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	<title>SegnaleZero &#187; internet</title>
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	<description>Il blog di Piero Babudro</description>
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		<title>Premio Web Italia: pronti a partire..</title>
		<link>http://www.segnalezero.com/2010/06/15/premio-web-italia-pronti-per-partire/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 10:40:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche quest&#8217;anno, farò parte della Giuria dei giornalisti del Premio Web Italia, giunto ormai all&#8217;ottava edizione.
Nel 2009 l&#8217;esperienza è stata veramente interessante, con una giuria di tutto rispetto (Luca De Biase, Anna Masera, Giorgio Panzeri, Pasquale Popolizio, solo per citare alcuni, mentre l&#8217;elenco completo è a questo link) e prodotti di grande qualità in concorso.
E quest&#8217;anno? Sono molto curioso. Inizio dei lavori previsto entro la fine di questa settimana :)
Update 22 giugno 2010: la lista dei finalisti http://www.premiowebitalia.it/inconcorso/finalisti/
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche quest&#8217;anno, farò parte della Giuria dei giornalisti del <a href="http://www.premiowebitalia.it"><strong>Premio Web Italia</strong></a>, giunto ormai all&#8217;ottava edizione.<br />
Nel 2009 l&#8217;esperienza è stata veramente interessante, con una giuria di tutto rispetto (Luca De Biase, Anna Masera, Giorgio Panzeri, Pasquale Popolizio, solo per citare alcuni, mentre l&#8217;elenco completo è a questo <a href="http://www.premiowebitalia.it/come-funziona/giuria/">link</a>) e prodotti di grande qualità in concorso.</p>
<p>E quest&#8217;anno? Sono molto curioso. Inizio dei lavori previsto entro la fine di questa settimana :)</p>
<p><strong>Update 22 giugno 2010</strong>: la lista dei finalisti http://www.premiowebitalia.it/inconcorso/finalisti/</p>
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		<title>Lo stato della Rete in Italia (video)</title>
		<link>http://www.segnalezero.com/2010/06/13/lo-stato-della-rete-in-italia-video/</link>
		<comments>http://www.segnalezero.com/2010/06/13/lo-stato-della-rete-in-italia-video/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 11:01:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Appunti sulla Rete in Italia. A chi appartiene, quanto costa e perché gli operatori non investono. Ma anche una descrizione &#8211; semplice e immediata &#8211; di come la Rete in fibra sia oggi una necessità per l&#8217;Italia. L&#8217;ottimo video di Stefano Quintarelli, intitolato: &#8220;Fibra per l&#8217;Italia: perché è importante e quali sono gli ostacoli&#8220;, parla di questo e spiega molte altre cose.

Fibra per l&#8217;Italia: perché è importante e quali sono gli ostacoli from Stefano Quintarelli on Vimeo.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Appunti sulla Rete in Italia. A chi appartiene, quanto costa e perché gli operatori non investono. Ma anche una descrizione &#8211; semplice e immediata &#8211; di come la Rete in fibra sia oggi una necessità per l&#8217;Italia. L&#8217;ottimo video di <a href="http://blog.quintarelli.it/">Stefano Quintarelli</a>, intitolato: &#8220;<em>Fibra per l&#8217;Italia: perché è importante e quali sono gli ostacoli</em>&#8220;, parla di questo e spiega molte altre cose.</p>
<p><object width="400" height="297"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="movie" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=12488735&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1" /><embed src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=12488735&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="400" height="297"></embed></object>
<p><a href="http://vimeo.com/12488735">Fibra per l&#8217;Italia: perché è importante e quali sono gli ostacoli</a> from <a href="http://vimeo.com/user1436643">Stefano Quintarelli</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
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		<title>The Guardian: il giornale diventa piattaforma</title>
		<link>http://www.segnalezero.com/2010/05/28/the-guardian-il-giornale-diventa-piattaforma/</link>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 10:09:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il primo annuncio è di un anno fa. Marzo 2009: l&#8217;inglese The Guardian segue le orme del New York Times e prova a seguire una strada tutto sommato nuova per l&#8217;editoria. Considerare la testata non più come un prodotto monolitico, ma cambiarne struttura, filiera produttiva e catena del valore, aprendo a contributi . Il giornale diventa così un qualcosa di simile a una piattaforma.
