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	<title>SegnaleZero &#187; internet</title>
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	<description>Blog a cura di Piero Babudro</description>
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		<title>Il valore del silenzio (e del rispetto)</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 17:23:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Non sempre in Rete va tutto per il verso giusto. Anzi. Ci sono casi in cui ti chiedi seriamente il perché delle cose. Il Web 2.0: terreno di condivisione, partecipazione, analisi.
Confronto. Confronto informato, intendo, perché i contenuti su un qualsiasi argomento ci sono, e in abbondanza, quindi chiunque può spendere un poco del suo tempo e attingere a decine di fonti di informazione autorevoli.
Ora, di fronte alla tragedia della Costa Concordia abbiamo assistito all’esatto contrario. La Rete – o, meglio, parte di essa &#8211; si è lanciata in una gara ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/silenzio_rispetto/">Il valore del silenzio (e del rispetto)</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/silenzio_rispetto/' addthis:title='Il valore del silenzio (e del rispetto) '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Non sempre in Rete va tutto per il verso giusto. Anzi. Ci sono casi in cui ti chiedi seriamente il perché delle cose. Il Web 2.0: terreno di condivisione, partecipazione, analisi.<br />
<strong>Confronto. Confronto informato, intendo, perché i contenuti su un qualsiasi argomento ci sono, e in abbondanza, quindi chiunque può spendere un poco del suo tempo e attingere a decine di fonti di informazione autorevoli.</strong><br />
Ora, di fronte alla tragedia della <strong>Costa Concordia</strong> abbiamo assistito all’esatto contrario. La Rete – o, meglio, parte di essa &#8211; si è lanciata in una gara collettiva a sciorinare opinioni, analisi, commenti e considerazioni dettate spesso più dalla voglia di inserirsi nel fiume della conversazione e, quindi, apparire. Vecchia pratica, peraltro ben nota a chi di blog e blogosfera se ne intende: si individua un tema forte che ha scosso l’opinione pubblica, e si produce uno o più articoli/post di commento, che aggiungono pochissimo (se non nulla) ai fatti, ma servono a guadagnare qualche visitatore in più e sistemarsi nelle nicchie giuste del motore di ricerca o dei social network.</p>
<p>Spiace molto notare che in questa trappola si sono infilati esperti del Web e blogger molto stimati, i quali avrebbero fatto meglio, a mio modo di vedere, ad aspettare qualche giorno in più prima di scrivere. Non sono così ingenuo da pensare che la cosa sia nata in modo più o meno inconsapevole. Il rapporto con trend di conversazione e motori di ricerca è una vecchia bestia di Internet. Ci si muove come si può, specie oggi che la visibilità è tutto.</p>
<p><strong>Ma cosa siamo disposti a fare per la visibilità? Di tutto, pare.</strong> I soccorsi non avevano ancora quantificato vittime e dispersi, i cadaveri stavano ancora in fondo al mare, che già qualche furbetto se ne usciva con le sue teorie sulla gestione della comunicazione online da parte di <strong>Costa Crociere</strong>. Certo, le case histories sono un tema importante che per noi addetti ai lavori costituisce parte integrante dell’aggiornamento professionale. Ma non sarebbe stato più corretto e decoroso aspettare eventuali sviluppi della situazione e, a bocce ferme, scriverne? Magari quando l’impatto emotivo della vicenda fosse scemato un po’?</p>
<p>E invece no, è proprio questo il trucco. <strong>In un Paese di commissari tecnici pare accettabile che, mentre le famiglie piangono le loro vittime, la magistratura cerca di fare il suo lavoro e i giornalisti e opinionisti della tv si danno danno alla tragedia un tocco &#8220;trash&#8221;, ci sia spazio anche per chi non ha meglio da fare che analizzare la risposta di Costa Crociere e la sua reattività in fatto di “crisis management”.</strong></p>
<p>C’è chi sosterrà: “<em>Beh, io l’ho fatto per informare i miei lettori e dare un servizio</em>”. Scusa debole, due volte. La prima perché lavoro in questo campo da troppo tempo per non conoscere i meccanismi tipici delle conversazioni online. Appunto, si individua un “tema forte” e lo si usa per promuovere il proprio blog, infilandosi in una conversazione online che in quel momento promette bene a livello di numeri e visibilità. La seconda perché basta notare la pochezza di informazioni fornite per rendersi conto dei veri fini dell’iniziativa.</p>
<p>Mi sono confrontato con alcuni amici e colleghi. Pare sia normale comportarsi così, anche se molti digrignano i denti come sto facendo io mentre scrivo. Bene, io a questa normalità, a questo paese di commissari tecnici e opinionisti improvvisati non mi arrendo. E preciso: scrivo questo post dopo giorni di riflessione. Avevo deciso di non toccare l’argomento, sebbene nauseato dal bla bla che è seguito alla tragedia dell&#8217;Isola del Giglio. Se ne scrivo è solo come forma di sfogo personale, orgoglioso di sapermi ancora indignare di fronte al cinismo e alla superficialità.</p>
<p>Tutto qui: è una questione di decenza. E a volte il silenzio è la miglior forma di rispetto.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/silenzio_rispetto/">Il valore del silenzio (e del rispetto)</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Wazzap: il Web 2.0 incontra la televisione</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 14:06:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Che Web e Tv siano sempre più interconnesse non è una novità. Pensiamo alle dirette Twitter dei mondiali sudafricani, giusto per fare un esempio, ma anche a tutte le nuove tecnologie e alle ‘smart tv’ che oggi consentono un uso intelligente della televisione.
