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	<title>SegnaleZero &#187; Work</title>
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	<description>Blog a cura di Piero Babudro</description>
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		<title>Scrittura Web @ IED Comunicazione</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 18:38:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ho iniziato una nuova esperienza nel ruolo di docente.  Si è tenuta infatti oggi la prima lezione del corso in Scrittura Web 1 presso l’Istituto Europeo di Design di Milano. Sette incontri da tre ore ciascuno, da qui fino ad aprile prossimo, per gli studenti che &#8220;da grandi&#8221; vogliono fare i Copywriter.

Mestiere affascinante. Ottimo per chi ama giocare (ma mai perdersi) tra le parole e muoversi in quel sottile territorio che accomuna narrazione, persuasione, creatività, informazione, comunicazione e marketing.
Sulle spalle del redattore pubblicitario (Copywriter fa più “cool”, ma in fondo di ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/scrittura_web_ied_comunicazione/">Scrittura Web @ IED Comunicazione</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/scrittura_web_ied_comunicazione/' addthis:title='Scrittura Web @ IED Comunicazione '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Ho iniziato una nuova esperienza nel ruolo di docente.  Si è tenuta infatti oggi la prima lezione del corso in <strong>Scrittura Web 1</strong> presso l’<strong><a href="http://www.ied.it/" target="_blank">Istituto Europeo di Design</a> di <a href="http://www.ied.it/milano/home" target="_blank">Milano</a></strong>. Sette incontri da tre ore ciascuno, da qui fino ad aprile prossimo, per gli studenti che &#8220;da grandi&#8221; vogliono fare i <strong>Copywriter</strong>.<br />
<a href="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2012/01/words_copywriter.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-1047" title="copywriter" src="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2012/01/words_copywriter.gif" alt="" width="385" height="312" /></a><br />
Mestiere affascinante. Ottimo per chi ama giocare (ma mai perdersi) tra le parole e muoversi in quel sottile territorio che accomuna <strong>narrazione</strong>, <strong>persuasione</strong>, <strong>creatività</strong>, <strong>informazione</strong>, <strong>comunicazione</strong> e <strong>marketing</strong>.<br />
Sulle spalle del redattore pubblicitario (Copywriter fa più “<em>cool</em>”, ma in fondo di questo stiamo parlando) gravano non poche responsabilità. Lo dico non solo perché, da giornalista prima e da comunicatore poi, adoro il mondo della parola scritta e del messaggio che, da semplice intuizione, diviene una scintilla che serpeggia fino a palesarsi del tutto e, quindi, prendere forma. C’è di più: l’avvento delle nuove tecnologie digitali ha aperto a nuovi territori di comunicazione e relazione oggi in parte inesplorati. E quindi, al pari di altre professioni, il Copywriter si trova a vivere sulle proprie spalle il gioioso peso di questa rivoluzione tecnologica e sociale.</p>
<p>L’obiettivo di queste sette lezioni è fornire agli studenti tutta la formazione necessaria riguardante <strong>tecniche e strategie di produzione e condivisione di contenuti online e su social media</strong>.</p>
<p>Scrittura informativa, scrittura narrativa, scrittura creativa: tre mondi apparentemente lontani che si fonderanno nel più ampio recipiente della <strong>“scrittura digitale”</strong>.</p>
<p><strong>Scrittura Web</strong> parlerà di come ideare un blog, darsi una linea editoriale, ragionare sui contenuti. Quali tecniche di scrittura e quali suggerimenti mutuare da giornalismo, narrativa, pubblicità. Newsletter ed email marketing. Come scrivere un testo per un sito web. Cos’è un position paper e quali sono le buone norme per realizzarne uno efficace e fresco. E ancora: motori di ricerca, <strong>SEO Writing</strong> e <strong>SEO Copywriting</strong>. Come curare un profilo aziendale sui social network. Sms marketing e Mobile Communication.</p>
<p>Fondamentale per il buon esito del corso sarà iniziare a costruire un proprio stile di scrittura, malleabile eppure riconoscibile. Poca teoria, quella che basta per costruirsi le proprie mappe concettuali. Tanta pratica. Tanta, tanta pratica. Scrivere è un mestiere per chi ama sporcarsi le mani. Non è una novità, ma è buona norma ricordarlo.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/scrittura_web_ied_comunicazione/">Scrittura Web @ IED Comunicazione</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Web Marketing e Communication @ Stogea</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 11:10:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>E&#8217; stato un mese di dicembre intenso, in cui ho avuto poco tempo per scrivere qualcosa qui su SegnaleZero. Ricomincio oggi la produzione di post, raccontandovi della mia esperienza di ieri come docente presso l&#8217;Executive Master di Stogea in Web Marketing &#38; Communication.
Invitato a parlare dal collega e amico Rudy Bandiera, tra le varie cose insegnante presso questo stesso Master, ho tenuto una lezione divisa in due parti. La mattinata è volata parlando di progettazione di architetture web e relativi documenti. Dall&#8217;idea al prototipo di sito (o portale, o blog, ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/web-marketing-comunicazione-stogea/">Web Marketing e Communication @ Stogea</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/web-marketing-comunicazione-stogea/' addthis:title='Web Marketing e Communication @ Stogea '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>E&#8217; stato un mese di dicembre intenso, in cui ho avuto poco tempo per scrivere qualcosa qui su SegnaleZero. Ricomincio oggi la produzione di post, raccontandovi della mia esperienza di ieri come docente presso l&#8217;<strong>Executive Master</strong> di <strong><a href="http://www.stogea.com/" target="_blank">Stogea</a></strong> in <strong>Web Marketing &amp; Communication</strong>.</p>
<p>Invitato a parlare dal collega e amico <a href="http://twitter.com/#!/RudyBandiera" target="_blank">Rudy Bandiera</a>, tra le varie cose insegnante presso questo stesso Master, ho tenuto una lezione divisa in due parti. La mattinata è volata parlando di <strong>progettazione di architetture web e relativi documenti</strong>. Dall&#8217;idea al prototipo di sito (o portale, o blog, o un web-video, o altro) abbiamo esaminato tutte le fasi che accompagnano la realizzazione di un progetto che risponda non solo al brief del cliente, ma ai bisogni reali del committente e degli utenti finali.</p>
<p>Quindi abbiamo visto assieme quali sono i &#8220;ferri del mestiere&#8221;, identificato e classificato servizi. Parlato di analisi competitiva. Spiegato in profondità l&#8217;importanza delle mappe concettuali. Analizzato l&#8217;importanza delle mappe (mentali e reali), dei Wireframe, dei Process Flow, dei documenti che servono a sintetizzare comportamenti e caratteristiche principali dell&#8217;utenza. E poi storyboard, storytelling, narrative report, scenari&#8230; fino alla presentazione finale del progetto.</p>