All&#8217;inizio erano due i servizi offerti a sviluppatori e webmaster: The Content API, che permette di realizzare applicazione e servizi utilizzando contenuti (testuali e non) pubblicati dal ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo annuncio è di <a href="http://onlinejournalismblog.com/2009/03/10/guardian-joins-new-york-times-in-releasing-open-api/">un anno fa</a>. Marzo 2009: l&#8217;inglese The Guardian segue le orme del New York Times e prova a seguire una strada tutto sommato nuova per l&#8217;editoria. Considerare la testata non più come un prodotto monolitico, ma cambiarne struttura, filiera produttiva e catena del valore, aprendo a contributi . Il giornale diventa così un qualcosa di simile a una <a href="http://www.guardian.co.uk/open-platform">piattaforma</a>.</p>
<p>All&#8217;inizio erano due i servizi offerti a sviluppatori e webmaster: <strong>The Content API</strong>, che permette di realizzare applicazione e servizi utilizzando contenuti (testuali e non) pubblicati dal giornale, e <strong>DataStore</strong>, insieme di dati che possono essere integrati con altre fonti o inseriti in applicazioni ad hoc che ne consentono una rapida visualizzazione. (a <a href="http://www.guardian.co.uk/environment/datablog/2009/dec/07/copenhagen-climate-change-summit-carbon-emissions-data-country-world">questo link</a> alcune tabelle ottenute grazie ai dati sull&#8217;emissione di CO2). </p>
<p>Ora per il <a href="http://www.guardian.co.uk">The Guardian</a> è arrivata la seconda fase del progetto. <a href="http://punto-informatico.it/2890921/PI/News/una-piattaforma-aperta-guardian.aspx">Ne ha scritto</a>, tra gli altri, <a href="http://punto-informatico.it">Punto Informatico</a>.</p>
<p><cite>&#8220;Un&#8217;apposita API permetterà dunque ai vari prodotti editoriali di essere innanzitutto ricercati sul web, e successivamente scaricati per l&#8217;utilizzo da parte di risorse e applicazioni esterne. Tra i nuovi tool, una directory per dati e statistiche realizzate dagli editor del quotidiano britannico, sempre a disposizione di inserzionisti, marchi e partner commerciali&#8221;.</cite></p>
<p>Del lancio commerciale della piattaforma <a href="http://www.guardian.co.uk/media/pda/2010/may/20/guardian-open-platform">parla lo stesso Guardian</a>, che spiega ai lettori il progetto:<br />
<cite>&#8220;The Guardian today introduced the second phase of its Open Platform initiative, expanding the content-sharing service to commercial partners. A comprehensive set of developer tools and resources, the commercial launch of Open Platform makes Guardian content available for advertisers and brands to tailor to specific online campaigns&#8221;.<br />
</cite></p>
<p>I primi dati resi noti dal gruppo editoriale sono incoraggianti: 2.000 sviluppatori registrati, 200 le applicazioni realizzate. Qui sotto, invece, la presentazione del 20 maggio scorso.</p>
<div style="width:425px" id="__ss_4175971"><strong style="display:block;margin:12px 0 4px"><a href="http://www.slideshare.net/openplatform/op-commerciallaunchv2" title="The Guardian&#39;s Open Platform is open for business">The Guardian&#39;s Open Platform is open for business</a></strong><object id="__sse4175971" width="425" height="355"><param name="movie" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=op-commercial-launch-v2-100520071747-phpapp02&#038;stripped_title=op-commerciallaunchv2" /><param name="allowFullScreen" value="true"/><param name="allowScriptAccess" value="always"/><embed name="__sse4175971" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=op-commercial-launch-v2-100520071747-phpapp02&#038;stripped_title=op-commerciallaunchv2" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="355"></embed></object>
<div style="padding:5px 0 12px">View more <a href="http://www.slideshare.net/">presentations</a> from <a href="http://www.slideshare.net/openplatform">The Guardian Open Platform</a>.</div>
</div>
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		<title>Il &#8220;nuovo&#8221; giornalismo</title>
		<link>http://www.segnalezero.com/2010/05/24/il-nuovo-giornalismo/</link>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 12:23:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Trovo su Affaritaliani.it l&#8217;articolo &#8220;Giornalisti/ Free lance sfruttati e malpagati: un articolo vale 2 euro. Da Repubblica a Libero, ecco le testate che incassano i soldi pubblici e non pagano i collaboratori&#8221; .
