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	<title>SegnaleZero &#187; web2.0</title>
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	<description>Blog a cura di Piero Babudro</description>
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		<title>Bolla digitale: ci risiamo?</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 10:16:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Una bolla dopo l&#8217;altra? L&#8217;America ustionata dall&#8217;ultima crisi finanziaria inizia a interrogarsi sulla reale tenuta di un settore mai così vitale e cruciale per i suoi destini: quello tecnologico. E in questi giorni lo fa tramite il blog Dealbook, pubblicato dal New York times e curato da Andrew Ross Sorkin.
In un lungo post, l&#8217;autore esamina la situazione attuale, che per certi versi somiglia a quella creatasi alla vigilia dello scoppio delle dot.com. Uno scenario che gli esperti conoscono molto bene. Immensi capitali investiti in aziende che, viste dall&#8217;occhio esperto, sembrano ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/bolla-digitale-ci-risiamo/">Bolla digitale: ci risiamo?</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/bolla-digitale-ci-risiamo/' addthis:title='Bolla digitale: ci risiamo? '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Una bolla dopo l&#8217;altra? L&#8217;America ustionata dall&#8217;ultima crisi finanziaria inizia a interrogarsi sulla reale tenuta di un settore mai così vitale e cruciale per i suoi destini: quello tecnologico. E in questi giorni lo fa tramite il blog <a href="http://dealbook.nytimes.com/">Dealbook</a>, pubblicato dal New York times e curato da Andrew Ross Sorkin.</p>
<p>In un lungo post, l&#8217;autore esamina la situazione attuale, che per certi versi somiglia a quella creatasi alla vigilia dello scoppio delle <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dot-com">dot.com</a>. Uno scenario che gli esperti conoscono molto bene. Immensi capitali investiti in aziende che, viste dall&#8217;occhio esperto, sembrano tanto tigri di carta, business plan deboli se non inesistenti, un panorama che si regge in piedi principalmente grazie all&#8217;entusiasmo. E a promesse, finanziarie e non, che rischiano di non essere mantenute. Il rischio, come allora, è che si crei una pericolosa struttura a domino per cui, caduta la prima tessera, anche le altre vengono trascinate nel baratro. Con tutto il corollario facilmente immaginabile: miliardi bruciati, fiducia degli operatori minata, posti di lavoro cancellati, un mercato da ricostruire.<br />
E se allora, deflagrate le dot.com, dal pantano si era usciti anche grazie all&#8217;invenzione concettuale e di marketing del Web 2.0, che come sappiamo bene è nata nel momento in cui c&#8217;era bisogno di serrare la fila e ridare slancio a un settore in cui pochi sembravano credere ancora, ora è difficile pensare a quale possa essere l&#8217;antidoto.<br />
L&#8217;articolo si trova a <a href="http://dealbook.nytimes.com/2011/03/27/is-it-a-new-tech-bubble-lets-see-if-it-pops/?partner=rss&amp;emc=rss">questo link</a>; ne consiglio un&#8217;attenta lettura, che vale sia come ripasso per chi si è perso qualche pezzo della vicenda, ma anche come importante spunto di riflessione per chi l&#8217;ha seguita, anche solo in parte.</p>
<p><img src="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2011/03/28bubble-graphic-blog480.jpg" border="0" alt="28bubble-graphic-blog480.jpg" width="480" height="282" align="left" /></p>
<p>Le voci che si incrociano nell&#8217;articolo sono molte. E riportano punti di vista diversi ma mai banali. C&#8217;è chi, come Thomas Weisel Partners Group, sostiene che oggi il rischio bolla sia più grande e serio di dieci anni fa, dato che i capitali investiti attualmente sono superiori. Chi (Stefan Nagel dell&#8217;università di Stanford) si lamenta del fatto che moltissime aziende digitali non abbiano business plan credibili (o non ce li abbiano proprio), mentre sono poche, pochissime, quelle che hanno raggiunto una dimensione globale e, soprattutto, producono ricavi dalla loro attività.<br />
Insomma, non è che si sta finanziando un mondo a perdere? Presto per dirlo, forse. Certo è che il New York Times non è l&#8217;unica testata che di questi tempi comincia a porsi le prime, legittime domande.</p>
<p>A limitare i danni di un possibile fallout, continua l&#8217;articolo, potrebbe essere il ristretto numero di compagnie che hanno riscosso l&#8217;interesse degli investitori. Come a dire, se ci dovesse essere un contraccolpo finanziario, i danni sarebbero limitati. Resta il fatto che le attività di hedge fund e private equity impensieriscono alcuni investitori. Molte di queste realtà stanno investendo miliardi: Accel Partners, grosso investitore su Facebook, ne sta raccogliendo circa due, ed è solo uno degli esempi fatti da Sorkin.</p>
<p>In attesa di sviluppi, sinceramente faremmo meglio a tenere sott&#8217;occhio una certa &#8220;bolla culturale&#8221; connessa a particolari dinamiche del Web 2.0. Un argomento spinoso, che ho trattato più volte e sul quale tornerò.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/bolla-digitale-ci-risiamo/">Bolla digitale: ci risiamo?</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Ricerca bigmouthmedia su aziende e social network</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 11:12:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
				<category><![CDATA[marketing]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Nessuna novità di rilievo, ma la consapevolezza che qualcosa si sta muovendo. Le aziende e le agenzie di marketing, almeno quelle intervistate da bigmouthmedia, sono consce dell’importanza delle reti sociali per il loro business.
