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	<title>SegnaleZero &#187; giornalismo</title>
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	<description>Blog a cura di Piero Babudro</description>
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		<title>&#8220;La fine del TG1. Da Veltroni a Minzolini&#8221;.</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 07:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;ho appena iniziato, ma già lo trovo molto interessante. Sto parlando di &#8220;La fine del TG1. Da Veltroni a Minzolini&#8220;, e-book a cura di Francesco Siliato, pubblicato in questi giorni sul sito del quotidiano Europa (questo il link per il download).
Un lavoro scorrevole e preciso, che racconta la storia del telegiornale dell&#8217;ammiraglia Rai e analizza i motivi per cui esso, nel mese di novembre, ha toccato il punto più basso della sua storia, parlando di share (e forse non solo..). Una débâcle annunciata, che per certi versi ha radici lontane. ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/minzolini-tg1-rai/">&#8220;La fine del TG1. Da Veltroni a Minzolini&#8221;.</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/minzolini-tg1-rai/' addthis:title='&#8220;La fine del TG1. Da Veltroni a Minzolini&#8221;. '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>L&#8217;ho appena iniziato, ma già lo trovo molto interessante. Sto parlando di &#8220;<strong>La fine del TG1. Da Veltroni a Minzolini</strong>&#8220;, e-book a cura di <a href="http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/131427/la_fine_del_tg1_da_veltroni_a_minzolini" target="_blank">Francesco Siliato</a>, pubblicato in questi giorni sul sito del quotidiano <a href="http://www.europaquotidiano.it/   " target="_blank">Europa</a> (questo il link per il <a href="www.europaquotidiano.it/allegatidef/libroTG1131427.pdf?utm_source=europaquotidiano.it&amp;utm_medium=link-scarica&amp;utm_campaign=ebook-minzolini-14122011" target="_blank">download</a>).</p>
<p>Un lavoro scorrevole e preciso, che racconta la storia del telegiornale dell&#8217;ammiraglia Rai e analizza i motivi per cui esso, nel mese di novembre, ha toccato il punto più basso della sua storia, parlando di share (e forse non solo..). Una <em>débâcle </em>annunciata, che per certi versi ha radici lontane. In quel tempo, all&#8217;alba della modernità post-bellica, in cui televisione e politica iniziarono ad andare a braccetto, segnando l&#8217;ascesa di una sinergia a tratti pericolosa e di un potere catodico che nel berlusconismo ha avuto il momento clou.</p>
<p>&#8220;La fine del TG1. Da Veltroni a Minzolini&#8221; non fa mancare dati e cifre, che molto meglio dei miei commenti rendono lo spessore del libro. La fonte è poi autorevole: ricordiamo infatti che <strong>Francesco Siliato</strong> tra le altre cose è stato partner e socio fondatore di <strong>Studio Frasi</strong>, una delle principali realtà italiane operanti nel settore delle ricerche sui mezzi di comunicazione di massa e dello studio dell&#8217;audience televisiva e dei nuovi media.</p>
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<p><a href="http://www.segnalezero.com/minzolini-tg1-rai/">&#8220;La fine del TG1. Da Veltroni a Minzolini&#8221;.</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Timu: bollino blu per siti e blog. A me non convince..</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 17:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Un bollino blu. Per i blog, per Facebook, per i social network. Un bollino per garantire fonti imparziali e qualità dell’informazione, sulla base dei cari vecchi principi del giornalismo anglosassone.
L’ipotesi circola in Rete e sui giornali da qualche giorno. La scopro sul blog di Vittorio Pasteris: la cosa mi incuriosisce. Inizio a spulciare e leggo altri post interessanti (due su tutti:  TagliaBlog o il blog di Rudy Bandiera), poi salvo sul mio Instapaper la notizia de Il Fatto Quotidiano. Rileggo con calma e quindi, dopo un primo momento in cui ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/timu_bollino_blog/">Timu: bollino blu per siti e blog. A me non convince..</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/timu_bollino_blog/' addthis:title='Timu: bollino blu per siti e blog. A me non convince.. '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Un bollino blu. Per i <strong>blog</strong>, per <strong>Facebook</strong>, per i <strong>social network</strong>. Un bollino per garantire fonti imparziali e qualità dell’informazione, sulla base dei cari vecchi principi del giornalismo anglosassone.<br />
L’ipotesi circola in Rete e sui giornali da qualche giorno. La scopro sul blog di <a href="http://www.pasteris.it/blog/2011/12/12/i-blog-e-i-siti-con-il-bollino-di-timu/" target="_blank"><strong>Vittorio Pasteris</strong></a>: la cosa mi incuriosisce. Inizio a spulciare e leggo altri post interessanti (due su tutti:  <a href="http://blog.tagliaerbe.com/2011/12/blog-bollino-blu.html" target="_blank"><strong>TagliaBlog</strong></a> o il blog di Rudy Bandiera), poi salvo sul mio Instapaper la notizia de <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/10/blogger-bollino-codice-timu-buona-informazione/176697/" target="_blank"><strong>Il Fatto Quotidiano</strong></a>. Rileggo con calma e quindi, dopo un primo momento in cui mi ero ripromesso il silenzio, decido di intervenire nella conversazione.</p>
<p>L’idea del bollino di autocertificazione viene da <a href="https://timu.ahref.eu/" target="_blank"><strong>Timu</strong></a>, canale curato dalla <a href="http://www.ahref.eu/it" target="_blank"><strong>Fondazione Ahref</strong></a>, realtà presieduta da Luca De Biase e promossa dalla Provincia di Trento tramite la <a href="http://www.fbk.eu/it" target="_blank"><strong>Fondazione Bruno Kessler</strong></a>, realtà quest’ultima che si occupa a vario titolo di <strong>ricerca scientifica</strong> e <strong>tecnologica</strong>, <strong>studi umanistici</strong> <strong>e religiosi</strong>. Per ottenere il “bollino blu”, l’autore sottoscrive una dichiarazione pubblica di responsabilità e si impegna a seguire i principi di <strong>accuratezza</strong> dell’informazione prodotta, <strong>imparzialità</strong> nella presentazione dei fatti, <strong>indipendenza</strong> da interessi nascosti e da conflitti di interessi. E poi di <strong>legalità</strong>, ossia il rispetto del diritto alla privacy e delle norme a tutela dei minori, la protezione delle fonti secondo quanto stabilito dalla Legge, il rispetto dei diritti e delle libertà della persona.</p>
<p>Tutto ok. Astrattamente condivido il motivo ispiratore, ma ho i miei seri dubbi che questo esperimento possa funzionare e sinteticamente cercherò di spiegare perché.</p>