<p>Conclusa la mattinata, di per sé già bella impegnativa, dopo una pausa pranzo in cui non sono mancate domande, dubbi, curiosità e occasioni di confronto con gli studenti, siamo tornati in aula per parlare di <strong>Blog, Comunicazione e Pubbliche Relazioni</strong>, tracciando uno scenario (si potrebbe dire) &#8220;storico&#8221; di quanto accaduto nel nostro paese dall&#8217;avvento dei primi blog a oggi.</p>
<p>La conclusione di una splendida giornata, trascorsa assieme a una classe compatta, propositiva e preparatissima, è stata affidata ai <strong>cinque vecchi trucchi del mestiere</strong> (frutto di studio e di dieci anni di giornalismo) che spiego sempre a chi vuole comunicare, online come offline, in modo chiaro, conciso e persuasivo.</p>
<p>Si tratta di <strong>cinque &#8220;pilastri&#8221;</strong>, cui seguono degli esercizi fatti eseguire apposta concedendo allo studente pochissimo tempo a disposizione e strategicamente inseriti a fine giornata, quando &#8211; dopo 6-7 ore di lezione &#8211; uno tende a essere leggermente provato.</p>
<p>Sono rimasto impressionato positivamente dalla capacità degli studenti di trovare &#8220;una propria via&#8221; all&#8217;interpretazione di questi pilastri, volutamente astratti. <strong>Lungi da me, infatti, imporre i miei pattern mentali e operativi a chi mi ascolta: molto meglio spiegare le quattro-cinque &#8220;mosse&#8221; principali e lasciare che il resto venga da sé, frutto di impegno, tempo e dedizione.</strong> C&#8217;è molto di orientale in quest&#8217;ultima frase, me ne rendo conto: comunque questo è l&#8217;unico modo per consentire a uno studente (che prima di tutto è una persona) di migliorare rispettando le regole della buona comunicazione. Eppure, entro quelle regole, capirsi e capire qual è il proprio stile.</p>
<p>Che dire per concludere? Un&#8217;esperienza eccezionale. Un bel percorso collettivo di una giornata, che mi ha consegnato ottimi riscontri e spunti di riflessione.</p>
<p>E domani pomeriggio, sempre in tema di insegnamento (e di giornate intense..), concluderò il mio corso in &#8220;<a href="http://www.segnalezero.com/comunicazione-fondazione-milano/" target="_blank">Comunicazione e Web 2.0</a>&#8221; presso il <a href="http://www.fondazionemilano.eu/lingue/corsi/2011/master-lingue-e-relazioni-internazionali" target="_blank"><strong>Master in Lingue e Relazioni Internazionali</strong> </a>della <strong>Fondazione Milano</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/web-marketing-comunicazione-stogea/">Web Marketing e Communication @ Stogea</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Comunicazione e Web 2.0 @ Fondazione Milano</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 18:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Pomeriggio milanese e nuova esperienza professionale. Oggi, infatti, ho tenuto la prima lezione di Comunicazione e Web 2.0, insegnamento che curo presso Fondazione Milano nell&#8217;ambito del Master in Lingue e Relazioni Internazionali. 
Una giornata molto interessante e produttiva, che ha fatto da preludio a un percorso in cui proporrò una panoramica complessiva (oltre a molta pratica e case histories) su comunicazione e marketing online. Siamo partiti dalle basi: quindi l&#8217;evoluzione dal Web-vetrina al cosiddetto &#8220;web 2.0&#8221;, il blog come strumento di comunicazione e pubbliche relazioni, le principali piattaforme disponibili. Abbiamo ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/comunicazione-fondazione-milano/">Comunicazione e Web 2.0 @ Fondazione Milano</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/comunicazione-fondazione-milano/' addthis:title='Comunicazione e Web 2.0 @ Fondazione Milano '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Pomeriggio milanese e nuova esperienza professionale. Oggi, infatti, ho tenuto la prima lezione di <strong>Comunicazione e Web 2.0</strong>, insegnamento che curo presso <strong><a href="http://www.fondazionemilano.eu">Fondazione Milano</a></strong> nell&#8217;ambito del <strong><a href="http://www.fondazionemilano.eu/lingue/">Master in Lingue e Relazioni Internazionali</a></strong>. </p>
<p>Una giornata molto interessante e produttiva, che ha fatto da preludio a un percorso in cui proporrò una panoramica complessiva (oltre a molta pratica e case histories) su comunicazione e marketing online. Siamo partiti dalle basi: quindi l&#8217;evoluzione dal <strong>Web-vetrina</strong> al cosiddetto &ldquo;web 2.0&rdquo;, il blog come strumento di comunicazione e pubbliche relazioni, le principali piattaforme disponibili. Abbiamo &ldquo;smontato&rdquo; un <strong>CMS WordPress</strong> (cosa che continueremo a fare nel prossimo incontro) e visto assieme quali possibilità espressive consente all&#8217;autore. </p>
<p>Abbiamo parlato di <strong>blogosfera</strong>, di relazioni online tra soggetti; abbiamo visto come e in quale periodo preciso i blog sono diventati oggetto di interesse da parte di aziende e altre realtà che hanno trovato (o creduto di trovare) in loro gli interlocutori ideali per parlare a un &ldquo;pubblico&rdquo; sempre più sfuggente, frammentato e meno interessato al <strong>marketing</strong> tradizionale.</p>
<p>Durante il prosieguo del corso continuerò assieme alla mia classe a &ldquo;smontare&rdquo; piattaforme, software, interfacce e pensieri dominanti. Allo stesso tempo, proporrò un ragionamento complessivo (e collettivo) sui principali <strong>social network</strong>. Capiremo assieme, nella pratica, come sono diventati parte integrante delle strategie di comunicazione e quali lezioni (in positivo e negativo) possiamo trarre dalle esperienze fin qui maturate da chi già lavora nel campo.</p>
<p>L&#8217;obiettivo che mi pongo è fornire una serie di strumenti per operare concretamente nell&#8217;online e &ldquo;sui social&rdquo;, oltre a ragionare in modo critico su <strong>comunicazione online</strong> e <strong>social media marketing</strong>. Due caratteristiche ugualmente importanti per chi un domani sarà un professionista di questo settore, o comunque si dovrà interfacciare a vario titolo con la comunicazione online, le sue pratiche condivise, l&#8217;approccio, l&#8217;etica, le responsabilità che questo mestiere richiede. </p>
<p>Curiosità, partecipazione e interesse verso la materia non mancano, anzi. Devo dire che il feedback ricevuto dalla classe è positivo. Le premesse per fare un bel percorso assieme ci sono tutte. </p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/comunicazione-fondazione-milano/">Comunicazione e Web 2.0 @ Fondazione Milano</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Arte e Comunicazione a confronto</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 06:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Comunicare l&#8217;arte e la cultura. Una sfida molto interessante, specie in un momento storico in cui &#8211; al di là della crescente domanda di comunicazione in quanto bene economico &#8211; è forte il bisogno di creare una nuova narrazione attorno al concetto di arte. 
