<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>SegnaleZero &#187; nielsen</title>
	<atom:link href="http://www.segnalezero.com/tag/nielsen/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.segnalezero.com</link>
	<description>Blog a cura di Piero Babudro</description>
	<lastBuildDate>Mon, 06 Feb 2012 21:23:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
<xhtml:meta xmlns:xhtml="http://www.w3.org/1999/xhtml" name="robots" content="noindex" />
		<item>
		<title>Nielsen a testa bassa contro Twitter</title>
		<link>http://www.segnalezero.com/nielsen-a-testa-bassa-contro-twitter/</link>
		<comments>http://www.segnalezero.com/nielsen-a-testa-bassa-contro-twitter/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 07:52:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Spot&Web]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[nielsen]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.segnalezero.com/?p=65</guid>
		<description><![CDATA[<p>In un post pubblicato sul blog dell’istituto di ricerca, il vicepresidente David Martin ha fatto le pulci al servizio di microblogging, nato tre anni fa a San Francisco e basato su un sistema di mini-messaggi da 140 caratteri inviati via computer o terminale mobile.
Martin ha riconosciuto la crescita esponenziale di Twitter. Specie negli ultimi mesi, da quando cioè diverse celebrità hanno deciso di aprire un account, diventando in qualche modo testimonial del servizio. Ciò ha fatto si che l’audience unica nel mese di marzo sia cresciuta di oltre il 100%.
Per ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/nielsen-a-testa-bassa-contro-twitter/">Nielsen a testa bassa contro Twitter</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/nielsen-a-testa-bassa-contro-twitter/' addthis:title='Nielsen a testa bassa contro Twitter '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>In un <a href="http://blog.nielsen.com/nielsenwire/online_mobile/twitter-quitters-post-roadblock-to-long-term-growth">post pubblicato sul blog dell’istituto di ricerca</a>, il vicepresidente <strong>David Martin </strong>ha fatto le pulci al servizio di microblogging, nato tre anni fa a San Francisco e basato su un sistema di mini-messaggi da 140 caratteri inviati via computer o terminale mobile.<br />
Martin ha riconosciuto la <strong>crescita esponenziale di Twitter</strong>. Specie negli ultimi mesi, da quando cioè diverse celebrità hanno deciso di aprire un account, diventando in qualche modo testimonial del servizio. Ciò ha fatto si che l’audience unica nel mese di marzo sia cresciuta di oltre il 100%.<br />
Per dire, nonostante manchino dati precisi sul numero di iscritti, la stessa Nielsen ha rilevato che il sito twitter.com ha segnato più di 7 milioni di visite nel mese di febbraio: nello stesso periodo del 2008 erano circa 475 mila. Eppure, secondo Martin, questo non basta a giustificare facili entusiasmi. La grossa sfida, casomai, è trovare il modo per diminuire il turn over.<br />
<strong>Più del 60% degli utenti, infatti, smette di usare la piattaforma a solo un mese dall’iscrizione</strong>.<br />
<img src="http://blog.nielsen.com/nielsenwire/wp-content/uploads/2009/04/social_audience_retention.png" alt="Social Audience Retention" /><br />
Quindi, su dieci persone che si registrano, dopo i primi 30 giorni solo quattro risultano attive. Un po’ poco: secondo Nielsen una retention del 40% si traduce in una reach media che non supera il 10% nel lungo periodo. Da qui un commento secco, che sa un po’ di presagio: sta iniziando una spirale involutiva sulla base della quale, a un certo punto (e, ovviamente, in assenza di contromosse) il numero di nuovi iscritti non sarà sufficiente a controbilanciare le fuoriuscite.<br />
Sempre nello stesso post, David Martin si spinge oltre, paragonando il tasso di loyalty di Twitter, Facebook e MySpace. Scoprendo l’ovvio. Ossia che Twitter sta pagando soprattutto l’incertezza dei primi tempi, una certa confusione sugli utilizzi possibili, l’assenza di un modello di business che – a fronte di un’intuizione geniale (il famoso eterno presente del “<em>What are you doing?</em>”) – ha fatto sollevare non pochi interrogativi.<br />
Una precisazione, a onor del vero. <strong>Il confronto con Facebook e MySpace risulta fuorviante.</strong> Ok, sono tre piattaforme che più di tutte hanno inciso su forma, assetto e fama del 2.0. Sono anche molto diverse tra loro, implicano codici comunicativi diversi, regole di socializzazione profondamente differenti. Peraltro, si rivolgono a pubblici differenti, con esigenze, aspettative e un grado di confidenza con il web partecipativo del tutto diverso. In questo senso, mischiare tutto in un unico calderone, rischia di fare confusione invece che chiarezza.<br />
