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Managing Zen | Zen e organizzazione aziendale

Pubblicato il 20 novembre, 2016

“Il centro del movimento è un punto immobile”. Questa è una delle due frasi che presenta idealmente il nuovo SegnaleZero. Magari non tutti conoscono la sua fonte, che è “Managing Zen” di Vittorio Mascherpa, libro che ho conosciuto all’inizio della mia attività di consulente, nel 2007.

“Cosa voglio fare?”

All’epoca ero fresco di dimissioni dal classico posto fisso, desiderio non troppo recondito dei nostri genitori e speranza cui, mai come oggi, anela un’intera generazione. Stavo vivendo quel passaggio della vita, tipico dei 28-30 anni e dei cicli settennali, in cui la domanda “Cosa voglio fare?” ti porta invariabilmente a chiederti come, con chi e, soprattutto, perché e con quali mezzi. Sarebbero stati necessari poco meno dei due lustri successivi per capire che, come ho detto in classe ai miei studenti dell’Istituto Europeo di Design qualche giorno fa, i quesiti fondamentali della vita sono altri due, da cui discende, deriva e si origina tutto il resto: “Dove sto andando?” e “Chi verrà con me?”.

Libertà e sicurezza

Classifiche a parte, un giorno, in quel 2007 di grandi rivoluzioni, mi trovai a parlare con un imprenditore che aveva già compiuto alcuni passi che avrei voluto essere miei. Il primo, banale se vogliamo, essere padrone del proprio tempo e unico responsabile delle proprie azioni. E fin qui, ci siamo: è un desiderio piuttosto comune, acuito nei più giovani da due decenni di una cultura che fa leva sull’individuo e sulle sue capacità. Il secondo, meno banale, per lui era stato capire che l’imprenditorialità e tutto il resto potevano diventare una seconda gabbia, più agile certo della prima, che si finisce col desiderare perché meno stretta e opprimente della prima. Tradotto: scegli la libera professione perché vuoi metterti alla prova su un terreno che metta a valore le tue capacità e poi ti trovi a dover tenere in piedi una ruota di fatica, responsabilità, corse inutili, consumi, spese scaricabili e ammortizzatori sociali progressivamente sottratti e cancellati che, per certi versi, finisce col diventare ancora più onerosa della situazione di partenza. In questo senso, mi fece notare il mio interlocutore, il punto di equilibrio tra sicurezza e libertà è una lama di rasoio. Nel senso, si può essere un ingranaggio anche se non hai una scrivania in un ufficio, un cartellino da timbrare e ore da investire alla macchinetta del caffè.

Man mano che la nostra chiacchierata procedeva, le ore trascorrevano e dai semplici discorsi riguardanti gli affari ci stavamo spostando su un altro terreno, di cui all’epoca avevo una conoscenza poco più che vaga, mi parlò di “Managing Zen”, libro che lo aveva aiutato tantissimo a cambiare rotta, poco prima che la sua vita abdicasse totalmente al lavoro. Me ne parlò benissimo, con tono entusiasta, e finì per prestarmelo. Iniziai a leggerlo distrattamente solo molti giorni dopo, anche perché il titolo non mi ispirava molto. Lo dico senza falsi pudori: avevo paura di trovarmi davanti alla solita americanata per manager e imprenditori. Fortunatamente non è stato così: “Managing Zen” è un ottimo compendio di riflessioni sul lavoro e sul mondo aziendale. Parla di management e leadership in modo essenziale, senza fronzoli, sottolineando a più riprese – e non solo in modo generico e astratto – della necessità di riportare le nostre attività professionali a una dimensione umana, quando invece calore, emozioni, sentimenti che rendono l’uomo ciò che è sono stati progressivamente messi in secondo piano.

Zen e organizzazione aziendale: la persona al centro

Identità, consapevolezza, conoscenza diretta e orientamento al presente. Ancora più in sintesi: qui e ora. Elementi fondamentali per una vita nuova che, in epoca altamente industrializzata e tecnologica, si devono per forza di cose confrontare con le cosiddette “risorse umane”, con i “target”, con i “cluster”, con i “focus group”. Che sono tutte persone.

Quale spazio trovano questi precetti millenari nella vita quotidiana? Beh, se pensi che concetti come “gestione del tempo”, “creatività”, “problem solving” non significhino nulla e non facciano parte del tuo lavoro, pazienza. Ma se invece fanno parte della tua quotidianità, ecco che Managing Zen diventa non solo una lettura preziosa, ma imprescindibile. Te lo segnalo con lo stesso entusiasmo con cui ne sentii parlare per la prima volta, nove anni fa. Purtroppo oggi è meno semplice trovarlo in circolazione. Su Amazon, ad esempio, è disponibile in formato Kindle.   

(Photo credits: Cocoparisienne)

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Piero Babudro

Consulente per la comunicazione digitale e il Content marketing. Scrivo e aiuto i miei clienti a progettare narrazioni digitali che funzionano. Ho scritto per una decina di giornali digitali e non. Collaboro con aziende, professionisti, agenzie di marketing e comunicazione. Organizzo corsi di formazione in azienda e insegno presso l’Istituto Europeo di Design di Milano.
Il mio libro “Manuale di scrittura digitale creativa e consapevole” illustra un metodo che prima non esisteva e che ti aiuterà a produrre contenuti di livello eccezionale. > bit.ly/scritturadigitale

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