Parlo di una necessità che va oltre agli aspetti meramente collegati al marketing o alla diffusione di un messaggio da uno a molti. Nell&#8217;epoca della riproducibilità tecnologica, l&#8217;arte rischia di disperdere il proprio potenziale estetico e narrativo all&#8217;interno di quello che può essere chiamato ad ampio ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/comunicazione-arte/">Arte e Comunicazione a confronto</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/comunicazione-arte/' addthis:title='Arte e Comunicazione a confronto '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Comunicare l&#8217;<strong>arte</strong> e la <strong>cultura</strong>. Una sfida molto interessante, specie in un momento storico in cui &#8211; al di là della crescente domanda di comunicazione in quanto bene economico &#8211; è forte il bisogno di creare una nuova narrazione attorno al concetto di arte. </p>
<p>Parlo di una necessità che va oltre agli aspetti meramente collegati al <strong>marketing</strong> o alla diffusione di un messaggio da uno a molti. Nell&#8217;epoca della <strong>riproducibilità tecnologica</strong>, l&#8217;arte rischia di disperdere il proprio potenziale estetico e narrativo all&#8217;interno di quello che può essere chiamato ad ampio spettro il <strong>&#8220;mondo dell&#8217;informazione telematica&#8221;. </strong></p>
<p>Non sono pochi gli esperti che si sono posti questa domanda: tra tutti, mi sento di consigliare l&#8217;ottimo &#8220;<strong><a href="http://www.amazon.it/Estetica-espressive-network-Estetiche-comunicazione/dp/8874370628/ref=sr_1_1?ie=UTF8&#038;qid=1320428408&#038;sr=8-1" target="_blank">Estetica dei nuovi media</a></strong>&#8221; di Antonio Tursi (Costa &#038; Nolan). L&#8217;autore si domanda in modo per nulla banale cosa è rimasto delle forme espressive che normalmente facciamo coincidere con il concetto di &#8220;arte&#8221;, sempre più soggette a ibridazioni di vario tipo all&#8217;interno di una società modellata sulle reti telematiche e a esse sempre più simile.</p>
<p>Il passaggio da una <strong>società</strong> di tipo <strong>industriale</strong> a una prettamente <strong>post-industriale e informativa</strong> non ha lasciato indenne il mondo dell&#8217;arte, quindi, né quella che potremmo definire &#8220;la sua filiera&#8221;. Filiera che in questi ultimi anni ha iniziato una coraggiosa opera di ripensamento delle proprie pratiche.</p>
<p>Scenario analogo per chi si occupa di comunicazione dell&#8217;arte. L&#8217;informazione è fuoriuscita dai classici contenitori (riviste tematiche, happening, istituzioni) e ora condividere pareri, opinioni, esperienze sull&#8217;arte e sul suo mondo è pratica sociale che avviene per buona parte in Rete e sui social media. Lo stesso concetto di &#8220;esperto&#8221; o &#8220;appassionato&#8221; è un involucro sempre più liquido e multiforme, che accomuna soggetti un tempo lontani da questo mondo. Nell&#8217;epoca in cui tutto è condivisibile, rilanciabile, e tutto è diventato informazione, dato, byte, query, risultato di un motore di ricerca, è chiaro che l&#8217;arte non può esimersi dall&#8217;affrontare la sfida telematica. Deve per forza di cose uscire dagli ambiti comunicativi che finora ha considerato propri e approcciarsi a una moltitudine di soggetti nuovi, in qualche modo inaspettati.  </p>
<p>Tutto ciò (e molto altro, a dir la verità) fa parte della riflessione che ho iniziato la scorsa estate assieme a <strong>Federico Palazzoli</strong>, titolare di <strong><a href="http://www.studiopesci.it/" target="_blank">Studio Pesci</a></strong>, società di comunicazione, promozione e ufficio stampa di eventi artistici e culturali. Da qui ne è nata una collaborazione su comunicazione online e social media. </p>
<p>Sarà una sfida professionale molto interessante, perché nasce dall&#8217;incontro di due territori (e due personalità, se vogliamo) distinte eppure caratterizzate da profondi punti di contatto. Forme espressive e racconto della realtà da un lato, networking society dall&#8217;altro.  </p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/comunicazione-arte/">Arte e Comunicazione a confronto</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Segnalezero.com su Fanpage.it</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 23:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Oggi ho il piacere di essere ospite di Fanpage.it. Claudio Gagliardini, collaboratore del portale nonché professionista del digitale, mi ha intervistato a proposito del mio lavoro, parlando di giornalismo, comunicazione, insegnamento, Web 2.0. 
Qui puoi trovare l&#8217;intervista a Segnalezero.com. Colgo l&#8217;occasione per ringraziare Claudio per avermi coinvolto, oltre che per la consueta gentilezza e disponibilità. Un caro saluto e buon lavoro!
