Oggi determinate dinamiche di mercato o relative ai media digitali rendono sempre più difficile per le aziende costruire una presenza stabile, duratura e significativa. Questo discorso vale sia in relazione ai media tradizionali sia a quelli digitali, entrambi ormai caratterizzati da ritmi frenetici e una “liquidità” di base che a tratti può confondere. Per questo motivo, chiunque voglia raggiungere degli obiettivi nei confronti del proprio pubblico ha bisogno di una strategia e di un piano di comunicazione: questo documento contiene le linee guida e la descrizione delle attività, le indicazioni sulle tempistiche di ogni azione di comunicazione, lo studio del target di riferimento. 

Aziende, liberi professionisti, enti pubblici o associazioni impegnate nel non profit: nessuno può ormai prescindere dal dotarsi di un piano di comunicazione che, alla stregua di un regista di centrocampo, coordini le attività di comunicazione e promozione.

C’è bisogno di conoscere, analizzare, pianificare e definire ogni mossa: un piano di comunicazione funziona se segue obiettivi ben precisi, a partire dai quali viene costruitoo tutto il resto, come la Content strategy

piano-comunicazione-integrata Piano di comunicazione: come scriverlo, quali modelli seguire

Come fare un piano di comunicazione e con quali obiettivi

Il piano di comunicazione aziendale è differente da quello di un’organizzazione non profit, ma alla base della sua stesura ci sono gli stessi elementi:

  • analisi della situazione di partenza
  • analisi del contesto
  • individuazione degli obiettivi
  • individuazione del messaggio corretto che farà da base al progetto
  • studio del target, degli interlocutori e dei portatori di interesse
  • scelta dei canali di comunicazione.

In seguito, occorre pianificare il ciclo di vita dei contenuti usati per comunicare – e qui siamo dalle parti della strategia di Content Marketing – supportati da appositi piani editoriali per valorizzare i messaggi grazie ad appositi contenuti. 

L’ultimo passo è monitorare l’impatto dei contenuti e misurare il ritorno sugli investimenti della comunicazione, per capire cosa ha funzionato nella strategia e se c’è invece qualche punto critico. Vediamoli insieme nel dettaglio.

Analisi della situazione iniziale

Come vedremo più avanti in alcuni esempi e modelli di piano di comunicazione, all’inizio è necessario porsi alcune domande fondamentali che riguardano la professione che svolgiamo o l’organizzazione di cui facciamo parte.

Dobbiamo conoscere nel dettaglio ciò che possiamo offrire al pubblico, come veniamo percepiti, quali canali abbiamo sfruttato fino a questo momento e con quali risultati. Possibilmente senza mentire a noi stessi, cosa in cui di solito le aziende sono bravissime. Occorre anche dare uno sguardo al budget e, soprattutto, alla volontà e all’intensità con cui desideriamo intraprendere un percorso di Comunicazione, Marketing o Personal Branding: tutte situazioni che hanno bisogno di un piano di comunicazione integrata.

Definizione degli obiettivi di comunicazione

Un piano di comunicazione ha una caratteristica molto bella, ma anche molto trascurata: agisce sulla percezione della realtà, concretizzando in una serie di piccoli passaggi un obiettivo più ampio. Gli obiettivi del piano devono essere “smart”. Sostenibili, Misurabili, Achieveable/Raggiungibili, Realistici, Temporizzabili: in genere, queste caratteristiche vengono identificate dall’acronimo S.M.A.R.T.; si tratta di obiettivi di performance che ci permettono di capire in ogni momento se ci troviamo sulla strada giusta per raggiungere gli obiettivi in modo efficace ed efficiente. 

Individuazione del messaggio corretto

Come sappiamo, ogni marchio occupa un posto ben preciso nella mente del consumatore, che gli attribuisce determinate caratteristiche: il controllo e la gestione del processo con cui questo avviene rientra nella sfera del Brand Positioning, il posizionamento di un marchio nell’immaginario dei consumatori.