<p>1)    <strong>Di per sé è irrealizzabile</strong>. In qualche modo arriva tardi, a blogosfera già matura, e pretende di riscrivere processi relazionali online consolidati da anni e anni di pratica sul campo. E di sbagli. Inoltre, per essere efficace, dovrebbe essere condivisa non da una nicchia più o meno grande di blog e fonti di informazione online, ma dalla grande maggioranza dei lettori. I quali, tolte alcune eccezioni, non hanno finora mai posto l’esigenza di una 2.0sfera  a misura di codice deontologico per giornalisti.<br />
2)    <strong>Non assicura ciò che si promette di garantire</strong>. Non essendo (e meno male) una certificazione, bensì un’autocertificazione, non ci dà nessuna certezza sul futuro operato di una fonte di informazione una volta ottenuto il “bollino blu”. E quindi a che serve?<br />
3)    Quanto alle <strong>certificazioni</strong> in senso lato, di solito chi li assegna, distribuisce o patrocina è un ente super-partes, riconosciuto ufficialmente in quanto tale e autorizzato a farlo. In questo caso, la posizione (rispettabilissima, ci mancherebbe!) di Timu è quella di una tra le tante voci possibili. Da questo punto di vista, messo in questi termini il bollino ha un valore prettamente “simbolico”: parola che nel campo della comunicazione di massa spesso è sinonimo di “fuorviante”.<br />
4)    Attenzione a non confondere piani diversi. O meglio, <strong>non è detto che un blog sia sempre fonte di informazione così come intesa da un punto di vista giornalistico</strong>. Secondo me si sbaglia a equiparare in tutto e per tutto blog e giornali: il rischio è quello di prendere sonore cantonate, come quando si propone l’iscrizione di un blog al Registro degli Operatori della Comunicazione, oppure si prevedono per i blogger gli stessi doveri e le stesse sanzioni (ma non gli stessi diritti) dei giornalisti. Guardando la questione sotto un’altra luce, un blog o una pagina Facebook può tranquillamente decidere di contribuire alla conversazione online senza “fare informazione” da un punto di vista giornalistico, eppure questo non lo rende meno autorevole di un&#8217;altra fonte analoga che magari si comporta in modo diverso.<br />
5)    <strong>Piano legale.</strong> Quando Timu sostiene la necessità di “proteggere sempre le fonti finché la Legge lo consente” si muove su un territorio spinoso, mettendo sullo stesso piano situazioni molto diverse. Perché è vero che l’articolo 10 della Convenzione Europea afferma in sintesi che ogni persona, avendo diritto alla libertà di espressione, può comunicare e ricevere informazioni senza ingerenza da parte delle autorità, ma è altrettanto vero che il cosiddetto “segreto professionale” vale solo per i giornalisti (professionisti), i quali possono rifiutarsi di  rivelare le proprie fonti persino davanti a un giudice (articolo 200 del Codice di Procedura Penale). Poi, che questa sia una stortura tutta italiana dovuta alla presenza dell’Ordine dei Giornalisti, può essere anche vero. Ma è di sicuro un errore indurre qualche autore a comportarsi come se in grado di godere di tutte le tutele assegnate per Legge a un giornalista, quando invece non lo é. Di fronte a uno scoop, o a una notizia in grado di far tremare Palazzi e Consigli di Amministrazione, il cittadino non ha la stessa assistenza offerta al professionista dell’informazione, nemmeno da un punto di vista legale.<br />
6)    <strong>Parliamo di codici di condotta e di regolamenti</strong>. Dal Codice Deontologico, alla Carta di Treviso, passando per una miriade di sentenze e aggiustamenti, finanche al Codice Penale, <strong>esiste già un pacco così di norme, Leggi e disposizioni che regolano il “fare informazione” sulla base di dettami etici, legali, professionali. Basterebbe applicarli</strong>, cosa che non è possibile nemmeno all’interno del mondo dell’informazione “ufficiale”, dati una serie di meccanismi propri dell’Ordine, dei sindacati, delle Authority e, se vogliamo, dello stesso mondo dell’informazione.<br />
7)    <strong>Gli strumenti per discriminare una fonte online autorevole ci sono già.</strong> Si chiamano commenti, like, condivisioni, tweet e retweet. Si chiamano lettori, internauti.<br />
8)    <strong>Cui prodest?</strong> A chi conviene l’istituzione di questo bollino blu? Serve a farci parlare di qualcuno? Serve a dare visibilità ai promotori? Agli aderenti? Serve a dar vita al gruppone dei blog “autorevoli”, qualunque cosa voglia dire? Magari per farci un barcamp domani o una serie di conferenze? O costruire una case history? Non lo so, le mie sono solo domande. Però la curiosità resta.</p>
<p>Azzardo una proposta, nella speranza che queste mie critiche siano viste come tali, ossia costruttive.  Come ho già scritto all’inizio, condivido i principi, non la forma. <strong>Perché invece di un generico bollino, non diamo vita a una prassi condivisa, per cui una testata (organo di informazione riconosciuto dalla Legge) è tenuta a chiedere (e rendere pubblici sulle proprie pagine) eventuali rapporti di lavoro subordinati, parasubordinati o di tipo consulenziale di quei blogger chiamati a scrivere in qualità di esperti o opinionisti?</strong> Il lettore ne sarebbe avantaggiato: potrebbe ad esempio leggere l’articolo X del blogger Y, dove si parla molto bene dell’azienda Z, e sapere subito che Y è o è stato consulente di Z, soppesando quindi le parole dell’autore. E’ una prassi che andrebbe a difendere l’autorevolezza della testata, renderebbe un ottimo servizio al lettore, garantirebbe indipendenza e serietà delle fonti. Certo, è una proposta buttata lì, tutta da verificare in modo da capire forme, modalità e applicazione. Ma potrebbe essere un ottimo antidoto contro tutti quegli articoli, a metà strada tra l’informazione e il marketing mascherato, talvolta ospitati da testate, quotidiani, periodici e supplementi. È un’idea.</p>
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<p><strong>Update (19 dicembre 2011, ore 19.59):  giustamente mi fanno notare che il bollino proposto da Timu non è blu. E che probabilmente il concetto di &#8220;bollino blu&#8221; nasce per l&#8217;associazione erronea con il marchio delle più famose banane Chiquita. Probabilmente il giornalista de Il Fatto Quotidiano è caduto in questo lapsus (e io con lui, e mezzo Web con me) perché inconsciamente non crede molto alla proposta.<br />