</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/fanpage-segnalezero-intervist/">Segnalezero.com su Fanpage.it</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/fanpage-segnalezero-intervist/' addthis:title='Segnalezero.com su Fanpage.it '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Oggi ho il piacere di essere ospite di <strong><a href="http://www.fanpage.it">Fanpage.it</a></strong>. <a href="http://www.claudiogagliardini.it/">Claudio Gagliardini</a>, collaboratore del portale nonché professionista del digitale, mi ha intervistato a proposito del mio lavoro, parlando di giornalismo, comunicazione, insegnamento, Web 2.0. </p>
<p>Qui puoi trovare l&#8217;intervista a <strong><a href="http://www.fanpage.it/comunicazione-online-aziende/">Segnalezero.com</a></strong>. Colgo l&#8217;occasione per ringraziare Claudio per avermi coinvolto, oltre che per la consueta gentilezza e disponibilità. Un caro saluto e buon lavoro!</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/fanpage-segnalezero-intervist/">Segnalezero.com su Fanpage.it</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Blog Appeal: a Bologna un workshop su blog e comunicazione</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 18:31:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Tre serate a parlare di blog, blogosfera, contenuti online. In più, siccome siamo gente pratica, a sperimentare il blog come metodo e linguaggio di partecipazione. Concretamente, partendo se necessario dalle basi: come si scrive un post, come funziona WordPress, quali gli strumenti a disposizione per esprimersi al massimo delle potenzialità. E ancora: quale relazione c’è tra blog e comunicazione (nella sua accezione più ampia). Tra blog e universo dei social media, motori di ricerca e SEO, una serie di case histories sulla comunicazione online che abbraccia un periodo compreso tra ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/pillola-bologna-blog-workshop-comunicazione/">Blog Appeal: a Bologna un workshop su blog e comunicazione</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/pillola-bologna-blog-workshop-comunicazione/' addthis:title='Blog Appeal: a Bologna un workshop su blog e comunicazione '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Tre serate a parlare di <strong>blog</strong>, <strong>blogosfera</strong>, <strong>contenuti online</strong>. In più, siccome siamo gente pratica, a <strong>sperimentare il blog come metodo e linguaggio di partecipazione</strong>. Concretamente, partendo se necessario dalle basi: come si scrive un post, come funziona <strong>WordPress</strong>, quali gli strumenti a disposizione per esprimersi al massimo delle potenzialità. E ancora: quale relazione c’è tra <strong>blog</strong> e <strong>comunicazione</strong> (nella sua accezione più ampia). Tra blog e universo dei <strong>social media</strong>, <strong>motori di ricerca</strong> e <strong>SEO</strong>, una serie di case histories sulla comunicazione online che abbraccia un periodo compreso tra il 2000 e il 2011.</p>
<p>Sto parlando di <strong><a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=187168344690048" target="_blank">workshop #1 Blog Appeal</a></strong>, iniziato il 10 ottobre, la cui conclusione è prevista per lunedì prossimo, con un intervento sugli <strong>aspetti legali</strong> e <strong>copyright</strong> connessi alla pubblicazione di contenuti online.<br />
La location è di quelle da segnare in agenda: <a href="http://www.lapillola.net" target="_blank"><strong>La Pillola</strong></a>, vivace spazio di Bologna (un incubatoio di idee, creatività, esperienze culturali e sano <strong><a href="http://www.lapillola.net/La_Pillola/coworking.html" target="_blank">coworking</a></strong>), che assieme a <strong>Idealex</strong> mi ha proposto questo mini-corso in tre puntate.<br />
Un’esperienza trasversale, la definirei, rivolta a tutti: dai meno esperti che vogliono approcciarsi al mondo della comunicazione online a chi è già pratico ma ha bisogno di aggiornarsi e tenersi al passo con i cambiamenti.</p>
<p>A me la fortuna e il privilegio di coordinare format e contenuti delle prime due lezioni (<em>Blog e blogosfera</em>; <em>Blog, comunicazione e marketing</em>), affiancato da quei due purosangue del Web che sono <strong><a href="http://twitter.com/#!/RudyBandiera" target="_blank">Rudy Bandiera</a></strong> e <strong><a href="http://twitter.com/#!/matteobianx" target="_blank">Matteo Bianconi</a></strong>.</p>
<p>Dietro alle numerose domande ricevute durante l’esposizione, dietro alla curiosità che abbiamo (spero!) suscitato nei partecipanti, dietro al confronto diretto e continuo, dietro alla serietà espressa da tutti (organizzatori e partecipanti) si cela il successo di un’esperienza rivelatasi dal mio punto di vista piacevole, stimolante e ricca di spunti da un punto di vista personale e professionale.<br />
Abbattere il muro tra platea e uditorio significa che tutti imparano e insegnano allo stesso tempo. E così è andata: interattività al 100%, di cui vi ringrazio.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/pillola-bologna-blog-workshop-comunicazione/">Blog Appeal: a Bologna un workshop su blog e comunicazione</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Berlino tra freelance e start-up. Il futuro dell’hi-tech è spuntato dalle macerie del muro.</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 17:13:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>SegnaleZero continua a parlare di Berlino. E oggi ospita una persona che conosce molto bene la capitale tedesca. Stiamo parlando di Lorenzo, del Team Italia della start-up berlinese twago, piattaforma di outsourcing online per freelance (web designer, copywriter, programmatori, traduttori). 
Quando uscì il libro “Wir nennen es Arbeit. Die digitale Boheme&#8221; Boheme“si era forse solo agli inizi. Noi lo chiamiamo lavoro, dicevano gli autori Holm Friebe e Sascha Lobo rivendicando il valore del loro ruolo nel mercato. Ma più che altro è stata la seconda parte del titolo a trasformarsi ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/berlino-tra-freelance-e-start-up-il-futuro-dell%e2%80%99hi-tech-e-spuntato-dalle-macerie-del-muro/">Berlino tra freelance e start-up. Il futuro dell’hi-tech è spuntato dalle macerie del muro.</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/berlino-tra-freelance-e-start-up-il-futuro-dell%e2%80%99hi-tech-e-spuntato-dalle-macerie-del-muro/' addthis:title='Berlino tra freelance e start-up. Il futuro dell’hi-tech è spuntato dalle macerie del muro. '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><strong>SegnaleZero continua a parlare di Berlino. E oggi ospita una persona che conosce molto bene la capitale tedesca. Stiamo parlando di <a href="http://twitter.com/#!/lorenzomonfreg" target="_blank">Lorenzo</a>, del Team Italia della start-up berlinese <a href="http://www.twago.it">twago</a>, piattaforma di outsourcing online per <a href="http://www.twago.it/expert/Freelance/Freelance">freelance</a> (web designer, copywriter, <a href="http://www.twago.it/expert/Programmatore/Programmatore">programmatori</a>, traduttori). </strong></p>
<p>Quando uscì il libro “<a href="http://wirnennenesarbeit.de/index.html?nr=20060928113212">Wir nennen es Arbeit. Die digitale Boheme</a>&#8221; Boheme“si era forse solo agli inizi. <em>Noi lo chiamiamo lavoro</em>, dicevano gli autori Holm Friebe e Sascha Lobo rivendicando il valore del loro ruolo nel mercato. Ma più che altro è stata la seconda parte del titolo a trasformarsi in un cult: La Boheme Digitale. Talenti giovani e giovanissimi, portatori di conoscenze all’avanguardia, capaci di mettersi sul mercato in maniera non convenzionale, ecco di chi si parlava. Lavoratori diversi e, per essere precisi, <strong>lavoratori freelance</strong>. Così come una vera economia era quella digitale, per chi non lo avesse ancora capito. E chi si era concesso la presunzione di storcere il naso poco fa, oggi certamente tace. C’è forse ancora qualcuno pronto a negare il valore della produzione e degli scambi in rete?</p>
