Scrittura autobiografica: i migliori esercizi per conoscersi


La scrittura autobiografica non è una particolare tecnica di scrittura. Piuttosto è un atteggiamento con cui affrontare la scrittura creativa, con l'obiettivo di capire e crescere.

Scrivere è sempre un processo di autoanalisi. Sedersi davanti al foglio bianco, riordinare i pensieri, schematizzare gli argomenti da trattare e infine scriverli implica in ogni caso il doversi guardare dentro a un livello variabile di profondità. Per questo motivo mi vien da dire che tutta la scrittura è autobiografica, perché riguarda da molto vicino il segnale che vogliamo imprimere alla vita: la nostra e quella degli altri.

Il testo scritto rappresenta il terreno di incontro tra autore e lettore, e il loro rapporto viene mediato da una forza che ho chiamato “Osmosi”, per cui l’autore lascerà sempre qualcosa di sé nelle parole che compongono un articolo, un racconto breve o un testo creativo. Per comunicare in modo efficace, chi scrive deve prima guardarsi dentro, esaminando il proprio rapporto con i fatti o i contenuti da trattare. Poi deve lasciarsi catturare dal flusso creativo, quella forza misteriosa – studiata abbondantemente dalla psicologia – che ci guida alla scoperta del rapporto tra scrittura, creatività, coscienza. Questo è il principio base della scrittura consapevole, che insegno in numerosi corsi e laboratori di scrittura.

Scrittura autobiografica: tecniche, esercizi, esempi di scrittura.

La scrittura autobiografica è un modo per raccontare le emozioni più profonde

Non tutte le emozioni che ci portiamo dentro sono nettamente riconoscibili a livello della coscienza. Molte rimangono nascoste sotto la superficie, sommerse dalla frenesia con cui si vive il quotidiano, dalle sovrastrutture mentali e dalle convinzioni personali che ci portiamo dietro da sempre. In questo modo di approcciarsi al presente le emozioni più profonde si celano alla razionalità, ma il fatto che non si “vedano” non significa che non siano presenti e che non condizionino la nostra esistenza. Spesso, infatti, sono proprio i traumi, le emozioni represse, i risentimenti a causare malesseri e somatizzazioni di ogni sorta

Farli emergere è un modo per farci i conti, guardarli in faccia e accettarli per quello che sono, il che equivale a liberarsi del peso che rappresentano. La scrittura autobiografica è uno strumento efficace in questo, proprio perché permette di raggiungere uno stato di coscienza simile a quella indotta dalla meditazione, attraverso la quale possiamo entrare in contatto con la nostra vera essenza e silenziare, almeno per un po’, i pensieri e i giudizi propri del pensiero cosciente. 

Vissuto come gesto consapevole, dunque con presenza a se stessi e al “qui e ora”, scrivere di sé consente di attingere a piene mani a quel substrato di emozioni e vissuti che nella quotidianità resta occultato, per poi osservarlo con obiettività e senza giudizio: questo permette di “fare pulizia” dentro di sé, alleggerendosi da emozioni e vissuti negativi che, finché restano nascosti, appesantiscono come zavorre. 

Scrittura autobiografica: 8 esercizi per iniziare a sperimentarla

Scrivere è sempre compiere un’analisi di sé e degli altri. Ma c’è un tipo di scrittura che più di altre riguarda il rapporto con il proprio “Io”: la scrittura autobiografica. Oggi vorrei spiegare cos’è e soprattutto suggerire alcuni esercizi di scrittura creativa per cominciare a praticarla con gioia e soddisfazione.

