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Il Marketing sta stritolando il Web? La parola a Claudio Gagliardini

Autore: |venerdì, 7 luglio, 2017|Digital Marketing e Social Media|

Pare sia difficile dire la verità perché, pur essendocene una, è viva e mutevole. Ne esiste una sola, magari, ma cambia in continuazione e quasi ci impedisce di afferrarla. Intervistando Claudio Gagliardini a proposito del suo ultimo libro “La nuda verità sul web marketing” (sottotitolo: Non fa miracoli, non è per tutti, ma a molti ha cambiato la vita) questa frase mi è venuta in mente più volte perché, in riferimento al marketing digitale, lui è in grado di smentire questa opinione e di dire le cose come stanno. Dote rarissima e preziosa in un contesto spesso più rumoroso che concreto. Claudio non ha bisogno di presentazioni: esperto, formatore e relatore in comunicazione e marketing online, Social Media e Digital PR. Progetta e cura strategie di Web marketing. Da anni è speaker nei più importanti eventi e appuntamenti del digitale italiano, oltre che essere fondatore della digital agency seidigitale.com e di allstream.it. La recente pubblicazione del suo ultimo libro è stata l’occasione giusta per fargli qualche domanda.

Partiamo dall’inizio. Il titolo del libro è inequivocabile e parla di “nuda verità”. Perché? E quali sono le nude verità del Web che finora sono state omesse?

Il titolo è ambizioso, in effetti, e il rischio di sembrare arrogante è alto. Ho voluto correrlo, perché credo ci siano diversi miti da sfatare riguardo ai prodigi del Web Marketing. Quello che la maggior parte delle aziende che propongono servizi di marketing online omettono, a mio avviso, è una premessa fondamentale: Internet non fa miracoli, essa stessa non è un miracolo, ma una tecnologia che l’uomo ha creato per… e già qui l’asino cade immediatamente. Per cosa è stata creata Internet? Gli autori del Cluetrain Manifesto, nelle nuove tesi del 2015, ci dicono che “the Internet is nothing and has no purpose” e che “internet siamo tutti noi, connessi”: miliardi di persone in tutto il mondo che vivono la loro vita e seguono le loro passioni e che, ogni tanto, chi più chi meno, acquistano prodotti e servizi. Il web non è un gigantesco centro commerciale e la gente non lo usa soltanto per comprare. Al contrario, sui suoi canali e mezzi molto spesso le persone sono costrette a fare lo slalom tra le pubblicità e le offerte commerciali, così come facevano sui vecchi media “one to many”, dove potevano almeno cambiare canale o voltare pagina, senza essere perseguitati da meccanismi di remarketing, retargeting, eccetera…

La mia nuda verità? Il marketing sta stritolando il web, come ha già fatto con i media offline, e lo sta rendendo un mondo invivibile, in cui qualsiasi conversazione, relazione e interazione è intrisa di pubblicità di vecchio stampo, con la sola differenza di essere infinitamente più pervasiva, targetizzata, contestualizzata e impossibile da eludere. Funziona? Le aziende vendono? Alcune ovviamente sì, ma sono una netta minoranza che sta schiacciando tutti gli altri. E li sta schiacciando perché essi tentano di imitare i big e di sfidarli su un terreno dove usciranno sempre sconfitti, fatto di prezzi del tutto insostenibili e di politiche non replicabili.

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Claudio Gagliardini

 

Trovo tu abbia perfettamente ragione quando sottolinei la scollatura tra chi vive il digitale ogni giorno, come noi, e chi invece ne è distante. Come si può colmare questa lontananza?

Non è semplice, ma tutto passa attraverso l’educazione, l’informazione e la formazione sul gigantesco universo internet e su tutti i suoi canali, piattaforme e strumenti. Le città sono sempre più digitalizzate e smart e la gente è abbondantemente digitalizzata, ma i soli strumenti non fanno la differenza e non cambiano le persone. Serve di più. Serve consapevolezza, responsabilità, coinvolgimento diretto e partecipazione attiva. Non siamo cittadini digitali perché utilizziamo servizi di online banking, booking o chissà cos’altro; lo siamo quando comprendiamo cos’è davvero la rete e come questa può cambiare radicalmente il nostro modo di vivere, generando vera condivisione, interazione, coinvolgimento e partecipazione. Selfie, stories eccetera. sono ben poca cosa. Essere in rete significa essere rete, non utilizzarla per i nostri comodi.

Nel tuo libro parli di professionisti improvvisati. Tralasciando ogni polemica riguardante l’argomento, quali sono le caratteristiche di un professionista valido. E come può un’azienda, magari poco avvezza di Web e dintorni, riconoscere uno bravo?