&#8220;Un articolo scritto per La Nazione può valere 2 euro, poco meno di quelli per Il Resto del Carlino, retribuiti &#8220;ben&#8221; 2,50 euro. Lordi, ovviamente. E non si pensi che sia solo il gruppo Poligrafici Editoriale a gestire &#8220;al risparmio&#8221; i suoi collaboratori: l&#8217;Ansa, principale agenzia italiana, paga 5 euro (sempre lordi) per ogni lancio, mentre la concorrente ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trovo su <strong>Affaritaliani.it</strong> <a href="http://www.affaritaliani.it/mediatech/giornalisti190510.html">l&#8217;articolo</a> <em>&#8220;Giornalisti/ Free lance sfruttati e malpagati: un articolo vale 2 euro. Da Repubblica a Libero, ecco le testate che incassano i soldi pubblici e non pagano i collaboratori&#8221;</em><strong></strong> .</p>
<p><em>&#8220;Un articolo scritto per La Nazione può valere 2 euro, poco meno di quelli per Il Resto del Carlino, retribuiti &#8220;ben&#8221; 2,50 euro. Lordi, ovviamente. E non si pensi che sia solo il gruppo Poligrafici Editoriale a gestire &#8220;al risparmio&#8221; i suoi collaboratori: l&#8217;Ansa, principale agenzia italiana, paga 5 euro (sempre lordi) per ogni lancio, mentre la concorrente Apcom  offre da 4 a 8 euro, ma non paga nulla nel caso in cui l’evento assegnato non si realizzi. Una testata storica e prestigiosa come Il Messaggero non supera i 27 euro ad articolo (ma le brevi valgono solo 9 euro). E l&#8217;avvento del web introduce nuove, bizzare forme di retribuzione: è il caso, ad esempio, del giornale online Newnotizie.it, che compensa 35 news settimanali 1,50 euro ogni mille click raggiunti (e non devono essere molti i pezzi a raggiungere tale soglia), cui vanno aggiunte 12 news a settimana senza retribuzione, anche se &#8220;consentono il raggiungimento del tesserino da gioralista pubblicista&#8221;. Vuoi mettere?&#8221;</em></p>
<p><em>&#8220;Forse va meglio puntando sui principali quotidiani nazionali? Non proprio: la redazione toscana di Repubblica paga 20 euro a pezzo, ma dopo il 15mo articolo gli altri sono gratis&#8230; Sono alcuni dei &#8220;dati della vergogna&#8221; (così li ha definiti il segretario generale del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino), emersi dalla ricerca &#8220;Smascheriamo gli editori&#8221;, realizzata dall&#8217;Odg grazie a un migliaio di giornalisti free lance che hanno accettato di rispondere alla richiesta, inviata via email a circa 4mila giornalisti professionisti, di rivelare le condizioni in cui lavorano. Condizioni che delineano una situazione di vero e proprio sfruttamento del (troppo numeroso, evidentemente) &#8220;popolo&#8221; dei giornalisti free lance.&#8221;<br />
</em></p>
<p>La tabella completa è a <strong><a href="http://www.affaritaliani.it/static/upl/tab/tabella_compensi_testate.pdf">questo indirizzo</a></strong>.</p>
<p>Poi leggo <a href="http://giornalaio.wordpress.com/2010/05/24/studio-sulla-correlazione-tra-advertising-e-copertura-giornalistica/">questo post</a> su <strong>Il Giornalaio</strong>, dove si parla di correlazione tra copertura informativa e inserzioni pubblicitarie, grazie a una <a href="http://ideas.repec.org/p/mil/wpdepa/2009-36.html">ricerca</a> condotta da Marco Gambaro e Riccardo Puglisi (Università di Milano).</p>
<p><em>&#8220;L’analisi conferma come il ritorno, in termini di articoli pubblicati, sia direttamente correlato al crescere degli investimenti pubblicitari, aumentando sia in funzione dei comunicati stampa diffusi che del livello di investimento in comunicazione pubblicitaria delle imprese.&#8221;</em></p>