<p><strong>Una boheme digitale non poteva che nascere a Berlino</strong>, città storicamente creativa, fin dai bohemienne squattrinati e affamati degli anni Venti del Novecento. Città per artisti, sempre e comunque, anche oggi, anche con i cambiamenti che la tecnologia ha portato nell’arte. Berlino, una città dove la storia contemporanea è stata e rimane viva e dove oggi si fa una nuova storia dell’IT e di una nuova orrizonatlità democratica in rete. L’irrompere di una generazione digitale sta agendo su tutta la città, non solo negli uffici.</p>
<p>La Boheme Digitale è stata probabilmente la vera protagonista del passaggio dalla Berlino alternativa, classicamente bohemienne degli anni Novanta a quella che oggi, nel secondo decennio degli anni Duemila, è diventata la &#8220;<a href="http://techcrunch.com/2011/05/22/witn-london-is-gonna-be-pissed-but-we-prefer-berlin-for-startups-tctv/">prima meta per le start-up</a>&#8221; capace di fare le scarpe a Londra (Techcrunch) o, meglio ancora, &#8220;<a href="http://www.spiegel.de/international/business/0,1518,758097,00.html">la Mecca delle Start-up</a>&#8221; (Der Spiegel). Se un tempo Berlino era “povera ma sexy” ora è certamente sempre sexy, ma meno povera. Anzi, sembra essere destinata a diventare “diversamente ricca”, laddove la ricchezza è legata alla possibilità di nuove prospettive ed è aperta ad idee meritevoli che guardano avanti. Berlino ha aperto le porte al webmarketing e a chi voglia scommettere su di esso.</p>
<p>Sulle rive della Sprea si sta verificando una crescita di innovative start-up hi-tech che non sembra volersi fermare. In questo Berlino è ancora tedesca: quando si fanno le cose, si fanno per bene, e al 100%. La stessa cosa vale per la proverbiale solidità e lungimiranza del mercato tedesco. Già da<br />
alcuni anni gli investitori hanno <strong>scelto Berlino per investire su diverse start-up</strong>, e ora che i risultati iniziano ad essere molto evidenti, il trend è in notevole crescita.</p>
<p>Ma gli investitori non sono solo tedeschi. Sono numerosi anche gli investitori internazionali che scommettono sulle <strong>start-up berlinesi</strong>. Non potrebbe essere altrimenti. Berlino è tedesca, si diceva, ma non solo. <strong>Berlino è il nuovo polo cosmopolita e internazionale d’Europa.</strong> Tedesco come lingua madre e inglese come lingua universale si intrecciano in ogni angolo, in ogni caffè, in ognuno dei luoghi informali che costituiscono l’ambiente ideale per molteplici forme di creatività. La lingua inglese è il solo modo sicuro per comunicare in una realtà dove la popolazione provenie da 195 paesi differenti, in un melting-pot di modi di vivere e idee che ha portato a risultati a dir poco interessanti. Un melting-pot dove, per i pochi che non lo sapessero, il contributo italiano è decisamente alto e di valore.</p>
<p>E allora, se volete sapere cos’è oggi quella Boheme Digitale, date un’occhiata alla piattaforma (in lingua inglese) <a href="http://siliconallee.com/">Silicon Allee</a>, che è soltanto un esempio della nuova fiorente crescita delle start-up berlinesi. E se volete vedere i protagonisti, magari freelance, di questa nuova era, fate un salto al caffé dei blogger, il <a href="http://www.sanktoberholz.de/?lang=en">St. Oberholz</a>. </p>
<p>Non dimenticate il vostro laptop prima di perdervi per Berlino e scoprite come la capitale tedesca sia oggi diventata la capitale dei <strong>lavoratori del web</strong>, del loro sapere, delle loro capacità, delle loro enormi potenzialità.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/berlino-tra-freelance-e-start-up-il-futuro-dell%e2%80%99hi-tech-e-spuntato-dalle-macerie-del-muro/">Berlino tra freelance e start-up. Il futuro dell’hi-tech è spuntato dalle macerie del muro.</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il bello della Rete..</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jul 2011 08:41:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;iniziativa User Generated Advertising di Motor Show Bologna e Armando Testa è giunta al quarto giorno, e ha già raccolto circa una trentina di proposte creative. Esperti di settore, creativi, appassionati di motori si stanno dando battaglia per trovare lo slogan (o gli slogan) che andranno a formare la nuova campagna di comunicazione del Salone bolognese.
La notizia, poi, è stata ripresa anche dalla stampa specializzata e non, tra cui da Repubblica.it, Motori.it, Arezzoweb.

Siccome ho lavorato all&#8217;iniziativa non posso che essere soddisfatto.
 Da subito ci era parsa un&#8217;idea che poteva funzionare, ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/il-bello-della-rete/">Il bello della Rete..</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/il-bello-della-rete/' addthis:title='Il bello della Rete.. '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>L&#8217;iniziativa <strong><a href="http://blog.motorshow.it/motor-show/user-generated-advertising">User Generated Advertising</a></strong> di <strong>Motor Show Bologna</strong> e <strong>Armando Testa</strong> è giunta al quarto giorno, e ha già raccolto circa una trentina di proposte creative. Esperti di settore, creativi, appassionati di motori si stanno dando battaglia per trovare lo slogan (o gli slogan) che andranno a formare la nuova campagna di comunicazione del Salone bolognese.</p>
<p>La notizia, poi, è stata ripresa anche dalla stampa specializzata e non, tra cui da <a href="http://www.repubblica.it/motori/attualita/2011/07/20/news/il_motor_show_wants_you_e_cerca_lo_slogan_su_facebook-19378824/">Repubblica.it</a>, <a href="http://www.motori.it/eventi/9981/motor-show-2011-slogan-nasce-su-facebook.html">Motori.it</a>, <a href="http://www.arezzoweb.it/notizie/speciale.asp?idnotizia=64080">Arezzoweb</a>.</p>
<p><img src="http://www.segnalezero.com/wp-content/uploads/2011/07/bologna.jpg" alt="bologna.jpg" border="0" width="360" height="180" align="left" /></p>
<p>Siccome ho lavorato all&#8217;iniziativa non posso che essere soddisfatto.<br />
 Da subito ci era parsa un&#8217;idea che poteva funzionare, anche se sinceramente non mi sarei mai aspettato una così grande partecipazione. Specie già a partire dai primi giorni e in un periodo come quello estivo.</p>
<p>E invece la cosa sta funzionando. Secondo me i suoi punti di forza sono:<br />
1 &#8211; la <strong>semplicità</strong>,</p>
<p>2 &#8211; l&#8217;<strong>immediatezza</strong>,</p>
<p>3 &#8211; il <strong>meccanismo di partecipazione</strong>, che consente a tutti di dire la propria anche senza possedere particolari esperienze di copywriting o editoriali.</p>
<p>Ora, non voglio farne l&#8217;apologia, anche perché non mi sembra corretto essendone parte in causa. Voglio solo dire che la lezione di oggi (parlo a livello di Web partecipativo) sono le tre parole menzionate sopra. Semplicità, immediatezza e&#8230; trasversalità, se vogliamo chiamarla così. Il bello della Rete, al di là di facili ideologie, è che mette tutti alla pari: e vedere blogger, giornalisti, fanatici di motori, copywriter professionisti e creativi in pectore competere ad armi pari e sullo stesso terreno è bello. Semplicemente.</p>
<p><strong>Achtung!</strong>: <em>sono consulente dell&#8217;agenzia Hibo dal settembre 2009, lavoro sul cliente Motor Show Bologna dal 2010. Questo post è una mia riflessione personale e vuole essere un semplice spunto da condividere con chi, come me, vive quotidianamente e ama la Rete e le sue dinamiche.</em></p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/il-bello-della-rete/">Il bello della Rete..</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Huffington Post: arrivano i tagli</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Mar 2011 10:40:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Qualche giorno fa, in &#8216;Appunti su giornalismo, diritti e crowdsourcing (passando per Huffington)&#8216; ho parlato di Huffington Post, di AOL e di quei blogger che per anni hanno collaborato alla testata online senza ricevere un dollaro. Il tutto in nome di una partecipazione collettiva al Grande Discorso del Web 2.0 che, sotto l&#8217;egida del crowdsourcing e della produzione collettiva di contenuti, spesso nasconde lavoro non pagato e sfruttamento della cosiddetta manodopera intellettuale.