  1. Descrivere una foto o un oggetto di famiglia. Le nostre case sono piene di cimeli, album di fotografie e vecchi ricordi. Da un certo punto di vista, è possibile raccontare la storia dei componenti di una famiglia partendo dalla descrizione degli oggetti contenuti nei luoghi dove essa ha vissuto. Ed è proprio quello che sto proponendo. Partire da un oggetto appartenuto a una nonna o a uno zio, per esempio, e descriverlo utilizzando tutti e 5 i sensi è un ottimo modo per dare vita agli oggetti stessi e ai ricordi che dentro di noi li animano ancora. Non solo: una volta completata la descrizione, possiamo allargare lo spettro dell’osservazione e abbracciare eventi, ricordi ed emozioni che nascono spontaneamente in noi. Se poi decidessimo di coinvolgere altri componenti della famiglia in questo gioco di ricordi e rimandi, il tutto potrebbe diventare una gigantesca opera di riscoperta. E molte volte riscoperta è sinonimo di riconciliazione.    
  2. Il quaderno delle cose belle e delle cose imparate. Devo questo esercizio al suggerimento di un amico, che mi ha consigliato di prendermi un minuto per me e annotare, anche in modo schematico, le cose belle accadute nel corso della giornata e le piccole grandi lezioni imparate. È uno strumento molto potente per far luce sulla propria quotidianità e utilizzare la scrittura autobiografica come metodo per mettere dei punti fermi.
  3. Trasformare l’emozione in un personaggio. È un esercizio molto potente per imparare a osservare le proprie emozioni, non giudicarle, non lasciare che ci sovrastino e, se possibile, col tempo trasformarle in qualcosa di positivo. Se in un certo periodo della vita o in determinate occasioni tendiamo a provare lo stesso tipo di emozione e a reagire in modo scomposto o comunque non costruttivo a esso, è ora di cambiare le carte in tavola. Trasformiamolo in un personaggio, una sorta di amico lontano che avrà un certo aspetto fisico, una propria vita, abitudini e comportamenti. Scriviamo la descrizione di questo personaggio e, se occorre, arricchiamola ogni tanto di nuovi particolari. Arriverà il momento in cui ci sarà abbondantemente chiaro il perché lui (o lei) ci fa visita ogni tanto. Ma soprattutto impareremo a coglierne gli aspetti positivi di questo incontro immaginario, tralasciando progressivamente il fastidio che all’inizio ha generato in noi.
  4. Scrivere una lettera a se stessi. C’è qualcosa che vorremmo dire al bambino che siamo stati? Magari potrebbe essere utile una frase di incoraggiamento, o anche solo ringraziarlo per esserci stato ed aver costituito la base di quello che siamo oggi, nel bene e nel male. Ecco, scrivere una lettera a se stessi – ma intendo scriverla, andare alle Poste e spedirla al proprio indirizzo di casa! – è un’ottima strategia per risvegliare quegli stati della coscienza che la vita di ogni giorno, le responsabilità del mondo adulto e anche tanta bella distrazione hanno sopito.
  5. Scrivere la propria autobiografia in 10 frasi. Non è un esercizio di sintesi, semmai permette di fare spazio, ordine e catalogare gli eventi più significativi della propria vita fino al momento presente. In questo caso la scrittura autobiografica diventa uno strumento potentissimo per aiutarci a capire quali sono i passaggi fondamentali del nostro processo di crescita personale e, assieme, quale significato hanno eventi passati che di primo acchito saremmo tentati di non prendere nemmeno in considerazione, perché sepolti tra mille altre memorie.
  6. Riscrivere un evento della propria vita. Ogni tanto può essere importante prendere carta e penna e riscrivere di sana pianta qualcosa che ci è accaduto nel passato. Questo non lo cambierà, è certo, ma probabilmente ci permetterà di guardare al nostro vissuto in modo nuovo, senza gli orpelli dell’identità e delle abitudini. In più, forse ci metterà nel giusto ordine di idee per cui, anche in futuro, se c’è qualcosa che non ci piace del domani, lo scriveremo da protagonisti.
  7. Ascoltare un ricordo e descriverlo attraverso i 5 sensi. Qui carta e penna entrano in gioco in un secondo momento. Prima bisogna che un amico o un componente della nostra famiglia ci racconti un ricordo. Cerchiamo di ascoltare con la massima attenzione, senza giudicare e senza far partire il solito carosello di etichette mentali con cui cataloghiamo il mondo. In un secondo momento, quando siamo tranquilli, riscriviamo il ricordo e cerchiamo di evidenziare nel testo tutti i 5 sensi, anche quelli che non emergono direttamente. Se ci hanno raccontato di un generico “prato in primavera”, immaginiamo il suo profumo e descriviamolo. Ci aiuterà a immaginare profondamente le cose, ma soprattutto a entrare in connessione con quanto ci è stato raccontato. Infatti, da un certo punto di vista questo esercizio ha a che fare molto di più con l’ascolto che con la scrittura in sé.
  8. Costruire la mappa della propria famiglia. Mica detto che si devono scrivere solo racconti o poesie! Un buon modo per praticare a fondo la scrittura autobiografica è prendere un bel foglio A3 e scriverci i nomi dei componenti della propria famiglia. Di fatto si crea un enorme schema a metà tra l’albero genealogico e la rete sociale. Poi, con il tempo, bisogna arricchire questo schema di appunti, suggestioni e intuizioni. Che tipo di legame intercorreva tra una persona e un’altra? Ed è vero che mio padre, due miei zii che non ho mai conosciuto di persona e un cugino lontano, per motivi diversi hanno dovuto lasciare casa da giovani e andare a lavorare lontano? Queste sono solo alcune delle domande che contribuiranno ad arricchire quella che, a tutti gli effetti e anche se in modo schematico, è una saga di famiglia. Costruire la mappa della famiglia aiuterà a capire se non altro come mai determinati schemi tendono a ripetersi di generazione in generazione.

Come scrivere la propria autobiografia.

Definizione di scrittura autobiografica

Definire la scrittura autobiografica è meno semplice del previsto. Partendo dall’inizio, possiamo dire che scrivere un’autobiografia significa lasciare una testimonianza scritta della propria vita e degli eventi che l’hanno caratterizzata, in parte o nel suo complesso. Fin qui tutto chiaro, tanto più che ognuno di noi è portato a considerare la scrittura autobiografica un gesto universale, diffuso in tutte le epoche e a tutte le latitudini. Ad esempio, secondo alcuni studiosi il primo esempio di autobiografia, “Le avventure di Sinuhe”, risale all’antico Egitto. Di questo testo, nello specifico, si sa che riscosse un enorme successo, al punto da diventare materia di studio nelle scuole dell’epoca.

In qualche modo, quindi il rapporto dell’uomo con la scrittura delle proprie vicende ha origini remote e, proprio per questo, conferma il nostro desiderio di lasciare una traccia della nostra vita e tramandarla ai posteri, esplorando l’antico rapporto tra scrittura e memoria.

Il problema di una definizione letteraria del genere autobiografico, semmai, è nato quando si è estremizzato il rapporto tra l’Io e la narrazione delle proprie vicende, cosa che ci potrebbe per assurdo portare a pensare che in qualche modo tutta la scrittura sia autobiografica.

In realtà questo approccio ci porterebbe fuori strada, tanto più che di autobiografia come genere letterario e forma espressiva si inizia a parlare solo alla fine del diciottesimo secolo. Cioè quando, dal mio punto di vista, l’uomo concluse una serie di passaggi culturale che lo hanno progressivamente posto al centro del mondo e del pensiero, diventando così la misura di tutte le cose. Raggiunto questo stadio di sviluppo culturale, egli si dimostra pronto a utilizzare la scrittura come mezzo per fissare la propria vita e tramandarla agli altri. Da questo punto di vista, diventa più importante l’introspezione e la ricerca del significato della propria esistenza che la narrazione cronologica di una serie di avvenimenti personali.

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Caratteristiche principali della scrittura autobiografica

Questo chiarimento è molto importante, se non altro perché spiega come mai a un certo punto della Storia la scrittura autobiografica è diventata oggetto di riflessione colta, fino al punto da farne un genere letterario autonomo e ben riconoscibile.

Nel cosiddetto racconto autobiografico, infatti, il susseguirsi degli avvenimenti assume una particolare importanza in relazione al contesto e al messaggio che l’autore, attraverso la narrazione, vuole lasciare in eredità al lettore. Per questo motivo, possiamo dire che iniziare a scrivere di se stessi non è mai limitarsi a compilare un mero elenco di fatti e cose che ci sono accadute, ma piuttosto instaurare una riflessione su di essi. Riflessione il cui valore risiede nella lezione che si può trarre dagli eventi.

Cos’è la scrittura autobiografica? Non è il semplice narrare una storia, ma è scavare nel proprio passato, guardare alla propria vita con occhi nuovi e trarre da essa un insegnamento – se vogliamo, una morale – degna di essere condivisa. In pratica, l’autobiografia guarda a quanto accaduto ieri per costruire narrativamente un monito per il futuro.

La scrittura è autobiografica quando ciò che accade è ordinato secondo una finalità ben precisa che mira a fornire un messaggio di fondo e un insegnamento e, insieme, a illustrare lo sviluppo della personalità del protagonista.