</strong></p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/timu_bollino_blog/">Timu: bollino blu per siti e blog. A me non convince..</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il caso Saatchi: tutta la verità</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 19:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>“Tutto ciò che c’è da dire è stato detto dal giudice”. A parlare così, Renato Soru. E’ il 22 aprile 2011 e il Tribunale di Cagliari lo ha appena assolto con formula piena dall’accusa di turbativa d’asta, per non aver commesso il fatto, e abuso di ufficio, perché il fatto non sussiste. Assieme a Soru, assolti con formula piena Fabrizio Caprara, amministratore delegato di Saatchi &#38; Saatchi, e i fratelli Sergio e Marco Benoni, responsabili del consorzio Sardinia Media Factory. Uscendo dall’edificio, il fondatore di Tiscali, ex presidente della Regione ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/saatchi/">Il caso Saatchi: tutta la verità</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/saatchi/' addthis:title='Il caso Saatchi: tutta la verità '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>“<em>Tutto ciò che c’è da dire è stato detto dal giudice</em>”. A parlare così, Renato Soru. E’ il 22 aprile 2011 e il <strong>Tribunale di Cagliari</strong> lo ha appena assolto con formula piena dall’accusa di turbativa d’asta, per non aver commesso il fatto, e abuso di ufficio, perché il fatto non sussiste. Assieme a Soru, assolti con formula piena Fabrizio Caprara, amministratore delegato di <strong>Saatchi &amp; Saatchi</strong>, e i fratelli Sergio e Marco Benoni, responsabili del consorzio <strong>Sardinia Media Factory</strong>. Uscendo dall’edificio, il fondatore di Tiscali, ex presidente della Regione Sardegna e capo corrente del PD locale, chiude con questa frase una <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Renato_Soru#Il_caso_Saatchi_.26_Saatchi">vicenda nervosa</a>, pieni di lati oscuri, presentata al grande pubblico in modo frammentario e discontinuo. </p>
<p>Il caso è chiuso? La giustizia si è pronunciata e quindi ci si deve attenere al verdetto. Ma come in ogni giallo che si rispetti, la grande Trama ne nasconde altre. Più piccole, nascoste, ma non per questo meno interessanti. Ne è convinta <strong>Anna Tita Gallo</strong>, una giornalista che lavora nella provincia lontana dai riflettori, occupandosi di pubblicità e marketing. Si imbatte nel caso Saatchi &amp; Saatchi quando ancora il bubbone deve scoppiare del tutto. Inizia a seguirlo assiduamente. Raccoglie materiali, opinioni, punti di vista. Si documenta. E si convince che non è stato detto tutto. Sente uno dei protagonisti di questa vicenda: <strong>Aldo Brigaglia</strong>. Insieme danno vita a un libro. Due autori per due storie che si incontrano: la grande Trama che ha scosso la Sardegna e la piccola trama di chi, pur denunciando quello che sembrava all’inizio un caso di appalti truccati, alla fine si trova sotto processo.<br/></p>
<p>Ho tra le mani “<em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/caso-saatchi-tutta-verita-brigaglia/libro/9788895505114">Il caso Saatchi: tutta la verità</a></em>”, edito da Tema edizioni. Poco più di 120 pagine che ho sbranato in un pomeriggio. Un libro che non è una difesa postuma, ma un tentativo di delineare la questione nella sua complessità, in modo accorato, affidandosi alla voce di uno dei protagonisti.</p>
<p>Ma facciamo un passo indietro. Tutto nasce da una campagna pubblicitaria da 56 milioni di euro. La <strong>Regione Sardegna </strong>ha deciso di investire in comunicazione istituzionale, per raccontare al mondo potenzialità e risorse del territorio isolano. Indice una gara, sulla quale iniziano ad addensarsi nubi che sanno di favori, presunte irregolarità, appalti pilotati, conflitti di interesse. Pare che l’assegnatario, <strong>Saatchi &amp; Saatchi</strong>, voglia subappaltare una parte consistente dell’incarico a <strong>Sardinia Media Factory</strong>. Un gruppo di imprese regionali guidato da persone che in precedenza hanno ricoperto incarichi importanti in <strong>Tiscali</strong>. La stessa Saatchi &amp; Saatchi  si era occupata di alcune campagne per la telco di Sa Illetta. </p>
<p>Questo e altri particolari alimentano i dubbi, finché uno dei commissari, lo stesso Brigaglia, decide di denunciare quelle che a suo avviso sono pesanti irregolarità. Il resto è noto: il Consiglio Regionale della Sardegna istituisce una commissione speciale con il compito di indagare sui fatti. Le anomalie vengono accertate (almeno in prima istanza), la gara viene annullata. Parte l’inchiesta, che si conclude con avvisi di garanzia a raffica: abuso d’ufficio, falso, turbativa d’asta. Intanto la vicenda cresce e, come una valanga, va a colpire chiunque incontri sulla propria strada, fino a lambire le porte di Palazzo Chigi. </p>
<p>Si arriva alla fase dibattimentale: il Tribunale sorprende tutti e ribalta l’impianto accusatorio iniziale, assolvendo i principali imputati. Brigaglia, che aveva denunciato il fatto, finisce sul banco degli imputati anche a causa di una serie di vizi di forma e cavilli burocratici.</p>
<p>Il bubbone si sgonfia di colpo. Il caso è chiuso. <em>Tutto ciò che c’è da dire è stato detto dal giudice</em>. O forse no, e allora conviene leggere con molta attenzione “<em>Il caso Saatchi: tutta la verità</em>”.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/saatchi/">Il caso Saatchi: tutta la verità</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Segnalezero.com su Fanpage.it</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 23:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Oggi ho il piacere di essere ospite di Fanpage.it. Claudio Gagliardini, collaboratore del portale nonché professionista del digitale, mi ha intervistato a proposito del mio lavoro, parlando di giornalismo, comunicazione, insegnamento, Web 2.0. 
Qui puoi trovare l&#8217;intervista a Segnalezero.com. Colgo l&#8217;occasione per ringraziare Claudio per avermi coinvolto, oltre che per la consueta gentilezza e disponibilità. Un caro saluto e buon lavoro!
</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/fanpage-segnalezero-intervist/">Segnalezero.com su Fanpage.it</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/fanpage-segnalezero-intervist/' addthis:title='Segnalezero.com su Fanpage.it '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Oggi ho il piacere di essere ospite di <strong><a href="http://www.fanpage.it">Fanpage.it</a></strong>. <a href="http://www.claudiogagliardini.it/">Claudio Gagliardini</a>, collaboratore del portale nonché professionista del digitale, mi ha intervistato a proposito del mio lavoro, parlando di giornalismo, comunicazione, insegnamento, Web 2.0. </p>
<p>Qui puoi trovare l&#8217;intervista a <strong><a href="http://www.fanpage.it/comunicazione-online-aziende/">Segnalezero.com</a></strong>. Colgo l&#8217;occasione per ringraziare Claudio per avermi coinvolto, oltre che per la consueta gentilezza e disponibilità. Un caro saluto e buon lavoro!</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/fanpage-segnalezero-intervist/">Segnalezero.com su Fanpage.it</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Huffington Post presto in Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 09:15:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Molto interessante. Huffington Post potrebbe a breve lanciare una sua versione italiana.  
La vostra è una realtà molto interessante con tante storie da raccontare. Basta solo pensare al vostro premier, Silvio Berlusconi, che mi pare sia sotto accusa per molte cose, tranne devo dire essere noioso”,
 spiega Arianna Huffington in un&#8217;intervista. 