Il problema, semmai, è sapersi muovere in modo preciso in mezzo all&#8217;offerta di contenuti. Operazione non sempre facile, nemmeno per i più esperti. In questi giorni ho ricevuto notizia del lancio di Wazzap, portale che si propone come telecomando in chiave “social” (o guida elettronica 2.0, se vogliamo) ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/wazzap_web_televisione/">Wazzap: il Web 2.0 incontra la televisione</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/wazzap_web_televisione/' addthis:title='Wazzap: il Web 2.0 incontra la televisione '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Che Web e Tv siano sempre più interconnesse non è una novità. Pensiamo alle <strong>dirette Twitter</strong> dei mondiali sudafricani, giusto per fare un esempio, ma anche a tutte le nuove tecnologie e alle ‘smart tv’ che oggi consentono un uso intelligente della televisione.</p>
<p>Il problema, semmai, è sapersi <a href="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2011/12/logo-wazzap_260x90.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1009" title="logo-wazzap " src="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2011/12/logo-wazzap_260x90.jpg" alt="" width="260" height="86" /></a>muovere in modo preciso in mezzo all&#8217;offerta di contenuti. Operazione non sempre facile, nemmeno per i più esperti. In questi giorni ho ricevuto notizia del lancio di <a href="http://www.wazzap.tv/" target="_blank"><strong>Wazzap</strong></a>, portale che si propone come <strong>telecomando in chiave “social”</strong> (o guida elettronica 2.0, se vogliamo) volto a riordinare tutta la programmazione delle <strong>Tv in streaming</strong> e <strong>video-on-demand</strong>. Film, sport, reality, fiction: tutto a portata di mano sul portale <a href="http://www.wazzap.tv/" target="_blank">wazzap.tv</a>.</p>
<p>Un ottimo servizio, che aiuta telespettatori e internauti a trovare i loro contenuti video preferiti, mettendo ordine in quella che è diventata un’offerta sempre più ricca ma confusa e frammentata. L’integrazione con <strong>Facebook</strong>, presente già al momento del login, permette non solo di consultare la programmazione web e le novità in arrivo, ma apre anche a tutta una serie di pratiche tipicamente “internettiane”: suggerire agli amici programmi ed eventi televisivi ritenuti interessanti, spulciare tra le loro ultime visioni, fare check-in, commentare film, serial e programmi.</p>
<p>Il progetto è supportato da <a href="http://digitalmagics.com/" target="_blank"><strong>Digital Magics Lab</strong></a> e <a href="http://www.gruppoespresso.it/" target="_blank"><strong>Gruppo Editoriale L’Espresso</strong></a> e coinvolge importanti retailer quali <strong>TvZap</strong>, <strong>Acetrax-Movies</strong>,<strong> iTunes</strong>, <strong>Rai</strong>, <strong>Pop-Corn</strong>, <strong>Movie on Demand</strong>, <strong>Streamit</strong>, cui presto si aggiungeranno altri nomi.</p>
<p>In attesa dei primi risultati dell’iniziativa, a <a href="http://www.linkedin.com/in/gioni" target="_blank"><strong>Luigi Gioni</strong></a>, co-fondatore e CEO di Wazzap.tv, va il mio personale e sentito ‘in bocca al lupo’.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/wazzap_web_televisione/">Wazzap: il Web 2.0 incontra la televisione</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Timu: bollino blu per siti e blog. A me non convince..</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 17:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Un bollino blu. Per i blog, per Facebook, per i social network. Un bollino per garantire fonti imparziali e qualità dell’informazione, sulla base dei cari vecchi principi del giornalismo anglosassone.
L’ipotesi circola in Rete e sui giornali da qualche giorno. La scopro sul blog di Vittorio Pasteris: la cosa mi incuriosisce. Inizio a spulciare e leggo altri post interessanti (due su tutti:  TagliaBlog o il blog di Rudy Bandiera), poi salvo sul mio Instapaper la notizia de Il Fatto Quotidiano. Rileggo con calma e quindi, dopo un primo momento in cui ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/timu_bollino_blog/">Timu: bollino blu per siti e blog. A me non convince..</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/timu_bollino_blog/' addthis:title='Timu: bollino blu per siti e blog. A me non convince.. '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Un bollino blu. Per i <strong>blog</strong>, per <strong>Facebook</strong>, per i <strong>social network</strong>. Un bollino per garantire fonti imparziali e qualità dell’informazione, sulla base dei cari vecchi principi del giornalismo anglosassone.<br />
L’ipotesi circola in Rete e sui giornali da qualche giorno. La scopro sul blog di <a href="http://www.pasteris.it/blog/2011/12/12/i-blog-e-i-siti-con-il-bollino-di-timu/" target="_blank"><strong>Vittorio Pasteris</strong></a>: la cosa mi incuriosisce. Inizio a spulciare e leggo altri post interessanti (due su tutti:  <a href="http://blog.tagliaerbe.com/2011/12/blog-bollino-blu.html" target="_blank"><strong>TagliaBlog</strong></a> o il blog di Rudy Bandiera), poi salvo sul mio Instapaper la notizia de <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/10/blogger-bollino-codice-timu-buona-informazione/176697/" target="_blank"><strong>Il Fatto Quotidiano</strong></a>. Rileggo con calma e quindi, dopo un primo momento in cui mi ero ripromesso il silenzio, decido di intervenire nella conversazione.</p>
<p>L’idea del bollino di autocertificazione viene da <a href="https://timu.ahref.eu/" target="_blank"><strong>Timu</strong></a>, canale curato dalla <a href="http://www.ahref.eu/it" target="_blank"><strong>Fondazione Ahref</strong></a>, realtà presieduta da Luca De Biase e promossa dalla Provincia di Trento tramite la <a href="http://www.fbk.eu/it" target="_blank"><strong>Fondazione Bruno Kessler</strong></a>, realtà quest’ultima che si occupa a vario titolo di <strong>ricerca scientifica</strong> e <strong>tecnologica</strong>, <strong>studi umanistici</strong> <strong>e religiosi</strong>. Per ottenere il “bollino blu”, l’autore sottoscrive una dichiarazione pubblica di responsabilità e si impegna a seguire i principi di <strong>accuratezza</strong> dell’informazione prodotta, <strong>imparzialità</strong> nella presentazione dei fatti, <strong>indipendenza</strong> da interessi nascosti e da conflitti di interessi. E poi di <strong>legalità</strong>, ossia il rispetto del diritto alla privacy e delle norme a tutela dei minori, la protezione delle fonti secondo quanto stabilito dalla Legge, il rispetto dei diritti e delle libertà della persona.</p>
<p>Tutto ok. Astrattamente condivido il motivo ispiratore, ma ho i miei seri dubbi che questo esperimento possa funzionare e sinteticamente cercherò di spiegare perché.</p>
