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#vediamopositivo (a Trento e non solo)

Questo post ha due caratteristiche che lo rendono particolare. Uno: è stato scritto a mano su un quaderno usurato, contrariamente a quanto accade di solito quando invece scrivo al Mac. Due: nasce teoricamente come post “di lavoro” e finisce per diventare altro nel corso del suo sviluppo.
Sono stato a Trento con Matteo Bianconi, in occasione di uno splendido weekend all’inseguimento, se così vogliamo dire, degli occhiali giganti montati da Generali nell’ambito dell’iniziativa #vediamopositivo.
Partiti in due, lui da Bologna e io da Milano, ci siamo ritrovati in riva all’Adige per raccontare le eccellenze del territorio e di una città molto interessante quanto male interpretata dal resto d’Italia, a partire da quella presunta vicinanza geografica con Trieste. Un equivoco, se vogliamo, nato sui libri di storia, dalla formula “Trento e Trieste”, che ci indica un comune passato remoto più che la prossimità geografica della jota e dei canederli.

Un particolare della Piazza di Trento

Un particolare della Piazza di Trento

Sapevo che questo post sarebbe diventato altro e, ancor prima di partire alla volta di Trento, che la preziosa alchimia Piero-Matteo avrebbe finito col far sbocciare un viaggio dentro a un altro viaggio. Lui è uno dei miei più cari amici. Sono mitiche le nostre telefonate in cui si condensano riflessioni e spunti che, sappiatelo, un giorno saranno raccolti in un unico gigantesco volume dal titolo “Del senso dell’esistere”, agile libercolo di 900-950 pagine in grado di condensare Osho, gli zombie e relativa apocalisse, i dolori delle Partite IVA e le avventure tragicomiche di due giovani alle prese con la bieca ironia della postmodernità. Entro il 2046, anno caro a Wong Kar Wai, il nostro capolavoro a quattro mani diventerà un classico del pensiero post-umano.
Ma per il momento vi dovete accontentare di questo post.

La due giorni trentina, dicevo, ha confermato questa mia convinzione, e la tappa di #vediamopositivo non è stata solo un viaggio di due blogger dentro una città schiva, concreta e di poche parole, ma un intreccio di storie. Storie che oggi, a una settimana o poco più di distanza, rappresentano il vero motivo per cui spero che “vediamo positivo” diventi molto più di uno slogan, quanto una scatola mentale degli attrezzi che ci permetta di vedere bene tutti i mille motivi per cui è giusto e necessario essere orgogliosi del nostro paese.

 

#VEDIAMOPOSITIVO #TRENTO #TN221414

Una foto pubblicata da Vediamo Positivo (@vediamopositivo) in data:

Prima storia. Sabato 22 mattina incontriamo Fabrizio, che sarà la prima delle nostre due guide. Fabrizio è il padre di un amico di Matteo: sentito pochi giorni prima della trasferta, ci ha dato piena ed entusiasta disponibilità a farci da Cicerone per le vie del centro e raccontarci Trento “vista da un trentino”.