Le edizioni locali dell&#8217;Huffington, che per la prima volta guarda al mercato europeo, saranno 14 in tutto. Si parte dalla Francia, grazie a una partnership con Le Monde, mentre vanno avanti le trattative in Italia, Spagna, Turchia, senza ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/huffingtonpost-italia/">Huffington Post presto in Italia</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/huffingtonpost-italia/' addthis:title='Huffington Post presto in Italia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Molto interessante. <a href="http://www.tmnews.it/web/sezioni/news/PN_20111011_00047.shtml" target="_blank">Huffington Post</a> potrebbe a breve lanciare una sua versione italiana.  </p>
<blockquote><p>La vostra è una realtà molto interessante con tante storie da raccontare. Basta solo pensare al vostro premier, Silvio Berlusconi, che mi pare sia sotto accusa per molte cose, tranne devo dire essere noioso”,</p></blockquote>
<p> spiega <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Arianna_Huffington" target="_blank">Arianna Huffington</a> in un&#8217;intervista. </p>
<p>Le <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/tecnologia/2011/10/10/visualizza_new.html_673462511.html" target="_blank">edizioni locali</a> dell&#8217;Huffington, che per la prima volta guarda al mercato europeo, saranno 14 in tutto. Si parte dalla <strong>Francia</strong>, grazie a una partnership con <a href="http://www.huffingtonpost.com/arianna-huffington/le-huffington-post_b_1004326.html" target="_blank">Le Monde</a>, mentre vanno avanti le trattative in <strong>Italia</strong>, <strong>Spagna</strong>, <strong>Turchia</strong>, senza trascurare altri paesi, stavolta non europei (<strong>Australia</strong>, <strong>Brasile</strong>, <strong>Giappone</strong>, <strong>Germania</strong>).</p>
<blockquote><p>“Per ognuno ci sarà una redazione di giornalisti locali che scriveranno ovviamente nella lingua del Paese. Creeremo una competizione che gioverà a tutti: a me interessa portare buon giornalismo ai lettori, non importa che sia prodotto da noi oppure da altri”.</p></blockquote>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/huffingtonpost-italia/">Huffington Post presto in Italia</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Current TV, SKY: polemica a colpi di numeri e cadute di stile..</title>
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		<pubDate>Sat, 21 May 2011 15:27:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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Intanto Tom Mockridge, amministratore delegato di SKY Italia, ha fatto diffondere una nota (qui e qui), già citata nel mio post di ieri, in cui rifiuta categoricamente tutte le accuse di censura ai danni di Current ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/current-tv-sky-polemica-a-colpi-di-numeri-e-cadute-di-stile/">Current TV, SKY: polemica a colpi di numeri e cadute di stile..</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/current-tv-sky-polemica-a-colpi-di-numeri-e-cadute-di-stile/' addthis:title='Current TV, SKY: polemica a colpi di numeri e cadute di stile.. '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Non accenna a placarsi la battaglia tra la piattaforma satellitare SKY e Current TV. Online il sostegno alla costola italiana del canale fondato da Al Gore è molto forte. Lo stesso Gore, in questi giorni, <a href="http://www.webmasterpoint.org/news/current-tv-chiusa-da-sky-appello-di-al-gore-ai-blog-italiani-e-mobilitazione-online_p41075.html">ha chiamato a raccolta i blogger</a> affinché si mobilitino e diano vita a una sorta di comitato di solidarietà diffusa.<br />
Intanto Tom Mockridge, amministratore delegato di SKY Italia, ha fatto diffondere una nota (<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/20/battaglia-sky-current-mockridge-risponde-agli-abbonati-via-mail/112624/">qui</a> e <a href="http://www.ilpost.it/2011/05/20/tom-mockridge-risponde-ad-al-gore-sul-caso-current/">qui</a>), già citata nel <a href="http://www.segnalezero.com/2011/05/20/current-tv-versus-sky-italia-quale-verita/">mio post</a> di ieri, in cui rifiuta categoricamente tutte le accuse di censura ai danni di Current e ribadisce la sua versione dei fatti. </p>
<p>Molto sinteticamente Mockridge dice:</p>
<p>- all&#8217;emittente è stata fatta un&#8217;offerta di rinnovo commisurata agli ascolti (molto scarsi, come abbiamo visto) del 2010</p>
<p>- Current però chiede un aumento del proprio ingaggio rispetto a quanto percepito nel 2010</p>
<p>- l&#8217;accordo economico non è stato possibile, da qui la decisione di sospendere la trasmissione del canale.</p>
<p>La reazione di Current non si è fatta attendere. Ed è stata arrabbiata, da tigre ferita. E&#8217; contenuta anche in questo articolo di <a href="http://www.digital-sat.it/ds-news.php?id=26123">Digital-Sat</a>, che ribalta la versione offerta da Mockridge, e sostiene che:</p>
<p>- il 22 aprile 2011 un fax a firma di Tom Mockridge comunica la cancellazione del canale, senza possibilità di negoziazione;</p>
<p>- il 10 maggio a Los Angeles si tiene un incontro riparatorio tra i soci Al Gore e Joel Hyatt, e James Murdoch, figlio di Rupert, presidente di News Corp;</p>
<p>- il 13 maggio, probabilmente come conseguenza dell’incontro di tre giorni prima, SKY Italia invia la sua offerta, che è inferiore a un terzo dell’attuale contratto: circa un milione di Euro license fee.</p>
<p>Ora, in modo manicheo sono tentato di dividerci (parlo di noi che seguiamo la vicenda SKY-Current da vicino, come appassionati od operatori del settore) in due categorie: </p>
<p>a. chi ritiene che il battibecco sia frutto di una questione economica tra due operatori di mercato;</p>
<p>b. chi ritiene che SKY Italia, prossima a concorrere per l&#8217;assegnazione di frequenze sul digitale terrestre, voglia farsi bella agli occhi di chi governa, finendo col sacrificare sull&#8217;altare del libero mercato coloro i quali hanno mandato in onda perle come &#8220;Citizen Berlusconi&#8221;.</p>
<p>(NB: Tra le varie ricostruzioni dei fatti, <a href="http://blog.nicolamattina.it/2011/05/current-tv-sky-molti-numeri-poca-chiarezza/">quella di Nicola Mattina</a> mi sembra una delle più interessanti e chiare).</p>
<p>Ognuno la pensi come vuole. Realisticamente, credo che la verità stia a metà strada: gli ascolti di Current sono pessimi, sebbene la stessa emittente abbia avuto modo di contestarli sostenendo che le rilevazioni sarebbero falsate dall&#8217;enorme successo di &#8220;Rai per una Notte&#8221;, la maxi-diretta del 25 marzo 2010.<br />
Da qui la discrepanza: SKY vuole ridurre il compenso, Current lo vuole aumentare perché sa che il suo appeal è cresciuto. In mezzo a tutto questo, quella che ho chiamato la &#8220;zona grigia&#8221;: ossia la concreta possibilità che Current abbia pestato i piedi a qualche inserzionista o partner economico di SKY, creando dei malumori che hanno contribuito non poco alla situazione attuale.  </p>
<p>Quello che voglio sottolineare oggi è la <strong>differenza abissale tra la comunicazione delle due aziende</strong>. Da un lato il modello distaccato  di SKY, che affida la propria difesa a una nota stampa e a una serie di mail inviate agli abbonati e firmate Tom Mockridge. Dall&#8217;altro il modello &#8220;sedicente new global&#8221; di Current: come se non bastasse l&#8217;appello di Al Gore, vero e proprio manipolatore della comunicazione, che ha chiamato i blogger a costruire una metaforica barricata digitale contro SKY, ho avuto modo di leggere due passaggi che mi hanno lasciato senza parole.</p>