<p>1)    <strong>Di per sé è irrealizzabile</strong>. In qualche modo arriva tardi, a blogosfera già matura, e pretende di riscrivere processi relazionali online consolidati da anni e anni di pratica sul campo. E di sbagli. Inoltre, per essere efficace, dovrebbe essere condivisa non da una nicchia più o meno grande di blog e fonti di informazione online, ma dalla grande maggioranza dei lettori. I quali, tolte alcune eccezioni, non hanno finora mai posto l’esigenza di una 2.0sfera  a misura di codice deontologico per giornalisti.<br />
2)    <strong>Non assicura ciò che si promette di garantire</strong>. Non essendo (e meno male) una certificazione, bensì un’autocertificazione, non ci dà nessuna certezza sul futuro operato di una fonte di informazione una volta ottenuto il “bollino blu”. E quindi a che serve?<br />
3)    Quanto alle <strong>certificazioni</strong> in senso lato, di solito chi li assegna, distribuisce o patrocina è un ente super-partes, riconosciuto ufficialmente in quanto tale e autorizzato a farlo. In questo caso, la posizione (rispettabilissima, ci mancherebbe!) di Timu è quella di una tra le tante voci possibili. Da questo punto di vista, messo in questi termini il bollino ha un valore prettamente “simbolico”: parola che nel campo della comunicazione di massa spesso è sinonimo di “fuorviante”.<br />
4)    Attenzione a non confondere piani diversi. O meglio, <strong>non è detto che un blog sia sempre fonte di informazione così come intesa da un punto di vista giornalistico</strong>. Secondo me si sbaglia a equiparare in tutto e per tutto blog e giornali: il rischio è quello di prendere sonore cantonate, come quando si propone l’iscrizione di un blog al Registro degli Operatori della Comunicazione, oppure si prevedono per i blogger gli stessi doveri e le stesse sanzioni (ma non gli stessi diritti) dei giornalisti. Guardando la questione sotto un’altra luce, un blog o una pagina Facebook può tranquillamente decidere di contribuire alla conversazione online senza “fare informazione” da un punto di vista giornalistico, eppure questo non lo rende meno autorevole di un&#8217;altra fonte analoga che magari si comporta in modo diverso.<br />
5)    <strong>Piano legale.</strong> Quando Timu sostiene la necessità di “proteggere sempre le fonti finché la Legge lo consente” si muove su un territorio spinoso, mettendo sullo stesso piano situazioni molto diverse. Perché è vero che l’articolo 10 della Convenzione Europea afferma in sintesi che ogni persona, avendo diritto alla libertà di espressione, può comunicare e ricevere informazioni senza ingerenza da parte delle autorità, ma è altrettanto vero che il cosiddetto “segreto professionale” vale solo per i giornalisti (professionisti), i quali possono rifiutarsi di  rivelare le proprie fonti persino davanti a un giudice (articolo 200 del Codice di Procedura Penale). Poi, che questa sia una stortura tutta italiana dovuta alla presenza dell’Ordine dei Giornalisti, può essere anche vero. Ma è di sicuro un errore indurre qualche autore a comportarsi come se in grado di godere di tutte le tutele assegnate per Legge a un giornalista, quando invece non lo é. Di fronte a uno scoop, o a una notizia in grado di far tremare Palazzi e Consigli di Amministrazione, il cittadino non ha la stessa assistenza offerta al professionista dell’informazione, nemmeno da un punto di vista legale.<br />
6)    <strong>Parliamo di codici di condotta e di regolamenti</strong>. Dal Codice Deontologico, alla Carta di Treviso, passando per una miriade di sentenze e aggiustamenti, finanche al Codice Penale, <strong>esiste già un pacco così di norme, Leggi e disposizioni che regolano il “fare informazione” sulla base di dettami etici, legali, professionali. Basterebbe applicarli</strong>, cosa che non è possibile nemmeno all’interno del mondo dell’informazione “ufficiale”, dati una serie di meccanismi propri dell’Ordine, dei sindacati, delle Authority e, se vogliamo, dello stesso mondo dell’informazione.<br />
7)    <strong>Gli strumenti per discriminare una fonte online autorevole ci sono già.</strong> Si chiamano commenti, like, condivisioni, tweet e retweet. Si chiamano lettori, internauti.<br />
8)    <strong>Cui prodest?</strong> A chi conviene l’istituzione di questo bollino blu? Serve a farci parlare di qualcuno? Serve a dare visibilità ai promotori? Agli aderenti? Serve a dar vita al gruppone dei blog “autorevoli”, qualunque cosa voglia dire? Magari per farci un barcamp domani o una serie di conferenze? O costruire una case history? Non lo so, le mie sono solo domande. Però la curiosità resta.</p>
<p>Azzardo una proposta, nella speranza che queste mie critiche siano viste come tali, ossia costruttive.  Come ho già scritto all’inizio, condivido i principi, non la forma. <strong>Perché invece di un generico bollino, non diamo vita a una prassi condivisa, per cui una testata (organo di informazione riconosciuto dalla Legge) è tenuta a chiedere (e rendere pubblici sulle proprie pagine) eventuali rapporti di lavoro subordinati, parasubordinati o di tipo consulenziale di quei blogger chiamati a scrivere in qualità di esperti o opinionisti?</strong> Il lettore ne sarebbe avantaggiato: potrebbe ad esempio leggere l’articolo X del blogger Y, dove si parla molto bene dell’azienda Z, e sapere subito che Y è o è stato consulente di Z, soppesando quindi le parole dell’autore. E’ una prassi che andrebbe a difendere l’autorevolezza della testata, renderebbe un ottimo servizio al lettore, garantirebbe indipendenza e serietà delle fonti. Certo, è una proposta buttata lì, tutta da verificare in modo da capire forme, modalità e applicazione. Ma potrebbe essere un ottimo antidoto contro tutti quegli articoli, a metà strada tra l’informazione e il marketing mascherato, talvolta ospitati da testate, quotidiani, periodici e supplementi. È un’idea.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Update (19 dicembre 2011, ore 19.59):  giustamente mi fanno notare che il bollino proposto da Timu non è blu. E che probabilmente il concetto di &#8220;bollino blu&#8221; nasce per l&#8217;associazione erronea con il marchio delle più famose banane Chiquita. Probabilmente il giornalista de Il Fatto Quotidiano è caduto in questo lapsus (e io con lui, e mezzo Web con me) perché inconsciamente non crede molto alla proposta.<br />
</strong></p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/timu_bollino_blog/">Timu: bollino blu per siti e blog. A me non convince..</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>SOS Tariffe: Adsl italiane &#8220;a due velocità&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 10:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Le Adsl italiane sono molto più lente di quanto dichiarato dagli operatori. Lo conferma SOS Tariffe, sito per la comparazioni di servizi Internet, telefonia mobile, energia e conti correnti nato nel 2008, che ha appena raggiunto le 200 mila rilevazioni totali con il suo tool Speed Test Adsl. I dati (c’era da aspettarselo) non sono incoraggianti: la maggioranza degli italiani che navigano in Rete si deve accontentare di velocità molto inferiori a quelle scritte nella bolletta.

