Ma, gli errori della Reed Business sono stati minuziosamente elencati nella sacrosanta nota del Comitato di Redazione, uscita oggi 24 novembre. La mia è un’iniziativa personale, ho portato, spero, una testimonianza di verità e mi auguro di coraggio, perché il vile muore sempre due volte.

Grazie

Nuccio Barletta

Il giornalismo non smette mai di stupire

June 10, 2009 by piero.babudro · 1 Comment
Filed under: Dentro S-0, Work 

Mesi fa mi contatta una delle tante associazioni interne alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, il sindacato unitario dei giornalisti.  Mi chiedono di aderire e mi rimandano al loro sito per maggiori informazioni. Qualche giorno dopo mi collego, leggo, dò un’occhiata. La loro posizione mi sembra condivisibile, perché più in linea su come la penso io sulla professione giornalistica e su quello che gira attorno a questo mondo.

Ok è deciso. Li chiamo e spiego loro che va tutto bene, e sottopongo loro una mia idea. Visto che siete un’associazione molto più ‘moderna’ di altre, attenta ai cambiamenti ecc ecc, perché non giornalismo dar vita a un gruppo che tuteli non solo coloro che sono già iscritti all’Ordine dei Giornalisti, ma anche quelli in via di iscrizione? E, soprattutto, perché non ragionare, una volta per tutte, di nuove professioni dell’informazione? Magari consentendo anche ad altri soggetti (i nuovi lavoratori del web: blogger, tech journalist ecc) di iscriversi a questa associazione, pagare la quota associativa e, pur non essendo pubblicisti o professionisti, ricevere consulenza in caso di problemi.  

Per dire, a molti tra coloro che scrivono per i blog network italiani o per testate online farebbe comodo saperne qualcosina di più rispetto a diritti d’autore o ricevere aiuto in caso di controversie con il datore di lavoro. No? Specie perché, da alcuni racconti che mi sono giunti, sembra che da quelle parti non ci si comporti benissimo nei confronti dei propri collaboratori: si paga poco o niente, si fanno lavorare male le persone e tutta una serie di comportamenti veramente fastidiosi.  Press-01

Comunque, l’associazione mi dice: “La cosa si può fare. Fantastico! Interessante! Scrivici due righe ..”

Mando una mail. Da quel giorno non ho ricevuto più nessuna comunicazione da parte loro. In compenso, a mia insaputa sono stato iscritto a un paio di mailing list che mi dicono chi dovrei votare per le elezioni Casagit. Ma cosa vuoi che me ne freghi della Casagit!!

A questo punto mi chiedo: già dobbiamo confrontarci nostro malgrado con un’istituzione anacronistica come l’Ordine.. perché replicarne le dinamiche di casta che ha paura del nuovo? E, soprattutto, perché continuare in politiche protezioniste e miopi a vantaggio di pochi privilegiati in possesso di un tesserino, e tollerare la giungla professionale per tutti gli altri? Si parla spesso di libertà di informazione: ebbene, nel nostro paese non sono solo i conflitti di interessi catodici a contrastarla, ma anche le dinamiche stantie e paludose proprie di Ordini e consorterie varie …

Il futuro del giornalismo è online

May 3, 2009 by federico.mancin · Leave a Comment
Filed under: Federico Mancin 

Che il mondo del giornalismo stesse vivendo un’epoca di profondo cambiamento è oramai risaputo. L’epoca della carta stampata è destinata a terminare per lasciar spazio alla rete, sia per la stampa quotidiana che per l’editoria in generale. Ma alcuni segnali sono indicativi di quanto questo cambiamento sia importante e reale. Recentemente infatti, anche i premi giornalistici cercano di adattarsi alle novità del web. Persino il Premio Pulitzer ha aperto le porte al mondo di Internet, anche se non ha assegnato alcun riconoscimento al giornalismo online. Il Premio Ischia, invece, ha deciso di dedicare un riconoscimento proprio per la categoria “blog”. Cosa significa tutto questo? Alcune barriere tra giornalismo tradizionale e internet blogging si stanno assottigliando. E’ sempre più importante infatti il contributo che molti utenti anonimi della rete svolgono per l’informazione, come è accaduto recentemente, ad esempio, per il tragico terremoto che ha colpito l’Abruzzo il mese scorso. Su Twitter erano infatti stati pubblicati i primi messaggi che parlavano di una forte scossa che aveva messo in preallarme gli abitanti della regione colpita.

Ulteriori informazioni a riguardo su http://www.premioischia.it/

E’ possibile anche esprimere la propria preferenza online.

La speranza è che il giornalismo diventi sempre più democratico, e illuminato.

Usa: nuove regole per il giornalismo

April 30, 2009 by piero.babudro · Leave a Comment
Filed under: Spot&Web 

Hr985. Una sigla anonima, in qualche modo insignificante. Da cui però potrebbe dipendere buona parte del futuro del giornalismo americano. Il mondo dell’informazione statunitense, lo sappiamo bene, è sull’orlo di una crisi di nervi. Crisi economica, credit crunch, fallimento (ammettiamolo, una buona volta) del monopolio del racconto della realtà, sostanziale crisi di sistema e dei modelli di business, affermarsi di nuovi canali di informazione: gli editori non sanno a che Santo votarsi e le stanno provando tutte per garantirsi non tanto la stabilità, quanto l’immediata sopravvivenza.
Le cose però stanno cambiando anche da un punto di vista legislativo. Hr985 è il nome di una proposta di legge, al momento in fase di discussione da parte di Camera e Senato, che mira a individuare i soggetti professionali che possono appellarsi al Primo Emendamento e alla cosiddetta “Shield Law”. Una legge, questa, che sancisce diritti e doveri dei reporter in merito al loro segreto professionale e il conseguente rifiuto di rivelare le loro fonti confidenziali. Ciò vale anche se citati in giudizio da una parte lesa, il tribunale invia loro un mandato di comparizione o, genericamente, devono riferire in qualità di persone informate dei fatti.
Ebbene, chi può qualificarsi come giornalista? Nessuno lo sa bene. 36 Stati più il District of Columbia hanno approvato negli anni altrettanti statuti che definiscono la figura professionale del reporter: solo che usano criteri e standard diversi. Alcuni, addirittura, non riconoscono la figura del giornalista online. Come a dire che, in alcuni Stati, nomi tipo l’Huffington Post non sarebbero nemmeno autorizzati a chiedere gli accrediti stampa per le conferenze, né – ovviamente – a diffondere news e approfondimenti.
Da qui la necessità di aggiornare la normativa nazionale, definendo una volta per tutte status, diritti e doveri del giornalista. E qui viene il bello. Secondo i nuovi criteri introdotti dalla Hr985 alcuni blogger professionisti (leggi: sponsorizzati dalle aziende) sarebbero tutelati dalla “Shield Law” per il fatto di percepire un reddito, alto o basso che sia non importa. Per contro, la stragrande maggioranza del ‘citizen journalism’ rimarrebbe tagliata fuori, assieme a tutti i blogger indipendenti che oggi producono informazione di qualità. Gratis.

  • Wikio

    http://www.wikio.it
  • Socialblog

    Aggregato su SocialBlog
  • Il Bloggatore

    Il Bloggatore
  • FromBlogs

  • BlogItalia

    BlogItalia.it - La directory italiana dei blog