L’autobiografia non è quasi mai un racconto organico, perché in quel caso diventerebbe un elenco neutro di vicende personali o un manuale di storia a misura di singolo individuo. Allo stesso tempo, non è la semplice descrizione di una persona e di quello che ha fatto o fa, perché in quel caso diventerebbe un ritratto, un annale storico o una cronaca fedele dei fatti.

Parallelamente, l’autobiografia non ha niente a che vedere con la forma e le caratteristiche del testo letterario: può essere una poesia, un racconto, una breve frase, un saggio critico. Può assumere la forma di una sceneggiatura teatrale o di un film.

Una cosa è certa. E’ una modalità di espressione ben precisa che nasce dal contesto comunicativo: ossia quando autore e lettore si incontrano grazie al testo e il primo si mostra in tutta la sua verità interiore. Ecco la migliore definizione possibile: è un incontro, spesso non facile, che viene costantemente alimentato dal cosiddetto patto autobiografico.

Philippe Lejeune, uno dei massimi studiosi dell’argomento, ha dato una formidabile definizione di autobiografia :

“Una retrospettiva narrativa in prosa che una persona reale fa della propria esistenza, concentrandosi sulla propria vita e sulla storia della sua personalità.”

Scrittura, memoria, empatia: il valore della scrittura autobiografica 

Posso tenere nota dei principali avvenimenti della giornata, così da ricordarmi le cose belle e lo splendore privato della quotidianità. Posso decidere di scrivere quello che non mi piace e poi dare fuoco al foglio, così da liberarmi (anche energeticamente) di ciò che non penso di meritare. Posso scrivere i miei obiettivi a breve o medio termine e appenderli in ufficio o in palestra, così da utilizzare la scrittura come sprone per migliorarmi. Posso curare un blog personale e parlare di me a un pubblico indistinto di lettori. In ognuno di questi casi, la scrittura autobiografica rivela la sua enorme forza. Quando essa incontra la memoria del passato o la coscienza del presente, ci permette di essere vigili e presenti a ciò che accade. Pertanto, è capace di generare comprensione ed empatia: verso noi stessi e da parte degli altri.

Ecco cos’è davvero la scrittura autobiografica: un gesto creativo che non riguarda per forza lo scrivere la propria autobiografia. È piuttosto la scelta consapevole di imbracciare la penna e, scrivendo di sé, delle proprie esperienze, della famiglia che ci ha cresciuto o delle nostre aspettative per il domani, usare la parola scritta come una lampadina che illumina spazi vuoti, aree grigie e potenzialità. Scrivere delle proprie emozioni, utilizzando la scrittura creativa come gesto terapeutico. Scrivere, insomma, prendendo in considerazione l’autore come individuo nel suo complesso, e creare un testo capace di cristallizzare determinate fasi del proprio vissuto, incastonarle in una piccola cornice narrativa, conferire loro un nuovo significato. In poche parole, la scrittura autobiografica è scrivere della propria vita in modo da accettare la sfida di guardarsi dentro e cambiare.

La mia esperienza con la scrittura autobiografica nasce da lontano, prosegue in modo del tutto discontinuo e passa per diari, Moleskine e appunti contenenti riflessioni sparse su quanto mi accade. Tuttora sulla mia scrivania troneggia un quaderno dove, quando ne ho voglia, annoto quanto di bello mi è accaduto durante la giornata: un modo per ricordarmi sempre che bellezza e semplicità sono sinonimi. Ma passa anche per tutte le occasioni in cui ho consigliato ad amici, colleghi o persone vicine di tenere un diario personale e riscoprire la bellezza della scrittura manuale, anche come modo per affrontare con un po’ più di consapevolezza un momento di difficoltà o il semplice bisogno di riordinare i pensieri. A me è servito molto quando ne ho avuto bisogno: dirò di più, prendermi il lusso di scrivere senza scadenze o indicazioni del cliente, senza la necessità di impersonare un’azienda o interrogarmi sul punto di vita dei miei lettori, è sempre un grande gesto di libertà.

La stessa libertà sperimentata da amici, colleghi e studenti che hanno voluto accettare la seguente sfida:

“Compra un quaderno nuovo e una penna. Ogni volta che senti il bisogno di farlo, scrivi una lunga lettera alle tue emozioni. Chiedi loro come mai ti vengono a trovare e cosa ti vogliono dire”.

Con un po’ di pratica ed esercizio, le lettere alle proprie emozioni si sono trasformate in lunghi messaggi ai genitori, a persone che non ci sono più, a se stessi. A quelle porzioni di coscienza che la quotidianità, le abitudini e le convenzioni ci strappano di dosso e nascondono nel punto più inaccessibile. Una volta osservate da vicino, le emozioni fastidiose hanno lasciato il posto a una grande quiete. La scrittura autobiografica, di per sé non una tecnica di scrittura ma un atteggiamento verso il gesto di scrivere di sé, aveva svolto il suo compito.      

Perché scrivere fa bene?

A me nessuno ha mai detto: “Scrivi che ti fa bene!”. Semplicemente, a dieci anni ho iniziato a prendere appunti su quello che accadeva attorno a me. Ed era vero: scoprii in fretta che scrivere fa bene. Solo molto tempo dopo, diventato adulto, ho letto di una serie di ricerche che hanno trovato delle corrispondenze molto interessanti e delineato i rapporti tra scrittura e psicologia. Gli studi sui benefici della scrittura sono centinaia. Ne cito due. Nel 2009, “Sharing one’s story: on the benefits of writing or talking about emotional experience ha individuato alcune cose molto interessanti:

  1. Scrivere di sé e delle proprie emozioni produce nell’individuo profondi cambiamenti sociali, psicologici e perfino a livello di processi neurali.
  2. Scrivere aiuta a esprimere le proprie emozioni, modifica i processi linguistici e cognitivi e, infine, incide sul comportamento di una persona all’interno di un gruppo sociale.
  3. Le persone usano le parole in modo diverso. Se sono stressate, parleranno e scriveranno in un certo modo. Così come se stanno vivendo un momento particolarmente negativo. Addirittura, le persone cambiano il loro registro linguistico quando stanno mentendo. Ciò vuol dire che fare il percorso inverso e analizzare le parole che usiamo in un dato momento, ci aiuta a decodificare le emozioni prevalenti di uno specifico momento.