Le offerte da 7 Mega non vanno oltre a un 3,75 Mbps di media. Quelle ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/sos-tariffe-adsl/">SOS Tariffe: Adsl italiane &#8220;a due velocità&#8221;</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/sos-tariffe-adsl/' addthis:title='SOS Tariffe: Adsl italiane &#8220;a due velocità&#8221; '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Le Adsl italiane sono molto più lente di quanto dichiarato dagli operatori. Lo conferma <strong><a href="http://www.sostariffe.it">SOS Tariffe</a></strong>, sito per la comparazioni di servizi Internet, telefonia mobile, energia e conti correnti nato nel 2008, che ha appena raggiunto le <strong>200 mila rilevazioni </strong>totali con il suo tool <strong><a href="http://www.sostariffe.it/adsl/test-velocita/">Speed Test Adsl</a></strong>. I dati (c’era da aspettarselo) non sono incoraggianti: la maggioranza degli italiani che navigano in Rete si deve accontentare di velocità molto inferiori a quelle scritte nella bolletta.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Le offerte da 7 Mega non vanno oltre a un 3,75 Mbps di media. Quelle da 20 Mega non superano i 7 Mbps.</strong> In sintesi è questo lo scenario descritto da SOS Tariffe. Poi, scorrendo i dati, emerge l’immagine di un paese in cui la qualità della connessione a Internet è distribuita a macchia di leopardo. Ecco i dati di alcune province (tra parentesi la velocità media): Trieste (4,684 Mbps), Genova (4,348 Mbps), Cagliari (4,484 Mbps), Livorno (4,453 Mbps), Aosta (4,294 Mbps), le prime della classe. Maglia nera invece per Crotone (2,725), Ragusa (3,125 Mbps), Teramo (3,184 Mbps), Rieti (3,098 Mbps) e Asti (3,132 Mbps).</p>
<p>“Per le connessioni a 7 Mega – spiega <strong>Alberto Mazzetti</strong>, amministratore delegato di SOS Tariffe – le velocità effettive di navigazione si attestano intorno ai 3.75 Mbps, con un andamento di lieve crescita rispetto all&#8217;inizio dell&#8217;anno, ma con una performance complessiva peggiore rispetto al 2010, anno in cui la velocità media si attestava intorno ai 4.08 Mbps”.</p>
<p><strong>Ma i dati peggiori arrivano dai servizi a 20 Mega</strong>, decisamente al di sotto delle promesse fatte da un marketing asfissiante. Le migliori perfomance nazionali si concentrano nelle province di Imperia (8,299 Mbps), Verona (7,939 Mbps), Massa (8,823 Mbps), Arezzo (8,589 Mbps), Carbonia (8,462 Mbps) e Torino (7,904 Mbps). Dati negativi invece per quanto riguarda Ferrara (5,760 Mbps), Macerata (5,451 Mbps), Mantova (4,558 Mbps), Ragusa (5,464 Mbps), e Perugia (5,028 Mbps).</p>
<p>Le medie regionali di conseguenza sono in linea con i risultati provinciali. Il dato migliore è quello della Toscana, con 7,278 Mbps, mentre quello peggiore si rileva in Umbria con 5,479 Mbps.</p>
<p>A migliorare, nel frattempo, sono le offerte commerciali. “Molti operatori – continua Mazzetti – si sono orientati verso offerte spalmate su due anni”, mentre vanno ricordate quelle One day, “promozioni molto competitive, sottoscrivibili nell’arco di 24 ore”.</p>
<p><strong>Va ricordato che l’analisi (appunto, 200 mila test effettuati su base volontaria dai residenti in 6.412 comuni) non è condotta su un campione statistico. Tuttavia i risultati sono comunque indicativi per una valutazione di scenario.</strong></p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/sos-tariffe-adsl/">SOS Tariffe: Adsl italiane &#8220;a due velocità&#8221;</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>NoBigBanks.it</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 15:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>In un momento così delicato da un punto di vista politico ed economico, come quello attuale, ho sentito spesso dire che le persone sanno bene contro chi e cosa protestare, ma poi mancano di proposte concrete. Siccome so che non è vero, ma che &#8211; anzi &#8211; la Rete è piena di iniziative concrete volte a ragionare in maniera critica su globalizzazione e finanza, mi sono messo a cercare tra siti web e blog.
Parallelamente, ho chiesto lumi ad amici e colleghi più esperti di me nel campo. Tra le segnalazioni ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/nobigbanks/">NoBigBanks.it</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/nobigbanks/' addthis:title='NoBigBanks.it '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>In un momento così delicato da un punto di vista politico ed economico, come quello attuale, ho sentito spesso dire che le persone sanno bene contro chi e cosa protestare, ma poi mancano di proposte concrete. Siccome so che non è vero, ma che &ndash; anzi &ndash; la Rete è piena di iniziative concrete volte a ragionare in maniera critica su globalizzazione e finanza, mi sono messo a cercare tra siti web e blog.</p>
<p>Parallelamente, ho chiesto lumi ad amici e colleghi più esperti di me nel campo. Tra le segnalazioni ricevute, una riguarda un progetto tutto italiano che mi permetto di suggerirvi a mia volta, raccomandandovi un&#8217;attenta lettura: <strong><a href="http://nobigbanks.it/">NoBigBanks.it.</a></strong><br />
Si tratta di un <strong><a href="http://nobigbanks.it/">blog</a></strong>, corredato da un <strong><a href="http://nobigbanks.it/2011/11/17/manifesto-nobigbanks-it/">manifesto programmatico</a></strong> molto chiaro: secondo me meriterebbe di arrivare sotto gli occhi di chi, oggi, è chiamato a dirimere una questione spinosa che riguarda il nostro paese, ma non solo. </p>
<p><strong>NoBigBanks</strong> è un comitato che nasce (cito dal loro blog) &ldquo;dall&#8217;impegno di un gruppo di amici appassionati di politica&rdquo;, e propone qualcosa di molto semplice: ispirarsi alla <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Glass-Steagall_Act">Legge Glass-Steagall</a></strong> per porre un freno alla speculazione galoppante dei mercati. </p>
<p>Prendere quello che c&#8217;è di buono nel passato, per guardare al futuro: si potrebbe definire così la proposta di </small><strong>NoBigBanks</strong>. Infatti il <strong>Glass-Steagall Act </strong>non è una mirabolante soluzione avveniristica per bloccare la galoppata di una finanza ormai impazzita.<br />
No. E&#8217; una delle misure anti-speculazione poste in essere dal <strong>Congresso degli Stati Uniti</strong> all&#8217;indomani della grande crisi del<strong> 1929</strong>. Oltre a istituire la <strong>Federal Deposit Insurance</strong>, garanzia sui depositi che serviva a evitare panico e corse allo sportello bancario, la legge istituì la <strong>separazione netta tra attività bancaria tradizionale e di investimento</strong>. </p>
<p>Cosa vuol dire? Queste due attività non potevano essere esercitate dallo stesso intermediario: di fatto banche commerciali e investment bank erano destinate a restare soggetti diversi e distinti.</p>
<p>Le misure della<strong> Glass-Steagall</strong> ottennero un certo successo, finendo però con l&#8217;essere abrogate durante gli anni &lsquo;90 da tutte le economie occidentali. Risultato, le banche hanno riunito di nuovo i <strong> servizi bancari </strong>,<strong>assicurativi</strong> e di <strong>investimento</strong>. In seguito sono arrivate le operazioni in Borsa (alcune delle quali, come sappiamo, molto &ldquo;libere&rdquo;) e il conseguente incontro con <strong>titoli &ldquo;tossici&rdquo; </strong> e <strong>derivati </strong>di ogni tipo. Da qui all&#8217;esplosione dei mercati il passo è stato breve. Il resto è storia: o meglio, cronaca. </p>
<p>Ora, tra le strade da seguire per risanare la situazione, il sostegno all&#8217;economia reale a al credito mi pare sia una delle più intelligenti. Tale supporto vorrebbe dire risorse per progetti, infrastrutture (anche se poi bisognerebbe discutere di come gestire le priorità di tali infrastrutture, evitando strampalati quanto pericolosi Ponti sullo Stretto e linee TAV), sostegno alle imprese private. Specie a quella piccola e media impresa che è il cuore produttivo di paesi come il nostro.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/nobigbanks/">NoBigBanks.it</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Comunicazione e Web 2.0 @ Fondazione Milano</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 18:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Pomeriggio milanese e nuova esperienza professionale. Oggi, infatti, ho tenuto la prima lezione di Comunicazione e Web 2.0, insegnamento che curo presso Fondazione Milano nell&#8217;ambito del Master in Lingue e Relazioni Internazionali. 
