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	<title>SegnaleZero &#187; Uncategorized</title>
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	<description>Blog a cura di Piero Babudro</description>
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		<title>Status Update</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 05:38:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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Da circa un annetto osserviamo che vivere il web sta diventando sempre più una questione di aggiornamenti. Su cosa facciamo, dove stiamo andando, con chi ci incontriamo, se per lavoro o per piacere. Ben lontana dall&#8217;essere una semplice domanda, il “What are you doing?” è diventato il mantra del momento, una filosofia del tempo reale (o dell&#8217;eterno presente, scegliete voi) che estrapola in automatico le nostre azioni dal flusso della quotidianità e le mette su un ideale piedistallo digitale. Tutto diventa rilevante.Si ritorna (o si crede di ritornare, anche qui ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/status-update/">Status Update</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
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<p style="clear: both">Da circa un annetto osserviamo che vivere il web sta diventando sempre più una questione di aggiornamenti. Su cosa facciamo, dove stiamo andando, con chi ci incontriamo, se per lavoro o per piacere. Ben lontana dall&#8217;essere una semplice domanda, il “What are you doing?” è diventato il mantra del momento, una filosofia del tempo reale (o dell&#8217;eterno presente, scegliete voi) che estrapola in automatico le nostre azioni dal flusso della quotidianità e le mette su un ideale piedistallo digitale. Tutto diventa rilevante.<br />Si ritorna (o si crede di ritornare, anche qui la scelta è vostra) protagonisti del proprio tempo e del proprio vissuto, spesso senza accorgerci che stiamo inondando di messaggi amici, colleghi e conoscenti che ci leggono su Facebook, Twitter, Friendfeed.<br />Hanno cominciato alcune delle cosiddette &#8216;blogstar&#8217;, molto abili nel trasformare ogni minimo cappuccino di lavoro in occasione di Pr personali, all&#8217;insegna di una comunicazione spregiudicata che trasforma ogni frammento di rapporto interpersonale in un galà del 2.0. Poi la brutta abitudine l&#8217;abbiamo presa tutti: al punto che spesso molti di noi sono costretti a cancellare gli update di alcuni amici dalla bacheca di Facebook perchè esasperati da una miriade di messaggi non proprio tra i più interessanti.<br />Ad ogni modo, questa febbre da &#8216;status update&#8217; è destinata a esplodere veramente solo con l&#8217;affermarsi di applicazioni 2.0 per il Mobile. Le premesse per un uso di massa già ci sono. A testimoniarlo, ultimamente, l&#8217;ennesima ricerca sul rapporto – in termini di user experience – tra Internet e telefonia mobile.<br />L&#8217;ha condotta Buongiorno, multinazionale del mobile entertainment, in collaborazione con peoplesound, social network pensato per cellulare che idealmente riprende il cammino interrotto dopo il mezzo blackout di Blinko. Si tratta di uno studio che ha coinvolto 301 persone tra Italia, Francia, Spagna e Gran Bretagna, a delineare le abitudini di utilizzo delle reti sociali digitali e in generale l&#8217;approccio degli utenti alla navigazione in mobilità.<br />Bene. È venuto fuori che in tutti i paesi oggetto di questa survey – Spagna esclusa – oltre la metà degli intervistati adopera il proprio cellulare o smartphone per accedere alla Rete. Primi tra tutti gli inglesi, con un ragguardevole 81%: non è una novità, visto che quello inglese è un mercato notoriamente maturo, almeno sul fronte web e nuove tecnologie. In Italia arriviamo a un lusinghiero 55%: l&#8217;azienda commenta il dato in modo neutro, quasi senza stupirsene più di tanto, eppure si tratta di un grande risultato. Basta pensare a che punto eravamo solo un anno fa, per renderci conto dei passi compiuti.<br />I driver del cambiamento sono l&#8217;avvento planetario di Facebook e quello di dispositivi sempre più performanti e meno costosi. E di tariffe flat o simili. La Spagna, ancora una volta, è fanalino di coda, ma anche questa &#8211; piaccia o no – non è una sorpresa. Il nostro paese è invece primo per quanto riguarda la propensione degli utenti a un utilizzo &#8216;multipiattaforma&#8217;: siamo quelli con il più alto numero di persone iscritte contemporaneamente a più servizi, mentre i francesi – per dire – sono i più fedeli. Si iscrivono a un social network e lì rimangono.<br />Noi siamo più &#8216;vittima&#8217; delle mode. Ci iscriviamo a qualsiasi cosa rappresenti il tormentone del momento, anche se poi – a conti fatti – scopriamo di non sapere che farcene: basti pensare alla percentuale dei profili inattivi sul totale degli iscritti italiani, numero che con una buona approssimazione immaginiamo molto alto. Però siamo anche un popolo incline all&#8217;entusiasmo, al punto che la ricerca di Buongiorno e peoplesound ha rilevato una propensione generale a pagare anche 4 euro a settimana per poter fare social networking in modo costante, magari accedendo a funzionalità evolute non previste dagli account base.</p>