Due critiche prima di passare ai risultati:
1) il campione è esiguo, 1.100 intervistati tra agenzie di marketing e PR, e reponsabili della comunicazione in aziende in Europa e Nord America e
2) la fonte dice che circa 2/3 delle interviste sono state condotte nel Regno Unito, cosa che sballa non poco i valori, se consideriamo che in UK ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/ricerca-bigmouthmedia-su-aziende-e-social-network/">Ricerca bigmouthmedia su aziende e social network</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/ricerca-bigmouthmedia-su-aziende-e-social-network/' addthis:title='Ricerca bigmouthmedia su aziende e social network '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Nessuna novità di rilievo, ma la consapevolezza che qualcosa si sta muovendo. Le aziende e le agenzie di marketing, almeno quelle intervistate da <a href="http://www.bigmouthmedia.com/">bigmouthmedia</a>, sono consce dell’importanza delle reti sociali per il loro business.</p>
<p><strong>Due critiche prima di passare ai risultati:<br />
1) il campione è esiguo, 1.100 intervistati tra agenzie di marketing e PR, e reponsabili della comunicazione in aziende in Europa e Nord America e<br />
2) la fonte dice che circa 2/3 delle interviste sono state condotte nel Regno Unito, cosa che sballa non poco i valori, se consideriamo che in UK sono molto più avanti della media quanto a utilizzo dei social media per marketing e PR.</strong></p>
<p>Comunque, alcune considerazioni sono interessanti:<br />
“I <strong>vantaggi legati al miglioramento del brand</strong> sono considerati più significativi di quelli legati all’aumento della profittabilità. Una maggiore <strong>brand awareness</strong> è ritenuta il vantaggio principale offerto dai <strong>social media</strong> da circa tre quarti del campione intervistato (73%). Seguono l’incremento del coinvolgimento dei clienti (71%), il miglioramento della brand reputation (66%) e l’opportunità di aumentare la comunicazione con gli influenzatori (62%).”</p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://212.97.33.124/~segnlzr/wp-content/uploads/2010/02/Immagine-1.jpg" alt="Immagine 1.jpg" border="0" width="647" height="513" /></div>
<p><strong>“Oltre un quarto degli intervistati si dice interessato, ma non del tutto convinto delle possibilità offerte alle aziende da parte dei social media, mentre il 12% identifica soprattutto rischi e sfide.” </strong></p>
<p>“Nessuno degli intervistati considera i social media una moda destinata a scomparire in breve tempo.”</p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://212.97.33.124/~segnlzr/wp-content/uploads/2010/02/Immagine-2.jpg" alt="Immagine 2.jpg" border="0" width="647" height="537" /></div>
<p>“<strong>Twitter</strong> e i <strong>microblog</strong> sono i social media più utilizzati per le strategie di comunicazione per il 78% delle aziende e il 74% delle agenzie intervistate, seguiti immediatamente dalla creazione e gestione di profili sui social network (65% delle aziende).”</p>
<p>“Particolarmente diffuso nel corso del 2009, <strong>l’utilizzo di video continua a riscuotere successi</strong>, con circa il 60% delle aziende e il 54% delle agenzie che crea e distribuisce contenuti di questo tipo.”</p>
<p>“Mentre circa i tre quarti delle agenzie intervistate (72%) dichiari che i propri clienti utilizzano blog aziendali, metà delle aziende (47%) sostiene la stessa cosa.”</p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://212.97.33.124/~segnlzr/wp-content/uploads/2010/02/Immagine-3.jpg" alt="Immagine 3.jpg" border="0" width="605" height="447" /></div>
<p>“Il segmento dei social media ha resistito bene alle turbolenze economiche del 2009: <strong>il 98% delle aziende e delle agenzie interpellate non ha ridotto gli investimenti rispetto all’anno precedente</strong>, il 64% delle aziende e l’81% dei clienti delle agenzie li ha addirittura aumentati.”</p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://212.97.33.124/~segnlzr/wp-content/uploads/2010/02/Immagine-4.jpg" alt="Immagine 4.jpg" border="0" width="484" height="466" /></div>
<p><strong>Update 23 febbraio: tramite l&#8217;ufficio stampa, bigmouthmedia ha fatto sapere di non essere in grado di fornire i dati scorporati per singolo paese. Un peccato. Sarebbe stato molto interessante conoscere più da vicino la situazione vissuta dalle diverse realtà territoriali. </strong></p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/ricerca-bigmouthmedia-su-aziende-e-social-network/">Ricerca bigmouthmedia su aziende e social network</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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