Una giornata molto interessante e produttiva, che ha fatto da preludio a un percorso in cui proporrò una panoramica complessiva (oltre a molta pratica e case histories) su comunicazione e marketing online. Siamo partiti dalle basi: quindi l&#8217;evoluzione dal Web-vetrina al cosiddetto &#8220;web 2.0&#8221;, il blog come strumento di comunicazione e pubbliche relazioni, le principali piattaforme disponibili. Abbiamo ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/comunicazione-fondazione-milano/">Comunicazione e Web 2.0 @ Fondazione Milano</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/comunicazione-fondazione-milano/' addthis:title='Comunicazione e Web 2.0 @ Fondazione Milano '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Pomeriggio milanese e nuova esperienza professionale. Oggi, infatti, ho tenuto la prima lezione di <strong>Comunicazione e Web 2.0</strong>, insegnamento che curo presso <strong><a href="http://www.fondazionemilano.eu">Fondazione Milano</a></strong> nell&#8217;ambito del <strong><a href="http://www.fondazionemilano.eu/lingue/">Master in Lingue e Relazioni Internazionali</a></strong>. </p>
<p>Una giornata molto interessante e produttiva, che ha fatto da preludio a un percorso in cui proporrò una panoramica complessiva (oltre a molta pratica e case histories) su comunicazione e marketing online. Siamo partiti dalle basi: quindi l&#8217;evoluzione dal <strong>Web-vetrina</strong> al cosiddetto &ldquo;web 2.0&rdquo;, il blog come strumento di comunicazione e pubbliche relazioni, le principali piattaforme disponibili. Abbiamo &ldquo;smontato&rdquo; un <strong>CMS WordPress</strong> (cosa che continueremo a fare nel prossimo incontro) e visto assieme quali possibilità espressive consente all&#8217;autore. </p>
<p>Abbiamo parlato di <strong>blogosfera</strong>, di relazioni online tra soggetti; abbiamo visto come e in quale periodo preciso i blog sono diventati oggetto di interesse da parte di aziende e altre realtà che hanno trovato (o creduto di trovare) in loro gli interlocutori ideali per parlare a un &ldquo;pubblico&rdquo; sempre più sfuggente, frammentato e meno interessato al <strong>marketing</strong> tradizionale.</p>
<p>Durante il prosieguo del corso continuerò assieme alla mia classe a &ldquo;smontare&rdquo; piattaforme, software, interfacce e pensieri dominanti. Allo stesso tempo, proporrò un ragionamento complessivo (e collettivo) sui principali <strong>social network</strong>. Capiremo assieme, nella pratica, come sono diventati parte integrante delle strategie di comunicazione e quali lezioni (in positivo e negativo) possiamo trarre dalle esperienze fin qui maturate da chi già lavora nel campo.</p>
<p>L&#8217;obiettivo che mi pongo è fornire una serie di strumenti per operare concretamente nell&#8217;online e &ldquo;sui social&rdquo;, oltre a ragionare in modo critico su <strong>comunicazione online</strong> e <strong>social media marketing</strong>. Due caratteristiche ugualmente importanti per chi un domani sarà un professionista di questo settore, o comunque si dovrà interfacciare a vario titolo con la comunicazione online, le sue pratiche condivise, l&#8217;approccio, l&#8217;etica, le responsabilità che questo mestiere richiede. </p>
<p>Curiosità, partecipazione e interesse verso la materia non mancano, anzi. Devo dire che il feedback ricevuto dalla classe è positivo. Le premesse per fare un bel percorso assieme ci sono tutte. </p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/comunicazione-fondazione-milano/">Comunicazione e Web 2.0 @ Fondazione Milano</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>20 anni di World Wide Web</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 09:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Buon compleanno. Sono già passati 20 anni da quando Tim Berners-Lee propose un progetto globale basato sull&#8217;idea di ipertesto, noto a tutti con il nome di World Wide Web. Lo fece assieme a Robert Cailliau, il cui nome stranamente non ha avuto quasi mai altrettanto risalto mediatico.