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<p><br class='final-break' style='clear: both' /></p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/status-update/">Status Update</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#039;altra metà del web</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 06:09:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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Titolo decisamente  abusato, per dire che finalmente ci siamo accorti della presenza delle donne in Internet. Una platea sempre più ampia di mamme, donne in carriera, casalinghe, più o meno giovani, che si è affacciata in Rete in tempi non recentissimi, ma che solo ultimamente ha saputo configurarsi come segmento numericamente ed economicamente interessante. Si è trattato di un riconoscimento fondamentale: quello di esistere, sul web, e di contare molto negli equilibri e nell&#8217;architettura del consumo digitale. Da qui una duplice traiettoria, partita in simultanea sia dai mass media ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/laltra-meta-del-web/">L&#039;altra metà del web</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/laltra-meta-del-web/' addthis:title='L&#039;altra metà del web '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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<p style="clear: both">Titolo decisamente  abusato, per dire che finalmente ci siamo accorti della presenza delle donne in Internet. Una platea sempre più ampia di mamme, donne in carriera, casalinghe, più o meno giovani, che si è affacciata in Rete in tempi non recentissimi, ma che solo ultimamente ha saputo configurarsi come segmento numericamente ed economicamente interessante. <br />Si è trattato di un riconoscimento fondamentale: quello di esistere, sul web, e di contare molto negli equilibri e nell&#8217;architettura del consumo digitale. Da qui una duplice traiettoria, partita in simultanea sia dai mass media &#8216;mainstream&#8217; che dal basso, dalle iniziative di gruppi e soggetti che hanno saputo auto-organizzarsi in modo autonomo. <br />La presentazione del nuovo canale Virgilio Donne, annunciata ieri in una nota ufficiale, è solo l&#8217;ultimo passo di un mercato che ha riscoperto l&#8217;esistenza dell&#8217;universo femminile in Rete. E ora lo vuole conoscere meglio, per sfruttarne meglio le dinamiche e generare traffico, lead, consenso, consumi.</p>
<p style="clear: both">
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<p style="clear: both">Il nuovo canale Donne del portale di Telecom Italia si vuole proporre come un magazine online che guarda alle esigenze e all&#8217;universo aspirazionale femminile. Senza per questo dimenticare di essere online: quindi integrazione massima tra contenuti editoriali e Ugc (user-generated content).</p>
<p style="clear: both">L&#8217;idea è quella di fare del canale una sorta di salotto digitale: news sui trend del momento, shopping, ricette, fitness. Tutti argomenti che provengono da un certo armamentario ideologico a mio parere riduttivo: in questo senso non stento a credere che il dibattito mancherà, specie perché si vuole già arricchire il canale con alcuni blog tematici.</p>
<p style="clear: both">
<p style="clear: both">Concludono la panoramica del canale le sezioni Benessere, Bellezza, Casa, Mamma, Attualità, Gossip, Oroscopo. E per non far mancare proprio nulla, c&#8217;è anche la rubrica Sesso e Psiche. Insomma, se si voleva l&#8217;effetto cliché, eccolo servito.</p>
<p style="clear: both">
<p style="clear: both">Donne e Internet, dicevamo. Per nostra fortuna, è un rapporto che non si esaurisce nell&#8217;esplicito tentativo di Virgilio di riproporre online temi, stile e contenuti stile Chi, Diva &#038; Donna, Oggi e Gente. Penso alle Girl Geek Dinner (www.girlgeekdinnersitalia.com), un passaggio obbligato e un punto di riferimento per tutte coloro che si interessano a vario titolo di tecnologia e Internet, nel nostro paese e non solo.</p>
<p style="clear: both">
<p style="clear: both">
<p style="clear: both">A dimostrare che l&#8217;interesse per questa fetta di pubblico è forte, aggiungiamo che il 13 giugno scorso si è tenuta la prima edizione di MomCamp (www.momcamp.it), primo di una serie di incontri che punta a &#8216;istituzionalizzare&#8217; tutti quei gruppi informali di mamme, neomamme e future mamme che da tempo si confrontano online sulle più diverse problematiche, scambiandosi pareri e punti di vista e – di fatto – collaborando assieme nella produzione di conoscenza condivisa.</p>
<p style="clear: both">
<p style="clear: both">Poi ci sono portali e community come VereMamme (www.veremamme.it), QuiMamme (www.quimamme.it). Oppure Mamme Nella Rete (www.mammenellarete.it), che da quanto ho potuto apprendere durante lo speech di Pepe Moder durante lo scorso Eba Forum, collabora attivamente proprio con Barilla e con il progetto di ascolto &#8216;Nel Mulino che vorrei&#8217;.</p>
<p style="clear: both">
<p style="clear: both">Poi non mancano altre iniziative, come InPausa (www.inpausa.it) che in modo un po&#8217; disorganico e non del tutto riuscito, cercano di trasportare teorie e tecniche della conversazione online all&#8217;interno del raggio d&#8217;azione del brand aziendale.</p>