<img src="http://blog.nielsen.com/nielsenwire/wp-content/uploads/2009/04/social_network_loyalty.png" alt="Social network loyalty" /></p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/nielsen-a-testa-bassa-contro-twitter/">Nielsen a testa bassa contro Twitter</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.segnalezero.com/nielsen-a-testa-bassa-contro-twitter/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il boom di video online e social network</title>
		<link>http://www.segnalezero.com/il-boom-di-video-online-e-social-network/</link>
		<comments>http://www.segnalezero.com/il-boom-di-video-online-e-social-network/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 10:04:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Mancin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Work]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[mobile]]></category>
		<category><![CDATA[myspace]]></category>
		<category><![CDATA[network]]></category>
		<category><![CDATA[nielsen]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[social]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>
		<category><![CDATA[youtube]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.segnalezero.com/?p=44</guid>
		<description><![CDATA[<p>
Un ricco rapporto Nielsen si sofferma sulle caratteristiche del nuovo web.
La rivoluzione imposta da YouTube non è certo una novità, ma i numeri che ne testimoniano l’utilizzo lasciano a bocca aperta. Il tempo di navigazione dedicato alla visualizzazione di video è aumentato del 2000% dal 2003 ad oggi, con il 71% di utenze in più. Nel quotidiano della vita online inoltre, protagonisti affermati sono ormai i social network e anche in questo caso i numeri parlano chiaro: si è verificato infatti un incremento dell’87 % degli iscritti ai social network ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/il-boom-di-video-online-e-social-network/">Il boom di video online e social network</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/il-boom-di-video-online-e-social-network/' addthis:title='Il boom di video online e social network '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><!--[endif]--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="line-height: 115%;"><strong>Un ricco rapporto Nielsen si sofferma sulle caratteristiche del nuovo web.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="line-height: 115%;">La rivoluzione imposta da YouTube non è certo una novità, ma i numeri che ne testimoniano l’utilizzo lasciano a bocca aperta. Il tempo di navigazione dedicato alla visualizzazione di video è aumentato del 2000% dal 2003 ad oggi, con il 71% di utenze in più. Nel quotidiano della vita online inoltre, protagonisti affermati sono ormai i social network e anche in questo caso i numeri parlano chiaro: si è verificato infatti un incremento dell’87 % degli iscritti ai social network dal 2003. L’effetto che questi nuovi strumenti hanno avuto sulla vita quotidiana di ognuno ha comportato parallelamente una crescita dell’Internet mobile (nonostante io creda personalmente che ancora il costo per una connessione mobile siano piuttosto alti). Questo significa che il lato online degli utenti possa prevalere su quello offline? Forse è presto per dirlo, però le premesse ci sono tutte se l’esigenza di monitorare il proprio profilo porta alcuni di noi a connettersi 24 ore su 24. Tutte le fasce d’età sembrano essere state colpite da questa nuova necessità, con una sorpresa che indica un aumento importante delle utenze in età compresa fra i 34 e i 49 anni. Queste le conseguenze verificatesi “dal basso”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="line-height: 115%;">Per quanto riguarda invece i piani alti del web a livello internazionale, è ormai risaputo il sorpasso importante che Facebook ha operato ai danni di colossi come MySpace. A farne le spese recentemente è stato DeWolfe, co-fondatore di MySpace, in evidenti difficoltà nel fronteggiare il suo primo competitor Facebook. Chi ne ha preso il posto? Proprio colui che era stato Chief Revenue Officer di Facebook, Owen Van Natta, che sarà dunque il nuovo CEO dell’azienda. </span></p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/il-boom-di-video-online-e-social-network/">Il boom di video online e social network</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.segnalezero.com/il-boom-di-video-online-e-social-network/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