<p>Il primo è <a href="http://www.digital-sat.it/ds-news.php?id=26123">questo</a>: &#8220;<em><strong>Certi di poter contare su un ulteriore sforzo, invitiamo il pubblico a contattare il call center di Sky e a disdire l&#8217;abbonamento satellitare, qualora Sky non si decida ad avanzare una proposta economica accettabile per mantenere il canale e il suo staff in vita</strong></em>&#8220;. Lo si trova in chiusura della nota con cui Current ha ricostruito la vicenda dal proprio punto di vista. </p>
<p>E&#8217; un passaggio che trovo deontologicamente inaccettabile: un&#8217;azienda, per quanto moderna e &#8220;cool&#8221; come Current TV crede di essere, deve sapere da che parte stare. <strong>E non può di giorno giocare nel ruolo di impresa e la notte fare la pasionaria dell&#8217;informazione.</strong> E&#8217; un atteggiamento che giustamente mi aspetto da <a href="http://www.ilmanifesto.it/">il manifesto</a>, in quanto entità prima politica e sociale che giornalistica. Me lo aspetto da un blogger o da un attivista (un attivista serio, intendo) che invita a boicottare i prodotti di un paese incivile e guerrafondaio. Non me lo aspetto da un&#8217;azienda che, per quanto produttrice e fornitrice di contenuti impegnati ed <em>engagé</em>, rimane espressione del capitale finanziario internazionale. E quindi soggetto di mercato che, in quanto tale, ha pienamente accettato, solo per il fatto di esistere, le regole di quel mercato.<br />
E&#8217; un mercato che probabilmente va cambiato, su questo sono d&#8217;accordo: ma non giocando al gioco del &#8220;mimetista permanente&#8221;. Certamente non trastullandosi a fare l&#8217;azienda che oggi ha tutto l&#8217;interesse a starci dentro e domani chiama a raccolta blogger e telespettatori per fare le barricate.<br />
Per non dire che mi aspetterei maggior onestà intellettuale da chi prende ordini da Al Gore: oggi (per alcuni) icona del neo-globalismo e di certa sinistra <em>radical-chic</em> e fino a ieri eminenza grigia di alcuni dei più pericolosi governi americani (ricordo solo io l&#8217;operazione <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Operazione_Desert_Fox">Desert Fox</a>? E i bombardamenti nei Balcani? Chi erano i falchi in quell&#8217;occasione?).</p>
<p>Concludo: trovo sconveniente e deontologicamente discutibile il particolare per cui lo stesso <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ttessarolo/?bio">Tommaso Tessarolo</a>, direttore di Current Italia, utilizzi <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ttessarolo/">il proprio blog su Il Fatto Quotidiano</a> come grancassa degli interessi di Current, con titoli roboanti e unilaterali come &#8220;<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/21/current-tv-la-verita-sui-dati-d%E2%80%99ascolto/112802/">Current TV: la verità sui dati di ascolto</a>&#8220;. Mi dispiace, ma è lo stesso atteggiamento con cui oggi il Governo utilizza il Tg1 come proprio ufficio stampa. Il principio è lo stesso. E nessun fine, per quanto nobile, potrà mai giustificare mezzi come questi, che finiscono con lo svilire ancor di più il giornalismo in questo paese.</p>
<p>Sono due cadute di stile, e non c&#8217;è alibi possibile. Nemmeno la rabbia da tigre ferita. Piuttosto non è forse questa l&#8217;occasione per dare risposte concrete sul proprio futuro, invece di rimpiangere un passato per giunta ben retribuito? In questi giorni <strong>nulla è stato detto sui possibili modelli di distribuzione e fruizione alternativa dei contenuti di Current Italia</strong>.<br />
Sarebbe un modo per dimostrare <strong>di essere forti, di avere un seguito vero (e non i 2.500 telespettatori certificati) e di essere in grado di sostenersi economicamente, anche senza i milioni forniti da SKY</strong>. Se la forza del network di Al Gore è la Rete, mi chiedo perché Current Italia, in questi giorni difficili, non impegna le proprie risorse e il proprio know-how per puntarvi con ancora maggior impegno?<br />
Molto meglio che arroccarsi su una posizione sempre più intransigente, dove tutti gli altri hanno torto, tutti i numeri forniti dagli altri sono sbagliati, tutte le versioni alternative a quella di Current sono destituite di fondamento. L&#8217;unica verità é quella di Current, o almeno così pare nel leggere le loro comunicazioni. E allora vedremo a quali risultati porterà questa verità.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/current-tv-sky-polemica-a-colpi-di-numeri-e-cadute-di-stile/">Current TV, SKY: polemica a colpi di numeri e cadute di stile..</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Current TV versus SKY Italia. Quale verità?</title>
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		<pubDate>Fri, 20 May 2011 09:47:26 +0000</pubDate>
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Bene, ora finiscono le certezze e iniziano le supposizioni, perché in questo braccio di ferro c’è tutto tranne che una versione condivisa dei fatti. Ieri sera, lo stesso ex vicepresidente degli Stati Uniti e Premio Nobel per la Pace, Al Gore, ospite di Annozero, ha avuto modo di raccontare la sua verità. L’ordine di ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/current-tv-versus-sky-italia-quale-verita/">Current TV versus SKY Italia. Quale verità?</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/current-tv-versus-sky-italia-quale-verita/' addthis:title='Current TV versus SKY Italia. Quale verità? '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>La notizia è questa. <strong>SKY</strong>, costola italiana del gruppo <strong>News Corp</strong>, <a href="http://www.businesspeople.it/Business/Media/Sky-spegne-la-tv-di-Al-Gore_19950">ha annunciato</a> che <strong>Current TV Italia</strong>, network televisivo internazionale fondato da Al Gore (in Italia su canale 130), non verrà più ospitato sulla piattaforma satellitare. </p>
<p>Bene, ora finiscono le certezze e iniziano le supposizioni, perché in questo braccio di ferro c’è tutto tranne che una versione condivisa dei fatti. Ieri sera, lo stesso ex vicepresidente degli Stati Uniti e Premio Nobel per la Pace, <strong>Al Gore</strong>, ospite di Annozero, ha avuto modo di raccontare la sua verità. L’ordine di spegnere Current sarebbe arrivato direttamente da Rupert Murdoch in persona, deciso a chiudere uno dei canali televisivi indipendenti (e quindi potenzialmente fastidioso) all’interno di uno schema che lo vorrebbe impegnato a flirtare con Silvio Berlusconi e il suo entourage, proprio nel momento in cui SKY sta per partecipare alla gara che la porterà sulla piattaforma digitale terrestre.</p>
<p>La replica di SKY, se così possiamo dire, era però già arrivata nel pomeriggio di ieri, con un lancio di agenzia che disegna uno scenario completamente diverso. “Sky Italia – <a href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-936314/sky-proposto-current-rinnovo/">si legge nella nota</a> – ha proposto a Current Tv un rinnovo del contratto di trasmissione in linea con il mercato, con il contesto economico e con le performance di Current, ma il management ha ritenuto di non rispondere neanche a questa offerta richiedendo invece un aumento dei corrispettivi da parte di Sky pari al doppio di quelli attuali”. </p>
<p>A pesare sulle decisioni di SKY sarebbero state le performance di Current Italia in fatto di ascolti. <strong>L’emittente di Al Gore, secondo i dati forniti da SKY, perde il 20% anno su anno. Gli spettatori medi nel 2010 erano 3.600, oggi sono appena 2.592. E nel prime time la perdita di ascolti è vicina al 40%. Dati pesanti, più che pesanti, che avrebbero portato chiunque a ritoccare al ribasso il contratto in essere con Current, se non addirittura a chiudere il canale senza pensarci due volte. </strong></p>
<p>Ora, la mia speranza, come telespettatore e operatore dell’informazione, è che si trovi al più presto una soluzione che consenta a Current di continuare la propria avventura anche nel nostro paese, dove c’è un bisogno tremendo di informazione libera e indipendente.<br />