<p>Nel frattempo, mentre ricerche come queste ci suggeriscono l&#8217;urgenza di riformare &#8211; per davvero &#8211; il sistema dell&#8217;informazione, notiamo tutti che il dibattito sul nuovo giornalismo è molto forte in questo periodo. Si parla di editoria e social media, di news e di online, di &#8220;fare informazione&#8221; in epoca digitale. Ma si parla poco (niente) di quanto suggerito oggi da questi due articoli.<br />
Ultimamente è stato ripescato dalla soffitta della narratologia lo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Storytelling_%28narrativa%29">storytelling</a>, pericolosamente vicino al concetto di persuasione, e non solo di comunicazione. Intanto, non si ragiona con la dovuta attenzione di nuove competenze richieste ai professionisti dell&#8217;informazione, di Ordine e di tutele, di importanza (reale o percepita) della filiera della notizia, di necessità di editori puri. Temi che non nascono oggi, ma che non per questo non sono importanti. Temi sui quali alcuni stanno cercando di innestare un dibattito in salsa &#8216;social&#8217; che di innovativo ha veramente poco. </p>
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		<title>Il limite tra critica e diffamazione online</title>
		<link>http://www.segnalezero.com/2010/02/23/il-limite-tra-critica-e-diffamazione-online/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 14:20:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggo proprio ora dalla Provincia Pavese la notizia di una dipendente dell&#8217;Agenzia delle Entrate, Rosa Grazia Arcifa, licenziata per aver espresso delle critiche sul sistema fiscale attraverso un forum. 
Anche se l&#8217;articolo non riporta le frasi &#8216;incriminate&#8217;, si dice che sono bastate per far scattare un provvedimento di licenziamento senza preavviso e per giusta causa.
In un primo momento ho letto la notizia come una delle tante che ultimamente mi passano sotto gli occhi e riguardano licenziamenti o altri provvedimenti disciplinari nei confronti di dipendenti, dovuti ad affermazioni o comportamenti considerati ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggo proprio ora dalla Provincia Pavese <a href="http://laprovinciapavese.gelocal.it/dettaglio/pavia-critica-sul-web-il-sistema-fiscale-e-viene-licenziata/1867757">la notizia</a> di una dipendente dell&#8217;Agenzia delle Entrate, Rosa Grazia Arcifa, licenziata per aver espresso delle critiche sul sistema fiscale attraverso un forum. </p>
<p>Anche se l&#8217;articolo non riporta le frasi &#8216;incriminate&#8217;, si dice che sono bastate per far scattare un provvedimento di licenziamento senza preavviso e per giusta causa.<br />
In un primo momento ho letto la notizia come una delle tante che ultimamente mi passano sotto gli occhi e riguardano licenziamenti o altri provvedimenti disciplinari nei confronti di dipendenti, dovuti ad affermazioni o comportamenti considerati lesivi dell&#8217;azienda o dell&#8217;istituzione cui fanno riferimento.<br />
Ma a colpirmi ancor di più è stato il fatto che la Arcifa, presentando il dovuto ricorso, ha fatto sapere che quelle affermazioni erano sì critiche, ma nell&#8217;ottica di stimolare un dibattito.</p>
<p>Infatti avrebbe pubblicato online sei interventi relativi ai problemi dell&#8217;amministrazione della giustizia in Italia, con riferimenti alla normativa tributaria e all&#8217;amministrazione finanziaria. Sei interventi, non proprio un semplice status update simile a quel &#8220;Il mio lavoro è noioso&#8221;, che un anno fa costò il licenziamento all&#8217;inglese Kimberley Swann, all&#8217;epoca dipendente della Ivell Marketing and Logistics.</p>
<p>Uso il paragone perché ho seguito quella vicenda da vicino. Messe assieme mi paiono due storie molto diverse.. Da un lato una nota su Facebook che si limita a parlar male del proprio posto di lavoro senza motivare, dall&#8217;altro una critica quantomeno ragionata, se è vero che per esprimerla tutta ci sono voluti sei post su di una bacheca. (Lo dico senza nulla togliere al potenziale diffamatorio delle note in questione, non avendole rintracciate online).</p>