Riassumere quanto accaduto in questi 20 anni è un&#8217;impresa difficile: come sempre si rischia di cadere nella retorica stantia delle grandi occasioni. Bisognerebbe abusare ancora una volta del termine &#8220;rivoluzione&#8221;, che per certi versi é perfino insufficiente a descrivere i grandi cambiamenti cognitivi, semantici, ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/20-anni-world-wide-web/">20 anni di World Wide Web</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/20-anni-world-wide-web/' addthis:title='20 anni di World Wide Web '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Buon compleanno. Sono già passati 20 anni da quando <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tim_Berners-Lee">Tim Berners-Lee</a></strong> propose un progetto globale basato sull&#8217;idea di ipertesto, noto a tutti con il nome di <strong>World Wide Web</strong>. Lo fece assieme a <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Cailliau">Robert Cailliau</a></strong>, il cui nome stranamente non ha avuto quasi mai altrettanto risalto mediatico.</p>
<p>Riassumere quanto accaduto in questi 20 anni è un&#8217;impresa difficile: come sempre si rischia di cadere nella retorica stantia delle grandi occasioni. Bisognerebbe abusare ancora una volta del termine &ldquo;<em>rivoluzione</em>&rdquo;, che per certi versi é perfino insufficiente a descrivere i grandi cambiamenti cognitivi, semantici, sociali, culturali, informativi introdotti dalla tripla W. </p>
<p>E&#8217; cambiato il modo in cui lavoriamo, guardiamo al mondo, ci informiamo, partecipiamo alla vita pubblica e collettiva, gestiamo il nostro tempo libero e quello invece dedicato alla nostra professione. I nostri acquisti, i nostri comportamenti di consumo. La nostra dieta mediatica: sì, perché non vi è medium che non sia stato influenzato dalla &ldquo;rete&rdquo;, intesa come concetto cognitivo. Se quindi i sistemi di rappresentazione della realtà sociale sono cambiati, si è modificato &ndash; in un regime di reciproca interdipendenza e influenza &ndash; anche il modo in cui costruiamo la nostra visione <em><a href="http://www.etimo.it/?term=politica">politica</a></em> del mondo. Politica, da <em>polis </em>(città): quindi spazio comune. L&#8217;immaginazione di un nuovo spazio comune ha portato a nuove forme di <a href="http://www.segnalezero.com/social-media-cambiamento-sociale/">partecipazione politica</a>, nate nel momento in cui il Web diventa mezzo che coadiuva molte persone a pensare a un &ldquo;altrimenti&rdquo;. </p>
<p>Sono cambiati anche i rapporti di potere, i meccanismi attraverso cui la rappresentanza politica prende corpo. Prima di scrivere questo post, scorrendo tra i titoli presenti nel mio studio, mi è caduto l&#8217;occhio sugli ottimi &ldquo;<a href="http://www.amazon.it/Politica-2-0-Blog-Facebook-Wikileaks/dp/8857504980/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;qid=1321096326&amp;sr=8-1">Politica 2.0. Blog, Facebook, Wikileaks: ripensare la sfera pubblica</a>&rdquo; di <strong>Antonio Tursi </strong>e su &ldquo;<a href="http://www.amazon.it/Obama-politica-nellera-Facebook-Tempi/dp/8831796089/ref=sr_1_2?ie=UTF8&amp;qid=1321096326&amp;sr=8-2">Obama. La politica nell&#8217;era di Facebook</a>&rdquo; di <strong>Giuliano da Empoli</strong>. Ma mentre scrivo già mi viene in mente &ldquo;<a href="http://www.amazon.it/democrazia-internet-dellintelligenza-collettiva-universit%C3%A0/dp/8860874297/ref=pd_sim_b_1">La democrazia nell&#8217;era di Internet. Per una politica dell&#8217;intelligenza collettiva</a>&rdquo; di <strong>Luca Corchia</strong>, che merita certamente una citazione (e un&#8217;attenta lettura, e ovviamente questo vale per tutti e tre i titoli). </p>
<p>Dal mio punto di vista, la mutazione dei rapporti di potere, consenso, consumo sono i tre fenomeni attualmente più importanti a livello di Web. </p>
<p>Quindi politica, comunicazione, marketing/economia. </p>
<p>Se è vero che da uno scenario <strong>mass mediatico</strong> ci stiamo spostando molto velocemente a un&#8217;era fatta di <strong>personal media</strong> e messaggi altamente personalizzati, è altrettanto importante ricordare che con la stessa rapidità una fetta sempre più ampia della popolazione mondiale sta facendo sentire la propria voce, e preme perché determinate dinamiche tipiche delle <strong>reti sociali digitali</strong> diventino elemento attivo del processo decisionale politico ed economico. </p>
<p>In tutto questo intravedo una linea evolutiva ben chiara, che potrebbe essere riassunta nella formula &ldquo;<em><strong>dall&#8217;E-Gov al We Gov</strong></em>&rdquo;. Giorno dopo giorno, accelera il processo per cui, anche grazie all&#8217;apporto informativo/comunicativo/antropologico/sociale delle nuove tecnologie interattive, aumenta la consapevolezza della necessità del <strong>superamento delle forme di rappresentanza attuali</strong>. </p>
<p>Ovviamente ci sono interessi diversi in gioco: da un lato quelli di pochi, dall&#8217;altro il Bene Comune. Da qui l&#8217;oscillazione tra il tentativo di costruire una &ldquo;<em>democrazia oligarchica</em>&rdquo; e la sempre più ampia richiesta di una &ldquo;<em>democrazia partecipativa</em>&rdquo;. </p>
<p>Che si parli di politica, di marketing, di comunicazione, di media, di società la sfida rimane la stessa. Vent&#8217;anni di Web hanno portato maggiori libertà cognitive, politiche e sociali. Ma hanno significato anche maggiori concentrazioni di potere, e soprattutto la messa in opera di un cantiere virtuale che pensa la fruizione della Rete come un percorso sempre più eterodiretto. Customizzazione di massa: puoi scegliere template e colori, hai mille possibilità di personalizzare il tuo profilo sui social network, ma di fatto resti incluso in un enorme casellario digitale. Sembra quasi una particolare declinazione del modello <strong>App Store</strong>, dove le apps siamo noi e la merce in vendita non è uno <strong>Shazam</strong> qualsiasi, ma il nostro tempo, il nostro consenso, le nostre opinioni.</p>
<p>Lo spirito libertario della Rete delle origini si è scontrato con la costruzione di ampi recinti digitali. I grandi social network mondiali ne sono l&#8217;esempio più lampante, ma non dimentichiamo Google, il grande filtro tra noi e le informazioni del mondo. </p>
<p>Se si guarda a questi colossi, e li si legge in controluce, si può capire come il loro sviluppo scrive già oggi le linee guida che regoleranno da qui in avanti la costruzione dell&#8217;<em>esperienza digitale</em>. </p>
<p>Spesso mi capita di descrivere tale esperienza &ndash; l&#8217;Esperienza di Esserci in Rete &ndash; in questi termini: &ldquo;<em>può essere un safari o una gita a Gardaland</em>&rdquo;. Ossia, può essere l&#8217;esplorazione di un territorio per la maggior parte vergine, fatto di contenuti e di riflessione continua su quei contenuti. Può essere un&#8217;escursione nel Grande Cervello del Mondo a caccia di informazioni e relazioni che creano valore aggiunto nella nostra vita. Può essere il modo in cui decidiamo di autodeterminarci. Oppure può essere il modo in cui barattiamo buona parte della nostra esistenza, del nostro tempo, delle nostre percezioni in cambio di un minimo quanto fittizio riconoscimento sociale.</p>
<p>E&#8217; questa la grande sfida che ci attende, nei prossimi 20 anni. Sto parlando di tutti noi, con particolare attenzione a chi nel Web ci lavora, e quindi si presume essere dotato di una certa consapevolezza, utile a fare quella formazione necessaria affinché questa riflessione sul rischio tecnocratico sia condivisa da quante più persone possibile. </p>
<p>Quindi, Happy Birthday Web! Spero di ritrovarmi qui, il 14 novembre 2031, tra 20 anni, a scriverti che non abbiamo scelto il parco divertimenti, ma il safari avventuroso. E a dirti che ce l&#8217;abbiamo fatta. </p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/20-anni-world-wide-web/">20 anni di World Wide Web</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Web 2.0: il mercato italiano tra entusiasmo e bisogno di strategia</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 06:20:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Aziende, Web 2.0, social media, strategia. A che punto siamo? È sempre utile, ogni tanto, fermarsi un attimo, guardare alla situazione attuale e provare a tracciare un minimo bilancio, per quanto provvisorio. 