Quello che dice Al Gore è suggestivo, ma poco plausibile, e conferma la sua vocazione inimitabile di mimetista che un giorno gioca nelle vesti del businessman e l’altro nelle vesti del guerrigliero dell’informazione.</p>
<p>Per come la vedo io, è difficile che il magnate australiano Murdoch si sia attivato direttamente per bloccare un’emittente italiana, da cui peraltro la sua SKY ha beneficiato non poco in termini di reputazione giornalistica, se non di visibilità tout court.<br />
Secondo me la verità sta nel mezzo: gli ascolti di Current Italia non sono buoni, anzi sono tremendamente bassi, ma la sua reputazione tra il pubblico e gli addetti ai lavori è ottima. Quindi da un lato la piattaforma che la ospita giustamente pretende di ridurre il compenso economico, dall’altro (e sempre giustamente) la stessa Current, forte dei risultati ottenuti in tre anni scarsi, chiede di più. E in mezzo? In mezzo c’è di tutto: i documentari scomodi, le dirette, gli argomenti che i network nazionali asserviti alla classe politica si guardano bene dal trattare. Perché è questa la carta di identità (e la forza) di Current, oggi, in Italia, un paese dove il più delle volte non si fa più informazione ma piaggeria.</p>
<p>È molto probabile che in questa zona grigia, Current abbia finito col pestare i piedi a qualche inserzionista o partner economico: ecco, in questo scenario intravedo come più che probabile una telefonata a Tom Mockridge, amministratore delegato di SKY Italia, dove questo soggetto gli dice: “Per favore, facciamo qualcosa!”. Ma l’intervento diretto di Murdoch e il complotto per una censura transoceanica e globale, per favore, lasciamoli nell’alveo delle teorie di Al Gore, ancora una volta campione di “storytelling”.</p>
<p><strong>Update:</strong> e per chi segue la vicenda da vicino, non manca la guerra delle cifre. StarCom ha <a href="http://www.digital-sat.it/ds-news.php?id=26110&#038;sms_ss=friendfeed&#038;at_xt=4dd662c69dbb56d7%2C0">smentito categoricamente</a> una fantomatica ricerca attribuitale, che avrebbe confermato risultati stellari (+550%) per l&#8217;emittente di Al Gore e i suoi ascolti.</p>
<p>&#8220;<em>Specifichiamo infine</em> &#8211; prosegue il comunicato stampa &#8211; <em>che da una recente verifica sui dati di audience annuale del canale Current Tv ci risulta che lo share minuto medio totale anno del canale sia stato: nel 2009 dello 0,02%; nel 2010 dello 0,04%, con un incremento quindi, anno su anno, del 100%. Nel 2010, Current Tv ha registrato un picco di ascolti di 580 mila spettatori pari al 2,3% di share (tra le 22 e le 23), in occasione della puntata speciale di Annozero del 25 marzo</em>&#8220;.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/current-tv-versus-sky-italia-quale-verita/">Current TV versus SKY Italia. Quale verità?</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Mojo: Mozilla, tra giornalismo e innovazione</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 10:03:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>A dispetto di tanti che si riempiono la bocca con parole che non competono loro &#8211; penso a innovazione o digitale &#8211; Mozilla parla poco e fa tanto. Mi è appena stata segnalata la partnership con The Knight Foundation, organismo privato nato per promuovere il giornalismo nell&#8217;era digitale e investire nelle community online che si occupano di temi come l&#8217;informazione e la sua progressiva trasformazione sotto la spinta delle nuove tecnologie.
 
Mozilla parla di un progetto triennale, &#8220;legato all’esplorazione delle forme con cui il web aperto innova il giornalismo. Al ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/mojo-mozilla-tra-giornalismo-e-innovazione/">Mojo: Mozilla, tra giornalismo e innovazione</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/mojo-mozilla-tra-giornalismo-e-innovazione/' addthis:title='Mojo: Mozilla, tra giornalismo e innovazione '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>A dispetto di tanti che si riempiono la bocca con parole che non competono loro &#8211; penso a innovazione o digitale &#8211; Mozilla parla poco e fa tanto. Mi è appena stata segnalata la partnership con <a href="http://www.knightfoundation.org/">The Knight Foundation</a>, organismo privato nato per promuovere il giornalismo nell&#8217;era digitale e investire nelle community online che si occupano di temi come l&#8217;informazione e la sua progressiva trasformazione sotto la spinta delle nuove tecnologie.</p>
<p> <img src="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2011/05/mozilla-logo.png" alt="mozilla-logo.png" border="0" width="250" height="235" align="left" /><br />
Mozilla parla di un progetto triennale, &#8220;legato all’esplorazione delle forme con cui il web aperto innova il giornalismo. Al Jazeera, BBC, Boston.com, Zeit online e The Guardian hanno aderito all’iniziativa di ospitare esperti di tecnologia all’interno delle loro redazioni per condividere nuove idee e creare strumenti innovativi a beneficio del lavoro dei giornalisti e dell’esperienza dei lettori&#8221;. </p>
<p>La nuova creatura si chiamerà <strong>MoJo</strong>, Knight-Mozilla News Technology, e il suo percorso si articolerà in tre fasi distinte: </p>
<p>a. un &#8220;brainstorming online&#8221; al fine di ragionare sulle possibili soluzioni a tematiche comuni al mondo dell&#8217;informazione e della tecnologia;</p>
<p>b. il confronto e la messa alla prova delle idee raccolte, e la selezione delle migliori;</p>
<p>c. chiude una fase &#8220;decentrata&#8221;: i partecipanti lavoreranno all&#8217;interno delle redazioni per implementare le soluzioni studiate fino a quel momento.</p>
<p>In questo momento sono in corso i primi dibattiti online. I commenti si avvicendano, e così i pareri e le prese di posizione, nell&#8217;ottica di trasformare gli strumenti dati (si veda <a href="https://drumbeat.org/en-US/challenges/beyond-comment-threads/">questo link</a>, che è il punto di partenza del progetto) più interattivi.<br />
L&#8217;idea di base è quella di estendere la filosofia open di Mozilla e di invitare alla partecipazione sviluppatori, studenti, appassionati di tecnologia e di giornalismo. </p>
<p>Non è la prima volta che Mozilla si apre a una serie di nicchie che ritiene interessanti. Ad esempio, nello sviluppo della versione 4 del nuovo browser Firefox, si è avvalsa della collaborazione del Seneca College, dell&#8217;Università di Madrid e dell&#8217;Univeristà di Evry a Parigi. Raggiunto via email, <strong>Tristan Nitot</strong>, presidente di Mozilla Europe, aveva avuto modo di commentarmi così la partnership con gli atenei: &#8220;Alcuni professori ci hanno contattato perché volevano far toccare con mano ai loro studenti problemi e questioni reali cui trovare una soluzione collettivamente. Siccome Firefox al momento è utilizzato da circa 400 milioni di persone ed è realizzato da ingegneri estremamente competenti, gli studenti hanno trovato molto interessante poter lavorare assieme a loro e imparare dalla loro esperienza. Sono molto orgogliosi del contributo dato&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/mojo-mozilla-tra-giornalismo-e-innovazione/">Mojo: Mozilla, tra giornalismo e innovazione</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>World Press Freedom Day 2011. E l&#8217;Italia?</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 11:49:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Come ogni anno, anche oggi &#8211; 3 maggio &#8211; si celebra la giornata mondiale della libertà di stampa. Una ricorrenza speciale, per chi lavora nell&#8217;ambito del giornalismo e dell&#8217;informazione, ma soprattutto per tutti coloro che sentono la necessità (e hanno il diritto) di essere informati in modo tempestivo, neutrale, trasparente e non schierato.