Già questo basta per capire che scrivere di se stessi e della propria vita può diventare una gigantesca lente di ingrandimento che ci aiuta a esaminare, capire, crescere. Ma non è finita qui:

Alcuni psicologi dell’Università della California hanno chiesto a 20 volontari di tenere un diario personale, scrivendo per 20 minuti al giorno per quattro giorni di fila. Ai primi 10 volontari è stato chiesto di scrivere cose neutre e senza particolare significato, agli altri di descrivere emozioni provate di recente. I risultati ottenuti sono sorprendenti. Scrivere un diario personale, infatti, può significare:

  • Benefici fisici, psicologici e un generale senso di benessere
  • Miglioramento della capacità di affrontare sfide e momenti negativi
  • Miglioramento della capacità di ascolto delle proprie emozioni
  • Miglioramento della capacità di ascolto delle proprie esigenze

Esercizi di scrittura creativa autobiografica.

Alcuni consigli per iniziare a scrivere di sé

Il primo consigli è di affidarsi sempre a un buon corso di scrittura creativa che sappia aiutare a guardarsi dentro, capire, crescere. Per questo motivo, ad esempio, ho lanciato Pensa.Scrivi.Diventa. percorso di formazione “one to one” che usa la scrittura creativa e la visualizzazione come strumenti utili per ideare soluzioni nuove, progettare, realizzare i propri obiettivi.

Tuttavia, siccome amo la semplicità, mi vien da dire che carta, penna e un minimo di metodo possono essere sufficienti a diventare il miglior coach di se stessi. Certo, un aiuto iniziale può fare comodo, ma la vera sfida è stare con se stessi e accettare l’idea di scrivere poco ma spesso. Come fare? Secondo me si può iniziare da questi suggerimenti:

  • Trova il momento giusto. Individua un momento della giornata o della settimana da dedicare alla scrittura. Sii irremovibile e non cambiarlo per nessun motivo al mondo.
  • Zero distrazioni. Fosse anche solo un’ora a settimana, quell’ora è tua. L’hai scelta e te la meriti. Nessuno la deve invadere. Per questo motivo tieni lontani computer, cellulari, amici, partner, parenti.
  • Usa il materiale adatto. Usare carta e penna produce benefici più consistenti dello scrivere al computer.
  • Trova il contesto adatto. Se casa tua è un pozzo di distrazioni, vai in biblioteca. Se la biblioteca è rumorosa, vai al parco. Trova un posto silenzioso dove poterti dedicare totalmente alla scrittura.    
  • Non aver paura se l’ispirazione non arriva. Se non ti viene in mente niente, scrivi che non ti viene in mente niente. Pian piano ti scioglierai – garantito! – e inizierai a battere il tuo tempo. A volte l’ispirazione per scrivere arriva partendo dalla consapevolezza che in quel preciso momento non c’è.
  • Non mollare. Scrivere di se stessi può portare a galla qualche “sassolino” un po’ difficile da digerire. Alcuni sassolini sono vere e proprie pietre. Ti potrebbe venir voglia di mollare tutto. Bene, io ti consiglio di prenderti una pausa, di stare a contatto con la sensazione emersa, ma prima o poi di andare in fondo. Meglio una bella scossa emotiva che poi ti fa stare bene del portarsi appresso un fardello emotivo che pesa duecento kg e non ti serve a niente.

Scrittura, ascolto, creatività

Come ho detto più volte, la scrittura è un grande aiuto per ognuno di noi. Che si tratti di scrivere per passione, piacere, lavoro, scrivere è un modo per sperimentare la vera creatività e la presenza a se stessi. È un’azione collegata molto di più all’ascoltare se stessi che al dire qualcosa a qualcuno: per questo motivo, è un’attività importantissima per prendere una pausa dalla frenesia delle giornate e dai continui input che in ogni momento ci bombardano: nel lavoro, in famiglia, nella società, nel rapporto con gli altri. Scrivere fa bene perché significa concentrarsi, aprire un varco, ascoltare tutti quei messaggi positivi che purtroppo tendiamo a soffocare, presi da mille cose e proiettati verso non si sa dove. È un gesto che fa bene alla mente, perché la calma, la rende docile ed elimina le sue preoccupazioni. È un gesto che fa bene al corpo, perché lo rilassa e permette alle informazioni in esso contenute di scorrere liberamente. Probabilmente, raggiunti certi livelli, scrivere o tenere un diario equivale a meditare. Nel senso più profondo del termine: prendersi un momento per se stessi, staccare un attimo, lasciarsi cullare dal gesto dello scrivere e dal testo creativo. Quindi, visto che la realtà è questione di punti di vista, costruirne uno nuovo. Solido. Positivo. Nostro.

Scrivere le proprie emozioni aiuta l'evoluzione personale.

Scrittura creativa e autobiografia: costruire un nuovo punto di vista

Dedicarsi alla scrittura creativa è edificare non solo l’architettura di un testo, ma anche permettere a un nuovo punto di vista di emergere. In altre parole, guardare alle cose in modo nuovo. Succede molto più spesso di quanto si pensi: basta anche solo rileggere una vecchia pagina del proprio diario personale per capire quanto siamo cambiati da allora. Ma c’è di più: spesso siamo portati a guardare al mondo attraverso un complesso sistema di valori, credenze, opinioni e stereotipi. Una sorta di cornice che dà forma agli accadimenti della nostra vita, finendo però purtroppo per distorcerli. Pietro Trabucchi, nel suo fondamentale “Resisto dunque sono”, la chiama valutazione cognitiva. Trabucchi dice anche che:

“Il primo passo per aumentare la resilienza individuale ed espandere il senso di autoefficacia passa dal disinnescare il più possibile i sabotatori interni.”

Ecco, io credo che la scrittura creativa e autobiografica sia un ottimo modo per disinnescare il nostro più grande nemico. Noi stessi. Perché dico questo? Perché entrare nel flusso creativo ci permette di aggirare vincoli mentali, trappole dell’io, strutture e schemi di pensiero che spesso nemmeno ci appartengono del tutto. La mente è una costruzione straordinaria, ma deve essere tenuta a bada: è un ottimo servo, ma un pessimo padrone. Se ci lasciamo andare, se diventiamo preda della mente cominceremo ad allontanarci da ciò che siamo veramente. Se invece pretendiamo da noi stessi di avere dei momenti di quiete, in cui dedicarci completamente alla scrittura, ci avvicineremo alla nostra vera natura. Che sono i “posso”, i “credo”, i “mi permetto di”: non i “devo”, i “mi dicono di fare”, i “mi hanno sempre detto che è giusto così”. Per certi versi, scrivere è un atto di libertà dal conosciuto. A maggior ragione, la scrittura autobiografica permette di liberarsi da quanto diciamo di conoscere di noi stessi e avvicinarsi a chi probabilmente siamo davvero. È un atto di riscoperta, uno dei più profondi.