<p>Resto in attesa di ulteriori sviluppi, con un dubbio. Non è che facendosi scudo di concetti come l&#8217;online reputation si arriva al punto da cercare di ridurre ai minimi termini il legittimo diritto alla critica e all&#8217;espressione del proprio pensiero? E, nel caso, qual è per un dipendente il limite tra diritto di critica e diffamazione? Voglio dire, la Arcifa ha parlato di temi che ci riguardano tutti: norme, tributi, amministrazione finanziaria, tasse. Mi chiedo se l&#8217;interesse insito nella collettività rispetto a un dato argomento può avere un suo certo peso nel determinare cosa è critica costruttiva e cosa invece un&#8217;azione che va a danneggiare l&#8217;immagine dell&#8217;ente per cui si lavora.</p>
<p>Ma soprattutto quale dei due diritti è predominante? Se un domani il ricorso della Arcifa venisse rigettato, si potrebbe creare una situazione alquanto strana&#8230; Non vorrei che a passare fosse il concetto di sostanziale equiparazione tra critica all&#8217;istituzione per cui si lavora e diffamazione a mezzo web, stampa ecc. Le conseguenti ripercussioni sulle attività sindacali o su tutti quei momenti che consentono ai lavoratori (magari quelli non sindacalizzati) di confrontarsi, dibattere, trovare soluzioni sono facilmente immaginabili &#8230;</p>
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		<title>Segnalezero meets Samedirection.it</title>
		<link>http://www.segnalezero.com/2009/12/01/segnalezero-meets-samedirection-it/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 16:16:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160;
Oggi ho il piacere di essere ospitato da Flavio Ghiringhelli , curatore del blog Samedirection.it. Flavio si definisce idealista, quindi gli piacerà di sicuro il tono del mio post, che parla di Internet, Pace e Aeroplani. 
Attivo da molti anni nel settore Travel, Flavio è managing director di Same Italy, azienda del Gruppo Meridiana.&#160; 
Trovate il mio post a questo indirizzo http://yoc.to/fu
Buona lettura!
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">&#160;</p>
<p align="justify">Oggi ho il piacere di essere ospitato da <a href="http://wordpress.citigategunpowder.it/SAMEItaly/index.php/info/" target="_blank">Flavio Ghiringhelli</a> , curatore del blog <a href="http://www.samedirection.it" target="_blank">Samedirection.it</a>. Flavio si definisce idealista, quindi gli piacerà di sicuro il tono del mio post, che parla di <strong>Internet</strong>, <strong>Pace</strong> e <strong>Aeroplani</strong>. </p>
<p align="justify">Attivo da molti anni nel settore Travel, Flavio è managing director di <a href="http://www.sameitaly.it" target="_blank">Same Italy</a>, azienda del <a href="http://www.meridiana.it" target="_blank">Gruppo Meridiana</a>.&#160; </p>
<p>Trovate il mio post a questo indirizzo <a href="http://yoc.to/fu"><strong>http://yoc.to/fu</strong></a></p>
<p>Buona lettura!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Diarioaperto 2009 &#8211; il videoclip</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 11:57:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/q8prZIvAtCc&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/q8prZIvAtCc&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
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		<title>Le nove trib&#249; di Internet</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 08:20:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si inizia a segmentare (in modo serio, intendo) l’insieme di persone che abitano la Rete e contribuiscono a farla crescere.