<p style="clear: both">
<p style="clear: both">Questi sono solo i progetti e le iniziative più conosciute. Si potrebbero passare ore ad analizzare le dinamiche di gruppi, più o meno formali, che oggi in Rete rappresentano non più un&#8217;avanguardia, ma una realtà concreta e numericamente importante.</p>
<p style="clear: both">
<p style="clear: both">Trovo abbastanza pericoloso che questa macro-nicchia venga clusterizzata con l&#8217;accetta, pensando alla donna come a un soggetto che passa in soluzione di continuità da “Sex and the city” alla gravidanza. Speriamo si tratti solo di aggiustare un po&#8217; la mira.</p>
</p>
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<p><a href="http://www.segnalezero.com/laltra-meta-del-web/">L&#039;altra metà del web</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Internet: interessa veramente?</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2009 05:28:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Mancheranno anche gli investimenti in infrastrutture. Mancherà l’interesse degli operatori broadband a portare l’Internet veloce in alcune aree del paese. Tutto vero, però il digital divide è anche questione politica, sociale e culturale. E non solo tecnologica. L’indagine conoscitiva fatta dalla nona commissione della Camera – presentata durante il seminario “Il futuro della rete: banda larga e accesso alla rete come diritto universale” – dimostra ancora una volta che l’Italia è indietro due volte. La prima perché, di fatto, tecnologicamente è un paese risibile. La seconda perché non sono chiari ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/banda-larga-interessa-veramente/">Internet: interessa veramente?</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/banda-larga-interessa-veramente/' addthis:title='Internet: interessa veramente? '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p>Mancheranno anche gli investimenti in infrastrutture. Mancherà l’interesse degli operatori broadband a portare l’Internet veloce in alcune aree del paese. Tutto vero, però il digital divide è anche questione politica, sociale e culturale. E non solo tecnologica. L’indagine conoscitiva fatta dalla nona commissione della Camera – presentata durante il seminario “Il futuro della rete: banda larga e accesso alla rete come diritto universale” – dimostra ancora una volta che l’Italia è indietro due volte. La prima perché, di fatto, tecnologicamente è un paese risibile. La seconda perché non sono chiari i vantaggi dell’utilizzo delle tecnologie digitali, non si è dato vita a programmi di ‘educazione’ al web per i cittadini, né si è parlato abbastanza di servizi pubblici digitali per il cittadino. E non consola certo sapere che quando qualcuno ha preso l’iniziativa ed è sbarcato a suon di fanfare in questo territorio, spesso lo ha fatto a colpi di ecomostri: un nome su tutti, il contestatissimo Italia.it, megaportale da 30 milioni di euro che non è servito a nulla se non a generare la solita valanga di sprechi all’italiana che con Internet non ha/non dovrebbe avere nulla a che fare.<br />
I dati (riporto parte di quelli <a href="http://www.key4biz.it/News/2009/05/12/Tecnologie/PA_banda_larga_Mario_Valducci_IX_Commissione_Camera_Stefano_Lorenzi.html">pubblicati da Key4biz</a>) sono eloquenti. Provo a riportarli sinteticamente, aggiungendo alcuni punti cui sarebbe carino trovare risposta.<br />
Sette italiani su dieci hanno un computer, ma solo uno su due naviga in Rete tutti i giorni. Sarebbe interessante sapere che tipo di macchina possiede l’italiano medio, visto che una buona dotazione hardware è la porta per un’esperienza digitale decorosa.<br />
Si legge che la maggior parte di chi possiede un collegamento a banda larga, utilizza comunque servizi che non richiedono Internet veloce. Ecco, capire perché il nostro modo di utilizzare Internet è ancora così ‘basic’ mi sembrerebbe degno di una ricerca a parte. È la nostra scarsa conoscenza dell’inglese? È una questione generazionale? Entrambe?<br />
Pochissimi usano i servizi messi in piedi dalla Pubblica Amministrazione, principalmente perché non sono buoni. Non è una percentuale che si può ignorare: i poco/per nulla/abbastanza soddisfatti sono più del 75% degli intervistati. Ma d’altronde le priorità politiche oggi sono altre: imbavagliare la Rete e la blogosfera, togliere l’anonimato agli utenti del web, intercettare chi usa Skype, inventarsi reati di ogni tipo per chi usa i social network. Diciamolo chiaramente: lo sviluppo di questo paese non interessa.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/banda-larga-interessa-veramente/">Internet: interessa veramente?</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Nielsen a testa bassa contro Twitter</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 07:52:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>In un post pubblicato sul blog dell’istituto di ricerca, il vicepresidente David Martin ha fatto le pulci al servizio di microblogging, nato tre anni fa a San Francisco e basato su un sistema di mini-messaggi da 140 caratteri inviati via computer o terminale mobile.