5 ragioni per sperimentare la scrittura autobiografica

Forse i motivi per cui merita davvero iniziare a scrivere di se stessi e delle proprie emozioni sono molti di più. Io ne ho individuati 5: si basano tutti sulla mia esperienza personale e su una serie di situazioni che riguardavano la scrittura creativa o professionale:

Fare il punto della tua vita

Partire dalla propria biografia è un modo per attraversare fasi e momenti, e soprattutto per tirare la proverbiale linea che ti permette di ricominciare, magari lasciandoti alle spalle determinate cose che sai non appartenerti più.

Inquadrare eventi, cose e persone

Ogni storia che si rispetti è caratterizzata da tre elementi base: Personaggi, Ambientazione, Conflitto esplicito o latente. Questo è un principio base dello Storytelling, e il bello è che vale anche per la storia più importante di tutte. La nostra vita. Trasformarla in un oggetto narrativo, raccontare esperienze, guardare al passato e osservare da vicino situazioni e persone che ne hanno fatto parte è un modo per mettere ordine e riannodare il filo degli eventi. Non solo, potrebbe anche essere un modo per trovare un senso a fasi della vita che, anni prima, ci apparivano vuote di significato.

Fare pace

La memoria è un esercizio molto utile, nelle dosi giuste. Per questo motivo, dopo aver evidenziato persone, situazioni e conflitti che fanno parte (o hanno fatto parte) di una fase della nostra vita, possiamo anche decidere di darci un taglio, perdonare, perdonarci.

Capire le scelte, progettare il proprio futuro

Il nostro futuro non esiste ancora. Inizierà a esistere quando diverrà presente. Ma il paradosso è che lo stiamo costruendo ora, grazie a scelte, abitudini, preferenze e atteggiamenti spesso sbagliati. La scrittura autobiografica può aiutare a guardarsi indietro, capire perché in determinate occasioni ci si è comportati in un determinato modo. E decidere di accettare che si è cambiati rispetto a quel momento. Pertanto, scrivere fa bene perché aiuta a capire cosa è successo ieri e, se si è bravi e un po’ fortunati, evitare che si ripeta domani.

Trovare il nesso tra la propria storia ed emozioni

Gli ingredienti di una buona storia, compresa quella della nostra vita, sono tre: Personaggi, Ambiente, Conflitto. A tenerli assieme c’è un quarto elemento. Le emozioni, che possiamo definire come l’immagine di una sensazione fisica, o anche uno stimolo che ci mette in movimento. Letteralmente. Osservare il proprio vissuto grazie alla scrittura permette di trovare il filo che lega tutti gli eventi, e quindi capire qual è il motore emozionale che ci sospinge in avanti, pur tra tutte le paure e i ripensamenti che fanno parte del vivere quotidiano. Esaminare il proprio vissuto emotivo non è una cosa sempre semplice da fare: ma è necessario affrontarla se si vuole aspirare a una vita più ricca di significato.

Perché frequentare il corso di scrittura autobiografica di SegnaleZero

Un percorso di scrittura autobiografica può essere iniziato e svolto autonomamente: basta munirsi di carta e penna e di una buona dose di costanza. Tuttavia, quello che spesso manca in chi si approccia per la prima volta a quest’attività è un metodo di lavoro, che poi è alla base della sua buona riuscita se l’intento è usare la scrittura per esplorare se stessi, fare pace con determinati vissuti, orientare la propria vita. 

Affidarsi a un esperto è utile quando non si ha un metodo e si vogliono raggiungere in fretta i risultati: in tutti questi casi seguire un laboratorio come quello di SegnaleZero fornirà l’approccio, gli strumenti e la motivazione giusti per utilizzare in modo efficace questa tecnica. 

Vediamo i principali vantaggi di frequentare il corso di scrittura autobiografica di  SegnaleZero.

L’esperienza dell’autore

Lavoro da vent’anni con la scrittura e nella comunicazione, ho insegnato e lavorato in Italia e all’estero e portato il mio metodo di scrittura in cinque università diverse. Da tanto tempo mi occupo di scrittura terapeutica, di cui sono operatore, e la metto in pratica al fianco di professionisti come psicologi, psicoterapeuti, educatori.

Un metodo di lavoro specifico 

Si tratta di un percorso unico e di valore che affonda le proprie radici nella formazione che ho seguito in tanti anni (che comprende meditazione, scrittura terapeutica, relazioni essenziali, dinamiche vitali, discipline olistiche). Le competenze acquisite in questi ambiti mi permettono di trasmettere un metodo di lavoro esclusivo ed efficace per trarre il meglio dai benefici dello scrivere.

La presenza di un gruppo di lavoro

Partecipando al corso si entra a far parte di un gruppo di lavoro con tutti i vantaggi che questo comporta, soprattutto in relazione alla possibilità di uno scambio e confronto reciproci, importanti ai fini della crescita e del miglioramento personale. 

La possibilità di svolgere il corso online

Chi lo desidera può svolgere il corso esclusivamente online: questo rende il laboratorio facilmente fruibile anche da chi, per ragioni logistiche e organizzative, non riuscirebbe a parteciparvi di persona.

Il vantaggio di essere seguiti anche alla fine del corso

La scrittura è una forma di meditazione e serve tempo per conoscerla a fondo ed esplorarne tutti i benefici. È un percorso in cui non si finisce mai di imparare perché, mano a mano che la si mette in pratica, si fanno nuove scoperte. Proprio per questo, anche alla fine del laboratorio, resto a disposizione dei corsisti che avessero bisogno di uno scambio, un confronto o un supporto nella pratica quotidiana della scrittura autobiografica. 

Tipi di testo autobiografico 

Anche se il denominatore comune è lo scrivere di sé, i testi autobiografici non sono tutti uguali e può essere molto interessante conoscerne meglio le singole sfumature. Spesso, infatti, capita di confondere due o più tipologie di testo autobiografico, quando ognuna ha le proprie caratteristiche distintive. Vediamo rapidamente i principali testi autobiografici e le loro peculiarità

Lettera autobiografica

La lettera può essere inviata a un amico, un parente, una persona con cui si ha una relazione sentimentale. Può essere usata per raccontare fatti, emozioni, riflessioni relative alla propria vita o per chiedere notizie al destinatario. 