Nelle slide che seguono lo schema proposto da Lee Rainie di Pew Internet Project
&#160;
The nine tribes of the internet
View more OpenOffice presentations from lrainie.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si inizia a segmentare (in modo serio, intendo) l’insieme di persone che abitano la Rete e contribuiscono a farla crescere.</p>
<p>Nelle slide che seguono lo schema proposto da <strong>Lee Rainie</strong> di <strong><a href="http://www.pewinternet.org/" target="_blank">Pew Internet Project</a></strong></p>
<p>&#160;</p>
<div id="__ss_1555624" style="width: 425px; text-align: left"><a title="The nine tribes of the internet" style="display: block; margin: 12px 0px 3px; font: 14px helvetica,arial,sans-serif; text-decoration: underline" href="http://www.slideshare.net/lrainie/the-nine-tribes-of-the-internet-1555624?type=presentation">The nine tribes of the internet</a><object style="margin:0px" width="425" height="355"><param name="movie" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=2009-6-10-09-washingtonwebmanagers-ninetribes-posted-090609133415-phpapp02&amp;stripped_title=the-nine-tribes-of-the-internet-1555624" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><embed src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=2009-6-10-09-washingtonwebmanagers-ninetribes-posted-090609133415-phpapp02&amp;stripped_title=the-nine-tribes-of-the-internet-1555624" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="355"></embed></object>
<div style="font-size: 11px; padding-top: 2px; font-family: tahoma,arial; height: 26px">View more <a style="text-decoration: underline" href="http://www.slideshare.net/">OpenOffice presentations</a> from <a style="text-decoration: underline" href="http://www.slideshare.net/lrainie">lrainie</a>.</div>
</p></div>
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		<title>Sulla Treccani online..</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2009 09:40:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho appena scritto su Mytech dell’accordo tra ministero della Pubblica Amministrazione e Innovazione per portare l’Enciclopedia Treccani online. I contenuti saranno resi disponibili in Rete, gratis e sotto licenza Creative Commons, anche se non è chiaro se gli utenti potranno sottoporre modifiche alle voci o sottoporne di nuove, come ad esempio da qualche mese fa l’Enciclopedia Britannica in versione 2.0. 
Ovviamente quella di oggi è un’iniziativa lodevole, su cui pesa l’incognita dei tempi di realizzazione: quanto ci vorrà per digitalizzare 200 mila voci? Di sicuro non si tratta di un’operazione ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho appena scritto su <strong>Mytech</strong> <a href="http://mytech.it/web/2009/05/25/la-nuova-treccani-online-e-gratis/" target="_blank">dell’accordo tra ministero della Pubblica Amministrazione e Innovazione per portare l’Enciclopedia Treccani online</a>. I contenuti saranno resi disponibili in Rete, gratis e sotto licenza <strong>Creative Commons</strong>, anche se non è chiaro se gli utenti potranno sottoporre modifiche alle voci o sottoporne di nuove, come ad esempio da qualche mese fa <a href="http://mytech.it/web/2009/01/22/lenciclopedia-britannica-apre-al-20/" target="_blank">l’Enciclopedia Britannica in versione 2.0.</a> </p>
<p>Ovviamente quella di oggi è un’iniziativa lodevole, su cui pesa l’incognita dei tempi di realizzazione: quanto ci vorrà per digitalizzare 200 mila voci? Di sicuro non si tratta di un’operazione immediata, purtuttavia è importante che – anche nel nostro paese – qualcosa inizi a muoversi. </p>
<p>Non sono d’accordo con chi ha parlato di “alternativa a Wikipedia” o di “sfida a Wikipedia”. Sono prodotti completamente diversi e si reggono su principi differenti. &quot;<em>Altro che Wikipedia</em> &#8211; <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/CyberNews/?id=3.0.3353712868" target="_blank">ha spiegato il ministro Brunetta</a> &#8211; <em>questa è un&#8217;altra cosa ed è un esempio di collaborazione per valorizzare il patrimonio esistente</em>&quot;&#160; … Beh, perché Wikipedia non è uno strumento collaborativo che valorizza la conoscenza, diffondendola tra le persone e rendendola oggetto veramente condiviso? Ok, verrà fuori che il giornalista di AdnKronos ha riportato male la frase, comunque il particolare che più mi interessa è il modello di business.</p>
