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Il limite tra critica e diffamazione online

Autore: |martedì, 23 febbraio, 2010|Personale|

Leggo proprio ora dalla Provincia Pavese la notizia di una dipendente dell’Agenzia delle Entrate, Rosa Grazia Arcifa, licenziata per aver espresso delle critiche sul sistema fiscale attraverso un forum.

Anche se l’articolo non riporta le frasi ‘incriminate’, si dice che sono bastate per far scattare un provvedimento di licenziamento senza preavviso e per giusta causa.
In un primo momento ho letto la notizia come una delle tante che ultimamente mi passano sotto gli occhi e riguardano licenziamenti o altri provvedimenti disciplinari nei confronti di dipendenti, dovuti ad affermazioni o comportamenti considerati lesivi dell’azienda o dell’istituzione cui fanno riferimento.
Ma a colpirmi ancor di più è stato il fatto che la Arcifa, presentando il dovuto ricorso, ha fatto sapere che quelle affermazioni erano sì critiche, ma nell’ottica di stimolare un dibattito.

Infatti avrebbe pubblicato online sei interventi relativi ai problemi dell’amministrazione della giustizia in Italia, con riferimenti alla normativa tributaria e all’amministrazione finanziaria. Sei interventi, non proprio un semplice status update simile a quel “Il mio lavoro è noioso”, che un anno fa costò il licenziamento all’inglese Kimberley Swann, all’epoca dipendente della Ivell Marketing and Logistics.

Uso il paragone perché ho seguito quella vicenda da vicino. Messe assieme mi paiono due storie molto diverse.. Da un lato una nota su Facebook che si limita a parlar male del proprio posto di lavoro senza motivare, dall’altro una critica quantomeno ragionata, se è vero che per esprimerla tutta ci sono voluti sei post su di una bacheca. (Lo dico senza nulla togliere al potenziale diffamatorio delle note in questione, non avendole rintracciate online).

Resto in attesa di ulteriori sviluppi, con un dubbio. Non è che facendosi scudo di concetti come l’online reputation si arriva al punto da cercare di ridurre ai minimi termini il legittimo diritto alla critica e all’espressione del proprio pensiero? E, nel caso, qual è per un dipendente il limite tra diritto di critica e diffamazione? Voglio dire, la Arcifa ha parlato di temi che ci riguardano tutti: norme, tributi, amministrazione finanziaria, tasse. Mi chiedo se l’interesse insito nella collettività rispetto a un dato argomento può avere un suo certo peso nel determinare cosa è critica costruttiva e cosa invece un’azione che va a danneggiare l’immagine dell’ente per cui si lavora.

Ma soprattutto quale dei due diritti è predominante? Se un domani il ricorso della Arcifa venisse rigettato, si potrebbe creare una situazione alquanto strana… Non vorrei che a passare fosse il concetto di sostanziale equiparazione tra critica all’istituzione per cui si lavora e diffamazione a mezzo web, stampa ecc. Le conseguenti ripercussioni sulle attività sindacali o su tutti quei momenti che consentono ai lavoratori (magari quelli non sindacalizzati) di confrontarsi, dibattere, trovare soluzioni sono facilmente immaginabili …

Piero-Babudro-SegnaleZero-Com-Scrittura-Creativa-Digitale Il limite tra critica e diffamazione online

Consulente per la comunicazione digitale. Mi occupo di Content Strategy, Content Marketing e Storytelling. Aiuto i miei clienti a progettare narrazioni e contenuti digitali che funzionano e portano risultati misurabili. Il mio approccio è media neutral: utilizzo indifferentemente testi, immagini e video per creare valore tangibile. Organizzo corsi di formazione in azienda, insegno presso l’Istituto Europeo di Design di Milano. Ho condensato parte del mio metodo di lavoro nel volume “Manuale di scrittura digitale creativa e consapevole” (Flaccovio, 2016), con l’obiettivo di aiutarti a produrre contenuti di livello eccezionale.

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