Martin ha riconosciuto la crescita esponenziale di Twitter. Specie negli ultimi mesi, da quando cioè diverse celebrità hanno deciso di aprire un account, diventando in qualche modo testimonial del servizio. Ciò ha fatto si che l’audience unica nel mese di marzo sia cresciuta di oltre il 100%.
Per ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/nielsen-a-testa-bassa-contro-twitter/">Nielsen a testa bassa contro Twitter</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/nielsen-a-testa-bassa-contro-twitter/' addthis:title='Nielsen a testa bassa contro Twitter '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p>In un <a href="http://blog.nielsen.com/nielsenwire/online_mobile/twitter-quitters-post-roadblock-to-long-term-growth">post pubblicato sul blog dell’istituto di ricerca</a>, il vicepresidente <strong>David Martin </strong>ha fatto le pulci al servizio di microblogging, nato tre anni fa a San Francisco e basato su un sistema di mini-messaggi da 140 caratteri inviati via computer o terminale mobile.<br />
Martin ha riconosciuto la <strong>crescita esponenziale di Twitter</strong>. Specie negli ultimi mesi, da quando cioè diverse celebrità hanno deciso di aprire un account, diventando in qualche modo testimonial del servizio. Ciò ha fatto si che l’audience unica nel mese di marzo sia cresciuta di oltre il 100%.<br />
Per dire, nonostante manchino dati precisi sul numero di iscritti, la stessa Nielsen ha rilevato che il sito twitter.com ha segnato più di 7 milioni di visite nel mese di febbraio: nello stesso periodo del 2008 erano circa 475 mila. Eppure, secondo Martin, questo non basta a giustificare facili entusiasmi. La grossa sfida, casomai, è trovare il modo per diminuire il turn over.<br />
<strong>Più del 60% degli utenti, infatti, smette di usare la piattaforma a solo un mese dall’iscrizione</strong>.<br />
<img src="http://blog.nielsen.com/nielsenwire/wp-content/uploads/2009/04/social_audience_retention.png" alt="Social Audience Retention" /><br />
Quindi, su dieci persone che si registrano, dopo i primi 30 giorni solo quattro risultano attive. Un po’ poco: secondo Nielsen una retention del 40% si traduce in una reach media che non supera il 10% nel lungo periodo. Da qui un commento secco, che sa un po’ di presagio: sta iniziando una spirale involutiva sulla base della quale, a un certo punto (e, ovviamente, in assenza di contromosse) il numero di nuovi iscritti non sarà sufficiente a controbilanciare le fuoriuscite.<br />
Sempre nello stesso post, David Martin si spinge oltre, paragonando il tasso di loyalty di Twitter, Facebook e MySpace. Scoprendo l’ovvio. Ossia che Twitter sta pagando soprattutto l’incertezza dei primi tempi, una certa confusione sugli utilizzi possibili, l’assenza di un modello di business che – a fronte di un’intuizione geniale (il famoso eterno presente del “<em>What are you doing?</em>”) – ha fatto sollevare non pochi interrogativi.<br />
Una precisazione, a onor del vero. <strong>Il confronto con Facebook e MySpace risulta fuorviante.</strong> Ok, sono tre piattaforme che più di tutte hanno inciso su forma, assetto e fama del 2.0. Sono anche molto diverse tra loro, implicano codici comunicativi diversi, regole di socializzazione profondamente differenti. Peraltro, si rivolgono a pubblici differenti, con esigenze, aspettative e un grado di confidenza con il web partecipativo del tutto diverso. In questo senso, mischiare tutto in un unico calderone, rischia di fare confusione invece che chiarezza.<br />
<img src="http://blog.nielsen.com/nielsenwire/wp-content/uploads/2009/04/social_network_loyalty.png" alt="Social network loyalty" /></p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/nielsen-a-testa-bassa-contro-twitter/">Nielsen a testa bassa contro Twitter</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Benvenuto Tiziano!</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 07:27:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Tiziano Tassi ha accettato la mia proposta di condividere pensieri e opinioni su SegnaleZero. Lui è presidente di Oikosmos, associazione degli studenti di Economia dell&#8217;Università di Parma, nonchè curatore del progetto Luciatv, primo caso di canale web-tv autorizzato da un Ateneo eppure gestito completamente dal basso e in maniera autonoma dagli studenti. Uno che ha un sacco di buone idee, insomma&#8230;    Benvenuto!