Dunque, dal mio punto di vista la situazione è la seguente. L’Italia vive un periodo di fermento, che coincide con la presa di coscienza del fatto che Internet e social media vivono una fase di maturità e sono pienamente inseriti in tutta una serie di pratiche sociali individuali e collettive. Sempre più persone gestiscono in modo consapevole parte ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/marketing-online-aziende-socialmedia/">Web 2.0: il mercato italiano tra entusiasmo e bisogno di strategia</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/marketing-online-aziende-socialmedia/' addthis:title='Web 2.0: il mercato italiano tra entusiasmo e bisogno di strategia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Aziende, Web 2.0, social media, strategia. A che punto siamo? È sempre utile, ogni tanto, fermarsi un attimo, guardare alla situazione attuale e provare a tracciare un minimo bilancio, per quanto provvisorio. </p>
<p>Dunque, dal mio punto di vista la situazione è la seguente. L’Italia vive un periodo di fermento, che coincide con la presa di coscienza del fatto che <strong>Internet</strong> e <strong>social media</strong> vivono una fase di maturità e sono pienamente inseriti in tutta una serie di pratiche sociali individuali e collettive. Sempre più persone gestiscono in modo consapevole parte della loro identità, socializzano, si informano, organizzano il proprio tempo libero, effettuano acquisti, fanno politica o, più semplicemente, prendono posizione. Questo è il primo dato di fatto: siamo definitivamente usciti dalla fase iniziale, quando parlare dei vari <strong>Facebook</strong>, <strong>Twitter</strong>, <strong>YouTube, Foursquare</strong> era essenzialmente dettato dalla moda e dal senso di novità.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2011/11/social-media2.jpg"><img src="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2011/11/social-media2-300x280.jpg" alt="" title="social-media2" width="300" height="280" class="alignleft size-medium wp-image-898" /></a></p>
<p>Guardiamo alle aziende. Come ricorda un <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-10-14/fare-affari-facebook-184033.shtml?uuid=AaRw41CE%20">articolo di Giampaolo Colletti </a>sul Sole 24 Ore di qualche giorno fa, le imprese italiane fanno business grazie alle reti sociali digitali. Sempre secondo quanto suggerito dalla ricerca citata nell’articolo (realizzata dall’<strong><a href="http://www.sdabocconi.it/it/ricerca/osservatori/osservatorio_sulla_business_intelligence/">Osservatorio business intelligence dell’Università Bocconi</a></strong>) vendite e processi aziendali vengono  “modulati” dall’impatto dei media sociali, “oggi vengono considerati alleati per ingrossare il portafoglio clienti”. </p>
<p>Su più di mille aziende intervistate, il <strong>76%</strong> <strong>considera i media sociali “strategici” per ricevere feedback</strong>. </p>
<p><strong>Solo il 4% afferma di cambiare strategia commerciale a seguito di commenti ricevuti su Facebook</strong>. </p>
<p>Dato interessante, questo, perché ci consente di capire due cose: innanzitutto che il gap tra quanti hanno capito la reale importanza dei social network (quel 76% di cui sopra) e chi fa tesoro delle esperienze condivise in Rete (il 4%) è altissimo. Secondariamente, la comunicazione online è ancora troppo schiacciata su Facebook: la creatura di Zuckerberg è e rimane il fenomeno del momento, a differenza di quanto accade in altri paesi dove fortunatamente si è superata la fase per cui “fare social media” significa essenzialmente stare su Facebook.</p>
<p>Gli autori dello studio commentano quel 4% come “un cambiamento epocale”: e lo è, per certi versi. A me continua a preoccupare quel delta del 72%. Uno spartiacque troppo ingombrante per poter dire che le aziende hanno saputo far pienamente tesoro di questo periodo di maturità.</p>
<p>Ciò che manca al momento (lo riconoscono le imprese, lo diciamo noi professionisti del settore da un bel po’) sono <strong>strategie</strong> e <strong>budget</strong>. Li potremmo chiamare i grandi assenti di questa partita. Altri numeri per inquadrare il fenomeno: sempre dalla ricerca dell’Osservatorio business intelligence dell’Università Bocconi, emerge che <strong>il 24% delle aziende perde per strada le opportunità di interagire con i potenziali clienti, il 43% “non fa screening sui social network”, il 35% monitora i dati a mano.</strong> Parafrasando: un’azienda su quattro non risponde ai commenti, quasi una su due non si occupa della propria <a href="http://www.segnalezero.com/si-vende-di-piu-con-i-social-media/%20">reputazione online</a>, più di una su tre si affida a soluzioni artigianali che difficilmente possono portare a risultati degni di nota.</p>
<p>La mia ipotesi è che per capire questi ultimi dati, occorra guardare complessivamente al mercato italiano del digitale e analizzare il ruolo dei soggetti coinvolti.<br />
Le aziende, capito il potenziale dei media sociali, si stanno muovendo con un coraggio che fino a due-tre anni fa non avevano, ma stentano ancora a capire che spesso non si tratta di investimenti “low budget” o di iniziative legate a obiettivi di breve termine.</p>
<p>Il problema nasce dal modo in cui queste strategie e questi investimenti sono stati venduti negli ultimi anni. E qui arriviamo al secondo attore di questa filiera: agenzie e simili. Prevale ancora un approccio ai media sociali che chiamerei “di massa”. Si punta ancora troppo al numero fine a se stesso, mentre la scarsa conoscenza tecnologica e degli strumenti porta a ragionare in termini di canali, finendo col rivolgersi a quelli, diciamo così, “mainstream”: da qui il fatto di puntare su Facebook come se il social network blu fosse “i social media”.<br />
Budget risicati (che nascono anche dall’equivoco di aver venduto per anni i social media come strumento “a basso investimento”) portano a ogni sorta di escamotage per ridurre i costi interni, a scapito spesso della professionalità.<br />
Il tutto si traduce in campagne assolutamente tradizionali declinate sui social media, nella mancata opportunità di coinvolgere l’utente nella co-creazione di valore, o di produrre contenuti e relazioni di valore. Contenuti e relazioni che nascono in un ambito <a href="http://www.segnalezero.com/social-media-marketing-social-reputation/%20">extra-marketing</a> (lo definirei “antropologico”) e solo poi, in via incidentale, rientrano nella sfera del “business as usual”.</p>