Come sappiamo, oggi la lettera è stata perlopiù sostituita da altri mezzi di comunicazione, primo fra tutti l’email, ma possiamo ancora utilizzare questo strumento sia per dedicare un messaggio agli altri sia per parlare a se stessi: in quest’ottica, infatti, può essere un’ottima strategia terapeutica. 

Racconto autobiografico

La narrazione autobiografica consiste nel racconto di fatti realmente vissuti da chi scrive e, generalmente, inizia dalla nascita per proseguire in ordine cronologico. Il punto di vista adottato è soggettivo e la storia viene narrata in prima persona poiché l’autore è il protagonista. Si tratta quindi di un’opera che aderisce fedelmente alla realtà.

Romanzo autobiografico

Talvolta il romanzo autobiografico viene erroneamente confuso con l’autobiografia, quando invece quest’ultimo trae sì ispirazione dall’autobiografia ma aggiunge elementi di finzione. In questo caso il rapporto tra il protagonista e l’autore non è dichiarato: la storia, infatti, pur prendendo spunto dalla vita dell’autore, fa uso di fatti e personaggi inventati. 

Memoriale autobiografico

Spesso anche i concetti di memoriale e autobiografia vengono usati erroneamente come sinonimi. Se nell’autobiografia generalmente l’autore va a descrivere in modo ordinato la sua vita con una sequenza cronologica, il memoriale si concentra su una parte di essa e tende a sottolineare di più l’interiorità e le emozioni provate in relazione ai fatti vissuti. Nel memoriale, inoltre, grazie agli eventi narrati, il lettore può avere uno sguardo sul contesto storico, sociale e culturale che, attraverso le memorie, viene raccontato.  

Diario autobiografico 

Si tratta di una struttura narrativa caratterizzata di solito da uno  stile di scrittura molto accessibile, che include riflessioni, avvenimenti, pensieri personali: ha dunque una dimensione molto intima, perlomeno quello che viene definito “diario personale”. Oltre a quest’ultimo esistono anche altre forme di diario, come ad esempio il diario di viaggio, che ha caratteristiche e obiettivi diversi, in particolare la narrazione dei fatti, delle esperienze, delle conoscenze acquisite, ma anche delle emozioni vissute.

Altre forme di scrittura autobiografica

La scrittura autobiografica non è solo un mezzo per mirare alla pubblicazione, anche perché non sempre può ambire a questo. Pensiamo a un’autobiografia, ad esempio: perché abbia interesse per il pubblico dovrà riguardare un personaggio rilevante o qualcuno che ha fatto qualcosa di significativo nel proprio campo. 

Molte persone, inoltre, si accostano alla scrittura autobiografica senza alcun intento di pubblicare i propri scritti, esclusivamente con l’obiettivo di scrivere per se stessi e usare questo mezzo per stare meglio, riordinare la mente, far emergere vissuti ed emozioni. In tutti questi casi i testi resteranno riservati perché il fine non è comunicare una storia al pubblico, ma raggiungere un maggiore benessere personale. 

Anche questo tipo di approccio può tradursi in forme di scrittura differenti: vediamo le principali. 

Scrivere del proprio passato

Scrivere del passato è un modo per mettere ordine nella propria vita: può infatti aiutare a creare un filo conduttore tra gli eventi che hanno caratterizzato l’esistenza, facendo emergere un disegno coerente che dà significato e senso. Inoltre, esternare le emozioni legate a episodi che hanno fatto soffrire e guardarle in faccia permette di farci finalmente pace. 

Scrivere del presente

Un’alternativa è scrivere degli eventi che riguardano il presente. Si può dedicare a questa attività mezz’ora al giorno oppure un pomeriggio o una sera a settimana e scrivere di quello che ci sta accadendo, senza giudizio. Si tratta di una vera e propria pratica Zen, dove ci si approccia alle immagini e alle emozioni che appaiono alla mente con atteggiamento distaccato e non giudicante, come se ci si guardasse dall’esterno. 

Scrivere e immaginare il futuro

Con le stesse modalità usate per scrivere il presente possiamo anche scrivere e immaginare il futuro. Una tecnica utile in tal senso è scrivere una lettera a se stessi fingendo di realizzarla nel futuro (fra due, cinque o dieci anni, ad esempio) e immaginando di aver già realizzato gli obiettivi che desideriamo ottenere. Nella lettera descriveremo i traguardi raggiunti e come ci siamo riusciti: si tratta di una visualizzazione creativa che aiuta a orientare il cervello e la mente, facendo in modo che siano maggiormente settati verso i propositi da perseguire. A questo proposito, Pensa.Scrivi.Diventa è il corso di scrittura creativa che ho progettato propro per aiutarti a ridecidere i tuoi obiettivi e usare la scrittura creativa come strumento di progettazione intuitiva.

Diario autobiografico e “diario di bordo”

La scrittura autobiografica finalizzata al raggiungimento di un maggiore benessere può prendere la forma di un vero e proprio diario. Nel diario autobiografico scriveremo del nostro passato o del nostro presente, mentre quello che possiamo definire “diario di bordo” serve per costruire il presente immaginando il futuro. In questo secondo caso, quindi, si “progetta” la vita mano a mano che questa prosegue. 

SegnaleZero mette a disposizione consulenze dedicate a chi ha bisogno di realizzare un diario di bordo, strumento prezioso sia nella vita personale che professionale, oltre che per lo sviluppo e la crescita di un’azienda. 

Scrivere una lettera autobiografica: alcune indicazioni

La lettera autobiografica è un tipo particolare di lettera in cui la persona può scrivere a se stessa oppure a un destinatario specifico, ipoteticamente anche immaginario. L’obiettivo è parlare di sé e riportare alla memoria e alla coscienza quegli aspetti del proprio vissuto che hanno bisogno di una riflessione o di un approfondimento.

Prima di cominciare a scrivere una lettera autobiografica sarà utile:

  • mettere in ordine il materiale, dunque tutte le informazioni e i contenuti che servono per scriverla;
  • organizzare la scaletta per dare un senso logico ai fatti, agli eventi, alle riflessioni di cui tratteremo;
  • fare attenzione alle emozioni che si rivelano mentre scriviamo perché sono proprio queste ultime che la scrittura permette di far emergere e che dobbiamo imparare a osservare e accettare.

Un ulteriore suggerimento è coltivare il rapporto con la natura. Il mio consiglio, prima o dopo aver scritto la lettera, è di fare una passeggiata nel verde: è infatti la strada più semplice e naturale per sviluppare idee nuove e intuizioni, costruendo, giorno dopo giorno, un modo diverso e più positivo per affrontare la vita. 