Il World Press Freedom Day è stato istituito nel 1993, durante l&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a seguito di un memorandum del 1991 approvato durante la ventiseiesima sessione della Conferenza Generale dell&#8217;UNESCO.
Una giornata che serve a informare i ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/world-press-freedom-day-2011-e-litalia/">World Press Freedom Day 2011. E l&#8217;Italia?</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/world-press-freedom-day-2011-e-litalia/' addthis:title='World Press Freedom Day 2011. E l&#8217;Italia? '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Come ogni anno, anche oggi &#8211; 3 maggio &#8211; si celebra la <a href="http://www.unesco.org/new/en/communication-and-information/flagship-project-activities/world-press-freedom-day/homepage/">giornata mondiale della libertà di stampa</a>. Una ricorrenza speciale, per chi lavora nell&#8217;ambito del giornalismo e dell&#8217;informazione, ma soprattutto per tutti coloro che sentono la necessità (e hanno il diritto) di essere informati in modo tempestivo, neutrale, trasparente e non schierato.<br />
Il <strong>World Press Freedom Day</strong> è stato istituito nel 1993, durante l&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a seguito di un memorandum del 1991 approvato durante la ventiseiesima sessione della Conferenza Generale dell&#8217;UNESCO.</p>
<p>Una giornata che serve a informare i cittadini a proposito di violazioni della libertà di stampa: in decine di paesi, infatti, vige ancora la più spietata censura; le testate non allineate con il potere vengono chiuse, i giornalisti e gli editori messi in condizione di &#8220;non nuocere&#8221;. I più vengono ostracizzati, ma non mancano purtroppo casi di minacce, verbali e fisiche, imprigionamenti e persino omicidi pilotati.</p>
<p>Il <strong>World Press Freedom Day</strong> serve anche come monito per i governi, affinché rispettino la libertà di stampa, e per i professionisti del settore, affinché si impegnino ancor di più per tutelare il diritto a informare e a essere informati, ma anche le norme deontologiche che sono alla base del lavoro di giornalista.</p>
<p>Secondo la classifica mondiale stilata da <a href="http://www.freedomhouse.org/">Freedom House</a> l&#8217;Italia è un paese classificato come &#8220;parzialmente libero&#8221;.</p>
<p>Nel 2010 lo studio <strong>Freedom of the Press</strong> assegnava al nostro paese la 72esima posizione, in compagnia di Bening, Hong Kong, India.</p>
<p>Lo studio relativo a quest&#8217;anno, pubblicato ieri sul <a href="http://freedomhouse.org/template.cfm?page=668">sito dell&#8217;organizzazione</a>, rivela che il nostro paese in dodici mesi ha perso tre posizioni. Ora siamo 75esimi, in compagnia della Namibia. I paesi cui facevamo compagnia lo scorso anno si sono comportati in modo altalenante.</p>
<p>Il Benin è rimasto al 72esimo posto; Hong Kong è migliorata, finendo in 70esima posizione; l&#8217;India ha perso terreno e ora è 77esima.</p>
<p>Per quanto riguarda la classifica europea, l&#8217;Italia è penultima, seguita a breve distanza dalla Turchia. Assieme agli amici turchi siamo gli unici due paesi dell&#8217;Europa considerati &#8220;partly free&#8221;.</p>
<p>Ma andiamo avanti. Partendo dalla premessa che meno punti si ottengono più il paese è &#8220;libero&#8221;: nel nostro girone (Western Europe) l&#8217;Italia ha ottenuto 34 punti; l&#8217;Ungheria è a quota 30 nel suo. Il che vuol dire che il piazzamento degli ungheresi è leggermente migliore del nostro, fermo restando che apparteniamo a due aree geografiche diverse. Sto parlando di questa Ungheria, che Amisnet descrive senza tanti fronzoli in <a href="http://amisnet.org/agenzia/2011/04/28/babush-29-ungheria-la-deriva-autoritaria/">un post</a> che vi consiglio di <a href="http://amisnet.org/agenzia/2011/04/28/babush-29-ungheria-la-deriva-autoritaria/">leggere per intero</a>:</p>
<p><em>&#8220;Al di là dei singoli provvedimenti legislativi, l’Ungheria è da più parti considerata paese a rischio di svolta autoritaria. Ne è un valido esempio il fatto che la costituzione che aveva fatto dell’ ungheria una repubblica parlamentare all’indomani del crollo del patto di Varsavia sia durata poco più di 20 anni. Il 19 aprile infatti il parlamento di Budapest, con 262 voti a favore e 44 contrari,  ha adottato una nuova carta costituzionale in sostituzione di quella del 1990&#8243;.</em></p>
<p>Parlando invece della Legge sulla stampa in vigore dal 1 gennaio 2011 in Ungheria, seppure con qualche modifica, ricordo un <a href="http://www.lsdi.it/2011/04/13/ungheria-legge-sui-media-solo-piccoli-ritocchi-%E2%80%98%E2%80%99estetici%E2%80%99%E2%80%99/">interessante post</a> di <a href="http://www.lsdi.it/2011/04/13/ungheria-legge-sui-media-solo-piccoli-ritocchi-%E2%80%98%E2%80%99estetici%E2%80%99%E2%80%99/">Libertà di Stampa Diritto all&#8217;Informazione</a>, dove tra le altre cose si dice:</p>
<p><em>&#8220;la legge sui media è entrata in vigore il 1 gennaio 2011, sollevando proteste sulla scena europea già dalla sua approvazione, a dicembre 2010. La Commissione europea ha scritto al governo magiaro, che ha negato ogni violazione della libertà di espressione, ma le polemiche non si sono placate. Alla fine Budapest ha deciso di emendare la nuova e corposa legge, sperando con questo di aver chiuso il capitolo.<br />
Dopo le modifiche annunciate l’8 marzo  sono tuttavia rimasti in vigore alcuni dei punti contestati in precedenza, tra cui <strong>la facoltà per il garante unico dei media di multare giornali, radio e televisioni con motivazioni che restano molto vaghe, per non dire arbitrarie</strong>.<br />
<strong>L’intero sistema dei media, quindi, resta sottoposto ad un corpo di autorità di controllo politicamente omogenee, in altre parole “di parte”, con il vertice eletto dal governo stesso.<br />