<p>Il bilancio 2007&#160; dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana (<a href="http://www.treccani.it/export/sites/default/Portale/sito/istituto/dati_economici/note_gestione_bilancio_2007.pdf" target="_blank">ultimi dati disponibili</a>) parla di un <strong>utile ante imposte di 4,2 milioni di euro</strong>, con <strong>ammortamenti e accantonamenti per 10,3 milioni di euro</strong>. Nel 2006 erano 2,3 milioni di euro e 9,9 milioni di euro.</p>
<p>Sarà molto interessante verificare (ma ci vorrà tempo) se la distribuzione gratuita di contenuti online sarà un driver per le vendite dei tradizionali volumi cartacei. </p>
<p>Non si tratta di un modello ‘<a href="http://www.vivaborabora.net/2008/10/31/modelli-di-business-freemium-business-model/" target="_blank">freemium’</a> nell’accezione classica del termine. Piuttosto lo vedo come un modo per rafforzare la presenza online di Treccani, che va ad aggiungersi alle <a href="http://www.treccani.it/Portale/sito/novita/mainNovita.html" target="_blank">nuove feature</a> del portale (es: la community o la toolbar) e a integrarsi con i portali <a href="http://www.italia.gov.it" target="_blank">Italia.gov.it</a>&#160; e <a href="http://www.innovascuola.gov.it" target="_blank">Innovascuola.gov.it</a>. Sarà molto interessante capire il grado di interazione (se integrazione sarà) dei contenuti enciclopedici con quelli presentati da <a href="http://www.innovascuola.gov.it/opencms/opencms/innovascuola/LDA" target="_blank">Libreria Digitale Aperta</a>, piattaforma che permette di scaricare contenuti digitali gratuiti e visionare quelli a pagamento proposti dagli editori abilitati. Immagino che scuole e docenti italiani potranno utilizzare i contenuti Treccani per produrre contributi originali per LDA. </p>
<p><a href="http://www.innovascuola.gov.it/opencms/opencms/innovascuola/LDA/approfondimenti/approfondimento_lda.html" target="_blank">C’è scritto anche che</a> “<em>Il Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie non assume alcuna responsabilità in ordine alla veridicità, attendibilità, accuratezza, completezza e aggiornamento di qualunque tipologia di contenuto o link nel Portale</em>.”&#160; Quindi il portale Innovascuola non ha un comitato editoriale che vaglia i contenuti prodotti? </p>
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		<title>Twitter e CRM: la vision aziendale come condizione numero 2</title>
		<link>http://www.segnalezero.com/2009/05/24/twitter-e-crm-la-vision-aziendale-come-condizione-numero-2/</link>
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		<pubDate>Sun, 24 May 2009 10:19:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tiziano.tassi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tiziano Tassi]]></category>
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		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[Ebbene, ci eravamo lasciati con un ragionamento sulle condizioni che permetterebbero di utilizzare Twitter come uno strumento per il CRM in azienda. Dopo la prima condizione necessaria, una base di utenti sufficientemente ampia, passiamo alla seconda, ovvero &#8220;Un approccio aziendale aperto e trasparente&#8221;.
Di primo acchito sembrerebbe che si stia parlando di qualcosa di scontato. Quale azienda non è naturalmente aperta e trasparente? Quale azienda vuole fare la figura della controparte eticamente scorretta e dall&#8217;assente attenzione rivolta alle necessità del cliente? In realtà le cose non stanno esattamente così. Sono pronto ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" title="Twitter" src="http://zoomerang.files.wordpress.com/2008/12/twitter.jpg" alt="" width="315" height="210" />Ebbene, ci eravamo lasciati con <a href="http://www.segnalezero.com/2009/04/27/twitter-e-crm-sogno-o-realta-parte-1-di-3/"><strong>un ragionamento</strong></a> sulle condizioni che permetterebbero di utilizzare <a href="http://twitter.com"><strong>Twitter</strong></a> come uno strumento per il <strong>CRM</strong> in azienda. Dopo la prima condizione necessaria, una base di utenti sufficientemente ampia, passiamo alla seconda, ovvero <em>&#8220;Un approccio aziendale aperto e trasparente&#8221;</em>.</p>