Logicamente in tutto ciò rientrano una serie di fattori emotivi e irrazionali che la Comunicazione deve saper sfruttare tramite il confezionamento di key message aziendali corretti e in linea con i valori che si vogliono comunicare. Il brand, infatti, non è una sommatoria di prodotti, servizi e processi, quanto un territorio fatto di emozioni e persone. Lo sa bene, tra gli altri, chi si occupa di comunicazione e Storytelling per startup, chiamato – proprio per il suo ruolo – a raccontare un modo di vedere il mondo, e non solo di fare impresa in modo innovativo

Individuare interlocutori e Buyer Personas

La profilazione degli utenti serve a mappare gli interlocutori di un progetto e apprendere quanti più dettagli possibili su di loro, in modo da orientare le attività di Marketing o Advertising. La definizione delle Buyer Personas è un’operazione più profonda, in quanto mira a definire con chiarezza tutto un insieme di abitudini, gusti e comportamenti – fino ad arrivare alle abitudini di acquisto, al livello culturale, al grado di conoscenza di una determinata tecnologia o, per fare un altro esempio, alla dieta mediatica rispetto a un determinato argomento – che rientrano nel concetto di psicografia, un tipo di segmentazione basato su stile di vita, comportamenti, personalità.   

Scelta dei canali di comunicazione 

Realizzare un piano di comunicazione passa anche per la definizione dei canali digitali e non che vogliamo utilizzare per distribuire i contenuti. Un errore piuttosto comune quanto grave, infatti, è quello compiuto da molte aziende che per disattenzione, o nel tentativo di rincorrere la moda del momento o i consigli dell’agenzia sbagliata, utilizzano i canali sbagliati per veicolare un determinato messaggio. Quest’ultimo, per quanto giusto sia, finisce così per perdersi tra miriadi di messaggi uguali e fallisce nel tentativo di creare ingaggio e interazione con lettori e utenti

Pianificazione della Content Strategy

A monte della produzione di contenuti vi è la strategia: un processo articolato, se vogliamo, che guida le attività di Content Marketing in senso stretto e orienta le attività di Copywriting e Content Design. Non siamo ancora alla fase di implementazione vera e propria, ma alla definizione di quegli aspetti che riguardano la pianificazione, la gestione dei contenuti e il loro rapporto con gli obiettivi aziendali e di Marketing. La strategia fa parte di quell’analisi preliminare che aiuta a produrre, presentare, distribuire e misurare i contenuti. Pertanto, la possiamo definire come quell’attività senza la quale il Content Marketing semplicemente smette di essere tale, ma diventa un presidio senza scopo di canali di comunicazione. 

Il Content Marketing ragiona su come e quando pubblicare un contenuto. La Content Strategy, invece, spiega il perché pubblicare un determinato contenuto.  

Realizzazione del piano editoriale

Il piano editoriale è un documento che fa parte della strategia di Content ;arketing e contiene due elementi: la descrizione sintetica dei contenuti da produrre, i materiali necessari a confezionarli e il calendario editoriale, che contiene l’insieme delle attività da compiere sui diversi canali, tra cui date di pubblicazione, i titoli e tante altre informazioni che possono variare a seconda del cliente o del tipo di piano.

Monitoraggio dell’impatto dei contenuti e calcolo del Ritorno sugli Investimenti

I contenuti si stanno traducendo in risultati tangibili? C’è un solo modo per saperlo: misurarne il ritorno sugli investimenti. Il ROI del Content Marketing è dato da un insieme di metriche che permettono di misurare con certezza l’andamento di una serie di attività di promozione, Marketing o Comunicazione. In estrema sintesi, esso è dato dall’incrocio degli obiettivi generali con gli obiettivi di performance e dalla successiva analisi dei dati quantitativi e qualitativi che ci permettono di dire se gli obiettivi di performance sono stati raggiunti. 

Non solo: il ROI del Content Marketing dipende anche dall’efficienza con cui determinati obiettivi sono stati raggiunti. Per questo motivo, una parte dell’analisi del ritorno sugli investimenti prevede di parametrare i risultati ottenuti con il costo dei professionisti impiegati, quali il Copywriter, il Web Writer, lo Storytelling manager oppure ancora chi in azienda si occupa della scrittura creativa dei contenuti offline. 

Non tutte le metriche importanti nel Content Marketing riguardano in maniera diretta l’investimento economico. Pensiamo alla qualità dei lead ottenuti grazie alle attività poste in essere, o anche al traffico del sito Web, che potrebbe essere messo in relazione – ad esempio – con un generale aumento della brand awareness. Oppure pensiamo ai social media: possiamo calcolare il ritorno sugli investimenti grazie ad alcuni strumenti che ci permettono di capire volume e caratteristiche della conversazione su Facebook, Instagram o LinkedIn. Un modo, questo, per migliorare, se necessario, la scrittura dei contenuti pensati per i social o, giusto per fare un esempio, il cosiddetto Social Copywriting. Questi sono solo alcuni esempi, in quanto anche altri ambiti, come la Strategia SEO o la qualità della narrazione creata, possono essere indagati per capire se le attività poste in essere stanno portando i risultati sperati.  