Oggi, ad acquisizione conclusa e ufficializzata (America On Line compra Huffington Post per 315 milioni di dollari), e dopo ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/huffington-post-arrivano-i-tagli/">Huffington Post: arrivano i tagli</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/huffington-post-arrivano-i-tagli/' addthis:title='Huffington Post: arrivano i tagli '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Qualche giorno fa, in &#8216;<a href="http://www.segnalezero.com/2011/02/16/appunti-su-giornalismo-diritti-e-crowdsourcing-passando-per-huffington/">Appunti su giornalismo, diritti e crowdsourcing (passando per Huffington)</a>&#8216; ho parlato di Huffington Post, di AOL e di quei blogger che per anni hanno collaborato alla testata online senza ricevere un dollaro. Il tutto in nome di una partecipazione collettiva al Grande Discorso del Web 2.0 che, sotto l&#8217;egida del crowdsourcing e della produzione collettiva di contenuti, spesso nasconde lavoro non pagato e sfruttamento della cosiddetta manodopera intellettuale.</p>
<p>Oggi, ad acquisizione conclusa e ufficializzata (America On Line compra Huffington Post per 315 milioni di dollari), e dopo le prime polemiche dei blogger, che ironicamente hanno chiesto ad Arianna Huffington: &#8220;Ti avanza qualche spicciolo?&#8221;, arrivano altre conferme non proprio positive.</p>
<p>Lo leggo in un articolo di <a href="http://www.repubblica.it">Repubblica</a> che trovate a <strong><a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/03/04/news/l_huffington_post_licenzia-13190174/?ref=HRERO-1">questo link</a></strong>.<br />
&#8220;<em>&#8230; l&#8217;ad Tim Armstrong, in un incontro con i giornalisti dell&#8217;Huffington, ha annunciato che ci saranno dei tagli. Il numero dei licenziamenti ancora non è noto, ma la notizia è che colpiranno anche la testata, mentre all&#8217;inizio sembrava che fosse solo la parte amministrativa ad essere interessata dalla ristrutturazione. &#8220;Ci saranno modifiche dal punto di vista lavorativo&#8221;, ha detto Armstrong</em>&#8220;.</p>
<p>&#8220;<em>Ma i blogger non ci stanno. Visual Art Source e ArtScene, due collaboratori attivi dell&#8217;Huffington Post a titolo gratuito, sono entrati in sciopero e non forniranno più contenuti al sito. E chiedono ad altri collaboratori di aderire alla protesta, citando tutte le mancanze e le incongruenze nel rapporto di lavoro con il Post. Bill Lasarow, una delle menti dietro Visual Art Source, chiede di stabilire una tabella di retribuzioni per chi collabora col Post, al momento inesistente. Inoltre, chiede la dissociazione di contenuti forniti a titolo gratuito dalle inserzioni pubblicitarie e dai comunicati stampa</em>&#8220;.</p>
<p>Ed ecco il cuore di tutta la vicenda, che conferma implicitamente il ragionamento che ho fatto nel post &#8216;<a href="http://www.segnalezero.com/2011/02/16/appunti-su-giornalismo-diritti-e-crowdsourcing-passando-per-huffington/">Appunti su giornalismo, diritti e crowdsourcing (passando per Huffington)</a>&#8216;.</p>
<p>Cito sempre da <a href="http://www.repubblica.it">Repubblica</a>, sottolineando due punti secondo me fondamentali:<br />
&#8220;<em>Alle proteste, <strong>Arianna Huffington risponde che la retribuzione vera per i contenuti forniti è la visibilità</strong>. Ma con la cifra che Aol ha pagato per il Post, Lasarow e i siti coinvolti non sembrano più intenzionati a lavorare per la gloria. I blogger chiedono di essere pagati, e indubbiamente il loro lavoro gratuito ha contribuito alla fama dell&#8217;Huffington Post. &#8220;Dobbiamo trasformare questo rapporto in uno scambio professionale&#8221;, dice Lasarow. E la Huffington, ora a capo dei servizi giornalistici di Aol, &#8220;farebbe bene a cambiare mentalità&#8221;. Continua Lasarow: &#8220;Al Post non fanno niente di illegale, ma si comportano in maniera ipocrita e priva di etica&#8221;. La risposta della Huffington è chiara e concisa: <strong>&#8220;Coraggio, scioperate&#8221;, dice, &#8220;nessuno se ne accorgerà. Scrivere per il Post equivale ad andare in tv in un talk show di grande popolarità. Vuol dire visibilità massima. E se qualcuno decide di andarsene, sono in tanti pronti ad occupare quegli spazi</strong>&#8220;</em>&#8220;.</p>
<p>Come a dire, tanto c&#8217;è la fila fuori. Ecco la vera &#8211; e duplice &#8211; ipocrisia della Huffington e di molti altri editori: da un lato considerare la visibilità come una forma di pagamento (niente di più falso). Dall&#8217;altro esaltare l&#8217;importanza delle nuove pratiche di produzione contenuti, le intelligenze condivise e tutte le mode che il Web ha lanciato in questi ultimi anni, per poi negare l&#8217;individuo e arroccarsi nella versione 2.0 del vecchio &#8220;Fai quello che ti pare, tanto c&#8217;è la fila qui fuori!&#8221;</p>
<p>Compiute delle verifiche, ho visto che i fatti citati da Repubblica.it possono essere letti anche sotto un&#8217;altra luce e con uno schema diverso.<br />
I blogger chiedono un rapporto di lavoro diverso con Huffington Post, dopo anni di lavoro gratuito.<br />
Arianna Huffington risponde loro di no perché sa cosa sta per accadere.<br />
I blogger protestano e intanto, con il passaggio ad AOL, arriva la scure dei tagli che colpisce SOLO la redazione di giornalisti (quindi gli assunti, qui Repubblica sembra fare confusione..).<br />
Ai blogger, che hanno già minacciato di non fornire più contenuti, Arianna Huffington risponde picche. Come ha trovato loro, ne può trovare centinaia là fuori.</p>
<p>A prescindere dalla lettura che vogliamo dare agli eventi, la conclusione è una. C&#8217;è un forte bisogno di ripensare il rapporto tra editore online e collaboratori/blogger, prima che passi definitivamente l&#8217;assunto per cui scrivere per un blog/testata online sia opera di mero volontariato. L&#8217;inganno del crowdsourcing sta tutto qua.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/huffington-post-arrivano-i-tagli/">Huffington Post: arrivano i tagli</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Appunti su giornalismo, diritti e crowdsourcing (passando per Huffington)</title>
		<link>http://www.segnalezero.com/appunti-su-giornalismo-diritti-e-crowdsourcing-passando-per-huffington/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 10:37:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero.babudro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Sono sempre più convinto che il giornalismo non morirà. Dopotutto, una società che fonda i suoi rapporti sulla produzione e sullo scambio incessante di merci informative non può, a un certo punto del suo sviluppo, ‘staccare la spina’ e rinunciare a un tassello importantissimo della sua stessa struttura. In un momento storico e tecnologico come quello che stiamo vivendo, sarebbe come rinunciare all’ossigeno.