5 esempi di autobiografia

Ho detto che la scrittura autobiografica non coincide sempre con lo scrivere la propria autobiografia. È piuttosto un gesto che riguarda la voglia di sperimentarsi e, attraverso un’attività di scrittura autobiografica, conoscersi meglio e sciogliere certi nodi emotivi che non ci spettano più. Leggere le vite degli altri, però, può aiutare a capire meglio il rapporto che si instaura tra autore, testo e vissuto. Pertanto, chiudo questo lungo post segnalando alcuni libri biografici o autobiografici cui merita dare un’occhiata.

Guida alla scrittura emotiva.

L’autobiografia secondo Jodorowsky

Ho amato oltre ogni limite “Quando Teresa si arrabbiò con Dio” di Alejandro Jodorowsky. La Teresa del titolo è la nonna dell’autore, e fa parte di una famiglia di origini ebraiche che, per tutta una serie di vicende sfortunate, decide di abbandonare l’Ucraina e viaggiare verso ovest. Il caso vuole che gli Jodorowsky arrivino in Cile e non negli Stati Uniti, come preventivato all’inizio. Ma sotto un certo punto di vista il viaggio in sé passa in secondo piano. Protagonista del libro è la famiglia, osservata con un occhio tra il comico, l’epico e il tragico. Lo spirito sudamericano incontra la cultura yiddish. Così “Quando Teresa si arrabbiò con Dio” diventa un florilegio di eremiti, antenati improponibili, veggenti, creature mostruose e, sullo sfondo, un Cile operaio, doloroso, fatalista.

Le biografie astratte di Schwob

“Vite immaginarie” di Marcel Schwob è fantastico. È una fiamma che incendia la creatività. Pubblicato alla fine dell’800 rappresenta il punto più alto della produzione letteraria dell’autore. 23 tracce che raccontano la vita di personaggi come il filosofo Empedocle o i crudeli William Burke e Wlliam Hare, noti come “Assassini di West Port”, coppia di criminali irlandesi a cui, nel 2010, John Landis ha dedicato il film “Ladri di cadaveri”. Certo, il libro non rientra per nulla nel genere autobiografico, ma ha l’enorme pregio di fare luce su alcuni particolari poco noti delle vite dei protagonisti, giungendo a un punto in cui è praticamente impossibile distinguere tra ciò che è accaduto davvero e ciò che è frutto dell’immaginazione di Schwob.   

Diario d’inverno: l’autobiografia del corpo secondo Auster

È possibile raccontare la propria storia attraverso l’esposizione delle sensazioni del proprio corpo? Secondo Paul Auster si direbbe di sì. “Diario d’inverno” è un’autobiografia in seconda persona e, assieme, un viaggio attorno a una serie di frammenti di vissuto e tessuto emotivo. C’è la passione, il sesso e i dolori fisici. C’è il dubbio, lo spazio e la memoria. La madre e le poesie. Al centro di tutto il corpo, l’unico indizio che conferma il dirsi vivo, anche quando si è entrati nell’inverno dell’esistenza. Ritrovare se stessi, sembra dirci l’autore, è impossibile se prima non ci siamo persi davvero.

Agassi: il tennis come autobiografia

“Odio il tennis. L’ho sempre odiato”. Ora, se lo dicessi io, pazienza. Ma se lo dice André Agassi, la cosa è ben diversa. “Open. La mia storia” non è solo l’autobiografia di un campione pluripremiato del tennis mondiale. È un grido che spezza le coscienze. È un romanzo di crescita in cui Agassi racconta il rapporto tormentato con il padre, che aveva deciso di farne una stella del tennis a qualsiasi costo. La relazione con racchetta e palline è il filo che unisce la narrazione: in mezzo, storie famigliari crudeli e fallimenti affettivi. Matrimonio che vanno a farsi benedire e la consapevolezza che il proprio successo deriva dalla cosa che si odia di più: il tennis, appunto. L’unica cosa che sai fare bene, ma anche quella che non vorresti fare mai.

Maya Angelou: scrittura autobiografica e dignità

Pubblicato per la prima volta nel 1969, “Io so perché canta l’uccello in gabbia” è un libro intenso che parla con la voce di un’America fatta di discriminazioni, sacrifici, promesse di riscatto. Il racconto dell’infanzia di Maya Angelou, una vicenda emozionante che si svolge tra Arkansas e California, punta gli occhi di una bambina, poi adolescente, un lato del razzismo e della segregazione razziale a cui forse molti di noi non hanno mai pensato. C’è la frantumazione sociale, certo. Ma c’è anche l’accettare che questa disgregazione diventi normalità, con i bianchi che comandano e i neri che obbediscono e subiscono. Perché? Perché è così, e anche sapere che Dio è bianco ma, essendo buono, sotto sotto non ha pregiudizi è una magra consolazione. Ma forse è un inizio.   

Consigli per scrivere un’autobiografia

Decidere di scrivere un’autobiografia è una scelta importante, sia per ciò che lasceremo agli altri grazie a questa opera sia per gli effetti benefici che la scrittura autobiografica ha su chi scrive. I motivi che spingono le persone a realizzarne una sono diversi e possono non essere legati necessariamente a un desiderio di pubblicazione. L’obiettivo può essere fare un regalo ai familiari e agli amici, donando loro qualcosa di sé, lasciare ai posteri un segno del proprio passaggio, raccontare il personale punto di vista su determinati eventi che ci hanno coinvolti, spiegare come si è riusciti in una determinata impresa (pensiamo a un imprenditore che vuole raccontare i segreti del successo raggiunto). 

Oppure potremmo farlo perché ci piace scrivere e abbiamo capito che la scrittura autobiografica può avere enormi benefici sulla psiche (non è un caso se viene proposta da molti psicologici come strumento a supporto della terapia). Qualunque sia il fine con cui ci approcciamo a questa attività, infatti, ci accorgeremo che rivivere le nostre esperienze, i vissuti e le emozioni ha un impatto significativo sul modo di vedere il presente e il futuro: la scrittura autobiografica pone nella condizione di analizzarsi e questo porta a mettere ordine nella propria vita, anche se spesso non è lo scopo “cosciente” di chi si approccia a essa. 