<p>Di primo acchito sembrerebbe che si stia parlando di qualcosa di <strong>scontato</strong>. Quale azienda non è naturalmente aperta e trasparente? Quale azienda vuole fare la figura della controparte eticamente scorretta e dall&#8217;assente attenzione rivolta alle necessità del cliente? In realtà le cose non stanno esattamente così. Sono pronto a scommettere che siano maggiori le lamentele che ricevete su un prodotto da parte dei vostri amici rispetto ai consigli entuasiasti di chi ha acquistato e ne è rimasto talmente soddisfatto da consigliarlo a chicchessia. E questo è il mondo &#8220;reale&#8221;, cioè quello in cui parlando al bar davanti a un caffè, a lavoro nella pausa o in università per pranzo si va a parare sugli argomenti più disparati, tra cui il <em>&#8220;Prova XXXXXX, è ottimo&#8221; </em>e <em>&#8220;Non comprare mai YYYYYY, fa proprio #@§ç*%$&#8221;</em>.</p>
<p>In effetti, a ben pensarci, è ciò che si verifica online, e su scala amplificata! Grazie a social network, posso raggiungere in pochi secondi un&#8217;audience di decine o centinaia di amici o contatti nello spazio di pochi secondi. Con i motori di ricerca (non fatemi nominare sempre <strong>Google</strong>, <em>omg!</em>) è possibile reperire informazioni su un prodotto, su qualsiasi prodotto, e i giudizi di chi ha li provati, di un <span style="text-decoration: underline;">consumatore</span>. Uno come voi che non ha nessun interesse a parlare bene o male di un prodotto/brand.</p>
<p>In realtà, però, l&#8217;abitudine di urlare su una piazza virtuale le lamentele circa disservizi o prodotti difettati non è poi così diffusa come si crede, in Italia, se non sui vecchi forum.</p>
<p>Nonostante questo, al sottoscritto è capitato di aver avuto un disservizio con <strong>Apple</strong>. Dovevo regalare un album fotografico alla mia fidanzata e dopo molti giorni dalla deadline massima di arrivo dell&#8217;ordine, nella casella della posta regnava il vuoto cosmico. Ho scritto, quindi, all&#8217;assistenza clienti minacciando, nel mio piccolo, di usare proprio<em><strong> Blog, Facebook , Twitter e Friendfeed</strong></em> per segnalare il disservizio e la mia insoddisfazione. E li ho rassicurati sul fatto che non avrei perso tempo.</p>
<p>La risposta è arrivata dopo qualche ora. Come risultato mi sono stati riaccreditati i soldi delle spese di spedizione (<em>visto che ad </em><strong><em>Apple</em></strong><em> risultava essere stato consegnato dal vettore &#8211; e così non era</em>) e mi è stata spedita una nuova copia dell&#8217;album a un nuovo indirizzo da me indicato, con corriere espresso gratuito. In due giorni la mia ragazza ha potuto vedere l&#8217;album regalo (natalizio) con le nostre foto. <em>E furono felici e contenti (anche se quasi a fine gennaio).</em></p>
<p><strong><em>Perchè racconto questo?</em></strong></p>
<p>Perchè le aziende si stanno rendendo conto dell&#8217;importanza di presidiare questi luoghi dove ogni consumatore ha un megafono in mano, ed è pronto ad usarlo per rompere le scatole qualora le cose vadano storte e la controparte se ne infischi. Il problema è che non sempre si ha il coraggio (e la volontà) di lavare i panni sporchi in pubblico.</p>
<p>Il consumatore è consapevole di non vivere in un mondo perfetto, ma di vivere nel mondo reale. E sa benissimo che ci possono essere dei problemi. E&#8217; palese che il meglio possibile sia che i prodotti e i servizi siano perfetti, e che il consumatore sia soddisfatto, ma bisogna fare i conti con la realtà.<br />
La soddisfazione del consumatore è sì inficiata dall&#8217;evenienza che si verifichino dei problemi, ma se questi sono prontamente risolti dall&#8217;azienda, il valore del brand e la soddisfazione del cliente possono uscire <strong>vincitori</strong> da una situazione <em>apparentemente</em> perdente.</p>
<p>Per questo la difficoltà maggiore sta nell&#8217;obbligarsi a lavare i panni sporchi in pubblico.</p>
<p>La domanda a cui rispondersi è: <em>&#8220;Ti sentiresti di gestire i problemi dei tuoi clienti in una piazza?&#8221;.</em></p>
]]></content:encoded>
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