Trentino… beh, lui vive qui da quasi sempre. Quel quasi sono i tre anni trascorsi in Sicilia, a Isola delle Femmine, un luogo e un tempo che riemergono nelle sue parole come un fondale di un oceano, come squarci di una vita lontana e inaccessibile. Fabrizio è una miniera di informazioni: è organizzatore delle cene benedettine, iniziativa che ha portato da queste parti perfino il Dalai Lama.
Ci scorta attraverso il centro storico di Trento, una gemma che – grazie ai suoi aneddoti – mi rendo conto di conoscere poco, nonostante sia la terza volta che la visito. Ci parla di San Simonino e del pogrom, probabilmente uno dei primi in Italia, ai danni degli ebrei, ritenuti colpevoli della morte di un bambino. Ci parla del silenzio tra le due comunità, interrotto solo nel 1992, 500 anni dopo le accuse di stregoneria, l’arrivo dell’Inquisizione e gli interrogatori sommari e violenti a cercare il diavolo sotto la pelle dei malcapitati.
Ci fa conoscere una città in cui essere attivi e allo stesso tempo vivere con dei ritmi umani è possibile: una rarità per chi viene dalla metropoli e un giorno su due deve fare i conti con il tachimetro sparato a 180 all’ora.
Fabrizio è anche un ottimo camminatore. La passeggiata si snoda per 14 Km e procede a cerchi concentrici, come in una spirale che si allarga. Lambisce gli splendidi mercatini di Natale, passa lungo il viale del cimitero, si ferma accanto al MuSe e poi riprende lungo l’Adige, tagliando poi verso il Castello del Buonconsiglio.
Mentre ci racconta Trento, ci raccontiamo. I suoi aneddoti sulla Sicilia incontrano i miei e mentre la città scorre sullo sfondo come una soleggiata pellicola, apprendiamo anche che Trento si è “risvegliata” molto nell’ultimo periodo, grazie soprattutto ai molti studenti universitari fuori sede, che qui probabilmente sono considerati una risorsa da valorizzare e non i classici polli da spennare a colpi di affitti gonfiati e aperitivi a 7 Euro.
Soprattutto, Fabrizio ci parla di Trento come di un posto in cui il flusso del tempo significa qualcosa. C’è tranquillità, ma non flemma. Anzi, la zona è molto attiva dal punto di vista sociale e imprenditoriale, come avranno poi modo di dirci nel pomeriggio. Io penso e trovo delle similitudini con altre città: a una prima occhiata Trento sembra adagiata su se stessa, come spesso accade a tutti i posti che se ne stanno volutamente in disparte oppure rivendicano una storia particolare. Eppure, se c’è un motivo per cui a Trento si può dire “vedo positivo”, esso è la capacità di camminare col passo giusto, né troppo lento né troppo veloce. E soprattutto non si ferma mai.

Matteo Bianconi e la nostra guida Fabrizio

Matteo Bianconi e la nostra guida Fabrizio

Seconda storia. Neanche a farlo apposta i nostri incontri paiono seguire un fil rouge. Così, salutato Fabrizio, nel pomeriggio incontriamo Luca Capra di Trentino Sviluppo, una realtà che conosce molto bene il concetto di innovazione in quanto lavora alacremente per promuoverla, sul territorio e all’estero. Ci diamo appuntamento in Piazza poi ci spostiamo sull’altro lato del Duomo, dove Generali ha installato gli occhiali giganti con le lenti gialle e l’hashtag #vediamopositivo, oltre a uno stand dove del personale molto gentile fornisce informazioni ai molti curiosi che si fermano per una domanda o un depliant. Luca, come ho già scritto, ci rilascia una doppia intervista. Nella prima, disponibile a breve in video, ci racconta di Trentino Sviluppo, del sostegno alle startup e delle attività sul fronte della meccatronica. Nella seconda, stavolta al bar davanti a un caffè, ci parla delle sue origini piemontesi e di come sia arrivato qui a Trento per lavoro. Di colpo il filo conduttore mi pare ovvio: “Perché sono qui dove sono?” recitava una canzone di un gruppo a me molto caro. Ecco, per caso. Eppure troviamo il modo di adattarci a questo collettivo errore di calcolo e di danzare sotto la pioggia.
Dal Piemonte il passo è breve: Alba, Beppe Fenoglio, “Una questione privata”, Milton, Torino. La Torino “di prima” e quella di oggi, post-Agnelli e post-industriale. Il Museo Egizio, il cinema e le sue suggestioni. Mentre parla penso alla Mole Antonelliana e a Fibonacci. 1, 1, 2, 3, 5, 8 …

Nel mentre, emerge dalla nostra chiacchierata a tre la figura di un professionista capace e coscienzioso, che ribadisce più volte come qui a Trento “vedere positivo” sia anche frutto della capacità imprenditoriale di chi sa fare impresa con un occhio di riguardo alla gestione delle risorse erogate e ai servizi correlati. Ma, in controluce, viene fuori una persona che ha a cuore – in modo genuino – il lavoro che fa. Lo si capisce anche dai dettagli: come quando ci chiede se la cravatta va bene per l’intervista, oppure se la risposta che ci ha fornito è troppo “da assessore”.