Sono però altrettanto realista. Quindi ribadisco che, se a morire non sarà il giornalismo, fine ben diversa faranno i giornalisti, Anzi, guardando in faccia la realtà, a essere ...</p><p><a href="http://www.segnalezero.com/appunti-su-giornalismo-diritti-e-crowdsourcing-passando-per-huffington/">Appunti su giornalismo, diritti e crowdsourcing (passando per Huffington)</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.segnalezero.com/appunti-su-giornalismo-diritti-e-crowdsourcing-passando-per-huffington/' addthis:title='Appunti su giornalismo, diritti e crowdsourcing (passando per Huffington) '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet" tw:via="bpi410"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Sono sempre più convinto che il giornalismo non morirà. Dopotutto, una società che fonda i suoi rapporti sulla produzione e sullo scambio incessante di merci informative non può, a un certo punto del suo sviluppo, ‘staccare la spina’ e rinunciare a un tassello importantissimo della sua stessa struttura. In un momento storico e tecnologico come quello che stiamo vivendo, sarebbe come rinunciare all’ossigeno.</p>
<p>Sono però altrettanto realista. Quindi ribadisco che, se a morire non sarà il giornalismo, fine ben diversa faranno i giornalisti, Anzi, guardando in faccia la realtà, a essere caduto nella peggiore crisi della sua storia è proprio quel modello di produzione e confezionamento della notizia che prevede il giornalista come soggetto economicamente e sindacalmente riconosciuto e figura centrale nella condivisione delle informazioni destinate a diventare merce-notizia.</p>
<p>Alcuni grandi giornalisti lo dicono da tempo, al riparo dai riflettori, e c’è chi giura di aver sentito un vicedirettore dire, all’ombra di Via Solferino, che i giornalisti sono cosa morta. Questo accadeva sette-otto anni fa, quindi ben prima del boom della Rete di massa, del Social Networking e di tutti i fenomeni che hanno rappresentato un enorme volano della condivisione di informazioni ed esperienze.</p>
<p>Ma voglio procedere con ordine. Il primo punto che poche volte viene affrontato nelle discussioni relative a questo tema è il ruolo di una testata all’interno di un ecosistema mediatico, poniamo quello italiano. Lasciando da parte le molte storture dello scenario, proprietà incrociate ed editori di ventura (il discorso ci porterebbe lontano), possiamo ben dire che – fatta eccezione per pochi, pochissimi casi – una testata è sempre più percepita dai soggetti in gioco (quindi dall’editore al lettore) come bocca di fuoco di interessi diversi rispetto al semplice “fare informazione”.<br />
Chiunque si sia impratichito di giornalismo per almeno qualche anno ha sentito, almeno una volta, un direttore o un caporedattore definire importante un articolo più per il fatto di essere finito nella rassegna stampa giusta (quella della concorrenza, quella di un determinato consiglio di amministrazione, quella di un’azienda inserzionista) che per il fatto di determinare in sé, solo per il fatto di diventare materiale pubblico, un servizio al lettore o alla comunità.<br />
I lettori, aizzati dai soliti paladini dell’informazione anti-casta, hanno capito questo gioco da molto tempo. Per questo e per altri motivi, hanno finito col disaffezionarsi alla notizia, che è il bene di cui vive il giornalismo.</p>
<p>Di fronte a questo mutamento di paradigma, di fronte a una rivoluzione tecnologica che ha cambiato radicalmente i rapporti di produzione e di consumo della notizia, il mestiere non ha saputo evolversi, se non esteriormente. Oggi è possibile leggere i giornali su iPad, ad esempio, ma la notizia viene scritta, con qualche leggera modifica dovuta allo stile e alle battute, seguendo le stesse regole di dieci, venti anni fa, spesso senza considerare che (almeno per quanto riguarda l’online), il lettore si è evoluto e pretende un nuovo tipo di rapporto con chi gli fornisce un bene per cui egli è disposto a spendere.<br />
Non è un caso, al netto della qualità dei contenuti, che una delle iniziative editoriali nazionali di maggior successo sia Il Fatto Quotidiano, che ha costruito una buona presenza online e sulle reti sociali e, in chiave anti-sistema (dell’informazione), ha sempre sottolineato la sua indipendenza dai finanziamenti pubblici.</p>
<p>Ora, resto convinto che il giornalismo non morirà mai. I giornalisti faranno un’altra fine. La stanno già facendo, è inutile nascondersi dietro all’evidenza. E lo scenario futuro che si sta prospettando davanti ai nostri occhi non è dei più rassicuranti.</p>
<p>Il valore economico di una notizia, che è ciò che il giornalista “vende” al proprio editore, si sta spostando sempre più verso lo zero, complice la crisi e una serie di meccanismi economici e psicologici che stanno trasformando il prodotto informativo in “commodity”. A complicare lo scenario, penso soprattutto al nostro paese, è il trattamento misero riservato a collaboratori e freelance, sempre meno messi in grado di lavorare per produrre notizie di qualità. E non parlo solo di linea editoriale e di pressioni che un professionista può ricevere negli anni: spesso, di fronte all’evidenza di essere “pagati a pezzo”, conviene puntare sulla notizia sicura per garantirsi l’articolo in pagina piuttosto che su quella che può rivelarsi problematica o che prelude a un iter di discussione piuttosto lungo tra redazione e collaboratore.<br />
Un meccanismo, questo, che ha finito con l’abbassare ulteriormente la qualità media dei contenuti prodotti. Come potete ben capire, arrivati a questo punto la miccia è accesa, e il circolo vizioso innescato.</p>