Cos’è e a cosa serve un piano di comunicazione integrata

Il digitale ha moltiplicato così tanto le possibilità di comunicazione che aziende e professionisti faticano a coglierle tutte. Ed è vero, abbiamo posto così tanta attenzione ai contenuti che abbiamo finito per dimenticarci i messaggi, la strategia e l’integrazione tra singole azioni.

La comunicazione integrata di impresa è un approccio che mette insieme tutti questi elementi: mentre le piattaforme sono sempre più frammentate, c’è bisogno di pensare in ottica multicanale, così da comunicare un’immagine solida, composta da un tone of voice aziendale riconoscibile e solido. 

Comunicazione integrata vuol dire anche questo: trovare il giusto mix tra canali, messaggi, azioni e contenuti. 

Alcuni esempi di piano di comunicazione

Tanti esperti hanno sviluppato modelli utili per realizzare un piano di comunicazione efficace. Le possibilità sono molte e non esiste un piano standard che vale sempre e comunque, il cui successo è garantito. Ogni piano di comunicazione va modulato sulle reali necessità, che cambiano di volta in volta, a seconda del cliente. Vediamo assieme alcune metodologie:

Modello delle 6M

Per strutturare un piano di comunicazione si può utilizzare il modello delle 6M:

  • Market (mercato). Dobbiamo conoscere il pubblico a cui ci riferiamo e capire se ci stiamo rivolgendo alle persone giuste, ma anche se i nostri messaggi sono strutturati nel modo migliore per quel determinato target. Alcune azioni semplici ma di valore sono, per esempio, inviare mail personalizzate, scrivere contenuti diversi e sperimentare diverse declinazioni delle call to action. 
  • Mission. Ci aiuta a definire gli obiettivi della campagna, dai quali non possiamo prescindere se vogliamo che il nostro piano di comunicazione funzioni. Lavorare per accrescere la brand awareness non è la stessa cosa che puntare all’iscrizione a uno dei nostri corsi o alla sottoscrizione di una newsletter
  • Message. La comunicazione è ben strutturata? Solo se offriamo al nostro pubblico esattamente ciò di cui ha bisogno, senza aggiungere o tralasciare nulla. 
  • Media. Quanti e quali canali di comunicazione possiamo e dobbiamo sfruttare? Un’analisi approfondita di questo aspetto è fondamentale.
  • Money. Un piano di comunicazione deve sempre misurarsi con il budget a disposizione: tenere sotto controllo l’aspetto economico aiuta a prevedere e pianificare tutto ciò che possiamo realizzare, senza perdere tempo a sviluppare idee troppo costose e spendendo nel migliore dei modi le cifre di cui disponiamo.
  • Measurement. Infine, per quanto perfette siano le strategie di comunicazione messe in atto, se non sappiamo adeguatamente misurarle non ci portano molto lontano. 

Come ricorda in maniera chiara questo post, le 6M ci aiutano a strutturare una campagna di comunicazione integrata nel migliore dei modi, per fare in modo che alla fine del duro lavoro ne sia valsa la pena.

Metodologia SOSTAC

Negli anni 90, PR Smith elaborò il SOSTAC, un modello di marketing in 6 fasi (spiegato nel dettaglio in questo articolo) identificate da una delle lettere che compongono l’acronimo: 