Terza storia. Luca, un altro Luca, ci aveva detto (via Twitter) che avrebbe trascorso il weekend a Trento. In un primo momento avevo pensato al TedXTrento, in programma il 22 novembre. In realtà, il MuSe, la prospettiva di un weekend fatto di aria buona e clima cordiale e una visita a Trento avevano trascinato qui lui e famiglia. Complice la concomitanza con il weekend #vediamopositivo ci incontriamo la sera del 22 in un ristorante del centro, uno dei tanti in cui il cibo buonissimo si accompagna a una cordialità d’altri tempi che fa piacere e scalda il cuore. Luca è un altro amico atipico: ci conosciamo da 7 anni e ci siamo incrociati a più riprese direi ovunque: da Milano a Pavia, da Reggio Emilia a Cava dei Tirreni. E’ uno dei tanti piccoli grandi “nomadi” che il Web mi ha fatto incontrare in questi anni. Reincontrare lui e la famiglia è stato, oltre che un piacere personale, anche l’occasione per parlare (ovviamente) di lavoro e di come Trento sia una meta ideale per un turismo “tranquillo”, specie se con bambini al seguito.

Particolare del MuSe (a destra), il Museo della Scienza di Trento

Particolare del MuSe (a destra), il Museo della Scienza di Trento

Quarta storia. Se si parla di Web, non posso non chiudere con l’immagine mia e di Matteo alla scoperta di Trento. Credo infatti che sottrarsi dal proprio contesto abituale, anche se solo per un periodo limitato di tempo, sia il modo migliore per conoscerci e conoscersi. La cosa bella di questi due giorni è stato il mischiarsi costante dello spirito curioso del blogger, di quello un po’ più analitico del reporter, ma anche di quello rilassato di due amici che viaggiano assieme. Senza di lui non avrei visto Trento allo stesso modo, credo, ma soprattutto questi due giorni non mi sarebbero serviti a capire il perché di tutte le telefonate a tutte le ore, l’ultima stamattina. Liberi dal contesto solito – due professionisti della comunicazione digitale – abbiamo capito un po’ di più chi siamo ma soprattutto cos’è che ci rende così tremendamente simili.

Anche in questo caso Trento si è rivelata un setting eccezionale. E’ abbastanza fuori dai soliti palcoscenici (l’ultima volta, per dire, avevo visto Matteo al World Business Forum), ma allo stesso tempo la scoperta del suo patrimonio storico e architettonico (Fabrizio) e del suo florido tessuto sociale e produttivo (il primo Luca) ha finito col tirare fuori non solo tre storie, ma anche bisogni, urgenze e reciproche transizioni. Ne è nato un fiume di aneddoti e spunti che andrà ad arricchire il tomo “Del senso dell’esistenza”, coprendo un quadriennio (conosco Matteo dal 2010) che segna in modo indelebile il percorso professionale e umano che ci ha portato qui, adesso. I giorni del Motor Show sembrano un ricordo lontano; le telefonate, il giusto compendio di un racconto che, secondo me, due weekend fa ha conosciuto un momento di conferma e svolta.
Non starò a tediarvi con il resto della storia. A ognuno tocca il compito di scoprire la propria. Tuttavia, a poco più di una settimana di distanza, resto convinto che Trento abbia dato un contributo decisivo al dipanarsi di queste storie così diverse eppure così simili. Trento, una delle piccole grandi eccellenze che questo paese può vantare e delle quali si parla troppo poco.

 

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