Purtroppo non è semplice riconoscere uno che ne sa a pacchi senza saperne nemmeno un po’. Il problema principale è proprio questo, a mio avviso. Nessuno compra nulla senza sapere almeno le cose basilari, perché per acquistare quello che ti serve davvero devi sapere di cosa hai bisogno e cosa offre il mercato. Se così non è hai una sola possibilità: cercare di capire cosa fa quell’azienda e quel professionista e valutare i risultati ottenuti, ove possibile.

Da pioniere del Digitale quale sei, cos’è cambiato negli anni più recenti a livello di professionisti del settore? Non trovi che ci siano più “esperti” che “domanda di esperti”?

In parte è così, ma trovo più grave il fatto che troppe aziende non abbiano ancora capito cosa sia internet e come si debbano approcciare i suoi canali e strumenti. Tra i professionisti del settore trovo invece un morbo sempre più diffuso, che è quello dell’ego smisurato e dell’autoreferenzialità. C’è troppa fame di visibilità e troppa voglia di vedere la propria faccia sulle copertine dei libri, sui cartonati, sui cartelloni per strada e in TV, circostanza che spinge troppi ad andare costantemente sopra le righe.

“La rete non fa miracoli e non è lecito aspettarsene”. E allora come mai, secondo te, molti addetti ai lavori parlano di Web, Storytelling e Digital Marketing come della panacea a tutti i mali del business?

Perché la gente non vuole sentirsi dire la verità e preferisce crogiolarsi nelle illusioni e nelle speranze. Del resto anche quando cerchi di disilluderli e di farli stare con i piedi per terra, molti clienti preferiscono volare oltre le nuvole e se non li assecondi se ne vanno via, da qualcuno di quegli stessi incantatori di serpenti che poi malediranno per avergli fatto buttar via tempo e soldi.

Quali sono secondo te le sfide che attendono mercato e professionisti nell’immediato futuro?

Le sfide sono molte e tutte estremamente complesse. Guardare avanti e capire prima degli altri resterà la più importante e la più difficile. Soltanto in pochissimi avrebbero potuto immaginare, dieci anni fa, come sarebbe cambiato il mondo in appena due lustri. I prossimi due ci riservano cambiamenti ancora più veloci e radicali. La singolarità tecnologica di Kurzweil è vicinissima e le sfide che dovremo affrontare dipendono direttamente da questa tendenza. Oggi esistono lavori che nel 2000 non immaginavamo e nel frattempo sono morte centinaia di professionalità che sembravano inattaccabili. A breve non esisterà più pressoché nessuno dei lavori che i nostri nonni conoscevano, circostanza che renderà i professionisti dei veri camaleonti del lavoro. Acrobati in bilico su un futuro da studiare e da gestire come la variabile più importante e imprevedibile.

Ti seguo sui social da circa 7 anni. E ho sempre notato con piacere che associ competenze professionali a sensibilità umana. Quest’ultimo elemento, secondo te, può diventare un valore aggiunto al pari di altre competenze più strettamente legate al contesto lavorativo? E se sì, in che modo? 

Ne sono convinto nel modo più completo. Professionalità e umanità saranno valori sempre più importanti, in una società che sta virando rapidamente verso un livello altissimo di robotizzazione, di automazione e di ricorso ad intelligenze non umane. Probabilmente la maggior parte delle persone tenderà sempre più a spegnere cervello e sensibilità, ma chi resterà acceso e proverà a tener testa a questi nuovi inarrivabili competitor avrà grandi opportunità, io credo. Del resto l’umanità resterà per sempre l’unico e inimitabile tratto distintivo del genere umano, nel bene e nel male.

Domanda secca: il nostro paese è pronto per il Web?

Risposta secca: NO, ma oramai c’è dentro fino al collo e indietro non si torna.

Piero-Babudro-SegnaleZero-Com-Scrittura-Creativa-Digitale Il Marketing sta stritolando il Web? La parola a Claudio Gagliardini

Consulente per la comunicazione digitale. Mi occupo di Content Strategy, Content Marketing e Storytelling. Aiuto i miei clienti a progettare narrazioni e contenuti digitali che funzionano e portano risultati misurabili. Il mio approccio è media neutral: utilizzo indifferentemente testi, immagini e video per creare valore tangibile. Organizzo corsi di formazione in azienda, insegno presso l’Istituto Europeo di Design di Milano. Ho condensato parte del mio metodo di lavoro nel volume “Manuale di scrittura digitale creativa e consapevole” (Flaccovio, 2016), con l’obiettivo di aiutarti a produrre contenuti di livello eccezionale.

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