  • Situation analysis. L’analisi della situazione in cui ci troviamo serve a definire le condizioni di partenza, quelle a partire dalle quali ci muoveremo e cominceremo a sviluppare il piano di comunicazione. È questo il momento per individuare le competenze e le risorse a disposizione, per comprendere il nostro mercato di riferimento, per un’analisi SWOT dei competitor.
  • Objectives. Quali sono i nostri obiettivi? In altre parole: dove vogliamo andare? In quale direzione deve portarci il piano di comunicazione? Un aiuto
  • Strategy. Dopo aver stabilito cosa vogliamo ottenere, dobbiamo capire come farlo, sulla lunga distanza, in una timeline di almeno 12 mesi: servirà a definire le azioni e gli strumenti che sceglieremo nella fase successiva, la tattica.
  • Tactics. Questo è il momento per scegliere i mezzi di comunicazione più adatti, per capire come integrarli per raggiungere i prospect, trasformarli in clienti e fidelizzarli.
  • Action. Quali sono le tempistiche delle azioni da compiere? Quali saranno le figure deputate a ognuno dei ruoli necessari? La nostra realtà possiede tutte le competenze internamente, oppure ha bisogno di rivolgersi a risorse esterne? Ecco alcune domande che aiutano a definire l’azione.
  • Control. Un aspetto da non sottovalutare è il monitoraggio del piano, che può avvenire attraverso la scelta di KPI (indicatori di performance) adatti ai nostri obiettivi.
modello-sostac-marketing Piano di comunicazione: come scriverlo, quali modelli seguire

Copyright: PR Smith. https://prsmith.org/

Un ottimo esempio di utilizzo di questa metodologia si può trovare a questo link, mentre è disponibile anche un manuale per capire come utilizzarla al meglio;  abbinata ai numerosi tool online che possono aiutarci in ognuna delle fasi, il modello SOSTAC può davvero fare la differenza nella stesura di un piano di comunicazione

comunicazione-marketing Piano di comunicazione: come scriverlo, quali modelli seguire

Modello PASTA

Un altro strumento di cui ci possiamo servire per sviluppare il piano di comunicazione è il Modello PASTA, che si basa sulle seguenti fasi: Problem definition, Analysis, Strategy, Tactics, Action

Il primo livello serve a definire in maniera univoca il problema da risolvere, identificando quindi gli obiettivi da raggiungere, poi possiamo passare all’analisi del mercato e del contesto nel quale la realtà si trova. Per farlo, è necessario rispondere a una serie di domande che riguardano l’organizzazione dell’azienda, i suoi valori, i problemi che ci sono all’interno e quelli che riguardano la relazione con l’esterno, ma anche i volumi di vendite e il traffico sui canali Web utilizzati, così come il comportamento dei clienti e le loro abitudini. Una parte dell’analisi, invece, va dedicata ai competitor. 

Lo sviluppo di una strategia si basa su quattro elementi interdipendenti: target group, obiettivi, posizionamento e proposta.

La fase successiva porta alla scelta dei mezzi da utilizzare per la comunicazione: in base ai passaggi precedenti, sapremo se e come integrare online e offline, quali tecniche sono più adatte ai nostri bisogni e quali sono gli strumenti migliore per la promozione della nostra realtà. A questo punto non resta che passare all’azione: l’ultimo step, infatti, serve a definire la tabella di marcia con tempistiche per ogni attività, a chiarire come utilizzare il budget a disposizione e a scegliere le persone coinvolte.  

Modelli di Piano di comunicazione per il Marketing

Per prima cosa, è utile sottolineare la differenza tra il Piano di Marketing e il Piano di comunicazione per il Marketing: quest’ultimo, infatti, deriva dal primo, e a partire da esso sviluppa nel dettaglio una strategia comunicativa che realizza gli obiettivi di Marketing. 

Il modello PESO è diventato un riferimento per le strategie di comunicazione per il Marketing perché è molto utile per individuare i punti di forza e le lacune di ogni tipo di media e contenuto utilizzato. Le lettere dell’acronimo corrispondono a: 

  1. Paid media: tutti i media per i quali la distribuzione di un contenuto avviene a pagamento,
  2. Earned media: tutti i media all’interno dei quali si scambiano contenuti di valore in cambio del riconoscimento di una certa autorità in materia
  3. Shared media: tutti i media all’interno dei quali si entra in contatto con il proprio pubblico amplificando la portata dei contenuti prodotti
  4. Owned media: i media proprietari, quelli attorno ai quali siamo capaci di aggregare una specifica audience e di conseguenza distribuire i contenuti.

peso-modello-comunicazione Piano di comunicazione: come scriverlo, quali modelli seguire

Un altro modello per il Marketing è il NICE, che si concentra sulla tipologia dei contenuti rispetto al pubblico al quale sono destinati, in modo da favorire l’elaborazione di messaggi incisivi, che riescono a motivare all’azione. Ecco i 4 passi del NICE, che peraltro possono rappresentare un buon punto di inizio per una strategia di Inbound Marketing.