Vediamo alcuni consigli per realizzarne una e organizzare al meglio il lavoro

Decidere il taglio e l’impostazione

Si può decidere di scrivere la propria autobiografia cominciando dalla nascita e proseguendo con i propri vissuti in ordine cronologico oppure di suddividerla sulla base di episodi o tematiche particolarmente significative. È infatti possibile scegliere anche di concentrarsi solo su determinati periodi o aspetti, come il percorso professionale o la vita sentimentale. 

Prima di cominciare a scrivere, inoltre, può essere utile conoscere meglio questo genere letterario per approcciarsi alla scrittura nel migliore dei modi, leggendo altre autobiografie, magari scegliendo quelle di personaggi che ci interessano particolarmente. 

Raccogliere idee e ricordi

Certi ricordi possono essere estremamente vividi, mentre altri risultare più confusi e sfumati. Ecco allora che potremmo avere bisogno di parlare con parenti e amici per rievocare eventi e aneddoti del passato che ci sfuggono dalla mente. Per stimolare ulteriormente la memoria sarà utile anche guardare vecchi album di fotografie, oggetti del passato, filmati o tornare in luoghi frequentati un tempo.

Trasmettere la propria prospettiva e non tralasciare i dettagli

L’autobiografia deve fornire la prospettiva del protagonista sugli eventi. In un’opera di questo tipo è quindi importante fare emergere anche le emozioni provate in relazione agli episodi illustrati e usare il più possibile una scrittura vivida, ricca di dettagli, per trasmettere nel modo più accurato possibile gli eventi accaduti e le sensazioni vissute. 

A questo scopo sono sempre utili le 5W del giornalismo, che aiutano a raccontare qualcosa nel modo più completo possibile:  Who (Chi), What (Che cosa), When (Quando), Where (Dove), Why (Perché). Un’altra regola di cui far tesoro è la cosiddetta show don’t tell, espressione tecnica di narrativa che sta a significare “mostra, non raccontare”. Equivale a prediligere un modo di narrare che punta a “mostrare” ciò che accade, attraverso azioni e dialoghi, piuttosto che sullo “spiegare” a parole gli avvenimenti.

Il livello di dettaglio con cui descrivere i fatti dipenderà dal pubblico a cui è rivolta l’opera: se resterà tra le mura domestiche, in quanto destinata esclusivamente ai familiari, non servirà spiegare eventi, personaggi e circostanze come se le stessimo illustrando a un estraneo; se è destinata al grande pubblico, invece, e quindi sarà letta da persone che non sanno nulla di noi, bisognerà esplicitare tutto ciò che una persona estranea a noi e alla famiglia non conosce.

La fase di riscrittura

Dopo la prima bozza dovrà seguire una fase di editing o riscrittura. Anche se l’intento non è pubblicare il libro, difficilmente la prima bozza sarà pronta e perfetta per essere fruita. Per questo, dopo la prima stesura, il testo va riscritto: è come se fosse un diamante grezzo che ha bisogno di essere lavorato per giungere al suo massimo splendore. Durante questa fase potremmo accorgerci di aver dimenticato di parlare di determinati episodi o di esserci dilungati troppo su aspetti poco rilevanti, inoltre potremo intervenire sulla fluidità e scorrevolezza dello scritto. Per questo lavoro, inoltre, sarebbe sempre bene farsi affiancare da un’altra persona, un amico esperto o un professionista del mestiere. 

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Domande frequenti sulla scrittura autobiografica

Cos’è la scrittura autobiografica?

Scrivere la propria autobiografia non significa semplicemente raccontare una storia, ma può riguardare il gesto di ripercorrere alcuni eventi cruciali della propria vita, analizzarli e trarne una morale che può essere condivisa. L’obiettivo di un racconto autobiografico non è quindi quello di seguire un ordine cronologico delle cose, ma di instaurare una riflessione sul proprio vissuto e su determinati fatti o sensazioni che hanno segnato la vita della persona, in modo che possano trasformarsi in un insegnamento per il futuro.

Cosa si intende con il termine autobiografia psicologica?

La scrittura autobiografica fa bene e, in particolare, comporta importanti cambiamenti a livello mentale, neurale, fisiologico, emotivo e sociale. Il racconto delle proprie emozioni incide inoltre sul comportamento dell’individuo e sul modo di elaborare particolari emozioni o vissuti traumatici. Scegliere quali parole usare per un racconto significa anche poter analizzare, e dunque riconoscere, le emozioni prevalenti in quel determinato momento. L’autobiografia psicologia è quindi il racconto della propria vita senza necessariamente avere finalità editoriali, ma con il preciso intento di esplorare il proprio vissuto e trarne un insegnamento.

Cos’è la lettera autobiografica e quali sono i suoi benefici

Scrivere una lettera a se stessi è un ottimo esercizio per cominciare a praticare la scrittura autobiografica e trarne giovamento.
L’esercizio permette infatti di riportare alla luce quegli stati della coscienza e del nostro io più profondo che la normale quotidianità ha silenziato. È quindi un modo per rimettersi in contatto con la propria essenza autentica, per ritrovarsi, ma anche per imparare a reinterpretare con occhi diversi tutto quello che accade nella nostra vita. I benefici riconosciuti della lettera autobiografica sono una migliore capacità di gestire emozioni particolari e la possibilità di comprendere meglio il proprio vissuto, elaborandolo in modo costruttivo e imparando dall’esperienza e dalla gratitudine.

Come si scrive un racconto autobiografico?

Vi sono diverse modalità per iniziare a sperimentare il racconto autobiografico. Tra gli esercizi proposti vi è quello di provare a scrivere una lettera a se stessi. Oppure, di riscrivere un evento della propria vita. Ancora, tenere un diario personale o un quaderno nel quale elencare tutte le cose belle che capitano giorno dopo giorno. Ci si può inoltre cimentare con il racconto di un’emozione tramutata in un personaggio, sintetizzare in poche frasi la propria vita o, infine, ricostruire l’albero genealogico della propria famiglia.

Qual è la struttura di un racconto autobiografico?

Il racconto autobiografico non si avvale della struttura classica e cronologica tipica di altre forme narrative. L’obiettivo dell’autobiografia, infatti, non è quello di raccontare una catena di eventi bensì quello di fornire un messaggio di fondo, un insegnamento, e di mostrare come è avvenuto lo sviluppo del personaggio protagonista. Ecco perché l’autobiografia non corrisponde alla semplice descrizione degli eventi che hanno segnato la vita dell’individuo, ma può assumere forme molto diverse: ad esempio, quella della lettera, della sceneggiatura, della poesia, e così via.

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Piero Babudro | SegnaleZero®

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