</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/benvenuto-tiziano/">Benvenuto Tiziano!</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/benvenuto-tiziano/' addthis:title='Benvenuto Tiziano! '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p>Tiziano Tassi ha accettato la mia proposta di condividere pensieri e opinioni su SegnaleZero. Lui è presidente di <a href="http://www.oikosmos.com/">Oikosmos</a>, associazione degli studenti di Economia dell&#8217;Università di Parma, nonchè curatore del progetto <a href="http://www.luciatv.it/">Luciatv</a>, primo caso di canale web-tv autorizzato da un Ateneo eppure gestito completamente dal basso e in maniera autonoma dagli studenti. Uno che ha un sacco di buone idee, insomma&#8230;  <img src='http://www.segnalezero.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  Benvenuto!</p>
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		<title>Il boom di video online e social network</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 10:04:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Mancin</dc:creator>
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Un ricco rapporto Nielsen si sofferma sulle caratteristiche del nuovo web.
La rivoluzione imposta da YouTube non è certo una novità, ma i numeri che ne testimoniano l’utilizzo lasciano a bocca aperta. Il tempo di navigazione dedicato alla visualizzazione di video è aumentato del 2000% dal 2003 ad oggi, con il 71% di utenze in più. Nel quotidiano della vita online inoltre, protagonisti affermati sono ormai i social network e anche in questo caso i numeri parlano chiaro: si è verificato infatti un incremento dell’87 % degli iscritti ai social network ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/il-boom-di-video-online-e-social-network/">Il boom di video online e social network</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/il-boom-di-video-online-e-social-network/' addthis:title='Il boom di video online e social network '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="line-height: 115%;"><strong>Un ricco rapporto Nielsen si sofferma sulle caratteristiche del nuovo web.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="line-height: 115%;">La rivoluzione imposta da YouTube non è certo una novità, ma i numeri che ne testimoniano l’utilizzo lasciano a bocca aperta. Il tempo di navigazione dedicato alla visualizzazione di video è aumentato del 2000% dal 2003 ad oggi, con il 71% di utenze in più. Nel quotidiano della vita online inoltre, protagonisti affermati sono ormai i social network e anche in questo caso i numeri parlano chiaro: si è verificato infatti un incremento dell’87 % degli iscritti ai social network dal 2003. L’effetto che questi nuovi strumenti hanno avuto sulla vita quotidiana di ognuno ha comportato parallelamente una crescita dell’Internet mobile (nonostante io creda personalmente che ancora il costo per una connessione mobile siano piuttosto alti). Questo significa che il lato online degli utenti possa prevalere su quello offline? Forse è presto per dirlo, però le premesse ci sono tutte se l’esigenza di monitorare il proprio profilo porta alcuni di noi a connettersi 24 ore su 24. Tutte le fasce d’età sembrano essere state colpite da questa nuova necessità, con una sorpresa che indica un aumento importante delle utenze in età compresa fra i 34 e i 49 anni. Queste le conseguenze verificatesi “dal basso”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="line-height: 115%;">Per quanto riguarda invece i piani alti del web a livello internazionale, è ormai risaputo il sorpasso importante che Facebook ha operato ai danni di colossi come MySpace. A farne le spese recentemente è stato DeWolfe, co-fondatore di MySpace, in evidenti difficoltà nel fronteggiare il suo primo competitor Facebook. Chi ne ha preso il posto? Proprio colui che era stato Chief Revenue Officer di Facebook, Owen Van Natta, che sarà dunque il nuovo CEO dell’azienda. </span></p>
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