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Un modello per la comunicazione di crisi

Con il termine crisi possiamo indicare diversi eventi, alcuni molto gravi, altri meno, che possono, in qualche modo, ledere l’immagine dell’azienda o della realtà in questione, o arrecare un qualunque danno a cose e persone. In generale, possiamo parlare di crisi reversibili o irreversibili; nell’era dei social media la loro gestione è più delicata e spesso, anche quando la situazione non è gravemente compromessa, una reazione sbagliata o troppo in ritardo può peggiorare drasticamente le cose. In parole povere, non possiamo permetterci di farci cogliere impreparati, per questo è importante avere un piano di comunicazione per la crisis communication. La mancanza di organizzazione può risultare fatale. 

Come funziona, quindi, il crisis management

  • Per prima cosa bisogna giocare d’anticipo e prendere tutte le precauzioni possibili per evitare che si manifesti una crisi. Nelle realtà più strutturate è prevista la presenza di un team preposto, che si occupa proprio di individuare i punti critici e di conseguenza individua le soluzioni più idonee per ridurre i rischi.
  • È importante scegliere le persone che si occuperanno di gestire la comunicazione durante una crisi. Bisogna tenere presente che non c’è solo l’aspetto legale da considerare, ma anche ciò che il pubblico e i clienti pensano.
  • La necessità di un portavoce preparato che rappresenti l’azienda durante una crisi è un altro elemento chiave. Non è facile individuare questa persona, perché deve soddisfare diverse caratteristiche: per prima cosa, deve ricoprire un ruolo abbastanza elevato nell’organizzazione, ma deve anche essere in grado di relazionarsi con i media, parlare di fronte a un pubblico e alle telecamere, saper rassicurare, essere un bravo comunicatore e generare empatia.
  • Il portavoce deve sottoporsi a un vero e proprio allenamento, per sapere esattamente cosa dire e come relazionarsi durante una crisi.
  • Organizzare un sistema di monitoraggio e notifiche, per essere sempre informati in real time di ciò che viene pubblicato, scritto, detto riguardo la crisi, su ogni mezzo di comunicazione esistente.
  • Identificare gli stakeholder interni ed esterni all’organizzazione permette di conoscerli meglio e di sapere come diffondere i messaggi importanti durante la gestione di una crisi.
  • Compito del team di gestione crisi è anche la stesura di uno o più messaggi da utilizzare in questi casi, delle risposte generiche, valide per molteplici scenari, nelle quali dire che l’azienda sta gestendo la crisi e che sta procedendo secondo le priorità stabilite nel piano di crisis management. Questo da un lato rassicura e dall’altro offre un po’ di margine per elaborare delle risposte specifiche: è come dire “non siamo qui con le mani in mano, sappiamo cosa sta accadendo e sappiamo cosa fare”.
  • Quando si viene travolti dalla crisi, avere pianificato i punti precedenti ci permette di valutare in modo più razionale ciò che sta accadendo e rispondere nella maniera adeguata, a seconda di quanto accade.
  • In questo momento, infatti, tutta la strategia comunicativa e i messaggi già preparati vanno adattati agli eventi e declinati sui media che in quel momento sono più funzionali ai nostri scopi.
  • Infine, quando l’orizzonte si rasserena e le nuvole si diradano, non si può tornare alla normalità come se non fosse mai accaduto nulla, ma bisogna analizzare la gestione della crisi. Purtroppo esiste sempre la possibilità che ne arrivi un’altra, ma questa analisi aiuterà l’azienda a essere sempre più preparata alla sua gestione. 

strategie-di-comunicazione Piano di comunicazione: come scriverlo, quali modelli seguire

Il Piano di comunicazione online: come impostare la strategia 

Per definire un piano di comunicazione online dobbiamo partire dalla definizione della miglior strategia di comunicazione, quella cioè che risponde meglio ai bisogni e agli obiettivi espressi. 

Proprio come abbiamo visto nei paragrafi precedenti, c’è bisogno di uno studio a monte, e anche parecchio approfondito, prima di definire le azioni da portare avanti. 

Analisi di scenario e di mercato

Che sia per un nostro cliente o per la nostra attività, non può esserci strategia se prima non abbiamo una perfetta conoscenza dello scenario esistente

Analisi della comunicazione attuale del cliente

In quest’ottica si inserisce anche la valutazione e l’analisi della comunicazione, che possono partire da alcune semplici domande. Che cosa fa il nostro cliente per interagire con il suo pubblico? Quali social media utilizza e con quali risultati? Realizza contenuti originali o si limita a condividere? Si dedica alla Content Curation? Si avvale di influencer? Utilizza l’Email marketing? Questi sono solo degli esempi.