</strong>Tanto che Reporters sans frontières aveva sottolineato* che si trattava in fondo di semplici ‘’ritocchi cosmetici’’, che non avevano modificato la sostanza della legge.  E la Federazione Europea dei Giornalisti (EFJ) ha lanciato una petizione contro la legge , chiedendo una revisione costituzionale della legislazione in materia, la partecipazione di rappresentanze dei lavoratori dei media magiari al processo di revisione della legge, la garanzia di libertà per l’Authority e il rispetto del principio della segretezza delle fonti (che secondo la nuova legge i giornalisti sono obbligati a fornire)&#8221;.</em></p>
<p>Tornando all&#8217;Italia, un altro studio di Freedom House: <a href="http://www.freedomhouse.org/template.cfm?page=664">Freedom of the Net</a>, pubblicato lo scorso mese, dettaglia la nostra posizione quanto a ostacoli all&#8217;accesso alla Rete, limitazioni sui contenuti pubblicabili, struttura dei media, rapporto tra Internet e potere, eventuali violazioni dei diritti degli utenti. Preferisco non citarne delle parti,consigliandone ovviamente la lettura integrale.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/world-press-freedom-day-2011-e-litalia/">World Press Freedom Day 2011. E l&#8217;Italia?</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Generalizzazioni</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 13:11:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Personale]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
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		<category><![CDATA[informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Dunque: da qualche tempo va di moda spararne di grosse sui giornalisti. Si generalizza, attribuendo a tutto il gruppo caratteristiche negative proprie di alcuni appartenenti, o di sottogruppi di appartenenti. Comunque non della totalità dell&#8217;insieme che forma l&#8217;intera categoria di giornalisti, fotoreporter, cineoperatori ecc.
Vengo al punto: sebbene le pecche non manchino &#8211; come in tutti gli altri aggregati umani, &#8211; mi sto francamente stancando delle banalità e dei luoghi comuni di chi, accampando una qualche perizia in materia, se ne esce con perle tipo: &#8220;Ah, questo non è giornalismo!&#8221;, &#8220;Eh, ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/generalizzazioni/">Generalizzazioni</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/generalizzazioni/' addthis:title='Generalizzazioni '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Dunque: da qualche tempo va di moda spararne di grosse sui giornalisti. Si generalizza, attribuendo a tutto il gruppo caratteristiche negative proprie di alcuni appartenenti, o di sottogruppi di appartenenti. Comunque non della totalità dell&#8217;insieme che forma l&#8217;intera categoria di giornalisti, fotoreporter, cineoperatori ecc.<br />
Vengo al punto: sebbene le pecche non manchino &#8211; come in tutti gli altri aggregati umani, &#8211; mi sto francamente stancando delle banalità e dei luoghi comuni di chi, accampando una qualche perizia in materia, se ne esce con perle tipo: &#8220;Ah, questo non è giornalismo!&#8221;, &#8220;Eh, i soliti giornalisti&#8221;, o peggio.</p>
<p>Tralasciando questioni che ai più potrebbero sembrare mera filosofia (e cioè che ogni individuo è cosa a sé stante), e al netto del fatto che la coerenza non è cosa umana, non vedo perché in alcuni casi consideriamo in qualche modo razzista l&#8217;attribuire a interi gruppi caratteristiche e attributi del singolo, e in altri no.</p>
<p>Se un immigrato ruba un&#8217;automobile, un&#8217;affermazione del tipo &#8220;Gli immigrati rubano&#8221; è scorretta. Se un giornalista sbaglia un articolo, non approfondisce un passaggio o fa del sensazionalismo sulla catastrofe giapponese, dire che &#8220;tutta la categoria non ne esce bene&#8221; è ugualmente scorretto.</p>
<p>In realtà credo che tutta questa acredine nei confronti dei giornalisti sia funzionale, e in qualche modo alimentata da chi ha precisi interessi (economici, politici, di concorrenza) a indebolire la categoria. Il cittadino comune, quando si fa portavoce di questi stereotipi sbaglia tre volte: fa un errore di tipo logico (alcuni non ti autorizza a dire tutti), uno pratico, contribuendo a indebolire una categoria la cui forza e stabilità è un vantaggio per il gruppo sociale nel suo complesso. Terzo errore, di prospettiva: inconsapevolmente sostiene interessi che non sono i suoi.</p>
<p>Oppure lo si dica chiaramente. Ci piace la guerra tra bande, quindi l&#8217;invito é approfittarne, giocare a carte scoperte e cominciare ad allargare il tiro, colpendo con questo tipo di &#8220;saggezza&#8221; tutte le categorie professionali. Approfitto quindi per elencare alcuni fastidiosi e ignoranti luoghi comuni da cui prendere spunto per le prossime &#8220;ragionate invettive&#8221;.<br />
Non vincerete il premio della civiltà, questo è poco ma sicuro. Ma almeno sarete più creativi e, in qualche modo, meno noiosi di adesso.</p>
<p><em> &#8211; gli imprenditori sono sfruttatori;<br />
- i dipendenti pubblici sono tutti assenteisti;<br />
- gli operai sono dei lavativi, tanto hanno la paga sicura;<br />
- in cassa integrazione ci vanno solo i furbi;<br />
- i dipendenti Alitalia sono pagati per non fare nulla;<br />
- dentisti e odontoiatri sono degli evasori;<br />
- gli assicuratori sono dei truffatori legalizzati;<br />
- i medici si son comprati la laurea.</em></p>
<p>Chiudo: di solito il processo cognitivo di generalizzazione ha il compito di attenuare la varietà insita in un insieme di elementi, al fine di semplificare la gestione delle informazioni in nostro possesso. Chi generalizza sui giornalisti (o sugli immigrati, o sui gelatai, o su qualsiasi altra categoria o gruppo umano) sta sottolineando un limite che è innanzitutto suo.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/generalizzazioni/">Generalizzazioni</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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