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Giu

Trattenere ciò che serve (Web Writing, ma non solo… )

Queste sono quattro parole. Anche queste sono quattro. Quattro parole in tutto. Quattro parole a due mesi dalla conclusione delle lezioni per parlare del corso “Web Writing”, che ho tenuto presso l’Istituto Europeo di Design di Milano. Un’esperienza incentrata sull’utilizzo della piattaforma WordPress (e, per qualcuno, Tumblr) e sulle tecniche più efficaci per scrivere online.
L’interesse degli studenti, la loro passione e alcune fortunate circostanze (non tutto si pianifica a tavolino) lo hanno reso molto di più di un semplice corso: “Ehi, oggi vediamo cos’è un blog”. Meno male. Dal mio punto di vista – cioè quello di chi sta in piedi in classe e, raccontando di scrittura online e blogging, finisce invariabilmente per parlare di sé e del suo mondo – il percorso che abbiamo intrapreso è stato più ampio e molteplice.
Abbiamo visto che scrivere (online, offline, sui social, dove vi pare) è innanzitutto mettere in condivisione. Mettersi in condivisione, e quindi in discussione. Dal modo in cui componiamo un periodo o ci incespichiamo sulle parole si capisce molto di noi. Ciò accade a prescindere dall’argomento, sia che si scriva per un blog che parla di Polizze RC Auto, sia che si curi un Tumblr personale con le canzoni del cuore o gli scatti rubati di nascosto ai passanti .
Ci siamo noi nel mezzo. In mezzo agli altri, anche se non li vediamo quando ci leggono. E quel qualcosa che accade in mezzo tra noi e gli altri è comunicazione. Termine che per certi versi mi ha stancato, poiché diventato parziale sinonimo di “vendere a qualunque costo” o “imbonire”.
Abbiamo parlato di scrittura, memoria e biografia. Abbiamo giocato alla sintesi, fino a raccontare la nostra vita in 140 caratteri (toh, Twitter!), smontato e rimontato comunicati stampa orribili, perché questo è a mio avviso l’unico modo di capire come scriverli non dico bene, ma almeno decentemente.
Abbiamo messo in discussione quelle pratiche logore per cui ogni azienda è “leader di settore”, le sue offerte “esclusive”, i suoi dipendenti “aggiornati in modo permanente”, tutte formule che appartengono a quel rampantismo d’accatto finalmente sull’orlo del precipizio.
Abbiamo scritto post su post prendendo spunto da un lancio di agenzia o da un articolo scovato nei meandri dell’online. Abbiamo parlato di cosa significa fare il “blogger” e, più in generale, del rapporto che sorge tra autore e lettore. I principali attacchi di un articolo. Le 5W ripetute alla nausea. Abbiamo giocato a fare i giornalisti, raccontando di banche finite a gambe all’aria o di Barack Obama che, abbracciando la moglie, ci dice “Four more years” (capolavoro di storytelling visivo e testuale). Abbiamo iniziato a capire che ogni cosa, prima di essere realizzata, ha bisogno di essere pensata: e quindi abbiamo affrontato la linea editoriale di un blog.
E poi la parte tecnica: WordPress, le sue caratteristiche, pregi e difetti, le menate con cui ogni tanto ci fa imbestialire. Tumblr, i motori di ricerca, il copywriting a prova di SEO, la struttura di un post e il rapporto testo-immagini. Le categorie e i tag.
Tutto molto bello. Ma quello che più mi ha colpito è accaduto in mezzo alle nozioni, agli appunti e ai progetti. È stato molto interessante sentire di programmi futuri nel campo della moda, dare una scorsa a lettere immaginarie ad amici lontani oppure assistere allo sdoppiamento di una persona che, nel tentativo di comprendere e comprendersi, parla a se stessa. Un po’ come sto facendo io adesso. Sono da questa parte del foglio (chiamiamolo foglio, in realtà è un Word processor qualsiasi..), ma idealmente sono anche di là, dalla parte di chi leggerà. Dovrà leggere. Per leggersi.

Ecco, leggersi. Via Sciesa 4 rappresenta per me un tuffo nel passato, là verso gli esordi dell’esperienza milanese. Ci sono stato la prima volta nove anni fa, da studente fuori sede. Lì ho conosciuto persone che hanno condiviso assieme a me (toh, di nuovo il condividere..) un pezzo importante del loro percorso personale e professionale. Persone oggi sparse tra Pavia, Milano, Bari, Sassari, Messina, Venezia e chissà diavolo quali altre città. Alcune le ho perse di vista, altre fortunatamente no. In ogni caso rappresentano i migliori compagni di un pezzettino di viaggio che, iniziato in quei giorni, ha preso pieghe stranissime e inaspettate pur conservando un verso e una direttrice. Ecco, di quel periodo ricordo soprattutto le persone. Poi, certo, vengono le nozioni apprese, i tecnicismi, gli esami, i prof e l’impronta (bella o brutta) che hanno lasciato. Ma più di tutto restano le voci, le parole, l’aula (toh, è la stessa dove oggi insegno..), le beghe quotidiane, i pomeriggi in Triennale, le discoteche alla fine del nulla, la visita al Corriere, dove per sbaglio mi sono seduto sulla sedia utilizzata anni prima da quel giornalista cinico che, purtroppo in differita, parlandomi da un libro essendo lui diventato materiale per il Grande Altrove, mi aveva spiegato la differenza tra “intelligente ma furbo” e “furbo ma intelligente”. La conferenza stampa in San Babila, i ciclisti incazzati, i medici intervistati sulla (poca) qualità dell’aria meneghina. Dario Fo intervistato sul selciato di fronte al Teatro alla Scala. Intendo dire proprio distesi sul selciato, per protesta.

Questo vale molto di più delle informazioni apprese. Perché la cosa fondamentale, alla fine, è saper riconoscere quello che sta “in mezzo” e utilizzarlo come propellente. Ricordarsi dei volti, dei concerti, e non solo e non tanto dei libri di testo o della lavagna. Usare nessun metodo come metodo (cit.). Riflettere, farsi domande, capire e sperimentare.
Trattenere ciò che serve, liberarsi dal superfluo: il miglior augurio che possa fare a tutti gli studenti della CreWWW 2013.

 

I wish you way more than luck“.

 

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Piero Babudro
Consulente per la comunicazione digitale e il Content marketing. Scrivo e aiuto i miei clienti a progettare narrazioni digitali che funzionano. Ho scritto per una decina di giornali digitali e non. Collaboro con aziende, professionisti, agenzie di marketing e comunicazione. Organizzo corsi di formazione in azienda e insegno presso l’Istituto Europeo di Design di Milano. Il mio libro "Manuale di scrittura digitale creativa e consapevole" illustra un metodo che prima non esisteva e che ti aiuterà a produrre contenuti di livello eccezionale. > bit.ly/scritturadigitale
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