<p>Al di là di tutto, è un modello che non può rivelarsi sostenibile a lungo. Soprattutto nel momento in cui cominciano a imporsi nuove figure professionali del digitale (parlo di un generico insieme di freelance del digitale, a spanne dai 28 ai 40 anni) che, con il loro lavoro quotidiano, stanno dimostrando a tutti valore, capacità, visione. E portano risultati veri. È una questione di etica professionale, di budget, di saper stare sul mercato, di una politica migliore sul fronte dei costi. E, perché no?, di efficienza, aggiornamento, formazione. Le realtà più snelle e aggiornate dimostrano di interpretare al meglio il paradigma di questi tempi, le altre arrancano e dovrebbero seriamente cominciare a ripensarsi. La si potrebbe definire una Legge di natura.</p>
<p>I veri dati di cui abbiamo bisogno – senza voler criticare la ricerca dell’Osservatorio business intelligence dell’Università Bocconi, che rappresenta comunque un ottimo punto di partenza – riguardano da vicino la genesi dei processi decisionali aziendali. Servirebbe capire come mai un mercato così attivo e curioso non riesce ancora a fare quel salto di qualità che molti auspicano, cosa lo frena e perché. </p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/marketing-online-aziende-socialmedia/">Web 2.0: il mercato italiano tra entusiasmo e bisogno di strategia</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Segnalezero.com su Fanpage.it</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 23:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Oggi ho il piacere di essere ospite di Fanpage.it. Claudio Gagliardini, collaboratore del portale nonché professionista del digitale, mi ha intervistato a proposito del mio lavoro, parlando di giornalismo, comunicazione, insegnamento, Web 2.0. 
Qui puoi trovare l&#8217;intervista a Segnalezero.com. Colgo l&#8217;occasione per ringraziare Claudio per avermi coinvolto, oltre che per la consueta gentilezza e disponibilità. Un caro saluto e buon lavoro!
</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/fanpage-segnalezero-intervist/">Segnalezero.com su Fanpage.it</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
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<p>Qui puoi trovare l&#8217;intervista a <strong><a href="http://www.fanpage.it/comunicazione-online-aziende/">Segnalezero.com</a></strong>. Colgo l&#8217;occasione per ringraziare Claudio per avermi coinvolto, oltre che per la consueta gentilezza e disponibilità. Un caro saluto e buon lavoro!</p>
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		<title>Blog Appeal: a Bologna un workshop su blog e comunicazione</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 18:31:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Tre serate a parlare di blog, blogosfera, contenuti online. In più, siccome siamo gente pratica, a sperimentare il blog come metodo e linguaggio di partecipazione. Concretamente, partendo se necessario dalle basi: come si scrive un post, come funziona WordPress, quali gli strumenti a disposizione per esprimersi al massimo delle potenzialità. E ancora: quale relazione c’è tra blog e comunicazione (nella sua accezione più ampia). Tra blog e universo dei social media, motori di ricerca e SEO, una serie di case histories sulla comunicazione online che abbraccia un periodo compreso tra ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/pillola-bologna-blog-workshop-comunicazione/">Blog Appeal: a Bologna un workshop su blog e comunicazione</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/pillola-bologna-blog-workshop-comunicazione/' addthis:title='Blog Appeal: a Bologna un workshop su blog e comunicazione '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Tre serate a parlare di <strong>blog</strong>, <strong>blogosfera</strong>, <strong>contenuti online</strong>. In più, siccome siamo gente pratica, a <strong>sperimentare il blog come metodo e linguaggio di partecipazione</strong>. Concretamente, partendo se necessario dalle basi: come si scrive un post, come funziona <strong>WordPress</strong>, quali gli strumenti a disposizione per esprimersi al massimo delle potenzialità. E ancora: quale relazione c’è tra <strong>blog</strong> e <strong>comunicazione</strong> (nella sua accezione più ampia). Tra blog e universo dei <strong>social media</strong>, <strong>motori di ricerca</strong> e <strong>SEO</strong>, una serie di case histories sulla comunicazione online che abbraccia un periodo compreso tra il 2000 e il 2011.</p>
<p>Sto parlando di <strong><a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=187168344690048" target="_blank">workshop #1 Blog Appeal</a></strong>, iniziato il 10 ottobre, la cui conclusione è prevista per lunedì prossimo, con un intervento sugli <strong>aspetti legali</strong> e <strong>copyright</strong> connessi alla pubblicazione di contenuti online.<br />
La location è di quelle da segnare in agenda: <a href="http://www.lapillola.net" target="_blank"><strong>La Pillola</strong></a>, vivace spazio di Bologna (un incubatoio di idee, creatività, esperienze culturali e sano <strong><a href="http://www.lapillola.net/La_Pillola/coworking.html" target="_blank">coworking</a></strong>), che assieme a <strong>Idealex</strong> mi ha proposto questo mini-corso in tre puntate.<br />
Un’esperienza trasversale, la definirei, rivolta a tutti: dai meno esperti che vogliono approcciarsi al mondo della comunicazione online a chi è già pratico ma ha bisogno di aggiornarsi e tenersi al passo con i cambiamenti.</p>
<p>A me la fortuna e il privilegio di coordinare format e contenuti delle prime due lezioni (<em>Blog e blogosfera</em>; <em>Blog, comunicazione e marketing</em>), affiancato da quei due purosangue del Web che sono <strong><a href="http://twitter.com/#!/RudyBandiera" target="_blank">Rudy Bandiera</a></strong> e <strong><a href="http://twitter.com/#!/matteobianx" target="_blank">Matteo Bianconi</a></strong>.</p>
<p>Dietro alle numerose domande ricevute durante l’esposizione, dietro alla curiosità che abbiamo (spero!) suscitato nei partecipanti, dietro al confronto diretto e continuo, dietro alla serietà espressa da tutti (organizzatori e partecipanti) si cela il successo di un’esperienza rivelatasi dal mio punto di vista piacevole, stimolante e ricca di spunti da un punto di vista personale e professionale.<br />
Abbattere il muro tra platea e uditorio significa che tutti imparano e insegnano allo stesso tempo. E così è andata: interattività al 100%, di cui vi ringrazio.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/pillola-bologna-blog-workshop-comunicazione/">Blog Appeal: a Bologna un workshop su blog e comunicazione</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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