<p>Vorrei concludere questo mio pensiero, posto che sul tema tornerò altre volte. La notizia di una settimana fa &#8211; <a href="http://hightech.blogosfere.it/2011/02/aol-compra-lhuffington-post-per-315-milioni-di-dollari.html">l’acquisto di Huffington Post da parte di AOL</a> &#8211; e le <a href="http://www.annabruno.it/blog/vendita-huffington-post-ad-aol-i-blogger-battono-cassa/12-02-2011">successive polemiche da parte di blogger e giornalisti</a> che da tre anni scrivono gratis e di quei 315 milioni di dollari non hanno visto uno spicciolo, deve far riflettere a proposito dello scenario che si prospetta in tema di “nuova informazione”. Sì perché se da un lato è evidente che i mandanti della morte del giornalista sono i cattivi editori, quelli collusi con altri interessi – ben diversi da quello di fare cronaca – è pur sempre vero che la produzione di contenuti dal basso, finora, si è rivelata un grande affare. Soprattutto per chi gioca al ruolo di “nuovo editore”.<br />
Al netto di altre considerazioni, la vicenda dimostra il parziale fallimento delle politiche di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Crowdsourcing">crowdsourcing</a> applicate all’editoria e all’informazione. Soprattutto perché sta facendo passare a tutti i livelli un concetto volontaristico della produzione di informazioni. Non che si tratti di ambiti che non possono coesistere: l’affermarsi del<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Citizen_journalism"> citizen journalism</a>, laddove giornalisti stipendiati e collaboratori semi-professionisti possono convivere, lo dimostra.<br />
Il caso Huffington sottolinea, semmai, la contraddizione che il settore sta vivendo. Schiacciato da un lato dalle politiche e dagli interessi di molti editori, che del professionista farebbero volentieri a meno (costa troppo, dicono), dall’altro la schizofrenia è tale per cui, una volta perso per strada (almeno a livello concettuale) il valore intrinseco di una notizia,  il volontario si trova a essere il principale competitor del giornalista. E questo è solo uno degli esempi più eclatanti, perché di colleghi bravi scavalcati da chi non ha altro da chiedere se non pochi Euro a cartella, quindi ben al di sotto dei minimi sindacali, ce ne sono a centinaia.</p>
<p>In questo schema, l’editore è l’unico che trae vantaggio economico dalla produzione di notizie a basso costo. Il giornalista ‘tradizionale’ vede cancellare, passo dopo passo, i suoi diritti e la stessa possibilità di esercitare il suo lavoro. Terzo, si afferma una nuova figura professionale che talvolta, per sua stessa natura, lavora spingendosi oltre i limiti consentiti dalla deontologia professionale, ma soprattutto senza sapere che il suo lavoro – ok, apre a nuovi spazi di libertà personale e professionale – ma sta ledendo i diritti dei colleghi e della categoria, se così vogliamo chiamarla. Insomma, la guerra tra poveri.</p>
<p>Un collaboratore che lavora a 5 Euro a cartella é un danno per i colleghi. Un editore che cerca collaboratori disposti a scrivere gratis o quasi purché gli venga garantito un minimo di visibilità è un danno per il settore. Di tutto questo sono assolutamente convinto, e rifiuto la liturgia che vede nel cosiddetto Web 2.0 il nuovo che avanza a tutti i costi. Lo è, non sempre: bando agli entusiasmi quando non giustificati ed eccessivi. Questa almeno è la mia posizione: la posizione di chi è pronto a riconoscere pari dignità a chi scrive, si chiami giornalista, blogger, web writer o citizen journalist. Purché si giochi ad armi pari: quindi, diritti e doveri per tutti, non il ricatto economico per i giornalisti, e la giungla di regole per tutti gli altri.</p>
<p>L’enorme contraddizione della società italiana, per sua natura rimasta con la mente agli anni ’50, al fordismo e alla produzione materiale, è non saper applicare schemi logici e di buon senso anche alle nuove realtà che vanno via via affermandosi.<br />
Un esempio: guardiamo con giusta e dovuta preoccupazione alla sorte degli operai Fiat, sempre più schiacciati dalla concorrenza dei loro colleghi polacchi, e non ci indigniamo allo stesso modo quando, con la scusa del crowdsourcing o di altri fenomeni internettari, si contribuisce a ridurre a zero il  valore economico del lavoro giornalistico e quindi di chi lo esercita. Anzi, molti di noi – anche tra gli addetti ai lavori &#8211; si ritrovano a benedire un sistema che, sì, aprirà a nuovi spazi di informazione, ma riscrive pericolosamente verso il basso i diritti di tutti. Perché due pesi e due misure? E a chi conviene questo gioco al massacro?</p>
<p>Il giornalismo non morirà mai, perché la società avrà sempre bisogno di chi produce e smercia informazioni. Probabilmente gli editori si ricicleranno, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Arianna_Huffington">come a suo tempo ha fatto la stessa Arianna Huffington</a>, e troveranno una nuova veste per la stessa sostanza. Ma con la cosiddetta “forza-lavoro” come la mettiamo? Oppure abbiamo tutti accettato surrettiziamente che il Web è il territorio del ‘free’, e che quindi in questo schema il giornalista di oggi e di domani si trova a essere trasformato in un volontario?</p>
<p>Che il giornalista tradizionale, quello che in Italia é iscritto all’Ordine eccetera eccetera, non sia più centrale nel processo di produzione e confezionamento di informazioni, lo posso capire. Come posso capire che nascano e si affermino nuove figure professionali. Che però tutto ciò si trasformi in un pretesto per fare del giornalista la vittima designata, sacrificata assieme ai diritti sull’altare del processo di innovazione tecnologica, questo non lo accetto. Innovare e togliere diritti a tutti sono due categorie del pensiero molto diverse. Non cediamo alla tentazione di confonderle, in nome dell’esaltazione per il crowdsourcing o dell’ultima moda nata nel Web.</p>
<p><a href="http://www.segnalezero.com/appunti-su-giornalismo-diritti-e-crowdsourcing-passando-per-huffington/">Appunti su giornalismo, diritti e crowdsourcing (passando per Huffington)</a>  su <a href="http://www.segnalezero.com">Segnale Zero</a></p>]]></content:encoded>
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