Analisi della comunicazione online della concorrenza

Analizzare la comunicazione della concorrenza significa costruire i benchmark di riferimento: cosa fanno i competitor del nostro cliente, come comunicano? Ci sono cose che possiamo imparare dalle loro strategie e dalla gestione dei social media? Non dobbiamo dare per scontato che i competitor siano gli stessi sul Web e fuori da esso. Online e offline sono due mondi ben diversi.

Obiettivo principale del piano di comunicazione online

Dall’analisi di ciò che già esiste, passiamo ora alla definizione di ciò che il cliente vuole: qual è l’obiettivo della sua presenza online? Questa domanda permette di definire le linee guide delle successive azioni di comunicazione, che eventualmente potranno essere definite in un secondo momento. 

Obiettivi specifici del piano di comunicazione

Cosa si vuole ottenere grazie alle azioni di comunicazione online? La vediamo come un modo per aumentare la brand awareness, la consapevolezza del marchio? Oppure serve per la lead generation? Vogliamo riposizionare il brand? Intercettare un determinato segmento di pubblico? Questi sono solo alcuni tra i principali obiettivi di un piano di comunicazione.

Target di riferimento e portatori di interesse

Passiamo quindi all’analisi del pubblico: definiamo il modo in cui è composto, cercando di scoprire quanto più possibile le sue abitudini, la livello di istruzione, la presenza online e il tipo di attività svolte: è importante che la classificazione del target di riferimento non trascuri elementi importanti per definire il più possibile quelle caratteristiche che possono aiutarci a entrare in contatto in modo più proficuo. 

Budget necessario

A questo punto abbiamo a disposizione tutti gli elementi per costruire il nostro piano di comunicazione, ma dobbiamo ancora acquisire una informazione basilare: qual è il budget per farlo? 

Strategia di comunicazione generale

Come nel caso degli obiettivi, anche la strategia deve avere un indirizzo generale, una direzione, prima di poter essere declinata nelle sue sfumature.

Strategia declinata sui diversi canali presi in esame

Definita la linea guida, possiamo scendere nel dettaglio per individuare tutti i canali che utilizzeremo per comunicare: la strategia verrà declinata su ognuno di essi la strategia a seconda dei diversi parametri individuati, tra cui le caratteristiche del canale stesso.

Analisi SWOT di ciascun canale 

Per ciascun canale che sarà coinvolto nella strategia di comunicazione, dobbiamo evidenziare i punti di forza (strenghts), le debolezze (weakness), le possibilità (opportunities) e le minacce (threats). L’analisi SWOT ci servirà a capire meglio come organizzare il piano di comunicazione e come far lavorare in sinergia i diversi canali, così da ottenere ottimi risultati.

Descrizione del flusso di lavoro

Siamo arrivati al momento in cui dobbiamo impostare il flusso di lavoro e capire come gestirlo, attraverso la divisione dei ruoli, la determinazione delle tempistiche e la scelta degli strumenti che permetteranno di eseguire il monitoraggio delle attività della squadra di lavoro.

Strumenti di lavoro, singole attività e ruoli operativi

Il piano di comunicazione online vedrà a breve la luce: quello che dobbiamo fare è capire di che strumenti avremo bisogno, per uniformare il più possibile l’azione, quali saranno le diverse attività e, soprattutto, chi se ne occuperà. Le risorse interne sono sufficienti e abbastanza preparate? Oppure dobbiamo rivolgerci a dei fornitori esterni? 

Timing

Senza una timeline, un piano di comunicazione non può definirsi tale. Ogni azione, infatti, dovrà avvenire in una determinata tempistica e bisognerà capire quali attività andranno di pari passo, quali avverranno in successione. 

Strumenti per la misurazione del Ritorno sugli Investimenti

Bisogna misurare i risultati della comunicazione online attraverso il ROI e per farlo ci sono moltissimi tool a disposizione, che permettono il monitoraggio delle performance dei nostri contenuti. È solo a questo punto, infatti, che sapremo quantificare i risultati del nostro piano di comunicazione, e potremmo decidere se apportare delle modifiche alla strategia qualora non dovesse funzionare.